L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 novembre 2021

L'Occidente dopo aver braccato e ucciso Gheddafi come una bestia farà di tutto, soprattutto con mezzi subdoli per impedire l'elezioni di Saif al-Islam

ESTERI
Mercoledì, 17 novembre 2021
Libia, Haftar contro Gheddafi Jr. Si muovono anche le potenze, rischio caos

Il 24 dicembre si dovrebbe votare per le presidenziali libiche. Il generale sfida il figlio del raìs, ma dietro i candidati ci sono anche le potenze straniere


Il generale Haftar contro il figlio di Gheddafi: le elezioni in Libia è roba da uomini forti

Le elezioni per la presidenza della Repubblica, certo. Ma prima ancora si svolgerà un altro voto fondamentale per l'Italia. Anche se non si svolge in Italia. Si tratta delle elezioni presidenziali in Libia, programmate per il prossimo 24 dicembre. Una vigilia di Natale movimentata per un paese cruciale per gli equilibri geopolitici del nord Africa e del Mediterraneo, con un diretto impatto dunque anche e soprattutto sull'Italia. E tra i candidati ci sono anche volti forti, anzi fortissimi. Da Gheddafi Jr. al generale Haftar, il rischio che emerga un presidente divisivo è alto, con il rischio che il caos interno che ha portato a un aumento vertiginoso degli sbarchi di migranti in Italia si ripeta di nuovo.
Libia, dopo averci provato con le armi ora Haftar ci prova alle urne. Con l'appoggio più o meno segreto di partner esteri

I due candidati più noti sono certamente Haftar e Gheddafi. Il primo aveva provato a prendere Tripoli con le armi, ci riproverà ora dalle urne. L'uomo forte della Cirenaica ha deciso di scendere nell'agone politico e sfidare Saif al-Islam Gheddafi, subito dopo che il figlio del raìs aveva sciolto le riserve sulla sua partecipazione al voto. "Dichiaro la mia candidatura alle elezioni presidenziali, non perché corro dietro al potere, ma per condurre il nostro popolo alla gloria, al progresso e alla prosperità", ha dichiarato il Haftar in un discorso pronunciato in diretta tv e atteso da oltre due mesi: ossia da quando, a settembre, si era autosospeso da ogni incarico militare palesemente per rispettare un requisito della legge sulle presidenziali libiche.

"La Libia è a un punto di svolta. O si opta per la libertà e l'indipendenza, o per la corruzione e il caos", ha detto Gheddafi. Un netto cambio di tono rispetto a quanto diceva in precedenza, cioè che "la Libia non è ancora pronta per la democrazia". Sostenuto in maniera esplicita dalla Russia, dagli Emirati Arabi Uniti e dall'Egitto e in maniera implicita dalla Francia, Haftar ha diversi amici internazionali che potrebbero vedere di buon occhio una sua vittoria che di fatto rovescerebbe a livello ufficiale il debole governo di Tripoli sostenuto da Nazioni Unite e Italia. Quella di Haftar è però percepita come una figura controversa e divisiva, rispettato e anche amato a est, ma disprezzato a sud e a ovest della Libia.

Elezioni Libia, gli Usa non vogliono Gheddafi Jr.

Anche Gheddafi Jr. non sembra avere il carisma del padre. Senza contare che Saif è accusato dalla Corte penale internazionale dell'Aja di crimini contro l'umanità. La sua candidatura sta scatenando diverse polemiche. Gli Stati Uniti in particolare sono contrari a un ruolo per Gheddafi Jr. nel futuro governo della Libia. Lo ha detto esplicitamente il portavoce regionale del Dipartimento di Stato americano, Samuel Werberg, citato dal Libya Observer. Anche se qualche tempo fa Mosca aveva fatto trapelare il sostegno a Gheddafi, compreso quello "implicito" dell'Italia. Difficile però che per la comunità internazionale sia accettabile il ritorno della famiglia che si è deciso di radere al suolo.

Elezioni Libia, tutti gli altri candidati. Le Nazioni Unite puntano su Maitig?

Ma i candidati sono tantissimi e con esperienze variegate. C'è per esempio l'ex premier Ali Zeidan, in carica tra il novembre 2012 e il marzo 2014. Oppure l'ex vicepremier Ahmed Maitig, già vicepresidente del passato Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale dell'allora premier Fayez al-Sarraj. Uomo d'affari che proviene da una potente famiglia Misurata di origine turca, Maitig è noto per le sue idee liberali e moderate. Maitig, 49 anni, fu eletto premier per pochi giorni nel maggio 2014 ma si dimise il mese dopo per una controversia sulla propria nomina. Potrebbe essere lui un nome buono per la comunità internazionale. In corsa anche un attore comico, Hatem al-Kour, il capo del comitato direttivo del partito 'Progetto nazionale' ed ex ministro dell'Industria, Fathi bin Shatwan, l'ex ambasciatore libico negli Emirati Arabi Uniti, Aref Al-Nayed. E ancora: l'ex ministro dell'Interno Fathi Bashagha, il leader del Partito per la pace e la prosperità, Muhammad Khaled Abdullah Al-Ghweilm, l'ex ministro dell'Istruzione Othman Abdul Jalil e Fathi bin Shatwan, capo del Comitato direttivo del Movimento nazionale, già ministro dell'Industria prima della Rivoluzione del 2011.

Elezioni in Libia e rischio caos, lo spettro degli sbarchi e dell'instabilità sull'Italia

Ma c'è anche chi scommette che le elezioni alla fine non si svolgeranno anche per la grande distanza e differenza tra candidati così divisivi. Haftar d'altronde resta un militare, Gheddafi potrebbe in realtà mirare a cementare la sua presa nel Fezzan. Insomma, il rischio è che in molti corrano per spartirsi potere e pezzi di territorio libico, ma in assenza di una visione di carattere nazionale e unitaria. Col rischio che ci si ritrovi peggio di prima. Il tutto menre Luciana Lamorgese ha ribadito che i flussi di migranti sono un "problema sovranazionale", citando i numeri relativi al 2021, con 59 mila arrivi in Italia. "I temi migratori occupano un posto eminente nell'agenda politica del governo", ha detto Lamorgese. "La stabilizzazione della Libia e' una condizione indispensabile: è fondamentale che la transizione istituzionale in quel paese possa compiersi con le elezioni del 24 dicembre". La speranza esiste, la certezza no.

Nessun commento:

Posta un commento