L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 novembre 2021

«Assurda questa caccia alle streghe sui no vax». «Non devono essere la foglia di fico per coprire errori di strategia». «Il siero da solo non basta: in Irlanda 93% di vaccinati e record mondiale di contagi».

Maurizio Belpietro
Più sbagliano, più alzano il tiro

19 novembre 2021

Andrea Crisanti spiazza i giornalisti di regime che gli hanno eretto un piedistallo nei talk show. «Assurda questa caccia alle streghe sui no vax». «Non devono essere la foglia di fico per coprire errori di strategia». «Il siero da solo non basta: in Irlanda 93% di vaccinati e record mondiale di contagi». Il professore dice quello che sosteniamo da settimane. Adesso linceranno anche lui. Ai talebani del green pass, che vorrebbero chiudere in casa chi non si è vaccinato, la scienza piace soltanto quando dice le cose che piacciono a loro. Perciò, quando parla qualcuno titolato a farlo, ma dice cose non gradite, smentendo il pensiero dell'informazione mainstream, la migliore cosa che gli possa succedere è di essere silenziato. La peggiore è quella di essere sbertucciato. È successo a Peter Doshi, docente di farmacologia dell'Università del Maryland e redattore senior del British Medical Journal, che durante un convegno si è permesso di criticare la teoria dell'epidemia di non vaccinati. Prima hanno provato a demolire le sue tesi, poi hanno rimosso il suo intervento perché aveva iniziato a circolare in rete. Gli esempi di censura sono molteplici, in Italia come all'estero. Per non parlare poi di quelli di autocensura, con l'esperto che in privato dice una cosa e in pubblico un'altra. Dunque, visto il clima da caccia alle streghe, anzi agli stregoni, perché chiunque si permetta di obiettare alla proposta di mettere agli arresti domiciliari chi non è vaccinato è considerato tale, voglio proprio vedere che cosa succederà ad Andrea Crisanti, microbiologo dell'università di Padova ed ex docente del dipartimento scientifico dell'Imperial college di Londra. Da quando è arrivata la pandemia, il professore è diventato una star della tv e i talk show di tutte le reti se lo contendono manco fosse Lady Gaga. A differenza di molti suoi colleghi (Roberto Burioni in testa), Crisanti è tra i pochi a non aver sottovalutato il virus sin dai primi giorni, quando a Vo Euganeo fu scoperto un focolaio di Covid-19. In accordo con la Regione guidata da Luca Zaia collaborò per isolare la zona e, soprattutto, per fare test a tappeto a tutta la popolazione senza perdere tempo. Mentre altri luminari se la prendevano comoda e sostenevano che i tamponi fossero utili solo nel caso in cui il paziente avesse sintomi, Crisanti mise in pratica ciò che aveva appreso all'Imperial college. Grazie a ciò è stato fatto santo subito e ora, come dicevo, è ascoltato e riverito. Peccato però che di recente il direttore del dipartimento di microbiologia dell'ateneo patavino dica cose un po' diverse da quelle che amerebbero ascoltare i talebani del certificato verde, i quali non sono in cerca di soluzioni per fermare il virus, ma vanno a caccia di un capro espiatorio e lo hanno trovato negli odiati no vax o no green pass, ritenuti colpevoli di propalare il virus tra i vaccinati. Sentite quel che ha detto ieri Crisanti durante la trasmissione L'aria che tira in onda su La 7: «Questa caccia alle streghe sui no vax toglie l'obiettivo principale. In Inghilterra si è vaccinato il 74% della popolazione e hanno 40.000 casi al giorno. L'Irlanda, dove si è vaccinato il 93% della popolazione con età superiore ai 18 anni, con una media dell'84 sul totale, in questo momento è la nazione che ha più contagi al mondo». In poche parole, il professore ha demolito in un amen la teoria dell'epidemia di non vaccinati che piace tanto alla gente che piace, ossia alla sinistra e ai loro compagnucci, i quali per nascondere i propri errori cercano di scaricare la responsabilità su chi ha dubbi nei confronti del vaccino o, semplicemente, ne ha sugli aspetti costituzionali delle decisioni prese e ritiene che la libertà venga prima di tutto. Esageriamo? E allora sentite il resto delle parole di Crisanti: «I no vax non devono essere la foglia di fico per coprire errori di strategia e decisione». Non amo citarmi e nemmeno ho la presunzione di mettermi sullo stesso piano di un luminare. Tuttavia, le cose dette dal prof sono le stesse che ho scritto più volte su questo giornale. In un editoriale di quasi tre settimane fa, per spiegare che il green pass era inutile, anzi, forse pericoloso in quanto dava la falsa certezza di essere immuni dal Covid, citavo proprio il caso irlandese, dove si registrava la metà dei contagiati di quelli rilevati in Italia in quei giorni, un dato che certo non poteva essere considerato di buon auspicio, visto che l'Irlanda ha meno di un decimo della popolazione dell'Italia e, soprattutto, ha il tasso di vaccinazione più elevato d'Europa. Nell'articolo citavo pure il caso di Waterford, cittadina portuale con il 99,7% di vaccinati, ma che oltre a questo primato ne aveva un altro di cui andare meno fieri: il maggior numero di malati di coronavirus. Che faranno adesso i talebani del green pass e quelli che vogliono rinchiudere in casa i non vaccinati? Diranno, come dicono a noi, che anche Crisanti è un no vax? Sosterranno che sia impazzito e smetteranno di invitarlo nei talk show per impedire che dica quel che pensa? Ma il professore non è contrario ai vaccini e nemmeno dà segni di squilibrio. Semplicemente non si beve tutte le balle che si raccontano in tv ma, come noi, preferisce guardarsi intorno e studiare i numeri. Concludo con le sue frasi: «L'Italia ha un atteggiamento provinciale. Pensavano di essere i migliori, di essere diversi, ma non vedono quello che succede dall'altra parte del mondo». Postilla mia: lo vedono, ma preferiscono ignorarlo. Perché sarebbe come ammettere il loro fallimento.

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