L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 novembre 2021

La guerra covid, che non è finita, lascerà morti e feriti per strada. Si va verso la distruzione dell'assistenza pubblica, l'eliminazione dell'istruzione è già a buon punto, spenderemo sempre di più il poco reddito che abbiamo per alimentarci. Per quanto riguarda le vaccinazioni stiamo costatando che lasciano buchi, ti infetti, infetti, ti ammali, tant'è che occorre la terza dose, ma sicuramente in arrivo la quarta e così via. Di cure non se ne parla ne se ne vuole parlare. Il CROLLO CLIMATICO, pare che sia già abortito prima di nascere e puntare sul digitale/servizi relegando l'industria e l'agricoltura come ancelle non porta da nessuna parte. Aiuto, liberiamoci dai ricchi che sono apologetici con la pelle delle masse

Ora i Paesi lavorino insieme come fecero dopo la guerra

di Melinda French Gates | 09 novembre 2021

Gli effetti di una ripresa disuguale sarebbero catastrofici e duraturi per chi rimane indietro

Nei tre decenni anteriori alla pandemia di Covid-19, il mondo ha fatto grandi passi avanti per ridurre la povertà estrema, la fame e la diffusione di malattie prevenibili. È un progresso che merita di essere celebrato, frutto del duro e necessario lavoro condotto da governi, imprese, Ong e da tantissime persone che lottano contro le disuguaglianze nel mondo. Ma oggi, dopo oltre un anno e mezzo di pandemia, le prospettive mondiali per i prossimi anni rischiano di essere ben diverse.

A causa del Covid-19, quasi 31 milioni di persone, fra cui molte donne e bambini, sono cadute in condizioni di estrema povertà. E se alcuni Paesi cominciano a vedere all’orizzonte una ripresa economica di lungo periodo, questa prospettiva non è affatto generale: secondo i dati della Banca Mondiale, è probabile che il 90% delle economie avanzate tornino entro il 2022 ai livelli di reddito pro capite pre-pandemia, mentre solo per un terzo dei Paesi a basso e medio reddito la ripresa sarà altrettanto rapida.

Gli effetti di una ripresa disuguale saranno catastrofici e duraturi per chi rimane indietro e, attualmente, troppe persone corrono questo rischio. Le popolazioni di aree come l’Africa sub-sahariana potrebbero subire un decennio o più di redditi più bassi, debiti più alti, minori opportunità di istruzione e di lavoro, e aumento della mortalità.

Senza interventi urgenti, perderemo una generazione di progresso, e perderemo anche la nostra occasione di costruire sistemi migliori, più giusti e più equi quando la pandemia sarà finita. Quindi dobbiamo agire. Subito. I governanti devono iniziare a collaborare per creare una ripresa economica globale inclusiva che si concentri sulle persone più vulnerabili. Ciò richiede azioni incisive in tre campi principali.

Primo, investire nella salute, nell’alimentazione, nell’istruzione, e non solo. Gli investimenti a lungo termine nella vita e nei mezzi di sussistenza delle persone creano maggiori introiti per le famiglie, un reddito nazionale più alto e società più stabili. E ci prepareranno ad affrontare meglio future crisi sanitarie. Consideriamo l’effetto della pandemia sull’alimentazione mondiale: entro il 2022, le perturbazioni dovute alla pandemia potrebbero causare un aumento della malnutrizione infantile di 9,3 milioni di casi e un aumento della mortalità infantile di 168.000. È sconvolgente. Dobbiamo condurre azioni di provata efficacia per combattere la malnutrizione, soprattutto perché questo problema sarà ulteriormente esacerbato dal cambiamento climatico. Per quanto riguarda la lotta contro le malattie endemiche come l’Hiv, la tubercolosi e la malaria e per far sì che in tutto il mondo i bambini siano vaccinati contro le malattie prevenibili, abbiamo visto quanto sia importante continuare a investire in approcci multilaterali collaudati, come Gavi, la Vaccine Alliance e il Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria.

In secondo luogo, bisogna estendere l’accesso alle opportunità economiche. Questo significa concentrarsi sulla ripresa economica delle donne attraverso investimenti nel caregiving, nell’inclusione finanziaria e nei dati relativi al genere. Oggi, ci sono 13 milioni di donne in meno che lavorano rispetto ai livelli pre-pandemia. Per la ripresa, dobbiamo accelerare la R&S per sviluppare un’agricoltura resiliente e intelligente dal punto di vista climatico, in modo che gli agricoltori possano migliorare la resa dei loro raccolti malgrado il cambiamento climatico. E dobbiamo investire nella trasformazione digitale e in altre aree che possono creare nuove opportunità economiche per un maggior numero di persone, in particolare donne e giovani.

In terzo luogo, le politiche devono essere orientate verso una crescita inclusiva e la fornitura di servizi per tutti. Sviluppando sistemi fiscali più equi, i Paesi possono ottenere entrate a lungo termine da reinvestire nell’economia sotto forma di servizi pubblici e infrastrutture migliori. Inoltre, raccogliendo dati intelligenti, i governi possono orientare gli stanziamenti più efficacemente verso coloro che hanno subito più duramente la crisi, in particolare le donne.

Questi tre campi di intervento sono senza dubbio ambiziosi, il che fa sorgere una domanda: il mondo è in grado di finanziarli tutti? La risposta è sì, se i ministri delle Finanze e i politici ragionano in modo innovativo, agiscono con coraggio e lavorano insieme, come hanno fatto dopo la Seconda guerra mondiale. Un approccio tradizionale non sarà all’altezza di una situazione straordinaria.

Siamo in un periodo che offre molte opportunità per rivitalizzare istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale e altre. Per esempio, a dicembre, tutti i governi del mondo avranno la possibilità di finanziare un’ambiziosa ricostituzione dei fondi dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo in occasione della sua ultima sessione per i donatori. Devono farlo.

Attualmente, il Fondo Monetario Internazionale mette a disposizione degli Stati membri 650 miliardi di dollari di Diritti Speciali di Prelievo per attutire le conseguenze economiche del Covid-19 e per finanziare la ripresa. Ma poiché i Dsp sono assegnati in proporzione alle dimensioni delle economie nazionali, oltre il 60% dei fondi sono andati a Paesi con economie avanzate.

Durante il recente Leaders’ Summit a Roma, i Paesi del G20 si sono impegnati a restituire ai Paesi vulnerabili 100 miliardi di dollari dell’importo complessivo in Dsp emesso dal Fmi. Quando parlerò domani al Forum per la Pace di Parigi, chiederò ai Paesi più ricchi di seguire l’esempio di Francia, Italia, Spagna e altri che si sono già impegnati a riassegnare rispettivamente il 20% dei loro Dsp ai Paesi più poveri nel mondo. Se vogliamo raggiungere i 100 miliardi di dollari di donazioni e, così facendo, proteggere l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone, dovremo essere più ambiziosi e più veloci, con impegni di aiuti ancora superiori da parte di un maggior numero di Paesi.

Abbiamo un’opportunità unica di riprendere il progresso verso molti dei nostri obiettivi di sviluppo comuni. Possiamo tracciare un cammino verso una ripresa più inclusiva e duratura, che conduca il mondo a una maggiore uguaglianza globale. Ma dobbiamo agire in modo deciso. E dobbiamo agire rapidamente. Prendiamo adesso le decisioni giuste per tutti noi, e per le generazioni future.

Co-presidente della Bill and Melinda Gates Foundation

Nessun commento:

Posta un commento