L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 dicembre 2021

e zumpapà e zumpapà formalizzata che l'inflazione "transitoria" è al 4,9% a Novembre. Previsioni prossimo anno raddoppiate, al 3,2%. Siamo in STAGFLAZIONE ma non tutti lo vogliono ammettere. Le banche centrali occidentali stanno lentamente virando per combatterla sapendo benissimo che dall'altra parte l'aspetta la depressione deflattiva. La Cina già da un anno è scesa sul sentiero di guerra e fa scoppiare le sue bolle in maniera controllata e sul mattone e sui tecnologici

17 Dicembre 2021
fonte:

Per l’Italia 4%,inflazione al 2,8%.Cruciali vaccinazioni e Pnrr

ROMA
di Domenico Conti (ANSA) – ROMA, 17 DIC – Il 2022 non sarà facilissimo per l’economia, stando alle previsioni delle banche centrali, con Bundesbank e Bankitalia che danno una sforbiciata al Pil e, per contro, alzano drasticamente le stime d’inflazione, che Eurostat conferma al 4,9% per l’Eurozona a novembre. La Bce aveva anticipato ieri un sorprendente, quarto rialzo consecutivo delle previsioni d’inflazione, quasi raddoppiate per il 2022 al 3,2% dall’1,7% indicato solo tre mesi fa. E’ l’effetto della volata dei prezzi energetici, e delle strozzature al commercio globale che hanno fatto schizzare le tariffe dei noli di container. E testimonia come lo shock pandemico rischi di lasciare una brutta cicatrice: molti colleghi non sono d’accordo con lui, ma Kennet Rogoff, ex capo-economista del Fmi e docente ad Harvard, su Project Syndicate oggi formula questa previsione per l’anno che verrà: “sarà una sfida per le banche centrali uscire dalla stagflazione”. La Bundesbank ha già portato pesantemente sul tavolo della Bce, non votando a favore del pacchetto annunciato ieri da Christine Lagarde, l’allarme per un’inflazione che in Germania prevede oltre la soglia del 2% da qui al 2024. E questo nonostante una crescita che ha ridimensionato per il 2021 (2,5% rispetto al 3,7% annunciato a giugno) e il 2022 (4,2% invece del 5,2%). I numeri di Bankitalia partono dal ‘boom’ del 2021, un 6,2% ben superiore al 5,1% indicato a luglio, frutto del rimbalzo dopo l’annus horribilis della pandemia, oltre che dello stimolo di bilancio e delle riforme. Ma per il 2022, nonostante gli aiuti europei con il Pnrr, c’è una frenata: 4%, non più il 4,4% indicato in estate. Effetto-base anche qui, ma non solo: pesano la “recrudescenza della pandemia” e le “tensioni nelle catene di fornitura globali” che stanno pesando nel trimestre in corso e si trascineranno sui primi mesi del prossimo anno. In più, rischia di pesare un’inflazione che Bankitalia ha dovuto aggiornare la sua previsione per il 2022 dall’1,3% al 2,8%, un livello che “conferma” i timori del Codacons che si aspetta rincari fino a oltre 1.100 euro per famiglia. Il risultato, come preannunciato ieri da Lagarde, è che l’area euro recupererà il Pil pre-pandemico agli inizi del 2022, non più a fine 2021: in ritardo rispetto agli Usa. E per l’Italia quel traguardo, che era atteso per gli inizi del nuovo anno, si trascinerà – secondo Bankitalia – al secondo trimestre. Il 2023 resterà comunque robusto (crescita alzata al 2,5%) e un 2024 a +1,7%. Anche se lo scenario, precisano da Via Nazionale, resta “fortemente dipendente dalle ipotesi sull’evoluzione della pandemia e sugli effetti delle misure di sostegno “. E dunque avanti tutta sull’attuazione del Pnrr, e sulle vaccinazioni, ma anche sullo stimolo di bilancio (con l’avallo di Bruxelles a manovre ancora espansive). Senza dimenticare la politica ancora accomodante della Bce, che però è sempre più sotto pressione: la Bank of England ha già alzato i tassi, la Fed si prevede lo farà nel 2022, la Bce riesce ad arginare il pressing dei ‘falchi’ solo perché le sue nuove previsioni indicano un’inflazione inferiore (e non di molto: 1,8%) all’obiettivo del 2% nel 2023 e 2024. E l’uscita dagli aiuti continua anche sul fronte bancario, dove oggi la Vigilanza Bce ha annunciato che non prorogherà oltre il 2021 la deroga che, a marzo 2020, aveva abbassato sotto il 100% il coefficiente di liquidità per le banche per aiutare le imprese. Ecco perché Rogoff, che è uno anche scacchista di fama internazionale, prefigura una partita difficile per le banche centrali. Strette fra l’esigenza di ricostituire un margine di manovra per la prossima crisi dopo un decennio di espansione monetaria, e una ripresa densa di incognite. (ANSA).

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