L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 dicembre 2021

Draghi, lo stregone maledetto, e con lui tutti i partiti non possono parlare di economia se non parlano di 'ndrangheta, eppure questa esiste e governa nella pubblica amministrazione ad alti livelli ed è pronta a papparsi i soldi che Euroimbecilandia ci ha dato in prestito

La mafia punta al Recovery. Ma il governo non ne parla
DIC 20, 2021 Gratteri, mafia


“Oggi in Europa l’Italia conta quanto il due di picche, almeno quando si parla di lotta alla mafia”.

A parlare di mafia è Nicola Gratteri, il procuratore di Catanzaro esperto nelle lotta alla ‘ndrangheta. Gratteri si riferisce “agli organismi internazionali di lotta alla criminalità come Eurojust, Europol, Interpol. Dove sono? In Olanda, all’Aja. Un anno e mezzo fa è stato istituito un organismo internazionale per contrastare la ‘ndrangheta, hanno aderito 32 Paesi. Dove è la sede? A Lione, in Francia. Questi sono elementi che fanno capire il peso politico che ha l’Italia in Europa quando si parla di lotta alle mafie. Il resto sono chiacchiere”, spiega Gratteri alla presentazione di “Complici e colpevoli” di Antonio Nicaso.

“Questo per le cosche è un momento magico. Sono mesi che non sento un rappresentante del governo o un parlamentare parlare di mafie: è come se il problema non esistesse. Le mafie non uccidono più, lo fanno solo quando è assolutamente necessario. Oggi hanno una nuova arma: la corruzione. Un dipendente pubblico per poche migliaia di euro firma documenti che non dovrebbe firmare. Ecco perché non si parla più di mafia: perché non spara più. Sono mesi che non sento un rappresentante del governo o un parlamentare parlare di mafie: è come se il problema non esistesse”.
Un clima magico per le cosche il momento attuale

“Visto che nell’agenda politica del governo non esiste un rigo sul contrasto alle mafie, vuol dire che la mafia non esiste. E invece esiste: in questo momento sta riflettendo su come potere sedersi a un tavolo già apparecchiato”.


“Nel corso di un secolo e mezzo di storia non è mai successo che le mafie siano state a guardare mentre gli altri mangiavano. Le mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere. Sono state presenti in tutte le grandi calamità e sono presenti anche oggi. Stanno ragionando su come appropriarsi di parte di fondi del Pnrr. È un problema vero e reale”.

La politica non conta nulla

“Il Parlamento conta sempre meno. Da quasi 20 anni si va avanti a colpi di fiducie, decreti legge, decreti legislativi e riforme – spezzatino. Un parlamentare può pure rilasciare qualche intervista, ma poi arriva il capogruppo e gli spiega che quel problema non è nell’agenda del partito. Intanto le mafie lavorano. “Riciclano denaro, che vuol dire inquinare il libero mercato e soffocare gli imprenditori onesti, che pagano le tasse e che a stento riescono a mettere i conti in pari. Eppure nessuno dice niente: vent’anni fa la gente sarebbe scesa in piazza. Oggi però è un momento particolare con quasi tutti i partiti che sostengono la maggioranza di governo”.

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