L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 dicembre 2021

Linea rossa - criminali in azione, non si fermano neanche di fronte ai bambini lo vuole l'ideologia dei vaccini sperimentali

Vaccinazione di massa dei bambini sani contro la Covid-19, che fretta c’è?

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16 dicembre 2021

La solidarietà sociale da parte chi ha meno di 12 anni rasenta l’ideologia. Il vaccino non va fatto ai bambini per impedirgli di contagiare gli adulti, ma solo se sono fragili» scrive Francesco Vaia Direttore Spallanzani, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, sul suo profilo Facebook.

Qualche settimana fa un gruppo di esperti ha creato il blog gocciaagoccia.net, coniando l’hashtag #smartProVax. Credono nella medicina personalizzata che tiene conto dei rischi, che non sono uguali per tutti. «Dobbiamo rimettere al centro la relazione di fiducia medico-paziente, e non dare messaggi neutri e uguali per tutti» sostiene Sara Gandini, epidemiologa biostatistica, docente all’Università Statale di Milano. «Sono felice della possibilità di poter vaccinare anche i minori ma ho dubbi rispetto alla vaccinazione di massa dei bambini sani. Dovrebbe essere incentivata in chi è più vulnerabile per età, sesso o patologie. Agli altri dovrebbe essere lasciata libera scelta».

Gli interrogativi sull’iniezione in età infantile non sono prerogativa italiana. In Germania, il Koch institute (sede della Commissione permanente per le vaccinazioni) ha pubblicato un rapporto in cui sconsiglia la vaccinazione nei bambini sani fino ai 17 anni, mentre la raccomanda per quelli con patologie preesistenti, o per i piccoli che vivono a stretto contatto con persone anziane o fragili. Il motivo: l’infezione da Covid è – quasi sempre – assai meno grave nei bambini che negli adulti; e mancano dati su eventuali effetti collaterali su larga scala nella popolazione infantile. «Non vaccinerei i miei figli. Non ci sono ancora dati di alcun tipo su larga scala» ha ribadito Thomas Mertens, presidente della Commissione tedesca Stiko specializzata sui vaccini (presso il Robert Koch Institute).

In Inghilterra, 40 medici hanno espresso timori sulla vaccinazione infantile in una lettera alla Mhra, l’Agenzia regolatrice inglese dei farmaci: «I potenziali vantaggi sono chiari per anziani e vulnerabili, ma per i più piccoli l’equilibrio benefici/rischi sarebbe molto diverso» hanno scritto. A sostegno delle loro preoccupazioni citano il caso di Dengvaxia, un vaccino contro la dengue (una malattia emorragica) sospeso nelle Filippine nel 2017: «Distribuito ai bambini prima dei risultati completi dello studio, 19 di loro morirono per un possibile potenziamento immunitario dipendente dagli anticorpi prima che il prodotto fosse ritirato. Non dobbiamo rischiare che ciò si ripeta con i vaccini contro il Covid-19».

Sempre Oltremanica, l’epidemiologa Sunetra Gupta dell’Università di Oxford sostiene che «vaccinare i bambini può favorire un bene collettivo solo se riduce i livelli di contagio nella comunità. Tuttavia, i loro effetti di blocco dell’infezione sono incompleti».

Una delle ragioni invocate per immunizzare i giovanissimi è quella che, soprattutto a scuola, il virus circola e i bambini diventano veicoli di contagio. Ipotesi però smentita da vari studi. «In uno di questi, apparso su The Lancet Regional Health e citato dall’Oms, si dimostra che gli studenti si contagiano e diffondono il virus meno degli insegnanti» sostiene Gandini. Mentre un’altra ricerca giapponese (su Nature Medicine) esclude un legame causale tra chiusura delle scuole e andamento dei contagi.

«Abbiamo trasformato la campagna di vaccinazione in una battaglia pseudoreligiosa» afferma Emilio Mordini, medico, psicanalista e psichiatra, ricercatore dell’Health and risk communication center dell’Università di Haifa in Israele. «Il contesto in cui la nostra società sta imponendo, almeno in termini di pressione sociale, la vaccinazione ai bambini, rischia di fare danni psicologici». Dividere i non vaccinati dai vaccinati in base a criteri morale anziché scientifici «crea una sorta di categoria “impura”» continua Mordini, secondo cui chi non «ubbidisce» viene considerato irresponsabile ed egoista.

La presenza di un bambino non vaccinato in classe, inoltre, può provocare una serie di conseguenze (dalla Dad al fatto che non può mangiare insieme agli altri) con un forte impatto emotivo. «Misure eccessive da un punto di vista medico, ma che hanno un grande valore simbolico» avverte lo psichiatra. «Introducendo la categoria del non-vaccinato, implicitamente autorizziamo i bambini a emarginare i diversi. Mentre dovremmo educarli esattamente all'opposto, a non discriminare».

Grazie a Panorama per le interviste
https://www.panorama.it/…/vaccinare-bambini-no-fretta

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