L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 novembre 2021

La Cina no, MA la Tim agli Stati uniti si

Non solo droni. C’è un altro gioiello italiano nella mani della cinese Crrc

Di Gabriele Carrer | 21/11/2021 -


Un anno prima dell’affare Alpi Aviation, il colosso controllato dal Consiglio di Stato di Pechino, centrale in Made In China 2025 e nella Via della Seta, ha messo le mani sull’azienda torinese Blue Engineering, specializzata in progettazione e ingegnerizzazione di veicoli aerospaziali, automobilistici, navali e ferroviari

L’attenzione mediatica internazionale, con gli articoli del Wall Street Journal e di Reuters, sembra aver svegliato quei giornali italiani che per mesi avevano ignorato (non è certo il caso di Formiche.net) il dossier Alpi Aviation. Parliamo dell’azienda friulana produttrice di droni e fornitrice del ministro della Difesa che tre anni fa è passata, attraverso una società offshore, nelle mani di due società statuali cinesi con quelle che la Guardia di finanza ha definito “modalità opache”.

A settembre le Fiamme Gialle hanno contestato all’azienda due violazioni: della legge 185/1990, che disciplina l’export di armamenti, e del cosiddetto Golden power, omettendo di informare preventivamente del subentro la presidenza del Consiglio dei ministri che avrebbe potuto opporsi con un veto o imporre prescrizioni attraverso i speciali poteri di cui dispone sugli assetti societari di realtà strategiche in vari settori.

Il governo di Mario Draghi è pronto a contestare l’affare del 2018 e a far scattare le sanzioni. Come illustrato su queste pagine, la sanzione amministrativa prevista è di importo fino al doppio del valore dell’operazione e comunque non inferiore all’1 per cento del fatturato realizzato dall’impresa interessata nell’ultimo esercizio per il quale sia stato approvato il bilancio, oltre a una serie di misure accessorie (come il ripristino dello status quo ante). Sarà una cosa “breve”, probabilmente di qualche settimana, hanno spiegato da due fonti governative a Formiche.net, evocando scenari tutt’altro che positivi per l’acquirente.

Di particolare interesse sono le due aziende che hanno messo le mani sul gioiello dei droni italiani: il fondo China Corporate United Investment Holding (Ccui) e Crrc Capital Holding, che fa capo a Crrc Group. Entrambe sono controllate dalla Commissione per la supervisione e l’amministrazione dei beni di proprietà dello Stato del Consiglio di Stato.

Soffermiamoci su Crrc Group, che controlla anche il colosso ferroviario Crrc, attivo nel settore immobilitare, nella logistica, nel commercio di materiali e nella costruzione di autostrade, edifici, ponti, tunnel, aeroporti e porti. Il gruppo, tramite Crrc Capital Holding, ha a sua volta una partecipazione in Ccui e di recente, per alcuni mesi, era iscritto nella sezione 1237 della lista del dipartimento della Difesa statunitense, che elenca le aziende legate agli sforzi civili-militari della Repubblica popolare cinese (dal 3 giugno scorso essere sulla lista non ha più conseguenze economiche).

Crrc può contare su 51 controllate e 182.000 dipendenti, 6.000 dei quali lavorano fuori dalla Cina. Datenna, società olandese di intelligence economica specializzata sulla Cina, sottolinea che il gruppo è centrale nelle iniziative Made In China 2025 e Via della Seta. “Attraverso la struttura della proprietà, possiamo vedere che ci sono legami tra la Crrc e l’esercito” cinese, aggiungono gli esperti.

Diverse le acquisizioni europee di Crrc osservate attraverso la piattaforma Datenna. È del 2007 quella del 75% dell’azienda di semiconduttori britannica Dine tramite Zhuzhou Crrc Times Electric (affare completato con il 100% delle quote nel 2019). Del 2014 quella della tedesca Boge Elastmetall, eccellenza dell’automotive, tramite Zhuzhou Times New Material Technology Co Ltd. Del 2015 quella della britannica Specialist Machine Developments, specializzata in forniture sottomarine, tramite Crrc Times Electric. Del 2018 quella della finlandese Beneq, che opera nel settore dei semiconduttori, tramite Sri Intellectual. Del 2019 quella della tedesca Vossloh Locomotives tramite Crrc Zhuzhou Locomotive Co, affare su cui il governo di Berlino sta per intervenire per bloccarlo. Inoltre, Crrc Zhuzhou Electric Locomotive Co Ltd sta guardando all’Europa, in particolare a Repubblica Ceca e Austria, dopo ha recentemente aperto un ufficio a Vienna, base per la sua espansione nel settore ferroviario del Vecchio continente.

Ma tra gli affari segnalati da Datenna ce n’è anche uno che ha portato a Crrc un’altra azienda italiana. È datato 2017 (cioè l’anno prima di quello Alpi Aviation) e ha riguardato Blue Engineering, realtà torinese specializzata in ICT e in progettazione e ingegnerizzazione di veicoli aerospaziali, automobilistici, navali e ferroviari, “promosso” nel 2019 centro di ricerca italiano di Crrc. Che ha acquisito il 65% dell’azienda; un 10% è passato al gruppo delle infrastrutture Cmc; un altro 5% a un’altra cinese, Genertec, specializzata nel veicolare investimenti cinesi in Italia; il rimanente 20% è rimasto ai soci fondatori.

“Nasce la ferrovia della Seta: si rafforza il legame Italia-Cina dopo l’intesa tra [Giuseppe] Conte-[Xi] Jinping”, scriveva Italia Oggi celebrando l’affare nel 2019 dopo la firma tra Italia e Cina sul memorandum sulla Via della Seta. Sul sito di Blue Engineering si legge che da sempre l’azienda “ha superato le frontiere tecnologiche e geografiche. Il nostro sviluppo qualitativo ed esteso è dovuto a questa visione: il nostro centro è in Italia così come in Turchia e in Cina”. L’azienda lavora con gli impianti delle controllanti a Tangshan, a Sud di Pechino. L’obiettivo di quell’operazione, come fu spiegato allora, era facilitare l’accesso alle tecnologie e ai mercati europei per le aziende cinesi.

“Al momento”, diceva l’amministratore delegato Mohammed Eid, “i piani di sviluppo per il settore ferroviario sono più che rosei, per l’automotive stiamo lavorando, l’aerospazio sarà la nostra area di sviluppo per l’anno prossimo. I nostri partner si stanno dimostrando aziende estremamente serie, sensibili con una forte voglia di farci crescere”, aggiungeva.

Ecco, invece, uno degli avvertimenti lanciati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in un recente rapporto sulla forza militare cinese: “Gli sforzi industriali e tecnologici della Repubblica popolare cinese” sono “influenzati dalla politica di integrazione civile-militare”, che rappresenta una vera e propria strategia nazionale, e “coinvolgono Made in China 2025, che stabilisce obiettivi” di Pechino “per raggiungere una maggiore autosufficienza in aree industriali chiave come l’aerospaziale, le comunicazioni e i trasporti”.

Nel riepilogo delle notifiche pervenute contenuto nella relazione al Parlamento in materia di esercizio dei poteri speciali che riguarda il periodo che va dal 1° luglio 2016 al 31 dicembre 2018 non si trova traccia dell’affare che ha portato Blue Engineering nelle mani di Crrc. Non sta a noi valutare se al momento dell’affare le attività dell’azienda torinese l’avrebbero fatta rientrare nel quadro normativo dei poteri speciali. Qual che appare evidente è che l’Italia ha lasciato nelle mani del governo cinese un altro gioiello.

Formiche.net ha contattato Bue Engineering in merito a questo articolo.

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