L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 novembre 2021

Il Mediterraneo è parte integrante di Eurasia la forza continentale crea nuovi equilibri al suo interno

ALGERIA. LA RUSSIA PRENDE IL POSTO DELLA FRANCIA

Sempre più stretti i legami di Algeri con Mosca.
(Foto: CC BY-SA 4.0 MapChart.net).

di Giuseppe Gagliano –
13 novembre 2021

Il 2 ottobre 2021 il governo algerino ha richiamato il suo ambasciatore a Parigi e ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei militari francesi. All’origine di questa decisione vi sarebbe stato un discorso di Emmanuel Macron sulla questione commemorativa algerina, considerato irrispettoso. Questo incidente rappresenta il secondo atto di un conflitto politico-diplomatiche tra l’Algeria e una Francia che ha optato alla fine di settembre di ridurre drasticamente il rilascio di visti ai cittadini dei paesi del Maghreb. Da qallora le relazioni tra i due paesi hanno continuato a deteriorarsi, indebolendo ulteriormente la popolarità della Francia in un continente africano che attira già le concupiscenze di molte potenze come la Russia, alleato storico dell’Algeria, il cui sguardo è ora rivolto al Mali.
Dall’inizio degli anni 2000 la Russia ha posto l’Africa e il Mediterraneo al centro della sua politica estera. Questo luogo è diventato ancora più importante nel 2015, quando Mosca ha visto la Siria come un modo per riaffermare il suo status di potenza internazionale difendendo al contempo la sua sicurezza e i suoi interessi economici, come la lotta contro il terrorismo e lo sviluppo di accordi commerciali sull’energia
Mosca e Algeri condividono una concezione simile della politica interna ed esterna. I due paesi hanno la stessa aspirazione ad affermarsi come potenze indipendenti e ad imporsi rispettivamente come potenze regionali e internazionali. Questa convergenza di visione spinge i due Stati ad aiutarsi a vicenda. Ad esempio Vladimir Putin non esita a fare discorsi anticolonialisti, incoraggiando i paesi africani a mobilitarsi per l’indipendenza politica ed economica. Il presidente russo ha quindi esortato i paesi africani a cessare la loro dipendenza dalla Francia e a lavorare per sviluppare il continente considerato il più ricco del mondo. Una strategia questa analoga a quella attuata dalla Turchia in Africa.
Al di là delle dichiarazioni politiche è tuttavia facile notare come dietro i tutoraggi, la Russia sia un attore che gode di una forma di dipendenza da parte dell’Algeria attraverso una cooperazione diseguale in diversi settori chiave. Così nel 2017 Dmitry Medvedev, allora capo di Stato russo, ha firmato, con Algeri non meno di sei documenti sulla cooperazione russo-algerina in una moltitudine di settori come la giustizia, l’energia, l’istruzione e la salute. Inoltre, non è aneddotico che la scelta del vaccino nella lotta contro il Covid-19 sia stata fatta per lo Sputnik-V. Tale scelta riflette chiaramente la sfiducia dell’Algeria nei confronti di altre potenze occidentali, ma soprattutto risalta l’inevitabile posto della Russia come madrina di uno Stato algerino troppo debole per prosperare da solo. Offrendo il suo aiuto a una fragile Algeria, la Russia si assicura, senza esporsi, un vero ancoraggio nel continente africano.
Già nel 2006 la Russia stava concludendo un’efficace operazione di seduzione cancellando il debito dell’Algeria pari a 4,7 miliardi di dollari, e da allora ha costantemente stipulato partenariati economici con il suo alleato. Pertanto gli investitori e gli operatori russi sono attivi in settori diversi come i trasporti, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e l’agricoltura. L’ultimo successo russo in questo settore è una seconda consegna da parte del commerciante Demetra di un carico di 60mila tonnellate di grano in Algeria.
Da un punto di vista energetico Mosca e Algeri hanno raggiunto un accordo nucleare nel 2014 e stimano che la prima centraleprogettata dalla Russia dovrebbe essere creata entro il 2025-2030.
L’Algeria rimane uno dei principali clienti della Russia nel mondo arabo, in particolare nel campo degli armamenti. Algeri si è quindi costantemente rifornita dalle industrie russe nella speranza di modernizzare il suo esercito per far fronte all’instabilità che caratterizza la regione del Maghreb: la Russia fornisce il 67% del fabbisogno di attrezzature, rendendo l’ex colonia francese il terzo più grande cliente di Mosca. In questo spirito di intensificata cooperazione, i due Stati hanno compiuto un nuovo passo integrando la componente militare nelle loro relazioni con un primo addestramento congiunto delle forze terrestri russe e algerine, nell’ottobre 2021.
Nonostante gli evidenti squilibri, le due nazioni sembrano ora determinate a cooperare per estendere la loro rispettiva influenza geopolitica, specialmente in Mali.
Nel giugno 2021 il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la fine dell’operazione Barkhane, lasciando una lacuna da colmare sul territorio maliano. Lontano dal desiderio francese di una transizione verso una governance pacifica e un indebolimento dei gruppi armati terroristici, Bamako ha espresso la volontà di utilizzare il gruppo Wagner russo, lo strumento di influenza strategica del Cremlino, per la protezione dei suoi alti dirigenti e la formazione delle forze armate maliane.
Infatti l’Algeria vede l’intervento russo come un’opportunità per gestire il rischio per la sicurezza rappresentato dalla presenza di cellule terroristiche islamiche a sud del suo confine meridionale. Un dispiegamento delle truppe di Wagner potrebbe essere il modo tanto atteso per risolvere la questione del terrorismo nel Sahel.
E’ chiaro che l’Algeria, alle prese con Parigi, approfitterebbe dell’influenza russa nel Sahel per controbilanciare il potere francese, che è molto riluttante ad avvicinarsi alla Russia.
Da parte di Mosca il dispiegamento di Wagner consentirebbe di espandere ulteriormente l’influenza russa in Africa, assumendo un ruolo guida nella stabilizzazione della regione. Inoltre un potenziale accordo con Bamako porterebbe 9,15 milioni di euro al mese al gruppo Wagner e garantirebbe alla società russa l’accesso a tre giacimenti minerari, due di oro e uno di magnesio. In cambio di assistenza per risolvere la situazione critica della sicurezza, la Russia riceverebbe benefici finanziari e politici da Bamako. Si presenterebbe così come una grande potenza vittoriosa, a differenza di una Francia solitaria, resa incruenta dai suoi sforzi nel Sahel e dal cambiamento di paradigma da parte delle sue ex colonie.

Nessun commento:

Posta un commento