L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 novembre 2021

Diminuisce il potere d'acquisto dei turchi grazie a Erdogan

Politica monetaria e cambi
Turchia, l’inflazione galoppa ma la Banca centrale taglia i tassi. Lira in caduta libera a 11 contro il dollaro

Per il terzo mese consecutivo la banca centrale ha abbassato i tassi d’interesse nonostante un’inflazione galoppante

18 novembre 2021

Il Gran Bazar di Istanbul (Epa)

La Banca centrale turca ribalta gli assiomi di politica monetaria consolidati da decenni e, pur in presenza di un’inflazione galoppante, continua ad abbassare i tassi d’interesse invece di alzarli.

L’ultimo taglio, ancora di ben 100 punti base (ovvero un punto percentuale), ha portato i tassi di riferimento dal 16 al 15 per cento. A ottobre aveva già deliberato un taglio dei tassi di interesse, pari a 200 punti base, portando quello di riferimento dal 18 al 16 per cento. Il tutto a fronte di un’inflazione al 20 per cento, un livello che si era visto per l’ultima volta nel 2018, in occasione della precedente crisi valutaria della lira.

Lira ai minimi storici

Come ampiamente previsto, la lira turca ha toccato un nuovo minimo storico subito dopo la decisione dell’istituto centrale, che ha recepito i desiderata del presidente Recep Tayyip Erdogan. La moneta in poche ore ha perso fino al 4% venendo quotata a un nuovo minimo storico di 11,3 lire turche per un dollaro. Altrettanto violento il tonfo sull’euro, scambiato fino a un minimo di 12,8 lire turche. Si tratta della peggiore flessione in un solo giorno registrata quest’anno per un mercato emergente.

La lira ha perso circa un terzo del suo valore nei confronti del dollaro da dicembre e si è indebolita di oltre il 20% da quando la banca centrale ha iniziato a tagliare i tassi a settembre. Il rendimento dei titoli di stato a 10 anni è balzato di 57 punti base al 20,44%.

Quello di oggi potrebbe però essere l’ultimo taglio dei tassi. Il Comitato di politica monetaria ha infatti annunciato che prenderà in considerazione la possibilità di terminare i tagli il mese prossimo.

Economia vulnerabile

L’economia turca è strutturalmente in deficit nella bilancia commerciale e delle partite correnti e dunque la svalutazione della lira non fa che rendere sempre più cari i beni importati alimentando a sua volta l’inflazione in un circolo vizioso.

In ottobre i prezzi sono aumentati del 19,6% su base annua e del 2,4% sul mese precedente. I maggiori rincari si sono visti nel settore dei beni alimentari con un +27,4%, annuo.

Secondo la Banca centrale, quest’anno il disavanzo delle partite correnti dovrebbe collocarsi tra i 15 e i 17 miliardi di dollari. Tuttavia, negli ultimi due mesi, la bilancia corrente ha segnato un saldo positivo grazie alla ripresa delle esportazioni e del turismo. Un progresso pagato a caro prezzo dai cittadini che in questi mesi hanno visto il loro potere d’acquisto deteriorarsi sensibilmente.

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