L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 dicembre 2021

L'investitore perde mentre il debitore guadagna, una follia! C'è troppa liquidità in giro e non si sa più come impiegarla senza assumersi enormi rischi in termini di valutazioni gonfiate e rischi esagerati

Torna il Bastone del Mercato

Scatenato, dopo un decennio di repressione finanziaria

7 dicembre 2021
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Il Mercato è arcistufo delle politiche monetarie non convenzionali in termini di liquidità ed eccezionalmente accomodanti in termini di tassi di interesse. Il messaggio che arriva alle Banche centrali è inequivoco: "Basta! Alzate i tassi e smettetela di inondarci di liquidità!"

Ci sono due semplici ragioni.

Primo: da troppo tempo i tassi di interesse sui debiti tendono a zero, o scendono addirittura sotto lo zero in termini nominali, e sono sempre più negativi in termini reali. Chi dà soldi in prestito si vede restituire una somma inferiore a quella erogata: l'investitore perde mentre il debitore guadagna, una follia!

Secondo: c'è troppa liquidità in giro. Viene immessa da troppi anni, a manetta, da oltre un decennio in Europa e da prima ancora negli Usa, quasi senza interruzione. E non si sa più come impiegarla senza assumersi enormi rischi in termini di valutazioni gonfiate e rischi esagerati. Le criptovalute sono un gioco troppo pericoloso, mentre i Green Bond che dovrebbero finanziare la transizione energetica sono una avventura ancora tutta da scoprire. C'è da fracassarsi le ossa.

Non potendo più speculare sui titoli di Stato e sui Credit default swap, vista la copertura assoluta che stanno apprestando le Banche Centrali, e non essendo sufficiente scommettere al ribasso su valute minori come la Lira turca o il Reais brasiliano, l'unico modo rimasto per fare soldi e soprattutto per mandare un messaggio inequivoco alle banche centrali ed ai Governi è investire sui mercati delle materie prime, delle derrate alimentari e dei prodotti energetici. La reazione di questo ultimo anno, violentissima, è chiara: nessuno si illuda, né i Governi né le Banche centrali, che la recrudescenza dell'epidemia possa giustificare ancora altri deficit pubblici, soprattutto se finanziati a tassi negativi. La remunerazione del debito deve tornare a livelli normali.

La Fed ha già annunciato fin da settembre la graduale riduzione delle immissioni di liquidità, mentre la BCE sembra orientata a confermare la conclusione del PEPP a marzo: niente, però, sul fronte degli interessi. Ma è proprio sulle emissioni di titoli di debito che il Mercato e gli investitori tutti stanno perdendo soldi da troppo tempo.

Il fatto è che le Banche centrali sono praticamente disarmate di fronte alle speculazioni finanziarie su commodity, derrate agricole e prodotti energetici: ed è per questo che la speculazione picchia lì. Non è come con i titoli di Stato, che vengono comprati direttamente dalle Banche centrali se il mercato non li sottoscrive.

Le Banche centrali ed i Governi si trovano dunque con le spalle al muro: se continuano ancora con le politiche monetarie e fiscali eccezionalmente espansive, rischiano grosso con l'inflazione incontrollabile dei prezzi al consumo indotta dai rincari. Si rischia la insostenibilità sociale, e dunque politica: in tempi di elezioni, non c'è da scherzare.

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