L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 ottobre 2021

"Vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che, in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sè che aiutano ad affermarsi? Credo sia interessante rispondere a questa domanda"

Polemica su Barbero, la difesa di Diego Fusaro: "Se i cani al guinzaglio abbaiano, vuol dire che hai ragione"


24 ottobre 2021

"Non so cosa abbia detto Alessandro Barbero. Stupisce però come lo stiano attaccando ormai da mesi, da quando ha osato mettere in discussione l'infame tessera verde e, dunque, il regime di verità dominante che fino a quel momento lo aveva celebrato come proprio intellettuale di riferimento. Quello stesso regime di verità dominante ora ha simbolicamente espulso Alessandro Barbero dai propri perimetri, dichiarandogli guerra. Quasi sempre, se i cani al guinzaglio ti abbaiano, vuol dire che hai ragione". Come al solito di fioretto, ma anche molto incisivo, il filosofo Diego Fusaro sul caso che ha coinvolto il medievista e Re del Podcast Alessandro Barbero, reo di aver rilasciato alcune dichiarazioni nei confronti del sesso femminile da molti interpretate come retrograde e qualunquiste.


Nel corso di un’intervista uscita su "La Stampa", a proposito del gap salariale tra i due sessi e della difficoltà per le donne di arrivare ad occupare posizioni di potere, Barbero aveva dichiarato: "Vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che, in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sè che aiutano ad affermarsi? Credo sia interessante rispondere a questa domanda".

Dopo le critiche ricevute per l'adesione convinta al manifesto contro il Green Pass nelle università, dunque, il mite storico si è ritrovato un'altra gatta da pelare. Ma c'è da dire che in queste ore sono stati in molti a difenderlo a spada tratta, sostenendo che le sue dichiarazioni siano state pesantemente fuorviate e decontestualizzate al solo fine di lucrare sull'ennesima sterile polemica.

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