L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 dicembre 2021

Stiamo assistendo ad un monolitico schieramento politico-mediatico che ha organizzato una campagna di informazione-indottrinamento sulla vaccinazione sperimentali di massa da perseguirsi con qualsiasi mezzo, anche con la costrizione

Ciò che vediamo oggi non è scienza ma scientismo


La pandemia Covid19 ha fatto il suo esordio ormai quasi due anni orsono cambiando radicalmente la realtà nella quale noi tutti viviamo, e ha fornito lo spunto per dare ulteriore forza ad un’ideologia che è presente nel mondo occidentale, il nostro mondo, dal diciottesimo secolo, il secolo dei Lumi, ed ha seguito con maggiore o minore intensità i secoli successivi, toccando il suo Zenit alla fine del diciannovesimo secolo.

Stiamo parlando di quella visione della Scienza, che facendosi ideologia, – ideologia intesa qui in senso marxiano, cioè falsa coscienza- diventa scientismo. Lo scientismo fa della Scienza una specie di metafisica, di fatto una realtà religiosa, e della religione porta tutti i connotati, tutti i dogmi, tutti i rituali, e anche un suo specifico clero sacerdotale: gli scienziati.

La religione scientista è quella religione che nella seconda metà del diciannovesimo secolo guardava al mondo e alla realtà con grande ottimismo, e prevedeva un futuro radioso per l’umanità; un futuro finalmente libero dalla malattia, dal bisogno, e chissà magari anche dalla morte; dove la luce elettrica, allora recentemente apparsa e diffusa, avrebbe illuminato insieme alla luce della scienza la vita e i giorni di tutti gli esseri umani. Quella religione si fece anche filosofia e divenne positivismo, si fece politica e divenne socialismo, o perlomeno una parte importante di esso.

Ma nessuna scoperta scientifica riuscì a impedire lo scoppio della prima guerra mondiale con i suoi spaventosi massacri di giovani vite e neppure riuscì ad impedire la terribile epidemia di influenza Spagnola che ne seguì- pandemia universale che fece un numero di vittime incalcolabile, si pensa oggi che il numero si situi fra i 50 e i 100 milioni di morti.

Quegli avvenimenti catastrofici si incaricarono dunque di spegnere gli ingenui entusiasmi positivistici, e riportarono gli esseri umani alla dura realtà. La vita, anche se illuminata da lampadine elettriche, quasi mai è un giardino di rose, e non vi mancheranno, per misterioso e insondabile decreto divino, la sofferenza e infine la morte. C’è qualcosa che sfugge in essa, una complessità, in ultima analisi un mistero che nessuna scienza, nessun razionalismo è in grado di catturare e di dominare.

La scienza tuttavia, ha meriti immensi e innegabili; essa indaga la realtà del mondo materiale, quel mondo che solo dovrebbe essere di sua competenza, ne coglie le leggi e i meccanismi più profondi; fornisce agli esseri umani invenzioni e scoperte straordinarie e la scienza, in quanto medicina, ha permesso di combattere e di vincere malattie che furono a lungo letali, terrificanti piaghe nella carne viva dell’umanità. Nessuno può negare questi fatti.

Il filosofo austriaco Karl Popper ha detto che un asserto è scientifico se può essere falsificato. L’esempio classico è il seguente: Se affermo che tutti i cigni sono bianchi, il mio asserto sarà valido fino al giorno in cui l’apparire di un cigno nero confuterà e renderà inutilizzabile da un punto di vista logico e pratico quella mia precedente affermazione secondo cui tutti, ma proprio tutti i cigni di questo mondo sono bianchi. Qualsiasi asserto non confutabile, Popper dice non falsificabile, non appartiene al mondo della scienza, ma potrebbe appartenere ad altri ambiti, ad esempio a quello religioso.

La scienza quindi, non lo scientismo che ne è una degenerazione, mette continuamente in discussione le sue conquiste, non vi può essere nulla in essa che debba essere affermato come un dogma inconfutabile, perché qualsiasi affermazione dogmatica è per sua natura stessa antiscientifica.

Tutto ciò sembra in questi giorni di pandemia da Covid19 essere stato dimenticato, o più probabilmente la stragrande maggioranza degli uomini appartenenti alla maggioranza dei partiti politici e dei giornalisti dei principali media nazionali mai ne hanno sentito parlare, visto che stiamo assistendo ad un monolitico schieramento politico-mediatico che ha organizzato una campagna di informazione-indottrinamento sulla vaccinazione di massa da perseguirsi con qualsiasi mezzo, anche con la costrizione, contro il quale nessun dubbio viene ammesso, nessun atteggiamento neppure di tipo agnostico viene tollerato. Chi non si conforma viene dichiarato in preda al marasma senile come nel caso del premio Nobel per la medicina Luc Montagnier, oppure irriso come un intellettuale bizzarro ed egocentrico, come capita ai vari Cacciari, Agamben, Freccero.

La scienza, e la scienza medica in particolare, oltre ai meriti innegabili di cui si è detto, ha avuto anche i suoi momenti neri, le sue débâcles. Non si può dimenticare ad esempio che il medico e neurologo portoghese Antonio Egas Moniz, invece che la radiazione dall’ordine, ricevette nel 1949, quindi in pieno evo contemporaneo, il premio Nobel per la medicina per aver praticato per la prima volta nella storia umana una lobotomia, quella terribile e crudele tecnica neurochirurgica i cui effetti furono raccontati con l’interpretazione artistica magistrale di Jack Nicholson nel film di Milos Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo.

E neppure si dovrebbero dimenticare i 40.000 bambini statunitensi a cui negli anni 50 del secolo scorso fu inoculata la poliomielite per colpa di un vaccino il cui virus era stato non sufficientemente attenuato, o tutti quei bambini nati focomelici per colpa di un farmaco, il Talidomide, somministrato a decine di migliaia di donne in gravidanza.

Nessun commento:

Posta un commento