L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 dicembre 2021

Dall'11 settembre del 2001, quando due aerei hanno fatto crollare tre torri, gli Stati Uniti hanno formalizzato la Strategia della Paura&Caos nel mondo e coerenti con questa anche nel Corno d'Africa deve sussistere il caos, sono fautori attivi per questo stato di cose

La guerra di Joe Biden in Etiopia
di Daniel Wedi Korbaria
14 dicembre 2021

“Quando un uomo con il fucile incontra uno con la pistola quello con la pistola è un uomo morto!” recitava la battuta di un film di Sergio Leone che, adattata a questa storia, si trasformerebbe in “quando un giornalista bianco incontra un professore nero…”

È incredibile come sia facile per un giornalista occidentale che voglia scrivere un articolo infame su qualche leader africano riuscire sempre a trovare un africano ben disposto a prestargli il suo volto nero di modo che non possa venire accusato di razzismo nonostante i toni troppo paternalistici! C’è sempre, per usare le parole di Malcolm X, il solito “negro da cortile” disposto a tradire i suoi fratelli rimasti nei campi di cotone. Ma quel che è peggio è che il giornalista lo trovi di alto rango, un po’ colto e con una cattedra accademica.

Il protagonista di questa storia è il Professor Uoldelul Chelati Dirar, professore associato di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Macerata che, in un’intervista a Panorama1 del 26 novembre 2021, mentre io mi trovavo ancora in Eritrea, racconta qualcosa di inverosimile sull’attuale situazione nel Corno d’Africa.

Ad intervistarlo è Elisabetta Burba, giornalista schierata con il Tplf (Fronte popolare di liberazione del Tigray) che, con i suoi precedenti articoli pubblicati da Panorama Online, aveva scatenato l’ira della numerosa comunità etiope in Italia che si è vista costretta a scrivere alla redazione in segno di protesta. La Burba, imperterrita, senza neppur degnarsi di dargli voce, ha continuato a scrivere della guerra in Etiopia.

“Il professore fa una lucida analisi della crisi che sta infiammando il Corno d’Africa” si legge nel suo ultimo pezzo ma secondo me, invece, Uoldelul è lontano dal capire l’attualità e la geopolitica non solo della sua terra natia ma dell’intero Continente africano poiché, molto banalmente, come fanno i mainstream media occidentali, dà la colpa della crisi etiopica esclusivamente ai due leaders del Corno d’Africa, il Primo Ministro Abiy Ahmed e il Presidente Isaias Afewerki.

Il Professore, dopo aver banalizzato l’accordo di pace del 2018 tra Etiopia ed Eritrea, del Premio Nobel per la pace ad Abiy Ahmed ha detto: “il Comitato del Nobel ha preso una cantonata” - in sintonia con alcuni giornalisti del media mainstream italiano. Domenico Quirico e Michele Farina, infatti, il Nobel ad Abiy Ahmed avrebbero voluto “strapparglielo”, anche se mai si erano sognati di fare altrettanto con Barak Obama che aveva bombardato sette nazioni sovrane.

Uoldelul dice che “alla luce degli sviluppi” del novembre 2020 quando scoppiò la guerra, il vero obiettivo della pace era la resa dei conti in Tigray. Secondo lui Abiy Ahmed voleva marginalizzare e ridurre il ruolo dei Tplf nella politica etiopica e Isaias Afewerki voleva uscire dalla situazione di marginalità in cui era finito. Quindi la guerra l’avevano iniziata i due leader e non il Tplf che pubblicamente aveva ammesso di aver iniziato una “guerra lampo”.

“Le testimonianze della popolazione parlano di cannoneggiamenti dal versante eritreo fin dai primi giorni degli attacchi” dichiara il Professore senza specificare di quale popolazione parlasse né di dove siano queste testimonianze. Nemmeno la giornalista fornisce tali prove. Viene spontaneo domandarsi quali siano i fatti per uno che dichiara: “Io sono uno storico: sono abituato a parlare con i fatti in mano”!

Il Professore, in Italia dal 1975, ha scordato l’effetto che fanno le bombe e i cannoni, se il 14 novembre 2020 si fosse trovato ad Asmara avrebbe udito i tre missili a lunga gittata lanciati dal Tplf sulla capitale e avrebbe potuto provare sulla propria pelle la stessa paura degli asmarini. Ricordo ancora l’espressione di mia madre mentre mi raccontava quel drammatico momento.

I Tplf avevano voluto internazionalizzare un conflitto interno all’Etiopia coinvolgendo l’Eritrea e, dopo altri razzi lanciati in vari quartieri di Asmara nei giorni successivi, sono riusciti nel loro intento.

“Un conto è vincere la guerra, un altro è vincerla cercando deliberatamente l’umiliazione dell’avversario, ricorrendo a forme di violenza sui civili drammatiche: dallo stupro sistematico delle donne, alle esecuzioni di massa, alla distruzione delle infrastrutture…” accusa il Professore, sposando in toto la propaganda di alcune organizzazioni internazionali e dei media mainstream occidentali con sede a Nairobi.

Già sette mesi prima di questa il Professore aveva rilasciato un’altra intervista al Corriere della Sera (2 aprile 2021)2 dove il giornalista Michele Farina ne sparò una grossa parlando di una certa Mona Lisa, una ragazzina che aveva raccontato di aver perso un braccio dopo un tentativo di stupro da parte di soldati etiopici incredibilmente trasformatisi poi in soldati eritrei. Tempo dopo si rivelò tutto falso poiché si scoprì che Mona Lisa era una miliziana Tplf ferita in guerra.

Per onestà intellettuale, un professore del suo calibro, invece di ripetere dogmaticamente la narrativa che, da un anno a questa parte, fanno i media mainstream occidentali (quali genocidi dei tigrini e blocchi di aiuti umanitari alla popolazione civile) avrebbe dovuto prendere in considerazione tutti gli autori esterni alla faccenda che invece stanno violentemente interferendo sulla crisi interna di un Paese sovrano come l’Etiopia. La sua “lucida analisi geopolitica” avrebbe dovuto essere più coraggiosa nel menzionare la vera protagonista del protrarsi della crisi etiopica: l’amministrazione del Presidente Joe Biden che gioca un ruolo importante nella destabilizzazione di tutto il Corno d’Africa.

Il Professore non solo non accenna all’accordo trilaterale di pace e cooperazione tra Eritrea, Etiopia e Somalia, un accordo che Biden considera pericoloso poiché il Foreign Policy Usa vorrebbe un Corno d’Africa reso perennemente instabile dagli specialisti Tplf per proprio interesse nazionale. Per questo la guerra in Etiopia e la inevitabile sconfitta dei Tplf: “costituisce una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti.”3 Come se l’Etiopia e il Corno d’Africa confinassero con gli Usa il Presidente americano considera la crisi etiopica “una minaccia alla sicurezza nazionale”!

Solo qualche giorno fa il portavoce dei Tplf Getachew Reda4 ha confessato in un’intervista a Tigray TV di aver ricevuto pressioni da Washington per rovesciare il governo democraticamente eletto di Abiy Ahmed: “Gli Usa e alcuni Paesi europei ci hanno chiesto di prendere la capitale Addis Abeba”. In effetti, il 3 novembre, ad un anno esatto dall’inizio della guerra, la CNN5 lancia la notizia che i Tplf e i loro alleati avevano circondato la capitale etiope. La falsa notizia fu rilanciata da tutte le redazioni occidentali in sincrona, con l’unico intento di creare caos, disordine e rivolta popolare. Successivamente anche l’Ambasciata Usa6 in Addis Abeba aveva invitato i suoi cittadini a lasciare immediatamente l’Etiopia anche con voli di linea: “Il Dipartimento di Stato esorta i cittadini statunitensi in Etiopia a partire ora”, un invito seguito anche da alcune ambasciate europee e dalle Nazioni Unite.

Dalla base militare di Camp Lemmonier di Gibuti il Generale Maggiore William Zana, Comandante della forza congiunta del Corno d’Africa, avverte di essere pronto ad intervenire militarmente in Addis Abeba per evacuare i cittadini statunitensi e di altre nazionalità.

Oramai è chiaro a tutti che da quando il Presidente Biden si è insediato alla Casa Bianca ha fatto di tutto per salvare i Tplf, sanzionando economicamente e militarmente sia il governo federale etiope che quello eritreo. Sta giocando tutte le sue carte per rovesciare Abiy Ahmed ritenuto un disobbediente ed un pericoloso panafricanista.

Nella sua analisi il Professore Uoldelul non coglie proprio questa peculiarità dei due leaders del Corno d’Africa ossia della loro comune visione che vede un’Africa libera dagli aiuti umanitari e fiduciosa nei propri mezzi di sostentamento, il famoso “Self reliance” appunto.

“Qualcuno dice che Abiy Ahmed è una marionetta nelle mani di Afewerki” dichiara la giornalista Burba e il Professore invece di alzarsi di scatto e andarsene, poiché un’affermazione così stupida non meritava alcuna risposta, non le chiede nemmeno chi sia quel “qualcuno”, e l’accontenta dicendo che il Primo Ministro è uno che è finito “in una trappola politica” del presidente eritreo, dandogli di fatto dello sprovveduto. Un giudizio, secondo me, troppo superficiale e non adeguato ad un uomo di cultura.

Egli ignora, o volutamente omette di dire, che ci sono milioni di etiopici ed eritrei nella diaspora che invece la pensano diversamente da lui e che assieme a somali, sudanesi e persino giamaicani, quasi quotidianamente, stanno manifestando il proprio dissenso contro l’interferenza degli Stati Uniti negli affari dell’Etiopia e del Corno d’Africa.

Per esempio su Twitter sta facendo grande eco il movimento popolare che, con l’hashtag #NoMore, sta conquistando adesioni in molti Paesi sia dell’Africa che dell’America Latina. Tutti insieme stanno dicendo mai più al colonialismo, all’imperialismo, alle fake news occidentali, all’interferenza delle grandi potenze negli affari interni di Paesi sovrani, mai più sanzioni e censura di voci africane come quella imposta da Twitter proprio ai fondatori del movimento #No More7 Simon Tesfamariam e Hermela Aregawi.

Sembra che il Professore, accecato da un inspiegabile odio nei confronti dei due leader africani, abbia perso un'altra buona occasione per mettere in discussione il proprio schieramento a favore dei Tplf, che altro non sono se non un piccolo gruppo di terroristi, mentre una popolazione di oltre 100milioni di africani continua a combattere al grido di #No More.

#No More anche alle menzogne dei giornali del mainstream italiano ai quali lui presta il suo volto africano.

Note
1 «Le grandi manovre dell’Eritrea nella crisi etiopica» https://www.panorama.it/news/dal-mondo/ruolo-strategico-eritrea-crisi-etiopia
2 Etiopia, 150 massacri per un Nobel: le vittime e l’orgoglio di Monna Lisa https://www.corriere.it/esteri/21_aprile_02/massacro-nobel-abiy-ae82cf7c-93e8-11eb-a162-c78b02fef827.shtml
3 Executive Order on Imposing Sanctions on Certain Persons With Respect to the Humanitarian and Human Rights Crisis in Ethiopia - SEPTEMBER 17, 2021 - PRESIDENTIAL ACTIONS https://www.whitehouse.gov/briefing-room/presidential-actions/2021/09/17/executive-order-on-imposing-sanctions-on-certain-persons-with-respect-to-the-humanitarian-and-human-rights-crisis-in-ethiopia/
5 Rebels threaten Ethiopian capital as UN slams atrocities committed in Tigray conflict https://edition.cnn.com/2021/11/03/africa/ethiopia-tigray-un-ehrc-investigation-intl/index.html
7 ‘We Will Not Go Away’: Twitter Suspends Ethiopian, Eritrean Accounts After Global #NoMore Protests https://sputniknews.com/20211130/we-will-not-go-away-twitter-suspends-ethiopian-eritrean-accounts-after-global-nomore-protests-1091125378.html

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