L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 novembre 2021

Non è facile ma è necessario acquisire una visione d'insieme della totalità della riproduzione sociale. Grazie ai semi piantati in terra da Costanzo Preve si è potuto avere la possibilità di vedere crescere piantine che con il tempo si sono irrobustite e possono vivere in autonomia ed indipendenza. 1973, La qualità umana di Aurelio Peccei lì c'è tutta la strategia che oggi viviamo. Risorse finite crescita limitata, il superfluo deve essere tagliato, eliminato

27 November 2021 

L’onda lunga

di lorenzo merlo

Nel gioco “unisci i puntini” compare una figura che mai si vede finché si guardano i singoli passaggi.

Si può credere che le autorevoli voci scientifiche, filosofiche e della società civile contrarie al vaccino come sola risoluzione del problema del Covid-19, sostenitrici delle cure domestiche, ipotizzanti di una regia extra sanitaria, intenta alla rivisitazione socio-economica del mondo e alla riduzione della popolazione, non siano giunte al tavolo del Governo? Dei Governi?

Tendenzialmente no.

C’è allora da presumere che i Governi che promuovono l’emergenza ad oltranza e l’attuato stato socio-sanitario, siano marionette dirette a distanza da fili digitali dall’ignoto IP.

C’è da domandarsi cosa sia stato promesso ai passacarte della Stampa per disporre della loro quasi bulgara sottomissione.

È un’elementare premessa per arrivare a riconoscere che il problema inquinamento-ambiente-economia-demografia non poteva essere altrimenti risolto se non con strategia scacchistica.

Infatti quale società avrebbe mai potuto mettere in atto le riforme utili per ridurre inquinamento e popolazione? Quale società avrebbe mai accettato di venire sterilizzata o consensualmente decimata? Ci voleva un’idea. Per il bene del pianeta e di tutti i rimasti. E a qualcuno è venuta. Sono gli stessi che hanno trafitto la Terra a morte e lo spirito degli uomini si sono presi la responsabilità di porre rimedio al danno compiuto. Naturalmente in stile con la loro biografia predatoria. In ordine con l’intento di mantenere l’egemonia economica del mondo, quantomeno di non farsi fagocitare dalla Cina e suoi sodali.

Andare alla radice del problema non poteva non coinvolgere i quasi otto miliardi di persone che popolano la terra, oggi, vera fonte del problema ambientale. Forse più di quanto lo sia il capitalismo con la sua annessa produzione industriale e la quantità di emissioni urbane, private, sociali. Con cibo, risorse naturali e rifiuti si gioca alle tre carte, dove neanche il mazziere vince più. E lo sa.

Il progetto smaltitorio della moltitudine mondiale passa forse attraverso le nanotecnologie e le vaccinazioni. Da tempo la ricerca scientifica maneggiava i virus. Da tempo aveva fatto parlare chi era al corrente dei fatti in quanto fautore della ricerca stessa. Si trovano video datati di diversi anni addietro che riferiscono di futuri virus e pandemie. Si trovano affermazioni che sostengono che a questa pandemia ne seguiranno altre, più micidiali. Erano i prodromi dell’intento decimante, del quale stiamo assistendo alla fase Uno, nel quale siamo immersi. Fase necessaria per avviluppare di paura la maggioranza degli otto miliardi che siamo. In preda al rischio di morte, l’esitazione nei confronti del vaccino sarebbe stata minima, nonostante il siero fosse in ammessa fase sperimentale dalle medesime Case farmaceutiche, nonostante le autorevoli voci scientifiche contrarie e mai governativamente ascoltate. La maggioranza avrebbe ascoltato il coro globalista di Governi e Media d’informazione. E avrebbe dato dell’irresponsabile a chiunque avesse invece esitato, a chiunque si fosse posto qualche interrogativo in merito.

Tanta innocente adesione è un fatto apparentemente sopra la capacità di qualunque imbonitore, venditore o leader, ma del tutto comprensibile sapendo della forza economica dei pochi individui che detengono i Media sociali e d’informazione. Ulteriormente di facile evidenza se si considera che quella forza economica è pari a quella di Stati. Costituire lobby d’interesse, disporre di eserciti – cyber o d’altro tipo non cambia –, formare reggimenti di individui uniformati e sparpagliare intelligence capaci di comporre elenchi di fonti di fake news solo perché esprimevano domande e posizioni differenti, è stata cosa che è andata da sé. Del resto, per Big Data e soci, non si tratta di democrazie parlamentari. Nessuna burocrazia le infesta, nessuna politica le inceppa. E come potrebbe: svuotata di tutto tranne che di talk show e progetti ad immediata scadenza, irrigidita dal politically correct, attenta a se stesse, miope sui problemi degli ultimi, e non solo.

Se, come già abbiamo visto, assisteremo ad attriti o peggio, a scontri sociali, non sarà che una strumentalizzazione, un diversivo per distrarre la maggioranza dai puntini che collegati permettono di disegnare l’onda lunga sulla quale plana il Progetto. La modalità della guerra tra poveri, del divide et impera è imperitura e fiorente tra logiche egoistiche, le sole che siamo attualmente in grado di generare.

Se nei prossimi mesi assisteremo ad un tasso cospicuo di mortalità, oltre all’onda lunga si potrà anche vedere la chiusura del cerchio. Del primo cerchio. La paura sterilizzerà la creatività necessaria a mantenersi lucidi, per seguitare a riconoscere la regia di questi tempi tristi. (Ma anche idonei alla diffusione di consapevolezze evolutive).

Il Grande reset globalistico-socio-economico; la mitizzazione della tecnologia; l’apoteosi della digitalizzazione; la celebrazione del progresso nella corsa all’on line; la consacrazione della politica dell’accoglienza senza guardare al terreno identitario che essa decompone e manda al macero; non potevano essere raggiunti in tempi brevi. Nessuna politica sarebbe stata più veloce del virus, della malattia, della paura, della morte.

Intanto, marcia a pieno regime la formazione coatta della nuova intelligenza dei millenials. Vuota della cultura e della tradizione che hanno costituito le identità della precedente storia umana ma piena di agilità individualistica. Quanto mai idonea a creare élite e paria, a riorganizzare la piramide sociale sotto l’egida della flessibilità, del lavoro da remoto, dell’automazione, della precarietà, del reddito di cittadinanza. Del distanziamento sociale come ulteriore separazione e distinzione dall’altro. E della moltiplicata dipendenza dalla tecnologia. Con la quale è facile l’illazione su quanto sarà facile dominare società, individui, sentimenti. Su quanto saremo ricattabili. La dipendenza è il regno opposto a quello della libertà.

Siamo forse perciò all’inizio di uno storico epilogo. La cui parabola ha tempi imprecisati anche per chi sta in regia. E noi, diversamente da loro, non abbiamo che cenci e malridotte zattere. Difficile superare l’onda tanto anomala quanto prevedibile che da qualche parte si sta formando. Salvo cessare di dedicarsi ai diversivi ai quali, come sardine per i delfini nell’acquario, di solito dedichiamo passione e rabbia, energia e tempo.

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