L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 dicembre 2021

“Visto che nessuno dei ministri si è vergognato a firmare una simile legge, noi ci vergogniamo di pubblicare l’Allegato e ci limitiamo a pubblicare il testo coordinato (già più che sufficiente a provocare ulcere gastriche nei lettori)”

Pnrr, clamorosa nota nel documento Mit: “Ci vergogniamo di questo decreto”

Maurizio Blondet 19 Dicembre 2021

“Visto che nessuno dei ministri si è vergognato a firmare una simile legge, noi ci vergogniamo di pubblicare l’Allegato e ci limitiamo a pubblicare il testo coordinato (già più che sufficiente a provocare ulcere gastriche nei lettori)”. Recita così una clamorosa nota aggiunta in carattere di colore rosso, in un estratto della Gazzetta Ufficiale del 30 luglio 2021 relativo al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Si tratta di una critica, al momento anonima, ma che risulta pubblicata nel sito del Ministero dei Trasporti, come riportano Open e Libero.

Il giallo dell’autore e del caricamento

“Viste le date, è possibile che sia stato modificato successivamente?” Si chiede Open. “Una stranezza c’è, ed è quella relativa a un documento di luglio 2021 caricato nella cartella dei files del ministero del mese di ottobre 2021: nell’url leggiamo la data «2021-10”. E dunque che cosa può significare? “Che quel documento potrebbe essere stato creato e modificato lo stesso giorno dalla stessa persona – o almeno dallo stesso ufficio – dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato” spiega Open. Il file risulta tra l’altro modificabile da chiunque. “L’autore andrebbe cercato all'interno degli uffici dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Resta da capire come mai sia stato caricato nel sito del MIT nel mese di ottobre”, si conclude.

Il commento di Sacchetti

Stamane si è diffuso il panico tra i media di regime perché in calce al testo del cosiddetto PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza, è apparsa questa scritta.

“Visto che nessuno dei ministri si è vergognato a firmare una simile legge, noi ci vergogniamo di pubblicare l’Allegato e ci limitiamo a pubblicare il testo coordinato (già più che sufficiente a provocare ulcere gastriche nei lettori).”

Questa nota è comparsa sul sito ufficiale del ministero dei Trasporti attualmente guidato da Enrico Giovannini, uno degli uomini del regime di Draghi con una lunga carriera nelle istituzioni globaliste, tra le quali il Club di Roma della famiglia Rockefeller. I media si stanno adoperando disperatamente per cercare di risalire alla identità di chi ha scritto questo messaggio. Questo vuol dire che i nostri alleati sono ovunque. Sono in polizia. Sono nei carabinieri. Sono nei servizi. Sono nei ministeri. E questo che probabilmente inizia a fare paura al regime di Draghi. Hanno paura perché il dissenso contro la dittatura si sta estendendo in ogni singolo apparato dello Stato.+-

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