L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 ottobre 2021

18 - Paura&terrore come metodo di governo, l'assurdo italiano per lavorare ti devi fare il vaccino sperimentale, una cosa abnorme che passa come normale sulle televisioni, giornaloni e giornalisti e nessuno si chiede se è logico e razionale questo porsi. Mattarella Mattarella Lei è il primo responsabile di quello che sta accadendo - 18

 Svolta autoritaria in Italia: tutto il mondo ne parla

VisioneTV

Dal New York Times al Financial Times, dal Guardian a Süddeutsche Zeitung i principali media internazionali guardano con stupore alla stretta liberticida in Italia, interrogandosi sulla deriva autoritaria nel nostro Paese e sulla tenuta della nostra economia. In nome della sicurezza, il nostro Paese è la prima democrazia al mondo a oltrepassare la soglia delle libertà, imponendo un lasciapassare governativo per poter lavorare.

Jason Horowitz per il NYT ha firmato un articolo sull’entrata in vigore del Green Pass sul luogo di lavoro del 15 ottobre, sottolineando come l’Italia abbia stabilito un nuovo limite per un Paese democratico:

«approvando una legge radicale che richiede all’intera forza lavoro della nazione – pubblica e privata – di possedere un pass sanitario emesso dal governo».

Non solo, perché Roma inizia ad assomigliare sempre di più a Pechino. Horowitz ha infatti confrontato la nostra svolta autoritaria con la Cina, «dove più di un miliardo di persone sono ora completamente vaccinate» e le autorità di Pechino non si fanno remore «a spingere una posizione più dura sui vaccini. Ad agosto, le autorità di almeno 12 città cinesi hanno avvertito i residenti che le persone non vaccinate potrebbero essere punite se ritenute responsabili della diffusione di epidemie».

Nell’articolo emerge chiaramente come il nostro Paese non vada solo in controtendenza, ma sia ormai un’eccezione per le democrazie europee:

«Con il pass, l’Italia – la prima democrazia ad aver messo in quarantena le città e applicato i blocchi nazionali – è di nuovo la prima a varcare una nuova soglia, chiarendo che è disposta a utilizzare l’enorme leva dello Stato per cercare di frenare la pandemia […] L’Italia ha ora assunto la posizione più severa in Europa».

A stupirsi della deriva autoritaria in Italia non è solo il NYT. Sulla durezza del provvedimento era già intervenuta lo scorso 12 ottobre la CBS News definendo il Green Pass «l’obbligo vaccinale contro il Covid-19 più duro al mondo»; similmente il Wall Street Journal ha lo ha definito come «uno dei regimi anti Covid-19 più duri del mondo occidentale», mentre il Financial Times ha parlato di «una delle misure più severe per combattere la malattia imposta da un paese europeo». In Germania la Süddeutsche Zeitung ha rincarato la dose, osservando che

«nessun altro Paese in Europa si è spinto così lontano. Le proteste sono forti, anche se provengono da una piccola minoranza».

A descrivere la durezza della norma è intervenuto anche il Washington Post che ha pubblicato un articolo in cui ha messo in luce le tensioni sociali, le discriminazioni tra vaccinati e non vaccinati e le proteste che stanno scuotendo il Paese, sottolineando come l’Italia stia rischiando un contraccolpo economico per l’introduzione «di uno degli obblighi di vaccino sul posto di lavoro più severi al mondo».

Nell’articolo a firma di Chico Harlan e Stefano Pitrelli leggiamo che ora l’Italia si trova a sciogliere un nodo fondamentale, dovendo capire come convivere con il virus e al contempo decidere il livello di controllo sociale che il Paese è disposto ad accettare per contrastare la pandemia. A sorprendere, però, i media esteri – da Forbes a El Mundo – è anche la resistenza dei manifestanti contrari al pass vaccinale, tra cortei, proteste di piazza e lo sciopero dei portuali di Trieste.

Anche la stampa britannica ha osservato con attenzione quanto avvenendo nel nostro Paese. Secondo The Guardian

«L’Italia si sta preparando per ulteriori disordini e caos nel mercato del lavoro poiché l’obbligo di vaccinazione più rigoroso in Europa entrerà in vigore venerdì».

Sulle difficoltà in arrivo anche da un punto di vista economico si è focalizzato il Financial Times che in un articolo di Miles Johnson e Davide Ghiglione ha spiegato che

«la mossa è stata accolta con una feroce resistenza da parte di un piccolo ma rumoroso numero di manifestanti che sostengono che le regole violino i loro diritti».

A parlare del rischio di paralisi in molti settori è Liberation, mentre Le Parisien si domanda se, a causa delle proteste, l’Italia non subirà delle ripercussioni sulla propria economia.

ENRICA PERUCCHIETTI


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