L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 dicembre 2021

La soluzione per l'influenza covid non sono le cure ma i vaccini sperimentali a modificazioni genetica offerti generosamente per farci diventare tutti tossicomani. Due inoculazioni anno e ci ridanno, forse, i diritti che avevamo

Vaccino Covid, Magrini (Aifa): “Potrebbe servire il richiamo ogni sei mesi”
19 dic 2021 - 09:38©Ansa

Il direttore generale dell' Agenzia italiana del farmaco in un’intervista a La Stampa: bisogna “incrementare i livelli di copertura vaccinale, non solo nel nostro Paese e in Europa, ma anche nel Sud del mondo. Se nel 2022 non riusciamo a vaccinare almeno il 60% della popolazione mondiale, sarà difficile superare la crisi". E appoggia l'ipotesi di ridurre da 9 a 6 mesi la validità del Green Pass, "per evitare discrepanze con i tempi previsti per la terza dose"

Bisogna fare subito la terza dose di vaccino anti Covid, perché protegge dalla variante Omicron, ma sapendo già che "ne servirà un'altra nel 2022, magari tra sei mesi”. A dirlo è Nicola Magrini, direttore generale dell'Aifa, che intervistato da La Stampa sottolinea che sarebbe razionale l'ipotesi di ridurre da 9 a 6 mesi la validità del Green Pass, "per evitare discrepanze con i tempi previsti per la terza dose" 

L’aggiornamento dei vaccini per le nuove varianti

"Ora abbiamo quantitativi e capacità di somministrazione per garantire a tutti le dosi necessarie", dice Magrini, secondo cui non è detto sia necessario l'aggiornamento dei vaccini contro le nuove varianti, annunciato da Pfizer e Moderna: "Comunque dovrà superare tutti i passaggi per arrivare all'autorizzazione".

“Nel 2022 vaccinare almeno il 60% della popolazione mondiale”

La “strategia chiave per uscire dall'emergenza pandemica”, sottolinea Magrini, è “incrementare i livelli di copertura vaccinale, non solo nel nostro Paese e in Europa, ma anche nel Sud del mondo". Rispetto all'iniquità vaccinale, dice il direttore generale dell’Aifa, "bisogna dare seguito alle buone intenzioni proclamate durante i vertici: non è solo una questione di soldi da stanziare, ma di infrastrutture da potenziare, dall'Oms all'Unicef. Anche sul programma Covax serve maggior coordinamento, fare in modo che le dosi di vaccino promesse arrivino nei tempi previsti ai Paesi. Se nel 2022 non riusciamo a vaccinare almeno il 60% della popolazione mondiale, sarà difficile superare la crisi".

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