L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 10 ottobre 2021

Mattarella Mattarella, Draghi, lo stregone maledetto, il governo, il Parlamento tutto costringono le persone in un angolo, gli portano via perfino il lavoro, le speranze e il futuro a meno che non si prestino a fare cavie ai vaccini sperimentali

CE N'È ANCHE PER CECCO A CENA

Le Gazzette da sole contro il Green Pass: no pasaran

sabato, 9 ottobre 2021, 23:25
di aldo grandi

Quello che sta accadendo e che sta per accadere in Italia è qualcosa di raccapricciante e nessuno, tra i giornalisti e gli intellettuali a un tanto al chilo prezzolati dei e dal mainstream sembrano volersene accorgersene. I leccaculo del tengo famiglia imperano e prosperano alle spalle di chi, al contrario, non ci sta ad essere sottoposto a questo regime dittatoriale in nome di una presunta emergenza sanitaria. Costringono le persone in un angolo, gli portano via perfino il lavoro, le speranze e il futuro e, se queste si arrabbiano, scendono in piazza e protestano, ecco che vengono subito definiti squadristi fascisti. Bene, questi cacasotto verniciati di rosso e svezzati al soldo dei mercati finanziari e degli organismi sovranazionali leggano un po' di storia del Ventennio e anche di poco prima. Scopriranno che se al posto dei manifestanti di oggi, innocui praticamente come punture di spillo, ci fossero stati gli ex arditi, i sindacalisti rivoluzionari, gli ex legionari fiumani, i nazionalisti, gli irredentisti di un secolo fa, presumibilmente, oggi, del Green Pass e dei suoi fautori, i Cagoia e i Giolitti del Nuovo Millennio, ben poco resterebbe. Invece, questi ectoplasmi od eunuchi che dir si voglia, amano gridare al lupo ogniqualvolta il popolo la smette di essere gregge e protesta contro il tentativo, palese, di imporre una misura, il Green Pass che definire odiosa, bastarda, schifosa e illiberale, è un eufemismo. Noi disprezziamo e lo diciamo apertamente questa classe politica e questa classe digerente incapaci di un minimo di raziocinio e buonsenso. Come si fa a costringere chi, per paura o anche solo per convinzione, non se la sente di iniettarsi questo vaccino nel corpo, a perdere il lavoro o a farsi tamponi su tamponi a beneficio delle solite multinazionali della salute? Non è violenza questa? O come la chiamano i parlamentari iperdemocratici ma solo se la si pensa come loro?

Oggi, se fosse ancora viva, Ida Magli, una che l'Italia l'amava davvero non come questi politicanti da strapazzo che prediligono l'Unione Europea e tutto ciò che annienta le identità nazionali, starebbe dalla parte di chi si ribella a questa devastazione psicologica. Ma il signor Draghi e il signor Speranza si chiedono mai che cosa stiano provando le persone e sono milioni che non vogliono sottostare al ricatto di dover scegliere tra il vivere o il morire emarginati e allontanati da tutto?

Chi scrive in qualità di direttore (ir)responsabile delle Gazzette ha già dimostrato più di una volta di essere fedele al motto che campeggia sulla nostra testata Recte agere nihil timere, agisci rettamente e non temere nulla. Non ci hanno piegato né Andrea Marcucci, né Matteo Renzi, né Laura Boldrini e, ultimamente, anche qualcuno della Lega che, ormai, non si capisce più nemmeno con chi sta e dove vuole andare.

Ebbene continueremo ad essere un faro, una sorta di sentinella permanente contro tutti coloro che vorrebbero annientare le libertà altrui. In un ipotetico nuovo Attimo fuggente, noi saremmo i primi a salire sui banchi di scuola contro coloro che, magari al riparo di una divisa, vengono a chiedere l'esibizione del Green Pass. Ecco, in un Paese di esseri liberi, tutti, a quel punto, dovrebbero alzarsi e solidarizzare con chi, magari, il Green Pass non lo ha.

In questo mondo di ladri, di vermi, di eunuchi, di invertebrati, di vigliacchi e di ipocriti, non c'è posto per chi non sa resistere e combattere in nome delle proprie convinzioni. Chi crede che non vogliamo vaccinarci perché abbiamo paura del vaccino si sbaglia. Ne abbiamo passate talmente tante e di ben peggiori che una iniezione in più o in meno ci fa un baffo. Ma è il modo in cui vogliono farci passare tutti per gregge allo sbando, per cane da macello, per maiali all'ingrasso, che non ci piace. E allora non ci stiamo.

Siamo esseri umani dotati della facoltà di intendere e di volere. E pensiamo come avrebbe detto Cartesio. Anzi. Siamo, proprio perché capaci di pensare. Non possiamo accettare diktat e imposizioni senza senso da una classe politica che, nel corso dei decenni, ha mostrato di essere tutto e il contrario di tutto. Non ci sono politici che ci tutelano né che ci rappresentano. E non è certamente lo spauracchio del neofascismo, agitato da queste bestie ignoranti senza cultura e senza spada, a farci cambiare idea.

Ci sono stati, è bene dirlo subito a scanso di equivoci, uomini che, sebbene fascisti, rispetto a queste larve e a queste mangiatoie sono e saranno sempre degli eletti. Che hanno, spesso, pagato con la vita la loro coerenza e la loro scelta di stare dalla parte sbagliata.

Niente vaccino, quindi, né ora, né mai. Tantomeno sotto la minaccia di una sospensione dal lavoro.

E' vero, non possiamo andare al cinema, a teatro, allo stadio, al ristorante, ma vuoi mettere la mattina, quando ti alzi e, davanti allo specchio, hai per te un accresciuto senso di autostima e la convinzione di non essere disposto, né ora davanti al Green Pass né domani davanti a chissà cos'altro, a rinunciare all'unica cosa per cui vale veramente la pena di vivere in un mondo dove la vita, ormai, non conta più niente e non dipende più da noi: l'autodeterminazione. Per noi e anche per tutti gli altri.

Vogliono costringerci a sottostare ad una iniezione e al Green Pass? Bene, veniteci a stanare, uno ad uno, casa per casa, ma se, poi, dovessimo rispondere a modo nostro, non chiamateci fascisti o squadristi perché sareste per l'ennesima volta dei bugiardi.

Nel 1936-39, durante la guerra di Spagna, l'eroico popolo spagnolo seppe resistere a lungo contro fascismo e nazismo alleati e mentre le pseudo democrazie occidentali, Francia e Gran Bretagna in testa, assistevano impotenti alla distruzione della libertà nella Repubblica Spagnola. E il motto era 'No pasaran': da Guadalajara alle rive dell'Ebro, dalla Catalogna nonostante la tragedia anarchica fino a Madrid. 'No pasaran' vuol dire non passeranno anche se dovesse restarcene soltanto uno senza Green Pass.

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