L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 novembre 2021

L'inflazione "transitoria" fa proclamare una rivendicazione salariale che ricopra interamente la perdita

Lo staff Bce chiede maggior adeguamento legato all’inflazione. Non era transitoria?

24 Novembre 2021 - 20:57

L’Eurotower invita alla pazienza nei confronti dei prezzi ma con i salari degli altri. Il sindacato dei dipendenti batte cassa e chiede più dell’1,3% di aumento proposto: «Noi non generiamo spirali»


Parafrasando il sommo poeta Stefano Ricucci, sono tutti bravi a invocare pazienza verso l’inflazione. Con il salario degli altri, però. Nel giorno in cui Fabio Panetta, membro del board della Bce, tornava a invocare attendismo e sangue freddo di fronte a prezzi solo transitoriamente in overshooting, la International and European Public Services Organisation (IPSO) decideva di abdicare alla virtù dei forti e puntava i piedi: l’aumento salariale proposto dalla Bce dell’1,3% è troppo poco, a fronte di un’inflazione salita sopra il 2% in tutta l’eurozona.

Insomma, mentre Christine Lagarde e soci predicano bene, in casa loro si razzola malissimo. E mettendo nero su bianco il contesto in cui viene mossa la rivendicazione: Quanto proposto non protegge più gli stipendi dall’erosione dell’inflazione, tanto che la discrepanza tra quanto proposto e il reale costo della vita si sostanzierà in una perdita permanente di potere d’acquisto. Che screanzati, nessuno li ha avvisati che l’inflazione è solo transitoria? Certo che sì. Il problema è che il sindacato dello staff Bce pare non crederci: Anche se l’aumento dei prezzi dovesse avere natura temporanea - come tutti noi speriamo - non abbiamo comunque garanzie di recupero delle perdite in cui si incorrerà. La Bce non è in grado (o non ha la volontà) di proteggere il suo stesso personale dall’impatto dell’inflazione?

Insomma, un misto fra la logica del Marchese del Grillo e un’impietoso atto di sfiducia verso il proprio datore di lavoro e le sue scelte. Le quali, però, hanno conseguenze dirette su qualche decina di milioni di cittadini europei e non solo su qualche centinaio di dipendenti dell’Eurotower. Infine, la perla. Interpellato da Bloomberg al riguardo, Carlos Bowles, vice presidente dell’IPSO ed economista della Bce, ha offerto la sua particolarissima visione del mondo, diviso in maniera salomonica fra dipendenti della Bce e comuni mortali: Noi non creiamo inflazione o una spirale rialzista sulle dinamiche salariali, se vediamo allineati i salari dei dipendenti Bce con l’inflazione. Se la Bce ha un qualche ruolo da giocare nella partita sui prezzi, questo deve essere esercitato tramite la politica monetaria e non attraverso il meccanismo utilizzato per l’adeguamento degli stipendi del suo staff.

Come dire, l’erosione del potere d’acquisto di tutti gli altri è argomento che può essere liquidato con la favoletta della transitorietà ma noi non abbiamo l’anello al naso e un bel ritocchino lo vogliamo subito. Decisamente un esempio edificante, un viatico alla tranquillità in attesa delle decisioni del board del 15-16 dicembre. Ma questo grafico

Andamento del prezzo degli alimenti base per il pranzo di Thanksgiving Fonte: Financial Times

ci dice che, comunque sia, al mondo c’è sempre qualcuno che sta peggio di te. O, quantomeno, è nelle tue stesse condizioni. Ecco infatti il sobrio aumento nel carrello della spesa che lo statunitense medio ha dovuto sopportare per allestire il pranzo di domani, Giorno del Ringraziamento. Anche in questo caso, il neo-riconfermato Jerome Powell non avrebbe dubbi, né remore nel ribadire a tutti come si tratti di mera transitorietà e che, quindi, non è il caso di farsi andare di traverso il tacchino. Guardando il bicchiere mezzo pieno, quasi sicuramente il pranzo di Thanksgiving del 2022 sarà più a buon mercato. Forse.

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