L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 ottobre 2021

Primo se ogni sei mesi ti devi fare inoculare non lo puoi chiamare vaccino. Secondo il passaporto di questo "vaccino sperimentale" non può durare un anno se funziona solo per sei mesi, stai prendendo in giro la SCIIENZA e te stesso, tant'è che più vaccini e più ti ammali

Covid, studio israeliano: la protezione del vaccino cala dopo 6 mesi

28 ott 2021 - 10:21

È quanto emerso da una ricerca condotta da diverse istituzioni israeliane, compreso il ministero della Salute, pubblicata sul New England Journal of Medicine

Quanto dura la protezione offerta del vaccino contro il Covid-19? Secondo un nuovo studio israeliano cala dopo circa sei mesi dalla somministrazione del preparato e continua a ridursi progressivamente fino a esporre al rischio di incorrere nell'infezione, specie laddove è più diffusa la variante Delta.
I risultati della ricerca, condotta da diverse istituzioni israeliane, compreso il ministero della Salute, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. 

Lo studio israeliano

Israele è stato il primo Paese nel mondo ad avviare una campagna massiva di vaccinazione anti-Covid. Nonostante gli alti tassi di copertura vaccinale, da giugno scorso i casi di Covid-19 nel Paese hanno ricominciato a crescere di pari passo alla diffusione della variante Delta. Rialzo che ha portato il Governo a indicare la somministrazione della terza dose di vaccino anti-Covid già a partire dai mesi estivi. Nel corso del nuovo studio, sono state analizzate le infezioni da Covid-19 registrate durante il picco estivo, analizzando i dati di 5 milioni di soggetti che avevano ricevuto due dosi di vaccino prima dell'estate.

I risultati

Dall'analisi è emerso che in questa popolazione si sono verificati 13.426 casi di Covid-19, 403 dei quali severi, tra l'11 e il 31 luglio. "Il tasso di infezione da Sars-CoV-2 ha mostrato un chiaro aumento in funzione del tempo trascorso dalla vaccinazione", hanno osservato i ricercatori. Per esempio, tra gli ultra-sessantenni vaccinati a gennaio, il tasso di infezione è stato di 3,3 per 1.000 persone, in quelli vaccinati a febbraio si scende a 2,2 infezioni per 1.000 persone, in quelli vaccinati a marzo si arriva a 1,7 infezioni per 1.000. Secondo il team di ricerca, questi numeri confermano che la recrudescenza estiva di Covid-19 è stata causata, non dall'inefficacia del vaccino contro la variante Delta, ma da un progressivo calo della protezione acquisita: "Se non ci fosse un calo dell'immunità, non ci sarebbero differenze nei tassi di infezione tra le persone vaccinate in momenti diversi". Secondo i ricercatori israeliani, dunque, i risultati dell'analisi supportano la somministrazione di una terza dose di vaccino.

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