L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 dicembre 2021

La crisi dell'auto con produzioni ferme

Buste paga da fame sotto l’albero degli operai Fca


STELLANTIS – Oggi cancelli chiusi e già è stato annunciato un altro stop per la prossima settimana: si va verso il superamento dei 90 giorni di blocco totale alla produzione nel 2021


Ieri pomeriggio è giunta la comunicazione che oggi i cancelli dello stabilimento Fca Cassino Plant sarebbero rimasti chiusi, ancora una volta il motivo dello stop è la mancanza dei semiconduttori. Stessa causa per cui poco fa la direzione di Stellantis ha comunicato che la settimana prossima si lavorerà solamente i primi tre giorni: giovedì 16 e venerdì 17 i cancelli resteranno chiusi.

Con questi due giorni di stop si arriva a quota 85 giorni di blocco totale dall’inizio del 2021. Ma considerando che già è stata annunciata la chiusura collettiva tra il 24 e il 31 dicembre, significa che i giorni di stop saranno oltre 90, sempre che non si aggiungeranno altre fermate tra il 20 e il 23 dicembre.

In ogni caso appare difficile che il 2021 possa chiudere con 102 giorni di blocco totale alla produzione come avvenuto nel 2020: ma l’anno scorso ci fu il lockdown imposto dal Governo. Per questo, a voler vedere il bicchiere mezzo vuoto, anche se quest’anno si è lavorato qualche giorno in più, la situazione è molto più grave rispetto al 2020 visto che i 90 giorni di stop sono stati decisi dall’azienda per cause diverse, non ultima la mancanza dei semiconduttori.

Il sindacalista della Fiom-Cgil Pierluigi De Filippis, responsabile di salute e e sicurezza, sbatte i pugni e dice: “Ecco una modifica che forse andrebbe fatta al dlgs 81/2008: oltre al disagio psicofisico causato dalle condizioni di lavoro inserire anche il disagio causato dalla condizione di non lavoro (che rientrerebbe perfettamente nella definizione di “salute” dell’art.2)”.

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