L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 novembre 2021

Ce lo dicono chiaramente l'influenza covid è strettamente legata all'andamento dell'economia. MA dobbiamo rovesciare chi determina e chi è usato. Sono i problemi economici che dettano l'entrata in scena delle varianti, delle ondate. In una economia da debito è vitale mantenere i tassi bassi, in una economia che ha bisogno continuo di creazione di miliardi e miliardi da immettere nel sistema altrimenti si inceppa ha la necessità di avere una motivazione, se non si vuole dire la VERITÀ, deve intervenire uno stato di EMERGENZA PERENNE, che diventa semplicemente un ossimoro appena lo si pronuncia, per il significato stesso della parola l'emergenza non può protrarsi per due anni. L'inflazione può essere controllata dai tassi d'interesse, non potendoli alzare si deve obbligatoriamente raffreddare l'economia attraverso una diminuzione di circolazione di moneta e dal momento che è già stato usato il metodo di tenere prigionieri in casa i cittadini non si fa altro che rinnovare/alimentare le cause, da qui le ondate, le varianti, e altro molto altro si dovrebbe aggiungere

FINANZA & COVID/ Ecco il vero pericolo della variante sudafricana Omicron

Pubblicazione: 28.11.2021 Ultimo aggiornamento: 08:16 - Ugo Bertone

Dopo la scoperta della variante sudafricana è scattata l’allarme sui mercati. Per l’economia il vero rischio si chiama però stagflazione

(LaPresse)

No, la guerra non è finita ci manda a dire la variante B.1.1.529 spuntata nelle bidonville dell’Africa australe. Nel giro di poche ore l’allarme ha mandato al tappeto senza distinzione tutti i mercati che scandiscono il flusso quotidiano dell’economia globale: azioni, obbligazioni, materie prime, oltre ai derivati più o meno sofisticati che fanno avanzare il grande gioco. Una reazione istintiva, forse esagerata. Ma l’esperienza di questi anni ci ha insegnato che la filosofia più saggia in materia di virus è quella del vecchio West: prima spara, poi vai controllare.

E così sono passati solo dieci giorni dall’avvistamento del primo caso in Botswana all’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità e alla chiusura delle frontiere per affrontare un nemico di cui si sa molto poco salvo che dispone di almeno trenta mutazioni (contro le due della variante Delta) per aggirare le difese degli organismi e che non è provata l’efficacia dei vaccini nei suoi confronti.

Insomma, ce n’è abbastanza, nel caso venissero confermati i peggiori sospetti, per inceppare il motore della ripresa globale che già stenta di suo a salire di giri tra problemi della logistica e le fiammate del Covid-19 in Europa. Forse è solo scaramanzia o eccesso di legittima difesa. Oppure una reazione istintiva, buona per frenare i prezzi dei mercati azionari, ancora sui massimi, nonostante si moltiplichino le voci per un rialzo dei tassi dopo anni di denaro a quasi zero.

È presto per trarre indicazioni più precise. Per ora, trova solo conferma il fatto che la pandemia è davvero un fenomeno globale che sfugge alle classificazioni tradizionali: il Covid- 19 punisce l’Europa ricca, che si rifiuta di piegarsi alle regole del buon senso e dei vaccini, ma il flagello colpisce anche i più poveri, quelli che, negli slums di Johannesburg, il vaccino vorrebbero farlo ma non possono. Tutti, senza distinzione di classe, possono essere colpiti se non vengono rispettate le regole del senso comune dettate dall’emergenza.

L’allarme cade del resto pochi giorni dopo la conclusione della conferenza mondiale sull’ambiente da cui era emersa la necessità di una collaborazione internazionale. In questa chiave l’insorgere di una variante più aggressiva del virus non fa altro che ricordarci che gli impegni globali per salvare il pianeta vanno affrontati senza indugi. E che la giustizia, oltre che un dovere morale, oggi è un’esigenza economica: i milioni di profughi che vagano per il pianeta, così come le popolazioni africane oppresse per sfruttare le ricchezze del sottosuolo, rappresentano una mina vagante, foriera di disastri che finiranno per colpire chi si crede al riparo.

La ripresa dell’emergenza, a prima vista, ha una conseguenza positiva. Una ricaduta dell’economia convincerà le Banche centrali, già propense a tenere basso il costo del denaro, a rinviare a data da destinarsi l’aumento del costo del denaro. Ma questa rischia di essere una ben magra soddisfazione. La liquidità iniettata nel sistema è destinata a tradursi in aumento dei prezzi, un fenomeno positivo finché si accompagna a un aumento della produzione. Ma nel caso i prezzi aumentino (con il sostegno delle richieste salariali che già si fanno sentire in molti Paesi) mentre l’economia ristagna, magari per una nuova ondata di lockdown, il risultato sarebbe la stagflazione, probabilmente la situazione più difficile da affrontare.

Insomma, speriamo che l’allarme africano rientri presto. Ma anche in quel caso non abbassiamo la guardia troppo presto. Il mondo è davvero troppo fragile per cantare vittoria.


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