L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 novembre 2021

Controllare l'inflazione "transitoria"con gli aumenti dei tassi non si può e allora deve intervenire o le ondate o le varianti covid per fermarla momentaneamente

DIETRO IL CROLLO, PUBBLICATO: 29 NOVEMBRE 16:54
La variante Covid Omicron terrorizza borse e materie prime

La diffusione della variante Covid Omicron ha fatto scattare l'allarme sui mercati finanziari, facendo crollare i principali indici mondiali ma soprattutto le materie prime


La diffusione della variante Covid Omicron ha fatto scattare l'allarme sui mercati finanziari, facendo crollare i principali indici mondiali ma soprattutto le materie prime.

Crollo delle materie prime

L'OPEC+ ha rinviato le riunioni tecniche previste per il fine settimana, concedendosi più tempo per valutare l'impatto della nuova variante del coronavirus Omicron sulla domanda e sui prezzi del petrolio. Venerdì i prezzi del petrolio sono crollati insieme di oltre il 10%, segnando il calo giornaliero più profondo dall'aprile 2020: la nuova variante ha spaventato gli investitori e ha aggiunto le preoccupazioni sull'equilibrio del surplus di offerta che rischia quindi di aumentare nel primo trimestre.
Stagflazione e Covid

Quello che più fa tremare i mercati è il rischio che la liquidità che viene iniettata dalle Banche centrali nel sistema possa tradursi in un aumento dei prezzi, senza però una crescita economica. La risultante di questa dinamica sarebbe la stagflazione, un fenomeno difficile da affrontare, specie su scala globale

Materie prime: i livelli di analisi tecnica

La scorsa ottava le materie prime sembravano pronte a ripartire, ma hanno invertito bruscamente la rotta venerdì. Dopo aver superato i primi ostacoli a quota 237, l'indice CRB Commodity Index ha cambiato direzione crollando sotto i primi supporti a 233 punti, in direzione di 225 circa, base del canale ascendente disegnato dai bottom di aprile 2020, coincidente in questa fase con la media esponenziale a 100 giorni. Per quanto significativa, la flessione non modifica per il momento il quadro grafico rialzista di fondo. Solo la violazione di questo riferimento le prospettive di medio termine peggiorerebbero sensibilmente anticipando cali verso 217 punti, poi fino a 212 circa, per un test della media esponenziale a 200 giorni. Nella direzione opposta, reazioni che riuscissero a spingersi oltre 238 punti anticiperebbero la rottura dei 241 punti per target a 250/254 circa, riferimento critico corrispondente ai minimi toccati nel giugno 2010 e lato superiore del canale ascendente disegnato dai bottom di aprile 2020

Analisi tecnica petrolio Wti

Venerdì nero per il Petrolio Wti affossato dai timori per la nuova variante di Covid, più resistente e contagiosa delle precedenti, che potrebbe rallentare drasticamente la ripresa globale. Nella sola seduta di venerdì il greggio ha perso quasi 10 punti percentuali violando in rapida successione la trend line che sale da aprile 2020, a 74 circa, e la linea che sale dal minimo di novembre 2020, coincidente a circa 71,30 dollari con il 61,8% di ritracciamento del rialzo in atto da agosto. Si è trattato di un vero e proprio sell-off con i prezzi che sono scesi anche al di sotto della media esponenziale a 200 giorni, a 69,50 dollari circa, toccando a 67,50 circa i minimi di settembre. Eventuali reazioni fino a quota 75 andrebbero considerate una risposta all’ipervenduto. Oltre questo limite si potrebbe invece intravedere un primo segnale di miglioramento per target a 78/79 dollari.

Quotazione dell'oro, cosa dice il grafico

L'instabilità dei mercati azionari e l'inflazione sostengono inizialmente le quotazioni dell'oro, ma il calo dei rendimenti dei Treasury cancella i progressi. Dopo il crollo di inizio settimana, il metallo giallo ha cercato di reagire da area 1780 e di stabilizzarsi senza successo oltre 1800 dollari. La permanenza sopra area 1780 lascia intendere che i prezzi stiano raccogliendo nuove energie per tentare un nuovo attacco agli ostacoli a 1880 dollari, massimi di metà novembre, oltre i quali potrebbe finalmente rivedere i top di maggio in area 1920, gettando le basi per ulteriori recuperi verso 1965 dollari. Se invece area 1780 dovesse cedere sotto il peso delle vendite resterebbe solo area 1760 a scongiurare una rovinosa caduta verso i bottom ripetutamente testati nell'ultimo anno a quota 1680.

(Claudia Cervi)

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