L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 novembre 2021

Molti hanno scelto, per paura di morire da vivi, di vivere da morti



16:18 - 19/11/2021
Di Luca Franceschi –

VITA E MORTE
Dottor Fusaro, le cito al volo alcune sue parole (che ha pronunciato da Arco di Trento in diretta video su VisioneTv): «Oggi si fa coincidere la mera sopravvivenza ed in nome della mera sopravvivenza si limitano tutti gli altri aspetti veri della vita, come la cultura, ma si tratta di una sopravvivenza amorfa.
Abbiamo rinunciato alla libertà ai diritti alle relazioni per paura di perdere la vita e rinunciando a dare degna sepoltura ai nostri morti. Per paura di perdere il corpo rinunciamo all’anima e non siamo più umani».

La domanda pertanto è: l’italiano che si è sempre ispirato al cristianesimo, si trova ora smarrito nel valutare con equilibrio il rapporto vita-corpo con morte-trascendenza?

Come ho cercato di mostrare nel mio libro “golpe globale. Capitalismo terapeutico e grande reset”, l’uomo occidentale, in balia del nichilismo, non crede più in nulla se non nella salvezza del corpo, vale a dire nella salute. La Salus come salvezza è stata abbassata al livello della Salus come salute del corpo e anche la Chiesa Cattolica pare essersi convertita alla nuova religione terapeutica. Sulla paura di perdere la vita si è creato un regime di terrore, un Leviatano Tecnosanitario che limita le libertà ed i diritti promettendo in cambio salute e protezione della vita. Ciò vale a livello globale, poiché si tratta di un golpe globale, di una ristrutturazione autoritaria dell’intero modo capitalistico della produzione, da Roma a Sydney, da Berlino a Nuova York.

SANITÀ
Sempre dall’estratto tv che la riguarda, lei ha evidenziato questo concetto: «Oggi si fa coincidere la salvezza (“Salus” in latino”) con la “Salus” come salute, quindi in nome della mera sopravvivenza si può rinunciare a tutto». Ha anche ricordato in diretta video che “La parola “asintomatico” prima del 2020 non esisteva, c’era il termine “portatore sano” e tale trasformazione fa sì che oggi siamo sani ma ogni 48 ore dopo il tampone regrediamo allo status di potenziali malati”.
In questi due anni di pandemia mondiale vi sono dei dati della malattia mentale che il Covid ha indirettamente ingenerato nella società?

Psicologi e psichiatri sono stati purtroppo troppo poco ascoltati in questi due anni. Gli psicologi, ad esempio ci hanno puntualmente segnalato i disagi, i disturbi, le sofferenze cagionate dalla gestione dell’emergenza a colpi di lockdown e di misure stringenti, che in casi estremi lungi dal proteggere la vita l’hanno annientata, come suffragato dall'aumento esponenziale dei suicidi anche nei giovani in relazione alla vita compressa e disarticolata, in nome del nuovo ordine sanitario.

ISOLAMENTO
Lei ha sottolineato alcuni modi di vivere che da anni condizionano il mondo intero, parlando di «Smartworking che porta l’uomo a divenire un monaco digitale rinserrato nella propria stanza nella solitudine telematica”; ha sottolineato il “Controllo della popolazione con l’obbligo di “green pass” che a sua volta ingenera l’ “effetto Sarajevo” tra cittadini il quale porta a sua volta “Al conflitto sociale tra le classi”.
Trova che quanto lei sostiene sia in parte ciò che si è letto nel libro di George Orwell “Big brother – 1984”, pubblicato nel 1949?

Se oggi si rilegge Orwell nel quadro del nuovo capitalismo terapeutico, egli appare ampiamente come un dilettante. In questi giorni siamo decisamente al di là di Orwell. Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’emergenza sanitaria: sono in atto i laboratori di produzione ampiamente orwelliani di una nuova società, di una nuova economia e di una nuova politica.

MONDO DIGITALE
Lei ha descritto il nostro esistere come “una dittatura che ci fa vivere con il cellulare in tasca e perennemente controllàti per temperatura corporea e tamponi, concludendo con un’affermazione forte: “Il capitalismo distrugge la società e disgrega la trascendenza a favore di ciò che è merce o consumo, favorendo l”espulsione dell’altro dalle nostre vite”.
L’uomo e la donna di oggi, a sua avviso, quanto sono consapevoli dei rischi che l’isolamento fisico e informatico stanno portando nelle nostre vite?

Mi pare che ad oggi il grado di consapevolezza sia ancora molto basso. La società che sta prendendo forma si regge sul combinato disposto di distanziamento sociale e tecnologia digitale: atomi sociali distanziati e collegati solo via Internet, l’epoca delle solitudini telematiche in cui ciascuno è rinserrato nella propria casa ed è connesso virtualmente col mondo intero. Ma realmente isolato da tutto e da tutti

“HOMO HOMINI VIRUS”
Da filosofo lei ad Arco di Trento pochi giorni fa ha definito l’individuo moderno quale soggetto che a causa del Covid ha “Paura di morire da vivo e pertanto sceglie di vivere da morto”, aggiungendo che “L’altro è un nemico da escludere anche se che -paradossalmente- lo ami al punto che siamo arrivati a non fare le visite a nonni”. Ed ha concluso con un’affermazione forte: “ Il capitalismo distrugge la società e disgrega la trascendenza a favore di ciò che è merce o consumo, favorendo l’espulsione dell’altro dalle nostre vite”.
Come consiglia di “combattere” il “lupus” della paura, della malattia, della morte, dell’isolamento umano?

Io dico che la legittima paura di perdere la vita non può prevalere sul desiderio di una vita libera e dignitosa. Anche perché poi la paura di perdere la vita non ci impedisce di morire: ci impedisce però di vivere punto e molti dei nostri connazionali hanno scelto, per paura di morire da vivi, di vivere da morti. Ritengo Dunque che dobbiamo liberarci dalla morsa della paura ritornare a vivere, ben sapendo che la morte fa parte della vita e che l’idea di una vita del tutto protetta dalla morte è un puro controsenso. Che peraltro produce assetti dispotici e distopici: l’idea di una protezione totale della vita si capovolge in dispositivi totalitari di controllo della vita stessa.

Estratto video visibile al LINK, (intervento filosofo dottor Diego Fusaro: da 1.18.10 a 2.07.43)

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