L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 ottobre 2021

Vietato mettere in discussione la democrazia del Sultanato, chi lo fa è a suo rischio e pericolo

Turchia, Erdogan minaccia di espellere 10 ambasciatori stranieri per aver chiesto la scarcerazione del filantropo Osman Kavala


"Ho detto al nostro ministro dell’Interno che non possiamo concederci il lusso di ospitare queste persone nel nostro Paese", ha dichiarato il presidente. Il filantropo 64enne si trova in carcere senza condanna da 4 anni, accusato di aver preso parte al fallito golpe del 2016. Così, in un comunicato, i diplomatici di Canada, Francia, Finlandia, Danimarca, Germania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Stati Uniti ne avevano chiesto la liberazione

di F. Q. | 21 OTTOBRE 2021

Le purghe del presidente turco Recep Tayyip Erdogan si allargano anche ai cittadini stranieri. Mentre l’ondata di arresti e condanne nei confronti degli oppositori politici, accusati di aver preso parte al fallito golpe del 2016, continua senza sosta, adesso nel mirino del Sultano di Ankara sono finiti anche i diplomatici di Canada, Francia, Finlandia, Danimarca, Germania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Stati Uniti. La loro colpa è aver chiesto il rilascio di Osman Kavala, il filantropo in carcere da quattro anni senza una sentenza di condanna. Il presidente ha prima convocato i dieci ambasciatori e ha poi minacciato la loro espulsione: “Ho detto al nostro ministro dell’Interno che non possiamo concederci il lusso di ospitare queste persone nel nostro Paese”, ha dichiarato.

Ieri, dopo la lettera con la quale hanno chiesto l’immediato rilascio del filantropo 64enne, i diplomatici sono stati convocati dal ministero degli Esteri, in seguito anche alle proteste del ministro della Giustizia, Abdulhamit Gul, e del ministro dell’Interno, Suleyman Soylu, che hanno ricordato l’indipendenza della magistratura turca. I vertici della diplomazia di Ankara avevano poi definito “inaccettabile” e “oltre misura” il comunicato.

Leader della società civile turca, Kavala è in carcere dal novembre del 2017 con l’accusa di aver preso parte al tentato golpe del 2016 e di aver partecipato alle manifestazioni antigovernative del 2013 di Gezi Park. Il filantropo ha però respinto tutte le accuse a suo carico. Il 18 ottobre del 2017 fu arrestato non appena atterrato all’aeroporto di Istanbul al ritorno da un viaggio nel sudest turco a maggioranza curda, dove curava diversi progetti legati alla difesa delle minoranze e dei diritti umani. Molto noto in patria ma anche all’estero, Kavala è stato assolto dalle accuse relative alle proteste anti governative del 2013 a febbraio dello scorso anno ma poche ore dopo l’assoluzione è stato raggiunto da nuove accuse relative a un presunto ruolo nel tentato colpo di Stato ed è quindi rimasto nel carcere di Silivri, alla periferia di Istanbul, dove si trova da quattro anni. Nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ne aveva chiesto la scarcerazione e il Consiglio d’Europa, a cui la Turchia ha aderito nel 1950, ha fatto sapere che se entro la fine del mese Kavala non verrà liberato potrebbe aprire una procedura per infrazione contro Ankara.

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