L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 novembre 2021

Ancora una volta il Sud è dimenticato. Governo miope inconcludente


«NEL PNRR DEL GOVERNO MANCA IL SUD»

29/11/2021 Le preoccupazioni di monsignor Domenico Sorrentino e dell'arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia al convegno sulla figura del beato Giuseppe Toniolo.«Il rischio è che il Sud rimanga ancorato a logiche assistenizali»

«Se non si parte dagli ultimi, la società non sarà mai ben impostata» e dunque «un sistema solidale e un’economia sostenibile si realizzano quando la politica pone il suo interesse per il bene comune. Ma nel Pnrr del Governo mi sembra che manchi il Sud». Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi e monsignor Domenico Battaglia, vescovo di Napoli, partono dal pensiero del beato Giuseppe Toniolo per stilare un “manifesto per il rilancio del Sud”. Il dialogo, moderato da Massimo Enrico Milone, direttore della Rai Vaticano, si è svolto durante l’incontro La dottrina sociale della Chiesa. Riflessioni sull'attualità del pensiero di Giuseppe Toniolo in cui è stato anche presentato in anteprima il libro di Monsignor Sorrentino Economia Umana. La lezione e la profezia di Giuseppe Toniolo: una rilettura sistematica (Vita e Pensiero). Un appuntamento voluto dalla Fondazione Banco di Napoli, dall’Associazione Amici della Fondazione Banco di Napoli, dalla Fondazione nazionale di Studi Tonioliani, dall’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) e dall’UCSI (Unione cattolica stampa italiana) Campania.

L’obiettivo è restituire il valore alla persona per una società che ruoti attorno a un’economia a misura d’uomo che sia un rilancio per il Paese ma soprattutto che si raccordi con l’etica, proprio come sosteneva il beato Toniolo, economista, sociologo ed esponente del pensiero sociale cattolico tra ‘800 e ‘900. «Occorre tenere sempre presente che da soli non si va da nessuna parte - ha evidenziato monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - oggi constatiamo continuamente come la ricchezza si concentri in poche mani mentre c’è una moltitudine enorme di persone che non hanno nemmeno il necessario per vivere».

Non una critica al sistema capitalistico di oggi, ma una riflessione per rimettere al centro i valori della persona e intervenire su quelle che sono le problematiche sociali più prossime ai cittadini, che «emergono quando viene a mancare il lavoro» sottolinea l’arcivescovo Battaglia. «Se non si aumentano le risorse per ogni singolo ambito di intervento, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture, il lavoro e la modernizzazione - ha affermato a proposito della presentazione del Pnrr prevista a Napoli per il primo dicembre - anche questa volta ci saranno piccole piantine di sviluppo e il Sud resterà legato al sistema assistenziale e distante dall'Europa e dal Nord Italia. E in questo piano del Governo a me sembra che manchi tanto il Mezzogiorno e ritengo che questa sia l'ultima occasione per investire nel Sud e sul Sud. È necessario avere il coraggio di mettere il Mezzogiorno nella sua interezza al centro della grande scommessa europea e ciò significa che la politica e le istituzioni si devono riappropriare della più alta funzione e del compito straordinario di combattere davvero la povertà».

Nessun commento:

Posta un commento