L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 dicembre 2021

La carica virale non risulta dipendere dallo stato di vaccinazione sperimentale o dalla variante del virus

The Lancet: cresce l’impatto dei vaccinati nella diffusione del virus

 GIUSEPPE D'AMICO 2 SETTIMANE AGO



Che le strategie dei governi europei per fa fronte all’epidemia in corso fossero sostenute più da un movente politico piuttosto che scientifico è cosa che è bene nota da tempo a tutti gli spiriti critici, ma tali decisioni sono state evidentemente accettate dai più tenendo conto della cornice emergenziale all'interno della quale sono state proposte.

La sempre più chiara evidenza di come tali strategie risultino essere non solo non idonee ma addirittura nocive perché peggiorative in termini di salute pubblica pone in modo forte la necessità di ricercare le responsabilità politiche di un tale stato di cose.

È la seconda volta nel giro di poche settimane che la voce di Gunter Kampf, studioso di fama dell’università tedesca di Greifswald, si fa sentire dalle colonne della prestigiosa rivista The Lancet. La sua lettera del 20 Novembre scorso dall’esplicito titolo “COVID19: non è giustificato stigmatizzare i non vaccinati” è stata seguita da quella pubblicata sulla medesima rivista i primi del mese di dicembre: “The epidemiological relevance of COVID19 vaccinated population is increasing”. Eccola:

“Ci si aspettava che l’alto tasso di vaccinazione per il COVID19 avrebbe portato una riduzione della trasmissione della SARS COV2 riducendone le occasioni di trasmissione e quindi la gravità della malattia nella popolazione. Dati recenti indicano che l’importanza epidemiologica degli individui vaccinati è in aumento. In UK è stata descritto un tasso di trasmissione tra conviventi esposti a soggetti vaccinati simile a quello registrato tra conviventi esposti a soggetti non vaccinati (25% nel primo caso, 23% nel secondo)- 12 delle 31 infezioni avvenute nei contatti di conviventi completamente vaccinati (39%) sono state trasmesse da persone vaccinate.

La carica virale non è risultata dipendere dallo stato di vaccinazione o dalla variante del virus. In Germania il numero di casi SARSCOV2 sintomatici di pazienti vaccinati è riportato settimanalmente dal 21 Luglio 2021 ed era allora uguale al 16,9% per i pazienti dai 60 anni in su. Questa proporzione è cresciuta continuamente ogni settimana fino ad arrivare al 58,9% il 27 Ottobre 2021 fornendo una chiara evidenza della crescente importanza dei soggetti vaccinati come possibile fonte di trasmissione. Una situazione simile è stata descritta nel regno unito. Tra la 39esima e 42 esima settimana sono stati riportati 100.106 casi di COVID19 nei cittadini dai 60 anni in su, 89.821 dei quali in pazienti completamente vaccinati (89,7%) e 3395 tra i non vaccinati (3,4%).

Una settimana prima, il tasso di casi COVID 19 per 100.000 abitanti era più alto tra i vaccinati piuttosto che tra i non vaccinati in tutti i soggetti dai 30 anni in su. In Israele è stato riportato un focolaio nosocomiale che ha coinvolto 16 operatori sanitari, 23 pazienti e 2 familiari. Il focolaio è stato scatenato da un paziente completamente vaccinato. Il tasso di vaccinazione tra i soggetti esposti era del 96,2% (151 operatori sanitari e 97 pazienti). 14 dei pazienti completamente vaccinati si sono ammalati gravemente o sono morti.

Il CDC degli Stati Uniti d’America ha identificato, come paesi con alto tasso di trasmissione della malattia 4 paesi che fanno parte dei 5 paesi con il maggior numero di percentuale di persone vaccinate (dal 99,9% al 84,3%). Molti di coloro che prendono le decisioni assumono che i vaccinati possano essere esclusi come possibile fonte di trasmissione del virus. Appare come una grossolana negligenza ignorare come le persone vaccinate possano essere non solo una possibile ma anche una rilevante fonte di trasmissione quando si tratta di decidere a proposito di misure di salute pubblica.”

Appare del tutto evidente da queste righe, per l’ennesima volta, come le misure di distanziamento sociale attuate nei paesi europei siano non solamente prive di un solido e provato razionale scientifico ma anche addirittura controproducenti. Più chiaro di cosi si muore.

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