L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 dicembre 2021

Eurasia - Gli Stati Uniti non revocano le sanzioni e i colloqui obbligatoriamente segnano il passo. l'Iran non ha perso tempo e si è ben inserita nell'Organizzazione della Cooperazione di Shanghai


IN ATTESA DEI COLLOQUI SUL JCPOA L’IRAN RILANCIA LA SUA INDUSTRIA CON NUOVI PARTNER REGIONALI

9 Dicembre 2021

(Foto: CC BY-SA 4.0 MapChart.net).

di Silvia Boltuc * –

Mentre il mondo occidentale resta sospeso nell’incertezza sull’esito dei colloqui di Vienna che stentano a decollare, l’Iran continua la sua politica volta alla crescita dell’economia del paese e all’implementazione della sua industria e dei suoi corridoi energetici e commerciali stringendo accordi con attori regionali.
Il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti Ned Price ha affermato che Robert Malley, inviato speciale dell’amministrazione Biden sull’Iran e la sua delegazione prevedono di unirsi ai colloqui durante il fine settimana, sottolineando come l’amministrazione Biden stia dando alla diplomazia un’altra possibilità dopo gli scarsi progressi nelle discussioni della scorsa settimana.
Ciononostante, il portavoce del ministero degli esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha etichettato come segno di mancanza di volontà di trovare un accordo e scarsa serietà da parte di Washington la decisione di imporre nuove sanzioni a carico di una dozzina di funzionari e organizzazioni del governo iraniano per accuse di violazioni dei diritti umani proprio alla vigilia del nuovo turno di colloqui.
Nella giornata di oggi i colloqui riprenderanno proprio con due bozze dettagliate presentate dalla delegazione iraniana, una sulla revoca delle sanzioni statunitensi, l’altra sul rientro del paese nel Piano d’Azione Congiunto Globale (PACG).
Khatibzadeh ha sottolineato come le sanzioni che gli Stati Uniti e non solo continuano a non revocare, ma anzi, ad estendere ulteriormente, non costituiscono una leva a danno di Teheran che continuerà a spandere la sua rete di rapporti commerciali ed infrastrutturali con i paesi euroasiatici a scapito di possibili partner europei.
A conferma di ciò vi è ad esempio l’importante partnership recentemente siglata con una società emiratina specializzata in fonti di energia rinnovabile.
L’Iran è uno dei paesi firmatari dell’accordo sul clima di Parigi del 2015. La firma del trattato impone ai paesi aderenti di limitare le emissioni di anidride carbonica e Teheran si è impegnata nell’installazione di infrastrutture della capacità di 5000 MW di energia rinnovabile entro il 2022.
Secondo quanto riferito da fonti locali, il memorandum d’intesa firmato tra l’amministratore delegato di Khuzestan Regional Electric Co., Mahmoud Dasht-Bozorgo, ed il CEO di AJ Holding, Allan Jesperen, prevede che la società con sede a Dubai costruisca parchi termici, solari ed eolici a gas nella provincia del Khuzestan, nel sud-ovest dell’Iran, ricca di idrocarburi.
Le aspettative sullo sviluppo delle fonti rinnovabile nel paese hanno subito una battuta d’arresto in seguito all’imposizione delle sanzioni, a causa delle quali diverse aziende europee, fra cui la norvegese Saga Energy, la britannica Quercus e la società energetica olandese Global Renewables Investments (GRI), hanno annullato i loro piani per costruire diversi miliardi di dollari di capacità rinnovabile nel paese.
Malgrado il ritiro dei finanziatori occidentali, l’Iran è divenuto un importante attore del mercato energetico dell’Asia occidentale, senza contare le enormi riserve di petrolio e gas dal potenziale inespresso a causa delle sanzioni. Sul piano dell’implementazione delle forniture elettriche, il paese rappresenta un hub energetico, giacché le reti di diverse realtà regionali lavorano in parallelo con quelle della Repubblica Islamica. È il caso dell’Armenia che si inserisce in un più ampio progetto di interconnessione fra Iran, Armenia, Georgia e Russia. L’Iraq, che è stato il primo vicino la cui rete elettrica nazionale è stata sincronizzata con la rete iraniana nel novembre 2019 e ora il Ministero dell’Energia iraniano sta seguendo un piano per collegare le reti elettriche di Russia e Azerbaigian a quelle del paese.
Infine, una svolta importante per il settore industriale arriva anche dalla Persian Gulf Petrolchemical Industries Corporation (PGPIC). Il governo iraniano ha annunciato che venderà la sua quota (18%) in quella che dovrebbe essere la più grande cessione di azioni statali in rial del paese nella storia, secondo quanto riferito dal capo dell’organizzazione iraniana di privatizzazione Hossein Korbanzadeh. Va sottolineato che la PGPIC è la seconda più grande società petrolchimica in Medio Oriente e una delle più redditizie al mondo. L’azienda, inserita nella lista nera di sanzioni statunitensi, è stato un tassello essenziale nella strategia iraniana per neutralizzare le stesse.
In conclusione, si può muovere una riflessione riguardo l’efficacia delle sanzioni come leva geopolitica. È indubbio l’effetto disastroso che hanno avuto sull’economia iraniana e nel boicottare l’enorme potenziale dell’industria del petrolio e del gas naturale locale, dato comprovato dalla necessità di vendere proprietà statali nel tentativo di coprire il bilancio per l’anno corrente.
Ciò nondimeno, questo ha spinto la Repubblica Islamica dell’Iran, che resta una opportunità inespressa enorme per le aziende europee, a volgere lo sguardo agli attori euroasiatici. L’apertura dei corridoi energetici, l’implementazione delle reti ferroviarie, l’inaugurazione di un porto in acque profonde nel Golfo Persico, la costruzione di pipeline che permettessero di aggirare le sanzioni e l’implemento dell’industria petrolchimica, nonché l’adesione ad importanti organizzazioni economiche come la Shanghai Cooperation Organisation (SCO) ed a corridoi come l’International North-South Transport Corridor (INSTC), sono alcune delle politiche che hanno consentito all’Iran di neutralizzare parte dei danni economico-sociali causati dalle sanzioni statunitensi e quindi di resistere alla leva geopolitica. Inoltre, va notato che le sanzioni hanno finito per avvicinare i tre attori regionali che Washington intendeva colpire, Cina, Iran e Russia, rendendo la penetrazione statunitense in Eurasia in zone chiave come le Repubbliche centrali ed il Caspio più difficili.

Articolo in media partnership con SpecialEurasia.

* Silvia Boltuc – Managing Director di SpecialEurasia. Responsabile dell’Area Energia e Nuove Tecnologie del CeSEM. Specializzata in relazioni internazionali, energia e conflitti nello spazio post-Sovietico, in Medio Oriente e Nord Africa.

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