L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 ottobre 2021

Stagflazione 40 - solo degli imbecilli possono pensare che le crisi economiche siano sempre uguale a se stesse. Con i redditi fermi e l'inflazione che si magna il potere d'acquisto la Domanda non può salire, l'Offerta è bloccata dalla crisi della catena d'approvvigionamento che lascerà in vita solo le aziende più grandi e forti uccidendo le altre. L'Offerta si ridimensiona, si supererà la sovrapproduzione e i capitali investiti potranno recuperare redditività. Ma l'albero della storia è sempre verde

Stagflazione? Ma non scherziamo!

22/10/2021


I prezzi sono aumentati in tutto il mondo, con l'aumento delle quotazioni delle materie prime e l’inflazione Usa ai massimi da 13 anni. È la prima volta dagli anni '70 che è il principale responsabile di questo è lo shock da offerta.

“Ma qui finisce il confronto - interviene Jean Boivin, Head of BlackRock Investment Institute, di BlackRock - Non c'è rischio di stagflazione in stile anni '70, a nostro avviso. L'attività economica sta aumentando rapidamente e ha spazio per correre. Rimaniamo tatticamente pro-rischio, ma vediamo un sentiero più stretto per gli asset di rischio nel proseguire il rialzo poiché mercati e policymaker potrebbero interpretare erroneamente l'aumento dei prezzi. Abbiamo a lungo sostenuto che l'inflazione fosse uno dei rischi più sottovalutati del mercato”.

L'impennata di quest'anno è principalmente guidata da un grave shock dell'offerta, la ripresa dell'attività economica spinta dalle campagne vaccinali. I produttori hanno faticato a soddisfare la domanda in ripresa, i porti intasati hanno portato all'aumento dei costi di spedizione e l'aumento delle materie prime hanno aggiunto pressioni sui prezzi.

“Queste dinamiche segnano un cambiamento epocale rispetto al contesto che gran parte degli investitori oggi conosce meglio, quello di decenni di bassa inflazione sulla scia di globalizzazione e progresso tecnologico - prosegue Boivin - L'ultimo grande shock di offerta che ha fatto salire l'inflazione negli anni '70, è avvenuto con l’embargo petrolifero da parte dei produttori con l'impennata dei prezzi del petrolio.

L'aumento del prezzo del petrolio oggi solleva naturalmente la questione se l'economia sia diretta verso la stagflazione in stile anni '70, periodo di alta inflazione e crescita debole. Pensiamo di no. In effetti, la situazione oggi è per molti versi il contrario degli anni '70. L’economia è in forte crescita, man mano che la ripresa procede. L'impennata del prezzo del petrolio era scontata, a nostro avviso. L’attuale ripresa dell'inflazione è guidata dal riavvio, non dall'aumento dei prezzi dell'energia.

La crescita ha poi spazio per correre, con l'attività globale ben al di sotto del suo potenziale di lungo periodo. L'offerta alla fine aumenterà per soddisfare la domanda, mentre negli anni '70 era la domanda che scendeva per soddisfare l'offerta.

Infine, la ripresa dell'attività sta aumentando la domanda di petrolio e determinando prezzi più alti: di nuovo, questo è l'esatto opposto degli anni '70, quando l'aumento dei prezzi del petrolio ha danneggiato l'attività economica.

Ci aspettiamo che le pressioni causa ripresa economica persistano fino al 2022 prima di placarsi. Ci sono fattori oltre la ripartenza che potrebbero sommarsi: il consolidamento nel settore delle risorse, una maggiore disciplina di bilancio da parte dei produttori, anni di sottoinvestimenti nella capacità di produzione e forse il passaggio a una maggiore sostenibilità delle fonti di energia”.

La serie di shock offre uno sguardo su come potrebbe apparire una transizione disordinata verso un mondo più sostenibile. Ad esempio, con il rischio che la volatilità delle materie prime si sposti ad altre classi di attivi con conseguente aumento dei premi al rischio in tutto il mercato.

“Il rischio è che i mercati e le banche centrali interpretino male gli shock attuali, portando a aspettative di inflazione in rapida crescita o a strette monetarie premature - proseguono dal BII - Riteniamo che le banche centrali con un quadro generale credibile, guarderanno oltre la ripresa delle pressioni sui prezzi ed eviteranno un inasprimento prematuro che danneggi la crescita ma non affronta i colli di bottiglia.

Il tema degli investimenti ci mantiene moderatamente pro-rischio su base tattica, anche se vediamo un percorso più ristretto per la prosecuzione del rialzo degli asset rischiosi. Sottopesiamo i titoli di Stato perché ci aspettiamo rendimenti in linea con la realtà della forte ripartenza. In un orizzonte strategico, vediamo ancora uno spostamento verso un moderato regime di inflazione più elevato tra pressioni sui costi strutturali e la rivoluzione politica in corso - il coordinamento senza precedenti tra politica monetaria e fiscale.

Questo ci fa preferire titoli protetti dall'inflazione rispetto alle obbligazioni nominali. Intanto la stagione degli utili societari del terzo trimestre è iniziata con ottimi risultati, sostenuti dalla potente ripartenza. I profitti dell'S&P500 dovrebbero aumentare del 26% con una crescita dei ricavi del 14%, secondo il consensus”.

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