L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 novembre 2021

Energia pulita - Lavorare per creare energia eolica offshore su piattaforme mobili significa pensare al futuro

ECONOMIA22.11.2021
Il piano dell'Italia per l'eolico offshore

Il ministero della Transizione ecologica punta a torri galleggianti in mezzo al mare. Sicilia e Sardegna le regioni più interessate. Eni, Edison, Ansaldo e Fincantieri alla guida dei progetti

Impianti eolici offshore: l'Italia mette la quinta. DIRK

Semaforo verde per l’offshore eolico italiano. Due settimane fa è stato inaugurato il primo impianto nazionale a Taranto. E questa settimana il ministero della Transizione ecologica (Mite) chiuderà il primo giro di consultazione con le aziende che hanno manifestato interesse a realizzare impianti al largo con tecnologia flottante. In pratica, la pala verrà trasportata a grande distanza dalle coste (anche sessanta chilometri), quindi issata e ancorata al fondale marino tramite cavi.

Sono sessantasette i soggetti coinvolti: tra gli altri Ansaldo, Edison, Eni (tramite GreenIt) Erg, Fincantieri, Leonardo, Saipem. Ci sono anche tre associazioni di tutela ambientale (Wwf Legambiente e Greenpeace) e sette soggetti di altro tipo (Anev, Elettricità futura, Cna, Cgil, Politecnico di Torino, Owemes – associazione di ricercatori, Cirsam – Consorzio internazionale per lo sviluppo e ricerca Adriatico e Mediterraneo). Il maggior numero di impianti (una ventina) sarà tra Sardegna e Sicilia , ma ne saranno realizzati anche nell'alto e medio Tirreno, nello Ionio e nell’Adriatico (dieci a testa)
Braccio di ferro tra amministrazioni e ministero

Il dicastero guidato da Roberto Cingolani mette la quinta sull’eolico offshore. “Diversi contrasti tra il Mite e altre amministrazioni hanno bloccato tanti gigawatt che potrebbero già essere prodotti, ma si sta lavorando anche con la Presidenza del Consiglio per superare i problemi”, recitava una nota diffusa a giugno, in un linguaggio inusuale per il palazzo. Segno che la frizione c'è.

Il clima non è cambiato. “Anche perché, a mettersi di traverso – spiega una fonte informata sentita da Wired – sono le soprintendenze e quindi in definitiva il ministero della Cultura. Ci aspettiamo che il governo affronti la questione in maniera collegiale. I tecnici stimano che ci siano 1,6 Gigawatt di rinnovabili bloccate a livello nazionale e 3,6 a livello regionale. Per evitare lacci e lacciuoli, la scelta è stata quindi quella di spostare le pale in mare. Spariscono a diciotto chilometri di distanza, riducendosi a un puntino di pochi millimetri”.

Le cautele per l'ambiente

La realizzazione è complessa: costi alti, orizzonti di medio periodo, anche perché la tecnologia è ancora in fase di sviluppo. Non solo: la costruzione deve tenere conto delle rotte degli uccelli migratori, di quelle dei cetacei e dell’ecosistema sottomarino. La mappatura delle rotte è già stata fatta dall’Europa. Per le aree non coperte, sono necessari studi preliminari. I cavi che portano la corrente a terra, forniti da Terna, galleggeranno a un metro dal fondale per non interferire con l’ecosistema, e arriverebbero in slot dove sono già presenti collegamenti elettrici.

La lotta contro la burocrazia

Il problema è la burocrazia. I ritardi sono dovuti spesso a richieste di integrazione della documentazione già presentata, in un palleggio che può protrarsi per anni e che scoraggia gli investitori. Già nei mesi scorsi Wired aveva raccontato come il problema per le rinnovabili, per molte pmi, sia costituito dalle scartoffie, che presuppongono interi staff dedicati, presenti solo nelle grandi aziende.

Per questo il ministero ha deciso di ascoltare le parti, e aiutarle a compilare il necessario armamentario di autorizzazioni massimizzando le possibilità di successo delle richieste. La risposta è stata positiva. Questa settimana termina il primo giro di consultazioni, poi i proponenti saranno convocati a Roma per valutare in modo congiunto gli impianti. Quindi ci sarà la presentazione delle domande di Via (Valutazione di impatto ambientale) “che terranno conto di prima fase di supporto, che assorbe procedura preliminare, e saranno più veloci anche tramite accordi pattizi consentiti dal diritto europeo tra amministrazioni e imprese”. A quel punto la strada dovrebbe essere in discesa.

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