L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 dicembre 2021

Evergrande, gestione straordinaria, crea una gerarchia di creditori. Nulla da eccepire, normale prassi in questi casi a differenza del fallimento della Lehman Brothers

Creditori? Certo, ma messi in fila!
La gestione della crisi di Evergrande, oltre il dilemma fallimento/salvataggio

10 dicembre 2021
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Yi Gang, il Governatore della Banca del Popolo cinese (PBOC), nel corso di un recentissimo video messaggio ha definito la situazione di Evergrande, il colosso cinese nel settore dell'immobiliare da tempo in crisi conclamata, come un evento di mercato che dovrebbe essere dunque affrontato in una maniera coerente con le regole del mercato. Yi Gang ha quindi aggiunto una precisazione, solo all'apparenza ovvia, che probabilmente delinea la strategia in corso: "rights and interests of creditors and shareholders will be fully respected in accordance to their legal seniority." (trad.: diritti ed interessi dei creditori e degli azionisti saranno pienamente rispettati sulla base della loro priorità legale).

La vicenda della Evergrande verrebbe dunque gestita senza pervenire né al fallimento che destabilizzerebbe i mercati, né al salvataggio che premierebbe tutti: tanto i gestori che si sono impegnati in operazioni spericolate quanto gli speculatori che contavano di un intervento di salvataggio da parte delle autorità.

Abbiamo trascorso anni a discutere dell'azzardo morale del debitore, la tendenza ad assumere rischi di dimensioni sempre più grandi per garantirsi l'impunità: cerca di diventare Too Big to Fail, troppo grande per essere lasciato fallire, perché il suo fallimento innescherebbe reazioni a catena, sistemiche, tali da sconvolgere il mercato. Le Autorità su cui incombe la gestione delle crisi di aziende di dimensioni sistemiche, governi e banche centrali, sono sempre attanagliate dalla preoccupazione per le conseguenze destabilizzanti di un fallimento di queste dimensioni, soprattutto quando siano risultate inefficaci anche le procedure straordinarie previste in caso di gravi difficoltà per la continuità aziendale, come accadde per la Lehman Brothers che il 15 settembre 2008 presentò domanda per essere ammessa alle tutele previste negli USA dal Chapter 11 del Codice Fallimentare.

L'alternativa al fallimento destabilizzante è il salvataggio con misure straordinarie: in pratica, se ne accolla il costo al bilancio statale, e quindi ai cittadini. Sempre in relazione alla crisi della Lehman e di altri soggetti finanziari ed assicurativi, il Dipartimento del Tesoro predispose in via di urgenza un provvedimento legislativo denominato TARP (Troubled Asset Relief Program): in pratica, sarebbe stato autorizzato a comprare dai detentori sul mercato i titoli di credito il cui valore era crollato per via del rischio di mancato pagamento degli interessi pattuiti o del rimborso del capitale prestato. Si accese un dibattito politico violentissimo, al cui esito accadde l'impensabile: da una parte la Lehman fu lasciata fallire e dall'altra venne approvato il programma TARP per riuscire a stabilizzare i corsi.

In Europa, furono gli Stati ad intervenire massicciamente a favore delle banche che avevano al proprio attivo i titoli dimostratisi non solo temporaneamente illiquidi ma senza più alcun sottostante credibile: furono dunque autorizzate misure di salvataggio a carico della collettività (bail-out).

Solo successivamente, sono state introdotte misure volte ad accollare agli azionisti, agli obbligazionisti ed ai depositanti con conti superiori a 100 mila euro il costo di una liquidazione: si è passati dal salvataggio a carico della collettività (bail-out) alla responsabilizzazione di coloro che sono comunque coinvolti nella fallimentare gestione bancaria (bail-in). La gestione di Evergrande coinvolge una quantità estremamente differenziata di interessi e di creditori: ci sono i cittadini che hanno versato un anticipo sull'acquisto dell'immobile in costruzione; ci sono le ditte che lavorano nel settore edilizio e che attendono di vedersi saldate le fatture per l'attività svolta; ci sono i risparmiatori cinesi che hanno sottoscritto i bond distribuiti sul mercato attraverso il sistema bancario locale; ci sono i soggetti cinesi che si sono fortemente indebitati per speculare sulla crescita continua dei prezzi degli immobili, e che sperano di rientrare nel debito contratto rivendendo una parte degli immobili prenotati e poi rimanendo proprietari degli altri; ci sono soggetti stranieri che hanno sottoscritto bond in dollari che hanno rendimenti elevatissimi.

Sembra dunque che la gestione della crisi di Evergrande verrebbe affrontata in modo da "mettere in fila i creditori", sulla base di un ordine di precedenza legale. In pratica, ci sono crediti maggiormente garantiti ed altri meno garantiti: il pagamento delle somme relative ai crediti meno garantiti viene rinviato, mentre viene onorato il pagamento di altri.

D'altra parte, è noto che, anche nel corso delle ordinarie procedure fallimentari, il principio della par condicio creditorum è assai temperato da una serie di privilegi e di priorità: a cominciare dal pagamento dei salari a quello dei contributi previdenziali e delle imposte.

Se così fosse, si passerebbe da una gestione ordinaria che soddisfa i creditori sulla base delle semplici scadenze cronologiche, ad una gestione straordinaria che crea una gerarchia dei creditori. Alcuni verrebbero soddisfatti immediatamente, altri invece verrebbero messi in coda, pagati chissà se e quando: chi ha speculato, in Cina e dall'estero, contando su un salvataggio pubblico a spese del popolo cinese dovrà rifarsi i conti.

La gestione della crisi di Evergrande, oltre il dilemma fallimento/salvataggio

Creditori? Certo, ma messi in fila!

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