L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 dicembre 2021

Se Occidente significa Stati Uniti, io non voglio appartenere a questa subcultura. Si continua ad analizzare il presente con concetti vecchi e non più adeguati al momento. Cina e Russia sono i motori di Eurasia, il movimento venutesi a creare per la forza delle cose è inarrestabile, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, in cui ultimamente è entrato anche l'Iran è il prodromo del suo potenziale sviluppo. L'Europa è penisola del continente Euroasiatico, è un fatto e su questo dobbiamo relazionarci e posizionarci

Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci
Gli errori degli Usa su Russia, Cina e Ucraina. La giusta intuizione di Berluscono del 2002 e gli attuali venti di guerra

Posted: 16 Dec 2021 01:54 PM PST



Un vecchio leader democristiano, Pierluigi Castagnetti, che i media ritengono molto vicino al presidente Mattarella, nei giorni scorsi – considerando la tensione fra Usa e Russia – ha scritto un tweet alquanto saggio:

“Non scherzare col fuoco. Va bene la reazione USA alla minaccia russa di invadere l’Ucraina con 175000 uomini. Va bene la vicinanza UE all’Ucraina. Ma che facciamo per evitare che? Forse è ora di dire che la pretesa russa che l’Ucraina non entri nella Nato ha qualche senso”.

Parole di realismo andreottiano. Infatti l’ingresso dell’Ucraina nella Nato – peraltro in violazione degli impegni presi con Mosca dai presidenti americani – non è solo una questione diplomatica fra Usa e Russia, ma è un rischio colossale per tutti noi: potrebbe essere la scintilla che rischia di trascinarci in un conflitto, prima economico, con disastrose sanzioni e grossi problemi per le forniture di gas, ma forse poi anche militare.

Una vera guerra mondiale? Il motivo per cui, dal 1945 in poi, le grandi potenze hanno sempre scartato l’opzione nucleare – preferendo restare nell’equilibrio del terrore – risiede nel fatto che nessuno avrebbe potuto vincere quella guerra, essendo certo che – mentre colpiva per primo – avrebbe sicuramente subìto un’eguale risposta.

Invece, nel caso in cui l’Ucraina – storicamente parte della Russia – entrasse nella Nato (dispiegando al confine russo missili capaci di colpire Mosca), quell’equilibrio di colpo verrebbe meno. Di fatto la Russia si troverebbe minacciata e disarmata. Uno squilibrio pericolosissimoper il mondo.

Purtroppo l’Occidente continua da anni a sbagliare tutto. Due anniversari, che ricorrono in questi giorni, ci fanno capire i suoi errori: un trentennale e un ventennale.

Trent’anni fa, nel dicembre 1991, l’Urss fu dichiarata morta e la bandiera rossa veniva ammainata dal Cremlino. Venti anni fa, l’11 dicembre 2001, la Cina comunista fu ammessa, senza condizioni, nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) per diventare “la fabbrica del mondo”, con effetti colossali sulla vita di tutti noi.

Così l’Occidente ha vinto pacificamente la guerra fredda contro il comunismo sovietico, ma, poiché ha voluto stravincere, ha trasformato quella vittoria in una sconfitta storica, resuscitando un comunismo peggiore (e vincente), quello cinese. Operazione le cui conseguenze stiamo pagando già ora, ma il conto, salatissimo, arriverà nel futuro. E potrebbe essere tragico.

L’Occidente infatti favorì lo spappolamento non solo dell’ex Patto di Varsavia, ma anche della Russia storica, pagato da quei popoli, negli anni Novanta, con grandi sofferenze.

Invece di aiutare la costruzione in Russia di una democrazia rispettosa della loro cultura nazionale e della loro storia, si cercò l’annientamento di quel Paese.

Invece di una nuova Yalta o un nuovo Congresso di Vienna, i presidenti americani “fecero tutto il contrario” ha scritto Giulio Sapelli “nella follia del sogno unipolarista”. Quello cioè che decretava “la fine della storia” e il definitivo trionfo americano sul mondo.

L’Occidente poi non comprese l’opportunità che si presentò, nel 2000, con l’arrivo al potere di Vladimir Putin, il quale stabilizzò un paese alla deriva, ridandogli dignità e ordine.

Certo, con delle criticità, ma cercando rapporti di amicizia con l’Europa e gli Stati Uniti, al punto che – come ha rivelato George Robertson, segretario generale dell’Alleanza atlantica dal 1999 al 2003 – Putin, appena arrivato al Cremlino, espresse addirittura il desiderio di far entrare la Russia stessa nell’Alleanza atlantica. Questo avrebbe significato la fine della contrapposizione Est-Ovest e un’era di pace e di democrazia.

Fu un presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, a intuire l’eccezionale occasione storica quando organizzò, nel maggio 2002, l’incontro di Pratica di Mare in cui fu firmato un documento di collaborazione fra Nato e Russia, dai due presidenti George W. Bush e Vladimir Putin, per “costruire insieme una pace duratura e inclusiva nell’area euro-atlantica in base ai principi di democrazia, sicurezza cooperativa e all’asserto che la sicurezza di tutta la comunità euro-atlantica sia indivisibile”.

Ma l’establishment americano cambiò avviso e ritenne che era meglio non permettere alla nuova Russia di rialzarsi.

E’ l’establishment che, nel frattempo, aveva puntato sulla Cina, facendone “la fabbrica del mondo” a discapito dei lavoratori e del ceto medio occidentali, impoveriti dalla deindustrializzazione, a scapito della nostra manifattura e dell’ambiente, ma in favore di una finanziarizzazione dell’economia che avrebbe arricchito le élite e avrebbe portato alla crisi del 2008, pagata dagli Stati e dai popoli.

Così la Cina è diventata in due decenni il gigante economico che oggi contende il primato mondiale agli Stati Uniti e – come sistema totalitario imperiale – rappresenta una vera minaccia planetaria.

L’Occidente non ha neppure compreso che continuare ad isolare e umiliare la Russia, allargando la Nato ai paesi dell’ex Patto di Varsavia (cosa che la Nato si era impegnata a non fare), significava costringere la Russia ad allearsi proprio con la Cina. E qui c’entra la gestione della crisi Ucraina soprattutto da parte della leadership Dem a Washington.

Lucio Caracciolo, analista geopolitico e fondatore di “Limes”, ha scritto sulla “Stampa” nei giorni scorsi: “Nel 2014 gli Stati Uniti spinsero la Russia nelle braccia della Cina appoggiando il rovesciamento del regime ucraino, considerato marionetta del Cremlino, e stroncando la mediazione franco-tedesca. In questo modo riuscirono a costruire un’improbabile, ma effettiva coppia sino-russa, a tutto vantaggio della Cina. Mettere insieme il Numero Due e il Numero Tre non è esattamente il compito del Numero Uno. Eppure è accaduto e resta un fatto. Ma non occorre leggere Clausewitz per stabilire che rafforzare il proprio avversario principale (Pechino) offrendogli le notevoli risorse militari, energetiche e tecnologiche dell’avversario secondario (Mosca) non è mossa da manuale”.

Adesso “qualcuno a Washington comincia a chiedersi se aver strappato Kiev a Mosca, con ciò regalando Mosca a Pechino, sia stato un affare”.

La presidenza Biden potrebbe decidere un ripensamento strategico, anche perché Putin non è affatto felice di un’alleanza stretta con la Cina. Lui sa bene, e ripete, che la Russia è parte della storia europea e proprio l’Unione Europea potrebbe favorire un cambio di strategia americana.

Come pure la Chiesa che – sulla base dell’insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – sa bene che l’est europeo è l’altro polmone cristiano dell’Europa.

Anche la disponibilità recentemente manifestata dal papa ad andare a Mosca per incontrare il patriarca Kirill potrebbe essere un concreto aiuto alla pace in Europa e nel mondo. È il momento di costruire ponti.

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