L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 ottobre 2021

Per l'Istituto superiore della sanità gran parte dei morti non li ha causati il Covid

25 Ottobre 2021 13:32
Prof. Giulio Tarro all'AD: "Rapporto ISS non è una novità ma la conferma: i morti 'per Covid' sono stati immensamente sovrastimati"

Francesco Santoianni


Ma davvero, oggi in Italia, abbiamo una “Scienza ufficiale” capace di contraddire la sciagurata gestione governativa dell’emergenza Covid? C’è da chiederselo davanti al clamore suscitato sui social da un articolo pubblicato da Il Tempo - titolato “Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l'Iss gran parte dei morti non li ha causati il Covid” - che ha illuso qualcuno di chissà quale ravvedimento da parte di blasonate strutture scientifiche.

Su questo e su altro abbiamo intervistato il prof. Giulio Tarro, autore, tra l’altro, del libro (la nuova edizione, settembre, 2021 si sofferma soprattutto sulle follie del green pass) “Emergenza Covid. Dal lockdown alla vaccinazione di massa. Cosa, invece, si sarebbe potuto - e si può ancora – fare”.

L'INTERVISTA

Finora si sono avallate, Professore, le scelte politiche di gestione della pandemia sulla base dell'insindacabilità della scienza ufficiale. Una scienza ufficiale che mostra tutte le sue contraddizioni oggi?

Sulle giravolte e i silenzi di una “Scienza ufficiale” che, per il Covid, soprattutto in Italia, si è limitata ad avallare scelte governative, dettate da esigenze meramente politiche, si potrebbe scrivere una enciclopedia. A cominciare dall’imposizione del lockdown nazionale dell’otto marzo 2020 decretato dal Governo (come si è scoperto dalla desecretazione di parte dei verbali del Comitato tecnico scientifico) contro il parere del CTS del sette marzo. Poi ci sarebbe la tarantella sul vaccino Astrazeneca nella quale gli “esperti”, con un occhio a quella che era che una guerra commerciale per favorire il vaccino Pfizer, che, tra l’altro, registrava più numerosi effetti avversi) hanno cambiato otto volte posizione in una settimana. Poi ci sarebbe l’OK degli esperti al cocktail dei vaccini dettato dal marasma seguito al ritiro di Astrazeneca. Poi ci sarebbe il silenzio degli “esperti” sullo sbalorditivo prolungamento della scadenza del vaccino Pfizer. Poi ci sarebbe…


Ma quel Rapporto rimanda alle identiche considerazioni del primo Rapporto ISS del marzo di un anno fa e alla piccola schermaglia tra ISS e Dipartimento della protezione civile accusato di non dire che solo il 3,4 dei decessi potevano essere annoverati come “morti per Covid”. Schermaglia che portò la Protezione civile ad apporre sotto la cifra dei suoi “morti per Covid” la farisaica dicitura “in attesa di conferma da parte del ISS”. Scritta, ovviamente, scomparsa dopo una settimana. E così, oggi siamo ancora, ufficialmente, ai 131.826 deceduti per Covid.

Ma allora quanti sono stati i “morti per Covid” in Italia?

Immensamente di meno di quelli ufficiali. E ritengo che anche il 2,9% dei decessi registrati ufficialmente come “morti per Covid” sia una proporzione sovrastimata perché non tiene conto dei tanti pazienti Covid (non anziani e non affetti da gravi patologie) che, invece di essere curati subito a casa, sono andati mandati a morire in ospedali diventati lazzaretti e dove, “normalmente”, ogni anno, già si registrano 40.000 morti per infezioni ospedaliere.

Ma una cosa va detta con forza: nel 2020 si sono verificati quasi 100.000 morti in più di quelli della media degli anni precedenti per il collasso delle strutture sanitarie, dovuto principalmente alla folle gestione politica della pandemia. Sono stati quasi tutti fraudolentemente registrati come “morti per Covid” solo perché, sottoposti a tampone, prima o dopo il decesso, risultavano positivi al virus Sars-Cov-2 che era ed è endemico nella popolazione. È lo stesso trucco che, verosimilmente, useranno in Italia per decretare un nuovo lockdown sulla scia di quello che si prospetta in Austria che riguarderà solo i non vaccinati. I vaccinati saranno liberi di andare dovunque, continuando a “contagiare” la gente ma solo i non vaccinati saranno costretti a periodici tamponi, con la inevitabile scoperta di nuovi “positivi”. E così il governo potrà dire che se l’emergenza Covid continua, la colpa è dei “no vax”. Divide et impera.




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