L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 dicembre 2021

La Cina nella sua lotta alle bolle speculative e tecnologiche iniziata un anno fa controlla la depressione conseguenziale non trascurando assolutamente il tessuto produttivo formato dalle piccole aziende

Perché la Cina tagliuzza i tassi?


20 dicembre 2021

La Cina ha ridotto il tasso di prestito prime per la prima volta da aprile 2020: Pechino ha bisogno di stimolare la crescita, ma rinuncia ad affidarsi al settore immobiliare. Tutti i dettagli

Oggi la Cina ha tagliato il suo tasso di prestito prime (loan prime rate), quello riservato ai clienti con buone garanzie di solvibilità, per la prima volta dall’aprile 2020. La mossa, prevista dagli analisti, ha l’obiettivo di stimolare la crescita economica in un momento di rallentamento, anche se – precisa Reuters – il paese sta mostrando prudenza nell’allentamento delle condizioni per il settore immobiliare.

Di recente peraltro il Consiglio di Stato, ovvero il governo centrale guidato dal primo ministro Li Keqiang, ha deciso di aumentare le misure di sostegno alle piccole imprese: le banche locali, ad esempio, riceveranno degli incentivi finanziari per concedere prestiti a questo tipo di aziende.

IL NUOVO VALORE DEL TASSO DI PRESTITO PRIME

Il tasso di prestito prime a un anno è stato abbassato dal 3,85 per cento al 3,80. Il tasso quinquennale, invece, è rimasto a 4,65 per cento.

La maggior parte dei nuovi prestiti in Cina si basano sul tasso a un anno; quello quinquennale influenza perlopiù i prezzi dei mutui per le case.

Il fatto che le autorità abbiano deciso di lasciare invariato il tasso quinquennale sembrerebbe dimostrare che Pechino preferisca non utilizzare il settore immobiliare (particolarmente problematico: si pensi al caso Evergrande) come leva per stimolare la crescita economica.

LA DIREZIONE DELLA CINA

La decisione della Cina di ridurre il tasso di prestito prime giunge in un momento particolare: le banche centrali di altre importanti economie mondiali, infatti, si preparano ad alzare i tassi di interesse.

Alcuni analisti pensano che Pechino possa procedere con ulteriori tagli, con l’obiettivo di fermare il rallentamento economico: diversi indicatori, come quelli sulle vendite al dettaglio, non sono positivi; la stretta regolatoria sul settore tecnologico, poi, potrebbe aver disincentivato gli investimenti; l’adozione di nuove misure restrittive contro i contagi da coronavirus, infine, andrebbe ad aggiungere incertezza alle prospettive di crescita.

Yan Se, economista a Founder Securities, fa tuttavia notare come all’inizio della pandemia, l’anno scorso, la banca centrale cinese abbia tagliato i tassi di interesse meno in profondità rispetto a quelle di altri paesi. Adesso, spiega, Pechino dispone di maggiore margine di manovra.

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