L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 ottobre 2021

Uno due di Eurimbecilandia per affossare la Polonia a lei ora la risposta

la Polonia espulsa da un organismo istituzionale Ue

Maurizio Blondet 29 Ottobre 2021

se vi fosse sfuggito, da Huffington Post
di Angela Mauro

Ci siamo arrivati: la Polonia è espulsa da uno degli organismi istituzionali dell’Unione, la Rete europea dei Consiglio di giustizia (Encj), organismo di coordinamento tra le istituzioni europee e le varie magistrature nazionali. La proposta di espulsione del Consiglio giudiziario nazionale polacco, il Csm di Varsavia (Krs), è passata a scrutinio segreto con 86 voti a favore e 6 astenuti, nell’assemblea di oggi a Vilnius. La maggioranza richiesta era di 69 voti. A capo dell’Encj c’è l’italiano Filippo Donati, costituzionalista e professore all’Università di Firenze, eletto in quota M5s nel Consiglio superiore della magistratura nel 2020. “Decisione dolorosa ma inevitabile”, dice il vicepresidente del Csm italiano David Ermini.

La decisione era nell’aria. Nasce da una proposta del Comitato esecutivo dell’Encj discussa nell’assemblea del 17 settembre scorso in seguito alle polemiche sui giudici polacchi, la cui indipendenza è messa a rischio dalle riforme attuate dal governo nazionalista a Varsavia, come denunciato più volte dalla Commissione Europea senza che il Consiglio Europeo abbia mai preso provvedimenti, tipo l’attuazione dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione che sospende i diritti (per esempio di voto) ai paesi che violano i principi dell’Ue. Ecco, l’espulsione per Varsavia è invece arrivata oggi da questa rete dei Csm europei, nata con una prima assemblea a Roma nel 2004. La missione della rete è di “porsi come collegamento tra le istituzioni europee, le loro politiche e le varie magistrature nazionali, per favorire l’attenzione ai principi di autonomia e di indipendenza del potere giudiziario nell’elaborazione degli strumenti normativi di cooperazione”

Da giugno 2020, a capo dell’Encj c’è l’italiano Filippo Donati, costituzionalista, professore all’Università di Firenze, membro laico del Consiglio superiore della Magistratura da luglio 2018, eletto in quota M5s.

“Una decisione dolorosa ma ineluttabile”, commenta il vice presidente del Csm David Ermini, prendendo la parola all’assemblea di Vilnius e annunciando il voto favorevole a nome di Palazzo dei marescialli. “Il Consiglio nazionale della magistratura polacco non raggiunge il livello di autonomia dagli altri poteri dello Stato richiesto dalle norme statutarie dell’Encj, e pertanto non è in grado di ottemperare al dovere di salvaguardare l’indipendenza della magistratura – continua Ermini – Le riforme del sistema giudiziario polacco e del Krs costituiscono palese violazione dei principi dello stato di diritto, in quanto inequivocabilmente dirette a condizionare e comprimere l’indipendenza e l’autonomia della magistratura assoggettandola al controllo del potere esecutivo e legislativo. Qui non si tratta di interferire impropriamente sulla sovranità legislativa di un Paese o sindacare la soggezione del giudice alla legge, ma di consacrare il principio che lo stato di diritto e la separazione dei poteri sono valori fondanti delle democrazie europee e dell’Unione. E di affermare, senza esitazioni e incertezze, che l’indipendenza della giurisdizione è la pietra angolare dello stato di diritto in Europa, perché garanzia dei diritti e dell’uguaglianza dei cittadini”.

Il Csm polacco “non salvaguarda l’indipendenza della Magistratura, non difende la Magistratura, né i singoli giudici rispetto a eventuali misure che minaccino di compromettere i valori fondanti di indipendenza e autonomia”, recita la nota dell’Encj. Ma la scelta di oggi, continua il comunicato, non deve essere “presa alla leggera. Per ciascuno dei Consigli presenti oggi che hanno votato a favore, questo è un atto in difesa dell’Encj e dei valori che rappresenta, come l’indipendenza della magistratura e lo Stato di diritto in Europa”.

Ieri, la sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato la Polonia al pagamento di una multa di un milione di euro al giorno alla Commissione Ue per non aver sospeso la camera disciplinare per i giudici, anche se sono mesi che il premier Mateusz Morawiecki lo promette. Oggi l’espulsione dalla rete dei Csm europei. La tensione tra le capitali europee e Varsavia è sempre più alta, esacerbata anche dalla sentenza della Corte suprema polacca sul primato del diritto nazionale su quello europeo.

È in questa situazione incandescente che la Commissione Europea dovrà prendere una decisione sui fondi del Next Generation Eu per la Polonia, ancora bloccati per violazione dello stato di diritto. “Per il piano di Recovery abbiamo concordato di avere investimenti e riforme – insiste la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen – Le riforme sono legate alle raccomandazioni specifiche per Paese. Per la Polonia prevedono l’indipendenza della magistratura. Ci dev’essere un chiaro impegno per smantellare la Camera disciplinare, riformare il regime disciplinare e riammettere i giudici licenziati in modo illegittimo. La parte delle riforme è conditio sine qua non”.

Ma a Varsavia non si arrendono. “La Polonia non può e non deve pagare un solo zloty” a Bruxelles, dice il ministro della Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro.

Angela MauroSpecial correspondent on European affairs and political editor

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