L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 ottobre 2021

Paradossalmente gli italiani hanno vinto ed hanno gettato le basi per avere una strategia vincente

La questione dell’astensionismo

Categoria: Politica Italiana Pubblicato: 05 Ottobre 2021 Visite: 11536

Anche se i media di palazzo fingono di ignorarlo, l’unico vero risultato importante di queste elezioni è quello dell’astensionismo.

In proposito Giorgia Meloni ha dichiarato: "Credo che non si possa trattare in modo superficiale il dato sull'astensionismo: quando si vota in città importanti e c'è un astensionismo intorno al 50% non è una crisi della politica ma della democrazia".

Giorgia Meloni, a mio parere, sbaglia. La democrazia funziona benissimo, nel senso che le urne sono aperte, l’accesso ai seggi è consentito a tutti, ed i risultati dello spoglio sono facilmente verificabili dalle parti avverse. Quella che manca invece è proprio la politica: un astensionismo del 50% significa che un italiano su due non va a votare perchè 
a) non trova sulle schede nessuno da cui si sente rappresentato, oppure 
b) è convinto che chiunque venga eletto non porterà comunque ad un cambiamento significativo della situazione attuale.

Questa si chiama sconfitta della politica.

Ovviamente il “merito” maggiore di questa sconfitta si può assegnare tranquillamente ai 5 Stelle. Sono stati loro, con il loro storico tradimento di ben 9 milioni di italiani, a determinare negli elettori quella sorta di sfiducia generalizzata, che ti porta a pensare “tanto sono tutti uguali, una volta al potere si dimenticano di chi li ha eletti, e si preoccupano solamente di mantenere i privilegi acquisiti.”

Non che gli altri partiti siano da meno, sia chiaro. Il clamoroso appiattimento di TUTTI i partiti rispetto al potere reale è diventato evidente a tutti, da quando Draghi ha messo ordinatamente i fila i soldatini dell’intero arco parlamentare (Meloni compresa, che finge solo una tiepida opposizione di facciata).

Il problema quindi si pone, per le prossime elezioni politiche: come farà una qualunque maggioranza a sentirsi legittimata a governare, se venisse eletta con meno della metà dei voti disponibili?

E’ vero che tecnicamente questo non pone un problema: visto che non esiste un quorum nelle elezioni politiche, anche se a votare andassero solo 10 persone, i voti di quelle dieci sarebbero sufficienti a determinare le nuove maggioranze.

Ma, nuovamente, con quale autorità si porrebbe un governo di fronte alla nazione, quando fosse stato eletto con la minoranza dei voti? Come puoi emanare una qualunque legge, e pretendere che venga osservata, quando tu stesso non hai un mandato maggioritario per emanarla?

In fondo – dice la costituzione – il potere viene assegnato al governo dai cittadini: ma se la maggioranza dei cittadini non lo assegna a nessuno, che cosa succede? Con quale autorità si insedierebbero coloro che risultassero eletti da una minoranza del paese stesso?

Non sono questioni da poco, ed è forse giunto il momento di cominciare a riflettere su quali potrebbero essere le conseguenze di una forte campagna di non voto, in vista delle prossime elezioni politiche.

E’ l’ultima arma che ci rimane. Evitare di mettere il potere nelle mani di coloro che poi immancabilmente lo usano per schiacciarci. Allora sì, che ci sarebbe una crisi della democrazia. Almeno, di questa “democrazia”.

Massimo Mazzucco

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