L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 novembre 2021

Ed è solo l'inizio

Lotta di lunga durata



L’anno scorso sul finire della tormentata prima estate pandemica ero convinto che si dovesse finalmente attuare una ribellione generale contro le misure covid che erano evidentemente prive di senso e dunque anche di efficacia. Se ciò fosse avvenuto in Italia e altrove adesso saremmo del tutto fuori da questa maligna follia. O al massimo si inviterebbero gli anziani a vaccinarsi, così come si fa per l’influenza, anche se tutti sanno che si tratta più un business che di un atto medico. In quel momento si sarebbe potuto ottenere lo scopo non dico facilmente, ma con buone speranze di successo perché la cupola pandemica si sarebbe spaventata abbastanza, ma avrebbe avrebbe avuto la possibilità di dire che ci si era sbagliati, che il Covid era meno grave di quanto non si temesse, ma che per un principio di precauzione era stato giusto prendere certe misure eccetera eccetera. Insomma nessuno si sarebbe fatto male tranne quegli anziani triturati a migliaia nello spettacolo del panico sanitario. Oggi questa possibilità non esiste più: tutti i dati ufficiali che noi abbiamo ci parlano di un’esasperazione oltre ogni limite di una semplice sindrome influenzale, ci parlano del tradimento della classe medica che accettato per la prima volta nella storia il divieto di cura e ha coperto le menzogne della narrazione; ci parlano di vaccini sperimentali che sono i farmaci più pericolosi mai distribuiti e al tempo stesso si rivelano del tutto inutili a fermare il contagio o a proteggere le persone, tra l’altro presentati attraverso studi clinici ampiamente falsificati, ma in modo così evidente che in organismi di controllo dotati ancora di un minimo etico non sarebbero mai passati. Ci parlano inoltre di una dittatura che ora impone la violazione totale della sfera personale per costringere a farsi vaccini del tutto inutili a fermare il contagio e completamente superflui per la stragrande parte della popolazione. Vaccini o più precisamente preparati per terapia cellulare e genica, come vengono tecnicamente chiamati, che oltretutto conferiscono un’immunità di gran lunga inferiore a quella naturale.

A tutto questo si aggiunge il pericolo che le cosiddette vaccinazioni imposte alla popolazione come unica salvezza alterino in maniera forse permanente il funzionamento del sistema immunitario rendendolo più debole alle infezioni: il fatto che ormai le ospedalizzazioni riguardino in maggioranza persone già completamente vaccinate o che gli ospedali si riempiano come in Usa di persone con forme particolarmente acute di comuni malattie lascia pensare che i peggiori timori si possano concretizzare.

Insomma è davvero troppo tardi per tornare indietro, sia per la politica che si è completamente sputtanata, sia per i media o per le burocrazie sanitarie ormai sulla lista paga di Big Pharma o per quell’ intellighenzia che si è svenduta con scandalosa facilità al peggior offerente, non vergognandosi di dire le più assurde stupidaggini di stampo nazista. Ora dopo un anno di clamorose menzogne che stanno anche innescando una crisi economica senza precedenti, ma probabilmente calcolata da chi ha soffiato sul fuoco, non si può dire: abbiamo sbagliato o abbiamo esagerato. Si può dire solo abbiamo mentito con tutto quello che ne consegue. E questa confessione oltre ad essere impossibile per qualsiasi elite, implicherebbe chiaramente il fatto che la questione sanitaria sia stata un pretesto per fare ben altro, per favorire una espulsione dei cittadini da ogni possibilità di decisione, per innescare un processo che porta all’autoritarismo più cieco, servendosi della paura. Insomma non è più possibile per i poteri che hanno organizzato la pandemia fare marcia indietro, devono per forza andare avanti di pandemia in pandemia, di catastrofe in catastrofe, nella speranza che l’una faccia dimenticare l’altra: dunque la lotta si presenta di lunga durata e necessariamente come una lotta contro il sistema di governance che si è via via affermato negli ultimi 40 anni . Certo vincere la battaglia per la libertà di non vaccinarsi senza essere privati del lavoro e della vita sociale significherebbe molto, perché almeno sarebbe ristabilito un minimo di stato di diritto, ma al punto in cui si è arrivati questo non è più l’obiettivo finale da raggiungere, ma la prima vittoria in un conflitto per ristabilire l’equilibrio tra capitale lavoro che oggi è completamente stravolto.

Occorre insomma non soltanto il desiderio di tornare indietro che è ormai impossibile, ma una nuova teoria e strategia politica che dia senso all’andare avanti per riprendersi i diritti strappati in decenni di declino e impedire che gli assetti di potere possano degenerare al punto estremo che stiamo vedendo. Quindi una teoria fondata sull’eguaglianza quanto meno come grenz begriff, sulla redistribuzione, sui diritti sociali che come oggi vediamo con chiarezza sono assolutamente necessari per garantire quelli individuali.

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