L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 dicembre 2021

L'Australia succube completa degli Stati Uniti, c'è da chiedersi se il popolo australiano ne sia messo a conoscenza ed è consapevole di questo stato di schiavitù che le classi dirigenti volontariamente stanno producendo?

SCENARI/ Dai sottomarini ai cavi: l’errore dell’Australia nella guerra Usa-Cina

Pubblicazione: 10.12.2021 - Giuseppe Gagliano

Il controllo delle infrastrutture strategiche nel Pacifico è sempre più di vitale importanza per l’Australia, che però si getta completamente nelle braccia degli Usa

Foto di Bruno /Germany da Pixabay

La lotta per il controllo delle infrastrutture strategiche è centrale per la politica estera australiana e americana nel Pacifico meridionale. Ad esempio, alla fine del 2020 sono state approvate nuove leggi che consentono al governo federale australiano di rescindere gli accordi che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Il ministero degli Esteri è stato quindi in grado di rescindere un accordo tra il territorio di Victoria e Pechino, che consente l’integrazione nel progetto Belt and Road Initiative. Altro esempio: il governo federale si interroga sulla cancellazione dell’affitto del porto civile della città di Darwin (capitale dei Territori del Nord e di vitale interesse strategico australiano) a una società cinese.

D’altra parte, gli australiani stanno aprendo sempre più i loro porti agli interessi americani, in particolare alla US Navy, che cerca nuovi punti di ancoraggio nell’area dall’hub asiatico, avviato dall’amministrazione Obama nel 2013. A testimonianza di ciò, nell’ottobre 2020, gli addetti alla Marina degli Stati Uniti si sono recati a Bundaberg, un piccolo porto del Queensland, per discutere di potenziali investimenti americani nelle infrastrutture portuali, al fine di ospitare navi della Marina degli Stati Uniti. Un’ulteriore conferma di questa strategia è la visita da parte del ministro della Difesa australiano a Washington per discutere dell’installazione di una base di stoccaggio di carburante militare finanziata proprio dagli Stati Uniti a Darwin, nel corso della quale ha espresso le preoccupazioni del governo australiano per il funzionamento nel porto vicino di una compagnia statale cinese.

Alla fine di ottobre, la società australiana Telstra, la più grande azienda di telecomunicazioni del paese, e il governo federale hanno unito le forze, annunciando che avrebbero acquisito le attività di Digicel Pacific per un importo di 1,6 miliardi di dollari. Digicel, una società di telecomunicazioni di proprietà del miliardario irlandese Denis O’Brien, gestiva cavi di telecomunicazioni sottomarini nelle immediate vicinanze dell’Australia, compreso il Pacifico meridionale. È ovvio che questa acquisizione è il risultato di una sincera preoccupazione delle autorità di sicurezza nazionale australiana e americana per il controllo di questo tipo di infrastruttura nell’area di fronte alla crescente influenza regionale cinese.

A gennaio sono cominciate a circolare voci di una potenziale acquisizione di Digicel, operante in tutto il Sud Pacifico (ma più precisamente in Papua Nuova Guinea, Fiji, Vanuatu, Tonga e Samoa), da parte di alcune società cinesi (China Mobile, Huawei o Zte). Digicel, già facendo un uso massiccio della tecnologia Huawei, è poi diventato un punto centrale di interesse nella lotta per l’influenza che si sta svolgendo nell’area. Tale acquisizione avrebbe consentito alla società cinese di impossessarsi dei cavi sottomarini per telecomunicazioni gestiti da Digicel. Si è quindi posta la questione di un’acquisizione australiana.

È qui che entra in gioco Telstra, che il 25 ottobre ha dichiarato che contribuirà alla transazione con 270 milioni di dollari e che deterrà il 100% del capitale di Digicel Pacific. L’azienda australiana si sta ora concedendo 6 mesi per procedere con l’operazione.

Sta pertanto emergendo una strategia australiana per proteggersi dagli investimenti cinesi sul suo territorio. Allo stesso tempo, l’Australia sembra scegliere di aprirsi completamente agli interessi americani nella regione. Che la scelta sia rilevante o meno, contribuisce comunque ad aumentare le tensioni nella regione. La scelta di allinearsi alla politica statunitense non rischia di mettere Canberra in secondo piano nel caso scoppiasse un conflitto nella regione?

In conclusione, nonostante le raccomandazioni di Wilson e di altri ricercatori australiani, la notizia sembra indicare che Canberra ha scelto la sua collocazione. Che sia nell’integrazione dell’alleanza Aukus, nell’abbandono del contratto sottomarino con la Francia o nell’accoglienza sempre crescente di soldati americani sul territorio australiano, Canberra dovrà porsi la questione della sua indipendenza strategica. Più che semplicemente schierarsi dietro gli Stati Uniti, l’Australia non dovrebbe fare affidamento su una diplomazia solida e multilaterale per contrastare le ambizioni cinesi?

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