L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 ottobre 2021

Se la Polonia non si piega ad Euroimbecilandia incrina seriamente la forza con cui i politici servi italiani ci hanno fatto digerire le peggiori porcherie

Cos’è il primato del diritto europeo che la Polonia rifiuta di riconoscere?
8 Ottobre 2021


Verso la Polexit? Perché la decisione dei giudici di Varsavia di disconoscere il primato del diritto europeo rischia di rompere i rapporti con la Polonia… o rompere l’intera Ue

Uno strappo senza precedenti. Perché se è vero che in passato molte corti nazionali hanno digerito con riluttanza il primato del diritto europeo, sono ormai anni che tale principio è dato per assodato. O così, almeno, si credeva, visto che la Corte costituzionale della Polonia ha sentenziato che alcuni articoli dei Trattati sono “incompatibili” con la Costituzione dello Stato polacco e che le istituzioni comunitarie “agiscono oltre l’ambito delle loro competenze”. Una pronuncia che di fatto stabilisce che il diritto nazionale polacco può ‘scavalcare’ quello comunitario, che sarà disapplicato ogniqualvolta lo si ritenga in contrasto con la Carta del Paese, sempre più vicino alla ‘polexit’.

LA REAZIONE EUROPEA

Durissima la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen: “I nostri Trattati sono molto chiari. Tutte le sentenze della Corte di giustizia Ue sono vincolanti e la legge Ue ha il primato sulla legge nazionale”, ha ammonito. E poi ha lanciato un avvertimento diretto a Varsavia: “Useremo tutti i poteri” ma “sono profondamente preoccupata e per questo ho dato istruzione ai servizi della Commissione di fare un’analisi approfondita e veloce”. Il sottosegretario francese agli Affari europei, Clément Beaune ha parlato di “attacco contro l’Ue”: “E’ gravissimo – ha sottolineato ai microfoni di Bfm Tv – è il rischio di un’uscita de facto”. “Se un Paese decide politicamente di far parte dell’Ue – ha detto invece il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas – allora deve garantire che le regole concordate siano pienamente e completamente attuate”. “L’Europa – si è unito al coro di proteste anche il sottosegretario italiano agli affari europei, Enzo Amendola – è condivisione di sovranità. La libera adesione ai trattati ha prodotto negli anni pace e prosperità per tutti gli Stati e il diritto della Ue ha la primazia su quello nazionale”.

IL PRIMATO DEL DIRITTO EUROPEO

Del resto se la Polonia scardinasse tale principio, sarebbe a rischio la tenuta stessa dell’Ue, che spesso ha avuto modo di avanzare più velocemente sul piano giuridico e giurisprudenziale che non su quello politico. La Corte di Giustizia europea ha sancito il principio del primato nella sentenza Costa contro Enel del 15 luglio 1964 nella quale è stato statuito che il diritto scaturito dalle istituzioni europee si integra negli ordinamenti giuridici degli Stati membri, che sono tenuti a rispettarlo. Il diritto europeo ha quindi il primato sui diritti nazionali. Ne consegue che se una norma nazionale è contraria a una disposizione europea le autorità degli Stati membri sono tenute ad applicare la disposizione europea. Il diritto nazionale non è né annullato né abrogato, ma la sua forza vincolante viene sospesa.

Anche il giudice nazionale è tenuto a far rispettare il primato del diritto comunitario e in caso di dubbio può presentare un rinvio pregiudiziale. In una sentenza del 19 giugno 1990 (Factortame), la Corte di giustizia ha stabilito che il giudice nazionale, nell’ambito di una questione pregiudiziale sulla validità di una norma nazionale, deve sospendere immediatamente l’applicazione della norma in questione fino al momento in cui si pronuncia in esito alla soluzione fornita dalla Corte. Da tempo però il sistema giuridico polacco è finito sotto la lente della Commissione europea che sospetta che i giudici non siano affatto indipendenti dal potere politico.

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