L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 dicembre 2021

Stagflazione 66 - calo della produzione+inflazione=stagflazione

Brasile, il gigante è sempre più fragile

La prima economia dell’America Latina è in recessione tecnica e stagflazione

di Senio Carletti
11 Dicembre, 2021
Brasile Economia Giornalistica News


Il Brasile entra in recessione tecnica, con il secondo trimestre consecutivo di crescita con il segno meno davanti. Tra luglio e settembre del 2021 il Pil è calato dello 0,1%, dopo il -0,4% nel secondo trimestre e il +1,2% nel primo. Il settore più colpito è stata l’agricoltura, con un calo dell’8%. Il tasso di incremento dei prezzi al consumo supera il 10% annuo. Si profila dunque la stagflazione (quel fenomeno caratterizzato da stagnazione e inflazione).

In tale difficile contesto è Pechino e non Washington a giocare un ruolo chiave. I rapporti economici con la Cina costituiscono infatti un ancoraggio forte alle prospettive del Brasile. Nel 2020 il 32% del valore delle esportazioni brasiliane è approdato nella seconda economia al mondo, superando di gran lunga tradizionali partner commerciali come gli Usa (10%) e Argentina (4%).

La Cina, al contempo, ha individuato nel Brasile una destinazione degli investimenti diretti delle proprie aziende. Tra il 2007 e il 2020, sono stati concretizzati 176 progetti, per un investimento totale di 66,1 miliardi di dollari così spalmati: il 48% destinato al settore dell’energia elettrica, il 28% destinato al settore petrolifero, il 7% all’estrazione di minerali metallici, il 6% all’industria manifatturiera.

Ai fattori economici si affiancano poi quelli politici, con l’incertezza elettorale. A meno di un anno dalle presidenziali, il bilancio della gestione di Bolsonaro pare molto negativo. Il leader della prima economia dell’America Latina, dal primo giorno di campagna elettorale, ha proposto una sorta di guerra culturale, senza mai interessarsi all’amministrazione e attribuendo alla presidenza un carattere del tutto personale.

Un immobilismo che non aiuta il Brasile, dove la disuguaglianza era e resta il problema più difficile da affrontare. Così il gigante sudamericano diventa sempre più fragile.

Nessun commento:

Posta un commento