L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 dicembre 2021

L'influenza covid è diventato il catalizzatore verso un mondo Occidentale sempre più distopico. Ahi ahi

Vietato fumare a vita, stop alle sigarette: il Covid accelera l’ossessione salutista

Fa discutere l'iniziativa della Nuova Zelanda contro il tabagismo: sarà vietato fumare per tutta la vita ai nati dopo il 2008.

di Giuseppe Timpone , pubblicato il 10 Dicembre 2021 alle ore 15:42


Per molti di noi trovare la Nuova Zelanda sulla cartina geografica non sarà facile. E’ un lembo di terra agli antipodi dell’Italia e al largo delle coste australiane, da cui dista oltre 4.000 km. In questi giorni, il governo della premier Jacinda Ardern ha presentato una proposta di legge, che punta a bandire le sigarette a vita. Alle persone di 14 anni o meno sarà vietato fumare per sempre dal 2027. Obiettivo: contenere il numero dei fumatori a un massimo del 5% entro il 2025. Una svolta radicale, dato che ad oggi l’11% degli adulti neozelandesi fuma, il 9% tutti i giorni. La percentuale sale repentinamente al 22% tra i maori.

Secondo le statistiche nazionali, ogni anno 5.000 persone nel paese muoiono per cause collegate al fumo delle sigarette. Ed ecco arrivata la soluzione drastica: gradualmente, a tutti i neozelandesi sarà vietato fumare. Per fare un esempio, dopo 65 anni dall’entrata in vigore della legge bisognerà dimostrare di avere almeno 80 anni di età per poter comprare le sigarette.

Vietato fumare in Nuova Zelanda

I negozi autorizzati a vendere tabacco saranno ridotti a soli 500 in tutto il territorio nazionale, non molti per una popolazione di 5 milioni di abitanti. Già nel decennio scorso il prezzo delle sigarette era stato aumentato tramite le accise del 10% all’anno. Oggi, un pacchetto di Marlboro da 20 costa 33 dollari locali, qualcosa come ben 20 euro. Secondo il Ministero della Salute, tuttavia, agendo solamente sui prezzi si rischia di gravare sulle tasche delle famiglie con redditi più bassi, le quali sarebbero anche le più propense a fumare.

Se l’associazione dei medici benedice l’iniziativa, altre voci si mostrano scettiche. C’è chi ritiene che si alimenti il mercato nero e lo stesso ministro della Salute, Ayesha Verrall, spiega che serviranno maggiori risorse per i controlli alle frontiere. Negli ultimi anni, già il contrabbando è stimato in crescita nel paese. Tralasciando il tema del proibizionismo – strano che il governo laburista abbia fatto campagna per liberalizzare la vendita di cannabis e adesso si mostri contraria a quella delle sigarette – il dubbio è un altro: non stiamo andando verso uno stato etico?

Si va verso lo stato etico

Il Covid ha certamente acceso i fari in tutto il mondo sulla necessità di combattere le malattie e di destinare maggiori risorse alla tutela della salute. Ma la china che stiamo prendendo inizia ad apparire preoccupante: l’ossessione salutista sta spingendo un numero crescente di persone a pensare che sia lecito e persino doveroso comprimere i diritti altrui, fossero anche costituzionali. Nel nome della salute, tutto è diventato accettabile. Già da prima della pandemia, comunque, chi fuma è associato sempre più nell'immaginario legislativo e pubblico alla figura di un bandito da punire a ogni costo. Si riducono gli spazi fisici a disposizione in cui sia possibile accendersi una sigaretta, tant'è che in varie parti del mondo occidentali ormai è consentito solamente all'esterno della propria abitazione e in un luogo di proprietà, praticamente sul balcone.

Non c’è dubbio che fumare faccia male. Lo dicono tutti i dati e lo sanno, in primis, proprio i fumatori. L’informazione a tale riguardo non manca. Sin dalle scuole elementari s’insegna ai bambini da decenni che la sigaretta è un bastoncino di tumore. A differenza dei genitori e, soprattutto, dei nonni, i giovanissimi di oggi sanno a cosa vanno incontro. Giustissimo mettere in atto politiche di contrasto al fumo, specie passivo. Altrettanto corretto imporre le accise sul tabacco, così da coprire i costi che ricadono sulla sanità a causa proprio del vizio di fumare. Ma può uno stato spingersi fino a sindacare cosa un cittadino possa o non possa acquistare con i propri soldi? E dopo le sigarette non arriverà forse il turno di altri capri espiatori, siano essi l’alcool, gli zuccheri, i grassi, i cibi in scatola, i fritti, lo scarso esercizio fisico, ecc.?

In fondo, il mondo è bello perché è vario. La diversità stessa risalta le virtù. Che noia sarebbe se fossimo tutti perfettamente uguali gli uni agli altri! I governi sono diventati così onnipotenti da arrogarsi il diritto di trasformare l’essere umano in un automa ad immagine e somiglianza di un prototipo considerato perfetto o, comunque, utile a certe finalità. Non c’è nulla di sano in questa decisione della Nuova Zelanda, anzi fa tremare il pensiero che uno stato decida di bandire i vizi.

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