L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 dicembre 2021

Dolente o nolente Mosca ha inchiodato gli Stati Uniti/Nato di fronte alle proprie responsabilità, il documento scritto ha spostato obbligatoriamente il dibattito più avanti, non si può scappare o fare i finti tonti. Ci sono trattati firmati nel 1997, si vogliono ignorarli?

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NATO NEL CAOS/ Così il no alla “pace russa” divide ancor più Europa e Usa

Pubblicazione: 20.12.2021 - int. Carlo Jean

Gli Usa vogliono rafforzare la presenza militare della Nato nei paesi dell’ex blocco sovietico dell’Europa orientale, ma non tutti i membri europei sono d’accordo

Soldati russi al confine con l'Ucraina (LaPresse)

Non piace ai paesi occidentali membri della Nato la proposta del generale statunitense Tod D. Wolters, comandante supremo alleato per l’Europa, di rafforzare con 1.500 militari la presenza della Nato in Romania e Bulgaria. La situazione nell’Europa orientale è già molto tesa per via del problema ucraino e questa mossa, che Wolters giustifica come “una rassicurazione per le nazioni alleate della regione”, viene ovviamente vista da Mosca in chiave anti-russa, alzando così ancora di più la tensione già esistente.

Secondo Carlo Jean, esperto di strategia, docente e opinionista, “la mossa americana non è detto che sia in difesa dell’Ucraina, piuttosto potrebbe essere considerata come una reazione alla proposta, avanzata dalla Russia alla Nato, di ritirare ogni presenza militare dai paesi dell’ex blocco sovietico in Europa”, tornando così alla situazione del 1997. Una proposta, dice ancora Jean, “inaccettabile per la Nato, che non abbandonerebbe mai i paesi dell’Europa orientale entrati a far parte del Patto Atlantico”.

Rafforzare la presenza militare Nato nei paesi dell’ex blocco sovietico potrebbe, secondo lei, creare le condizioni per una spaccatura all’interno della Nato stessa, tra paesi europei occidentali e Stati Uniti?

Esistono già prese di posizione autonome da parte europea. Alcuni Stati occidentali, in particolare la Francia, cercano un’intesa con la Russia, in modo da allontanarla dalla Cina, al fine di poter realizzare, per così dire, un sistema paneuropeo di sicurezza. Ora invece gli Usa, con le tensioni in atto in Ucraina, rendono impossibile questa idea.

Perché?

È un’idea irrealizzabile perché la Russia non ha intenzione di porsi sullo stesso piano dei paesi europei, si ritiene superiore, è ancora legata alla vecchia idea dell’impero russo. Non vuole cioè perdere i vantaggi strategico-politici che derivano dalla sua superiorità militare.

Ma inviare nuove truppe Nato in Est Europa non rende questa tensione sempre più alta e pericolosa?

La mossa americana non è detto che sia legata all’Ucraina (?!?!). Può essere legata invece alle proposte russe di quel piano di pace, avanzato nei giorni scorsi, che prevede il ritiro delle infrastrutture militari della Nato dai paesi dell’Europa orientale alle condizioni presenti prima del 1997.

Un piano che la Nato non accetterà mai?

Sì, è un piano inaccettabile. Significherebbe abbandonare tutta l’Europa orientale e quella baltica e significherebbe mettere in crisi il collegamento strategico su armamenti nucleari e convenzionali tra Europa e Usa.

Secondo alcuni osservatori, la pressione di Putin sull’Ucraina sarebbe dettata soprattutto da motivi legati alla situazione interna, visto anche il calo di popolarità del presidente russo, che così intenderebbe riconquistare il sostegno del suo popolo. Che ne pensa?

Questo può essere. Le ragioni interne non sono mai separabili da quelle esterne e corrispondono alla visione della Russia come grande potenza mondiale che Putin ha sempre perseguito.

C’è poi tutta la problematica delle forniture di gas russo all’Europa, in particolare il gasdotto Nord Stream 2. L’acuirsi continuo delle tensioni fra Russia e Stati Uniti fa sì che a pagarne il prezzo per adesso siano solo gli europei. Anche qui c’è una spaccatura in atto fra Germania e Stati Uniti?

Attenzione, la Germania ha cambiato posizione sul Nord Stream 2, minacciando di bloccare il passaggio del gas come misura di ritorsione al posizionamento di truppe russe ai confini con l’Ucraina. Ai tempi di Trump c’erano forti pressioni sulla Germania perché interrompesse la costruzione di quel gasdotto, che avrebbe permesso ai russi di non far più passare il gas attraverso l’Ucraina, causando gravissimi danni economici a Kiev. Adesso il Nord Stream 2 è stato realizzato e si aspetta solo l’autorizzazione a iniziare il commercio del gas. Commercio che i tedeschi hanno ritardato, anche per migliorare i rapporti con gli Usa, che hanno assunto nei confronti della Russia un atteggiamento più deciso contro le loro pressioni in atto sull’Ucraina.

Questo cambiamento è legato alla fine dell’era Merkel, che aveva sempre tenuto un atteggiamento di apertura nei confronti di Mosca?

Sicuramente il nuovo ministro degli Esteri tedesco (Annalena Baerbock, ndr) è fortemente anti-russo. Può darsi che rispetto alla Merkel ci sia un irrigidimento della Germania. Cosa diversa è il nuovo cancelliere, Scholz, che invece si è espresso a favore del ritiro delle armi nucleari residue americane che sono sul territorio tedesco, cosa che porterebbe subito a una ondata anti-nucleare in Italia.

(Paolo Vites)

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