L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 29 ottobre 2021

Ma se te continui a togliere miliardi alla sanità pubblica, i medici e gli infermieri vanno in pensioni e non li rimpiazzi, sei costretto a chiudere i servizi e le liste d'attesa diventano mesi e tanti. E allora devi andare dal privato. E questo in tutto il territorio nazionale

SANITÀ LIGURIA/ Covid, liste d’attesa, tagli e ospedali: la ricetta Toti non funziona

Pubblicazione: 29.10.2021 Ultimo aggiornamento: 06:53 - Pierluigi Castagneto

La sanità ligure è in grande difficoltà, a causa di problemi che vengono da lontano e che restano irrisolti: dalle lunghe liste d’attesa alle carenze di personale

(LaPresse)

Caro direttore,

la sanità ligure rischia il collasso. Le liste d’attesa per le prestazioni specialistiche rischiano di avere tempi lunghissimi e in alcune aziende sanitarie locali gli elenchi, in molte specialità, sono addirittura chiusi. Ai pazienti che si recano in farmacia per le prenotazioni si chiede di ritornare di settimana in settimana, con la speranza che si liberi qualche posto per le richieste urgenti.

La situazione è addirittura drammatica nella Asl 3, l’azienda genovese, la quale ha annunciato alcuni giorni fa di aver acquistato presso istituti privati accreditati, anche fuori area, ben 6mila prestazioni specialistiche ambulatoriali. Lo scopo è quello di smaltire almeno in parte le liste per rendere più celeri Tac, visite cardiologiche, colonscopie e visite ortopediche, solo per citare alcuni esempi.

La Regione Liguria, la cui sanità è guidata dal presidente Giovanni Toti, che nel suo secondo mandato ha assunto anche il ruolo di assessore alla Sanità, prova a recuperare il tempo perduto e nello scorso agosto ha stanziato un Fondo integrativo straordinario per sostenere la spesa corrente di aziende ed enti del servizio regionale e contribuire al piano di risposta al fabbisogno post-Covid. Il fondo ammonta a 116,1 milioni, di cui 46,1 per il 2021 (comprensivi di circa 11 milioni di avanzi del 2020) e 35 all’anno per il 2022 e il 2023.

La situazione post Covid non è semplice in nessuna regione italiana, ma la Liguria soffre ritardi e difficoltà di gestione che vengono da lontano. Il fondo copre anche parte delle spese di “Restart”, il piano di recupero delle prestazioni sanitarie rimaste in arretrato a causa della pandemia e di progressiva riduzione delle liste di attesa e delle fughe sanitarie. Tuttavia, nonostante gli sforzi sembra che i liguri siano destinati ancora a doversi rivolgere per molto tempo alle prestazioni ambulatoriali sanitarie private comprese quelle intramoenia, fatte dai medici del sistema sanitario, ma a pagamento.

Su questo fronte alcuni esponenti della lista Sansa, di opposizione, sono partiti all’attacco della giunta regionale, dichiarando all’Ansa che la Liguria “è la Regione italiana dove ci sono stati i maggiori tagli di personale sanitario pubblico negli ultimi 10 anni. Nel 2010 avevamo 21.469 dipendenti del Sistema sanitario nazionale. Oggi sono 15.048. Significa una riduzione del 29,91% (dati di Altraeconomia)”. I consiglieri Sansa, Candia e Centi rincarano la dose precisando che “oggi, qui in Liguria, la sanità viene fatta a pezzi nel silenzio generale” e concludono dichiarando come “In Lombardia i tagli sono stati del 2,58%, circa un quindicesimo della Liguria. Altrove addirittura il personale è aumentato: +6,93% in Valle d’Aosta, +11,24% a Trento. Più 0,68% in Emilia Romagna e +0,52% in Umbria”.

Che la situazione sia difficile, non da ora, lo rivela anche uno studio del 2018 (ultimi dati disponibili) della Fondazione Gimbe, riguardante la mobilità sanitaria interregionale. Tra i cittadini che escono e quelli che vengono a farsi curare in Liguria il saldo negativo ammonta a 51,1 milioni di euro (204,4 in uscita e 155,6 in entrata), che mette la regione all’ultimo posto e in controtendenza rispetto a tutto il Nord, con i sistemi sanitari che accolgono pazienti dal resto d’Italia.

Le difficoltà a Genova ci sono anche per i bimbi disabili. Entro la primavera 2022 l’Asl 3 genovese conta di azzerare le liste d’attesa dei 1.200 bambini disabili senza trattamenti ambulatoriali e riabilitativi. Lo ha affermato Lorenzo Sampietro, direttore sociosanitario dell’Asl 3, al termine di un incontro tra la Conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale e una delegazione di genitori che ha partecipato alla protesta organizzata in piazza De Ferrari contro le lunghe liste d’attese per le terapie indispensabili ai bambini diversamente abili. Saranno 42 in totale gli operatori assunti nell’ambito della neuropsichiatria nell’Asl 3 genovese secondo il direttore e la notizia è stata confermata anche dal presidente Toti.

Un altro capitolo delle doglianze sanitarie liguri riguarda gli ospedali. Anche qui le carenze vengono da lontano e Liguria Today, un quotidiano online della Superba, fa notare che “L’ultima realizzazione veramente importante è stato il monoblocco del San Martino, che risale al 1971”.

Gli amministratori odierni, tuttavia, ci mettono del loro. La gara del nuovo Galliera di Genova, a giugno scorso, è andata deserta, mentre si è bloccata la procedura per la realizzazione dell’Erzelli, il nuovo ospedale del ponente genovese.

Il paradosso poi è accaduto a La Spezia. La città del levante ligure aveva due nosocomi con strutture datate e per realizzare quello nuovo, la giunta Burlando aveva deciso di abbatterne uno, al posto del quale doveva sorgere la nuova struttura. Ad appalto già assegnato e per un contenzioso con la ditta costruttrice, Toti è riuscito a bloccare i lavori, facendo sfumare anche i contributi destinati all’opera, ma ha promesso il nuovo ospedale entro 5 anni. Nel frattempo gli spezzini, in tempo di Covid, si devono accontentare di un solo ospedale e per molte prestazioni si devono recare in quello di Sarzana, una struttura realizzata vent’anni fa, il cui destino è incerto.

Nel Tigullio ci sono tre ospedali di piccole e medie dimensioni (Sestri Levante, Lavagna e Rapallo, costruito da poco), troppi per un territorio non molto esteso, mentre nelle province di Savona e Imperia, tra impianti recenti (Albenga), strutture medio piccole (Cairo Montenotte e il Santa Corona di Pietra Ligure) e l’ospedale di Bordighera a gestione privata, la rete ospedaliera soffre la mancanza di scelte operative che diano priorità e ruoli. Eppure la giunta Burlando, decisione poi confermata da quella guidata da Giovanni Toti, leader di Cambiamo, aveva creato Alisa, la super agenzia sanitaria con il ruolo cardine nella governance del Sistema sanitario regionale, con compiti di supporto tecnico alle Asl, elaborazione delle proposte, monitoraggio del servizio e degli interventi e altro. Commissariata già nel 2010, Alisa vive e impera, con una consistente struttura burocratica, anche se i problemi della sanità ligure persistono.

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