L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 novembre 2021

L'ideologia dei vaccini sperimentali incontra delle serie resistenze al suo avanzare

Cadice insorge contro la dittatura economico – sanitaria



Qualche giorno fa la Corte Suprema dei Paesi Baschi ha vietato il certificato di vaccinazione perché esso viola il diritto fondamentale alla libertà di riunione, alla libertà di movimento o persino alla libertà di espressione ed è per giunta del tutto incongruo vista l’alta percentuale di vaccinati. Ma c’è anche un’altra Spagna che si ribella dal basso e che sembra stia per innescare una vera e propria lotta di classe: nell’immagine sopra il post si vede una manifestazione per le strade del quartiere operaio di Cadice , Río de San Pedro: per otto giorni, da martedì 16 novembre 2021, migliaia di lavoratori metalmeccanici nella provincia meridionale spagnola hanno iniziato uno sciopero a tempo indeterminato chiedendo aumenti salariali in linea con l’aumento del tasso di inflazione del paese. Ma non sono solo i metalmeccanici: gli scioperi di solidarietà si diffondono in tutta la provincia di Cadice e anche le rappresentanze studentesche si sono unite allo sciopero che ha un amplissimo sostegno nella regione con il più alto tasso di disoccupazione in Spagna ( 23% ) e oltre il 40% di disoccupazione giovanile. I sindacati riferiscono che il 98% dei lavoratori è in sciopero poiché la rabbia è diffusa in tutta la regione.

Ma anche nel resto della Spagna cortei e manifestazioni si moltiplicano: i camionisti hanno indetto uno sciopero di tre giorno sotto Natale per l’aumento dei prezzi del diesel, mentre i lavoratori del settore automobilistico hanno organizzato per i prossimi giorni, una protesta a Madrid per la chiusura degli impianti causata dalla carenza di chip per auto. Inoltre, associazioni di consumatori hanno già dato vita a diverse marce contro l’aumento delle bollette dell’elettricità e persino i parrucchieri hanno organizzato scioperi e sit-in per chiedere aliquote IVA più basse. Quello che hanno in comune è l’aumento del costo della vita. Allo stesso tempo, la Spagna rurale è di nuovo mobilitata contro i prezzi troppo bassi bassi che gli intermediari pagano per i loro prodotti e dall’aumento dei costi di produzione, motivo per cui anche gli agricoltori stanno pianificando le loro proteste. Secondo El Pais, i prezzi dell’elettricità sono aumentati del 270%, quelli del diesel per trattori del 73%, dei fertilizzanti del 48%, dell’acqua del 33% e delle sementi del 20%.

La situazione di Cadice è comunque emblematica perché la protesta si è trasformata in una ribellione contro le burocrazie sindacali che avevano firmato senza colpo ferire un accordo per la chiusura della fabbrica Airbus e solo quando si sono accorte di star perdendo definitivamente qualunque consenso hanno indetto, obtorto collo, uno sciopero generale a tempo indeterminato. E poi c’è la polizia che sta alimentando le tensioni con i suoi violenti tentativi di reprimere lo sciopero: la polizia ha marciato verso le fabbriche occupate e ha attaccato operai e studenti non solo con manganelli e gas lacrimogeni, ma anche con proiettili di gomma e blindati. Nonostante i violenti attacchi, i lavoratori di Cadice mantengono la loro posizione erigendo barricate in tutta la città per bloccare le vie strade e ponti di accesso alle raffinerie: la polizia è stata ripetutamente respinta. Ora non c’è alcun dubbio che le proteste contro gli aumenti dei prezzi e le chiusure delle fabbriche sono intrinsecamente anche contro la gestione autoritaria e mistificatoria della narrazione pandemica che ha poi portato al vertiginoso aumento dei prezzi e dunque si assiste alla saldatura tra lotta di classe e lotta contro la dittatura sanitaria che sono poi due aspetti della stessa medaglia.

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