L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 dicembre 2021

Stagflazione 65 - La produzione rallenta, l'inflazione "transitoria" persiste

A che velocità marcia (davvero) l’economia italiana


11 dicembre 2021

Siamo in pieno e duraturo boom economico, come sostiene Brunetta, o – dopo il naturale rimbalzo post lockdown – sono già all’opera fattori che stanno provocando un rallentamento? L’analisi di Giuseppe Liturri

A che velocità marcia l’economia italiana? Siamo in pieno boom economico, come sostiene il ministro Renato Brunetta o – dopo il naturale rimbalzo post lockdown – sono già all’opera fattori che stanno provocando un rallentamento?

Venerdì è stata una giornata importante per comprendere lo stato attuale e, soprattutto, le prospettive della nostra economia e i segnali sono misti con tendenza al brutto. E sono l’Istat e Bankitalia a confermarlo.

L’Istat ha pubblicato i dati sulla produzione industriale a ottobre e Bankitalia il consueto bollettino statistico mensile sull’economia italiana in breve.

La prima serie di dati mostra una variazione negativa in ottobre rispetto a settembre pari allo 0,6%. Rispetto a ottobre 2020, siamo a un +2%. Le attese degli analisti, rese note dalla Reuters, erano attestate, rispettivamente, intorno a un +0,4% e +3,3%. Quindi i dati pubblicati hanno ampiamente deluso le attese.

A ottobre 2020, mese che già risentiva dei primi rallentamenti di domanda dovuti al ripristino delle misure di contenimento della pandemia, l’incremento su settembre era stato del 1,9%. Altro dato segnaletico dei risultati deludenti di ottobre 2021. Arretrano tutti i tipi di industrie e solo il settore energia segna un +2,3%. Tra i settori di attività di economica, ristagnano l’alimentare, il tessile la fabbricazione di computer e avanzano il settore legno/carta e i prodotti petroliferi.

I settori in arretramento (che sono poi i capisaldi dell’industria italiana) stanno cominciando a sentire il peso dell’effetto combinato di tre fattori:
  1. Scarsità, difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e vorticoso aumento del loro costo;
  2. Problemi nelle catene di fornitura internazionale che non sono state ancora ripristinate e anzi, in molti casi, sono state abbandonate a favore di soluzioni geograficamente meno dispersive;
  3. Incremento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas;
Questi fenomeni sono ancora incerti nella loro durata e nella loro intensità ma promettono di incidere negativamente almeno fino a tutto il primo semestre 2022, gettando così anche una pesante ipoteca sulla crescita del prossimo anno.

Ma anche i dati di Bankitalia non lasciano presagire nulla di buono. L’indice ITA-coin che stima il Pil del trimestre in corso, segnala ancora un incremento (rispetto allo scorso trimestre) di poco superiore al 1%. Inferiore alla crescita congiunturale del trimestre precedente, ma comunque apprezzabile. Il problema è che tale indice funziona bene in tempi normali (come quelli pre pandemia) ma perde di affidabilità in questi tempi di variazioni congiunturali molto ampie.

A conferma che il motore della ripresa si è grippato, soccorrono altri tre indicatori pubblicati da Bankitalia:
  1. Clima di fiducia delle imprese industriali;
  2. Giudizio sulle condizioni per investire;
  3. Clima di fiducia dei consumatori.
Tutti e tre sembrano piatti o in lieve declino, dopo la veloce risalita post pandemica.

Se a questi aggiungiamo il nuovo rallentamento del settore ricettivo a causa delle (purtroppo non nuove) misure di contenimento della pandemia, è possibile concludere che meno trionfalismo, più realismo e, soprattutto, un pacchetto di soluzioni efficaci per affrontare la crisi dei prezzi energetici, sarebbero più utili di roboanti proclami che lasciamo volentieri al Ventennio del secolo scorso.

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