L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 gennaio 2021

La 'ndrangheta non solo aggiusta i processi ma riesce anche a corrompere testate giornalistiche e giornalisti, paga e tanto fior fiore di penalisti per trovare i cavilli più insidiosi, per screditare le procure più capaci ad individuare reati e trovare i colpevoli, e che incapace d'altro cerca di portare tutto in caciara. Il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato si tiene insieme ma presenta diversi punti deboli

I penalisti contro Gratteri: «Accusa i giudici che assolvono. Ora intervenga il Csm»

La giunta Ucpi scrive al Csm e all’Anm dopo le dichiarazioni di Nicola Gratteri sul Corriere della Sera


«Le gravissime dichiarazioni del Procuratore Gratteri al Corriere della Sera forniscono una rappresentazione destinata a creare sconcerto tra i cittadini, perché di fatto attribuiscono annullamenti e riforme di provvedimenti giudiziari a ragioni diverse da quelle esposte nelle articolate motivazioni». A dirlo è l’Unione delle Camere penali, che ha deciso di scrivere al Csm e all’Anm affinché valutino le ipotesi accusatorie di Gratteri oltre che eventuali iniziative a tutela dei giudici interessati. «Nella intervista rilasciata dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro a Giovanni Bianconi e apparsa oggi sulle pagine del Corriere della Sera, il Procuratore Gratteri esclude che vi sia stata – nella individuazione della data di esecuzione – una valutazione del quadro politico nazionale, mentre si è tenuto conto dei tempi delle elezioni in Calabria. Apprendiamo così – si legge nella nota dell’Ucpi – che il Pubblico Ministero ha svolto valutazioni in ordine alla opportunità del momento nel quale dare esecuzione ai provvedimenti. A tali affermazioni di per sé sconcertanti ne seguono altre che non possono non essere oggetto di attenta valutazione da parte dell’organo disciplinare dei magistrati».

Alla domanda sul perché gli arresti spesso non vengano convalidati, Gratteri parla di future spiegazioni, lasciando intendere che qualcosa potrebbe accadere. Alla domanda “Che significa? Ci sono indagini in corso?”, Gratteri replica :“Su questo ovviamente non posso rispondere”. «Le affermazioni del Procuratore della Repubblica di Catanzaro si rivelano di inaudita gravità – afferma Ucpi -. Non si tratta qui di discettare sulla fondatezza o meno di un quadro indiziario o di prospettare come la serialità di annullamenti da parte dei Giudici superiori, chiamati al controllo delle condizioni per l’applicazione della cautela, abbiano dato conto – quantomeno sul piano del metodo – della fragilità di quelle investigazioni. La considerazione del dottor Gratteri propone al lettore l’idea che i provvedimenti dei Giudici, di censura dell’operato della sua Procura e delle valutazioni del gip, siano ispirati da motivazioni estranee alle dinamiche processuali. È una rappresentazione destinata a creare sconcerto tra i cittadini attribuendo di fatto annullamenti e riforme a ragioni diverse da quelle esposte nelle articolate motivazioni».

Monte dei Paschi di Siena - Parrebbe che i medesimi magistrati che hanno partecipato ai festini hanno indagato poco e male sull'omicidio di David Rossi

Morte di David Rossi, gip di Genova archivia indagine sui festini a luci rosse

Il funerale di David Rossi 

Secondo la magistrata non avrebbero intralciato le indagini sulla scomparsa dell'ex capo della comunicazione di Mps

19 GENNAIO 2021 

Nessun festino a luci rosse ha intralciato le indagini sulla morte di David Rossi: è la convinzione della gip di Genova Franca Bolzone, che per questo ha archiviato l'indagine della procura sui presunti abusi d'ufficio che sarebbero stati commessi durante le prime indagini sul caso del capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena volato giù dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Tutto era partito dai servizi delle "Iene" Antonino Monteleone e Marco Occhipinti che da anni seguono la vicenda chiedendosi se quello di Rossi sia stato davvero un suicidio oppure se possa trattarsi di un omicidio, come creduto dalla famiglia del manager. "Per il giudice delle indagini preliminari ci sono state carenze nelle indagini sul caso ma nessun dolo" e non sono dimostrate "interferenze tra le indagini e l'esistenza di festini hard ai quali avrebbero partecipato alcuni pm", spiegano le Iene, sottolineando anche che "al contrario delle varie anticipazioni stampa degli scorsi mesi il giudice ritiene attendibile l'ex escort, sentito anche a Genova dopo i suoi clamorosi racconti a Le Iene".

"Sono delusa, non ho più fiducia nel sistema giudiziario, me l'hanno fatta perdere". Così Antonella Tognazzi, vedova dell'ex capo comunicazione di Mps David Rossi commenta l'archiviazione dell'indagine dei pm di Genova sui presunti festini hard a cui avrebbero partecipato dei magistrati senesi. Sarebbero stati gli stessi che poi avrebbero insabbiato le indagini sulla morte di Rossi, deceduto il 6 marzo 2013 dopo esser precipitato da un piano di Rocca Salimbeni. "Hanno fatto come Ponzio Pilato", dice la vedova.

Monte dei Paschi di Siena - l'omicidio di David Rossi non deve essere perseguito l'ha deciso il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato e allora il nuovo porto delle nebbie rappresentato dalla procura di Genova chiude il caso, ci sono state delle inadempienze ma senza dolo, vediamo il Presidente Mattarella Mattarella del Consiglio Superiore della Magistratura cosa decide al riguardo, anche se noi già sappiamo

News | 19 gennaio 2021
David Rossi, il gip archivia l'indagine sui pm di Siena ma colpo di scena: per il giudice le dichiarazioni dell'ex escort sono precise e attendibili


Il gip di Genova archivia l'inchiesta sui presunti abusi d'ufficio che sarebbero stati commessi durante le prime indagini sulle cause della morte di David Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena volato giù dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Tutto era partito dai servizi di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti che da anni seguono il caso chiedendosi se sia stato davvero un suicidio oppure se possa trattarsi di un omicidio, come creduto dalla famiglia del manager. Per il giudice delle indagini preliminari ci sono state carenze nelle indagini sul caso ma nessun dolo. Non dimostrate interferenze tra le indagini e l'esistenza di festini hard ai quali avrebbero partecipato alcuni pm. Ma al contrario delle varie anticipazioni stampa degli scorsi mesi il giudice ritiene attendibile l’ex escort, sentito anche a Genova dopo i suoi clamorosi racconti a Le Iene. Anche questa ordinanza trasmessa al Csm

Indagine archiviata dal gip: le carenze riscontrate nell’inchiesta sulla morte di David Rossi non presentano profili di dolo, mentre risulta "attendibile" l’escort sentito da Le Iene. Questa la decisione presa oggi dal giudice per le indagini preliminari di Genova Franca Borzone che ha archiviato l'indagine sui presunti abusi d'ufficio ipoteticamente commessi dai magistrati di Siena. L'ipotesi nasceva dalla clamorose rivelazioni dell'ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, che ipotizzava possibili condizionamenti nelle indagini sulla morte di David Rossi, evocando l'esistenza di festini a luci rosse a cui, secondo quanto raccontato al nostro Antonino Monteleone, avrebbero partecipato alcuni notabili di Siena, tra cui anche alcuni magistrati. 

Dichiarazioni in seguito riscontrate, ad Antonino Monteleone, da un giovane ex escort che ha raccontato di un giro di festini al quale avrebbe preso parte.

Con i molti servizi di Monteleone e Marco Occhipinti (qui l'ultimo), noi de Le Iene siamo da anni in prima linea nell’occuparci della morte di David Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena volato giù dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013 nel mezzo di una bufera mediatica, finanziaria e giudiziaria. Ci chiediamo se si sia davvero trattato di un suicidio, come il caso è stato archiviato dai giudici, o di un omicidio.

I legali della famiglia di David Rossi, gli avvocati Carmelo Miceli e Paolo Pirani, si erano opposti alla richiesta di archiviazione dei pm genovesi, ma il gip non ha accolto la richiesta nonostante gli approfondimenti di indagine portati in udienza dai familiari. 

La procura di Genova aveva aperto il fascicolo, per abuso d'ufficio e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, a carico di ignoti, proprio dopo la messa in onda di una parte della nostra inchiesta.

IL CASO FESTINI HARD
Tutto era iniziato con le clamorose dichiarazioni rubate all'ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini: “Conoscendo la razionalità di David, non è possibile che sia suicidio. La città è convinta che sia stato ucciso… Un avvocato romano mi ha detto... era un'amica mia che il marito era nei servizi… 'devi indagare tra alcune ville tra l’aretino e il mare e i festini che facevano lì perché la magistratura potrebbe aver abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale'". 

Avevamo raccolto poi la segnalazione di un uomo che ci aveva raccontato: “Ho partecipato a… come escort ad alcune feste private, che si sono svolte nei dintorni di Siena, Monteriggioni, e a volte anche in altre città d’Italia”. Feste, sosteneva l'uomo, che avrebbero avuto lo scopo “di intrattenere degli ospiti di alto… alto profilo, che avevano una certa importanza… per le persone che organizzavano queste feste…". “La maggior parte delle volte c'erano delle cene, poi diciamo che avveniva una sorta di selezione poi dopo noi sapevamo che dovevamo andare con una determinata persona…”.

Entrambi i racconti ci sembravano incredibili e abbiamo fatto ogni verifica possibile. Antonino Monteleone aveva mostrato all’escort delle foto per capire se riconosceva alcune persone come partecipanti a quei festini in cui si sarebbe anche consumati rapporti omosessuali. L’ex gigolò avrebbe identificato un importante ex manager della banca Monte dei Paschi, un importante imprenditore di Siena, un sacerdote, un ex ministro, un politico che ha rivestito un ruolo importante in città, un noto giornalista e un magistrato.

Politici, dirigenti, magistrati, forze dell’ordine, nella vita privata sono liberi di fare ciò che vogliono, ma quando hai un ruolo pubblico e conduci una doppia vita, o partecipi a incontri compromettenti, potresti esporti a un possibile condizionamento, se non addirittura a un eventuale ricatto, di chi conosce i tuoi segreti. Ci siamo chiesti, con tutte le verifiche del caso, se questi presunti festini omosessuali avrebbero potuto condizionare anche le indagini sulla morte di David Rossi. Su questo si indagava a Genova.

L'ORDINANZA DEL GIP
L’ex escort è stato sentito anche nell’indagine genovese. Recita l’ordinanza del gip: “Ha reso dichiarazioni sufficientemente precise e ha proceduto nel corso del suo esame a identificazioni fotografiche dall’esito positivo, sebbene successivamente a quelle somministrate da alcuni giornalisti”. “Tali circostanze, unitamente alle minacce ricevute nei giorni antecedenti l'udienza camerale, consentono di formulare un primo vaglio positivo dell’attendibilità di tali dichiarazioni, sebbene, esse possano valere solo a fini di responsabilità disciplinari”.

Il Gip si riferisce alle possibili sanzioni che potrebbe disporre il Consiglio Superiore della Magistratura, in quanto eventuali reati risulterebbero invece prescritti nell’agosto 2019, e quindi non perseguibili. “Il pm, pur ritenendo le indagini caratterizzate da alcune carenze”, prosegue l’ordinanza, “ha evidenziato come, perciò solo, non sia affatto possibile trarre gli elementi costitutivi di reato, né tantomeno, il dolo intenzionale richiesto dall’art. 323 c.p. (abuso d’ufficio, ndr) finalizzato ad ostacolare la verità per conseguire un ingiusto vantaggio, oppure arrecare a altri un ingiusto danno”. Anche l’ordinanza del Gip, come già il fascicolo dell’indagine di Genova, è stata trasmessa al Csm per valutare eventuali profili disciplinari.

L’inchiesta de Le Iene non si ferma qui. Torneremo a parlarvi del caso David Rossi con il prossimo ritorno in onda da martedì 2 febbraio.

Gli ebrei sionisti mai ebbri di sangue innocente sono difesi da Londra

Siria: razzo stermina una famiglia, padre madre e due figli

Per Damasco è un missile israeliano. 'No, è stata la contraerea'

© ANSA/EPA

Redazione ANSA
22 gennaio 202110:10NEWS

(ANSAmed) - BEIRUT, 22 GEN - Quattro civili, tra cui due bambini, sono stati uccisi in raid israeliani nella Siria centrale: lo afferma stamani l'agenzia governativa siriana Sana, secondo cui la contraerea siriana ha risposto all'attacco, compiuto da velivoli militari israeliani provenienti dallo spazio aereo libanese.
Le vittime, secondo la Sana, sono membri di una stessa famiglia: padre, madre e due figli, in una località non meglio precisata nella campagna occidentale di Hama, circa 150 km a nord di Damasco.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani afferma invece che i quattro civili sono stati uccisi dall'esplosione sulla loro abitazione di un missile terra-aria sparato dalla contraerea governativa siriana. (ANSA).

Casa Bianca se si esclude la tragicità dei morti, sembra davvero una grottesca farsa vicenda. Trump aveva invitato a marciare pacificamente

Rischi e conseguenze dopo il ”Maidan americano” a Capitol Hill

20 gennaio 2021 


Donald Trump lascia la Casa Bianca, sconfitto ma non domato e convinto, con molti suoi sostenitori, di avere subito una frode elettorale senza precedenti. Che sia vero o meno poco importa perché questo aspetto contribuirà probabilmente ad allargare la spaccatura nella società statunitense la cui fragilità è già emersa palesemente con i lunghi mesi di insurrezioni urbane che hanno visto protagonisti i movimenti AntiFa e Black Lives Matter.

Che Trump sia ancora politicamente temibile, dopo aver incassato 75 milioni di voti, è evidente dal tentativo di impeachment con cui il Partito Democratico con una parte dei Repubblicani vorrebbe toglierlo definitivamente di mezzo, dopo i fatti di Capitol Hill, impedendone una futura ricandidatura. Un impeachment che era stato invano ventilato per quattro anni in base alla mai dimostrata connection con la Russia di Vladimir Putin.

Difficile che Trump possa ottenere riconoscimenti come il Nobel per la Pace (che fu attribuito a Barack Obama che di guerre ne ha scatenato un bel numero dalla Libia all’Ucraina alla Siria) benchè la sua amministrazione non abbia scatenato guerre, abbia stipulato un accordo di pace coi talebani, ridotto le tensioni con la Corea del Nord e soprattutto indotto molti stati arabi a instaurare strette relazioni con Israele.


La tempesta mediatica ha travolto Trump e i suoi sostenitori anche se l’assalto al Congresso non convince e pare un pretesto ben organizzato per liquidare l’ormai ex presidente.

D’istinto verrebbe da dire che “chi di maidan ferisce di maidan perisce” ricordando la “rivoluzione” sceneggiata nella piazza del parlamento di Kiev nel febbraio 2014 che sotto la regia degli Usa (con l’aiuto di qualche alleato europeo) permise di rovesciare il governo ucraino legittimo portando al potere un’alleanza di forze politiche in parte ben poco presentabili in termini di garanzie democratiche ma di sicura fede anti-russa.

Per conformismo culturale e convenienza politica non si sono mai voluti approfondire molti aspetti imbarazzanti di quella “rivoluzione”: basti pensare, solo per restare in Italia, che nel 2017 non ebbe l’eco che avrebbe meritato il reportage esclusivo di Gian Micalessin per “Terra” (Canale 5 Mediaset) in cui venivano intervistati i cecchini georgiani assoldati per sparare sulla folla in quella piazza, sia ai poliziotti sia ai manifestanti.

Anche nel “maidan di Washington” del 6 gennaio scorso non mancano gli aspetti sconcertanti, anche se a Capitol Hill l’obiettivo non era rovesciare un governo straniero ma screditare fino all’impeachment il presidente americano uscente per toglierlo di mezzo definitivamente dall’agone politico.

C’è da restare basiti nel notare come media, opinionisti e politici di mezzo mondo abbiano nutrito la narrativa che vuole i fans di Trump “golpisti” pronti ad espugnare i palazzi del potere rovesciando la democrazia americana.


Eppure molti elementi dovrebbero indurci, al di là delle opinioni politiche (peraltro sempre più polarizzate), a guardare con scetticismo e diffidenza a quella narrativa: dall'aspetto dei “golpisti” alla facilità con cui i manifestanti sono potuti entrare in un Campidoglio di fatto lasciato inspiegabilmente sguarnito nonostante fosse noto da una settimana che si sarebbe tenuta una manifestazione dei fans di Trump che lo stesso presidente aveva invitato a marciare pacificamente.

E’ necessario infatti specificare che Trump aveva chiamato a raccolta i suoi sostenitori ma non li aveva certo esortati ad attaccare la polizia e a occupare con la violenza le sedi istituzionali. Anzi, proprio il presidente si era più volte schierato al fianco degli agenti di polizia anche in occasione delle recenti violenze a sfondo pseudo razziale.

Difficile affermare che nessuno si aspettasse disordini soprattutto dopo sei mesi di violenze urbane diffuse in molte città degli USA e scatenate dagli oppositori di Trump che hanno devastato interi quartieri, saccheggiato negozi, abbattuto statue costringendo molti cittadini a barricare case e negozi.

Sarebbe bastato un robusto reparto di agenti in assetto antisommossa a scoraggiare una folla in cui non mancavano forse gli esagitati, inclusi cow boy 60enni e sciamani cornuti, dal penetrare nel Campidoglio dove invece sono entrati, anche in modo un po’ folcloristico in assoluta libertà tra foto, video e selfie.


L’inadeguatezza dell’apparato di sicurezza è evidenziata molto bene anche dalle cause che hanno provocato le 5 vittime registrate il 6 gennaio. L’agente di polizia, il 40enne Brian D. Sicknick è morto in seguito a un collasso dopo “essersi scontrato fisicamente” con i riottosi. Dei quattro sostenitori di Trump solo Ahsli Babbit, 35 anni, è stata colpita da proiettile esploso da un poliziotto, Benjamin “Ben” Phillips, 50 anni, è deceduto per un ictus, Kevin Greeson, 55 anni, è morto di infarto durante l’irruzione e Rosanne Boyland, 34 anni, è morta schiacciata dalla folla.


Destini tragici ma che dimostrano chiaramente che non era in azione un “commando di golpisti”, tra i quali non vengono solitamente arruolati ipertesi e cardiopatici: tutte vittime che con una minima cornice di sicurezza (anche un semplice servizio d’ordine da manifestazione sindacale) si sarebbero potute facilmente evitare.

Anche perchè la vicenda, se si esclude la tragicità dei morti, sembra davvero una grottesca farsa. Basti pensare che due agenti della Polizia del Campidoglio sono stati sospesi, uno perchè ha fatto il selfie con un manifestante e un altro colpevole di aver indossato un cappellino con lo slogan di Trump ‘Make America Great Again’.

Facile quindi sostenere che se adeguate e motivate forze di sicurezza fossero state presenti il tentato “golpe” dei fans di Trump non ci sarebbe stato. Il fatto che tali forze di polizia non fossero schierate non è detto sia dovuto a disattenzione, specie negli States dove la polizia è pesantemente armata e ha ereditato un gran numero di mezzi armi e militari blindati dismessi dalle forze armate.


Impossibile credere che a Washington DC non vi fossero rinforzi di polizia mobilitabili in tempi brevi e neppure uno SWAT Team da mettere in campo almeno per esprimere un po’ di deterrenza.

Tempestiva invece la macchina politico-mediatica che ha subito evocato minacce eversive e attacchi alla democrazia. Immediata la rimozione del comandante della “Capitol Police”, Steven Sund, rimpiazzato da uno dei vice, Yogananda Pittman, che ha subito riscosso ampi consensi per il fatto di essere nera e donna (anzi, Nera e Donna, come scrivono i giornali statunitensi ormai appecoronati, anche a sprezzo del ridicolo, alla dittatura del politicamente corretto) preferita a un collega con maggiore anzianità di servizio.

Che dire poi delle immagini ampiamente diffuse dei militari della Guardia Nazionale accampati nelle sale del Congresso? Un palese tentativo di drammatizzare un pericolo incombente per la democrazia che è finito però per scivolare irrimediabilmente nel grottesco: utilizzare i militari per presidiare gli accessi al Campidoglio parrebbe già eccessivo considerando le forze di polizia disponibili ma farli bivaccare all’interno del parlamento non avrebbe avuto senso forse neppure nel 1814, quando i soldati britannici occuparono Washington bruciando il Campidoglio.


Possibile che nella capitale non vi fosse una caserma dove ospitare i militari tra un turno di guardia e l’altro a Capitol Hill?

Trump è stato travolto dall’ondata di indignazione mediaticamente canalizzata e probabilmente predisposta con ampio anticipo al punto che dopo poche ore Wikipedia ha pubblicato una pagina con le reazioni di oltre un centinaio di leader politici di tutto il mondo che stigmatizzavano l’accaduto.

Trump paga il prezzo dell’ingenuità commessa chiamando i suoi supporter a manifestare ed esponendosi così a quella che appare come una “trappola” ben organizzata con l’obiettivo di liquidarlo una volta per tutte dalla scena politica.

Non sarà certo la sceneggiata del “maidan americano” a dimostrare che la democrazia d’oltreoceano è in pericolo. Semmai tale minaccia rischia di risultare credibile per ben altre ragioni.

Gli Stati Uniti escono drammaticamente spaccati a livello politico e sociale da queste elezioni presidenziali: una frattura che diventerà più profonda se l’improvvisato e folkloristico “attacco” a Capitol Hill diverrà il pretesto per rendere accettabile (per molti addirittura auspicabile) una vera e propria campagna di repressione del “trumpismo” e dei valori patriottici, conservatori (oggi definiti “sovranisti”) in cui si riconoscono in tanti negli Usa e altrove.

Banalizzare le ragioni dell’elettorato di Trump definendolo suprematista, razzista ed eversivo proprio al termine di un processo elettorale in cui sono stati i movimenti ultra-progressisti e anti-Trump a mettere a ferro e fuoco intere città contribuirà ad allargare tale spaccatura.


Un risultato a cui contribuiranno anche le politiche migratorie della nuova amministrazione annunciate dal vicepresidente Kamala Harris che mirano a garantire la “green card” a 11 milioni di immigrati clandestini avviando una procedura rapida per dare loro la cittadinanza in soli 8 anni invece di 13 mentre si valuta anche l’abolizione delle restrizioni all’immigrazione dai paesi islamici.

Elementi che ingigantiranno i flussi illegali verso gli USA nel nome dell’ossessione Dem di “cancellare Trump” (ogni similitudine col cointesto italiano potrebbe non essere casuale).

L’America che il ticket Biden-Harris configurano sarà quindi ancora più multietnica, aperta a stranieri e musulmani non autoctoni (oggi gli islamici negli USA sono per lo più afroamericani), riducendo ulteriormente il peso sociale ed elettorale dei bianchi di ceppo europeo che costituiscono la fetta maggiore dell’elettorato di Trump che incassa però preferenze rilevanti anche tra neri e ispanici.

Inoltre non si può non notare che Joe Biden, già ampiamente considerato da molti un opaco vice di Obama (ricordate cosa pensava di lui il generale Stanley McChrystal, che però recentemente ha dichiarato di sostenerlo?), assume l’incarico evidenziando una palese senilità che mal si attaglia alla necessità, imperativa per tutto l’Occidente, che gli USA abbiano una guida lucida ed energica.

Una sorta di “pulizia etnica” nei confronti degli sconfitti è peraltro scattata immediatamente dopo i fatti di Capitol Hill, con la complicità di tanti media e intellettuali.

L’oscuramento degli account del Presidente Trump da parte di Facebook e Twitter che già lo avevano censurato durante la campagna elettorale, sembra poter rovesciare il vecchio adagio che definiva il Presidente degli Stati Uniti “l’uomo più potente del mondo”.

Twitter ha rimosso anche più di 70mila account accusati di aver condiviso contenuti relativi alla teoria cospirativa “QAnon”, che teorizza la presenza di una cupola di pedofili alla guida degli Stati Uniti e delle istituzioni globali, e promuove un “grande risveglio” delle masse. Tesi forse bizzarra ma che non sembra in testa alle minacce alla sicurezza globale e degli USA tenuto conto che sui social abbondano account persino di fans del terrorismo islamico e i trafficanti di immigrati illegali vi promuovono i propri servizi ai “clienti”.

L’ormai ex segretario di Stato, Mike Pompeo, ha colto la pericolosità di un simile gesto per la democrazia statunitense e ha dichiarato che “non possiamo permettere loro di mettere a tacere 75 milioni di americani, questo non è il Partito Comunista Cinese”.

In Italia il presidente della Corte Costituzionale Giancarlo Coraggio ha detto che “la censura è la negazione della democrazia. E’ pensabile che degli strumenti come i social siano gestiti arbitrariamente da privati cittadini? Trovo intollerabile che in una situazione di monopolio planetario un soggetto privato possa intervenire a giudicare e censurare”.

Sono questi i temi su cui dovremmo forse interrogarci circa il futuro della democrazia negli USA e nel resto dell’Occidente. Da Facebook a BlackRock, numerose grandi società americane hanno bloccato le donazioni a politici repubblicani, American Express, la catena di alberghi Marriott, il colosso delle assicurazioni sanitarie Blue Cross Blue Shield Association, Dow e Commerce Bank hanno bloccato le donazioni ai parlamentari che hanno votato contro la certificazione della vittoria di Biden.

Rudi Giuliani, sindaco eroe dell’11 settembre 2001 a New York e avvocato di Trump, rischia oggi l’espulsione dall’ordine degli avvocati per le sue dichiarazioni, cioè per un reato d’opinione. Paradossale che il mondo politico, mediatico e culturale “progressista” così impegnato a rieducarci tutti alla valorizzazione delle diversità (di razza, cultura, sesso, ecc….) si mostri così intollerante nei confronti della diversità delle idee.

Serie riflessioni sul tracollo che subirebbe in tutto il mondo l’autorevolezza e la credibilità di un’America a democrazia limitata appaiono oggi urgenti, prima che le strade delle città americane assomiglino a quelle di Hong Kong.

e l'influenza covid 19 trova un altro vaccino


21 GENNAIO 2021

Il vaccino EpiVacCorona, sviluppato dall’istituto siberiano Vector e testato dalle autorità russe a partire da novembre, è efficace al 100 per cento nel prevenire il Covid-19. Questo, almeno, è quanto dichiarato dalla Rospotrebnadzor, l’agenzia della Federazione Russa che si occupa della tutela dei diritti dei consumatori, che ha diffuso i dati relativi alle Fasi I e II della sperimentazione del farmaco. I dati sono stati resi pubblici, come segnalato dalla Reuters, prima dell’inizio della cruciale Fase III, che vedrà la partecipazione di migliaia di volontari suddivisi in un gruppo a cui verrà somministrato il vaccino ed un gruppo che riceverà un placebo. Le Fasi I e II hanno invece coinvolto 100 persone tra i 18 ed i 60 anni ed hanno esaminato eventuali effetti collaterali del preparato oltre a testarne l’immunogenicità. L’EpiVacCorona, come dichiarato dal vice primo ministro Tatiana Golikova, potrà essere utilizzato nelle vaccinazioni di massa a partire dal mese di marzo. Il preparato andrà ad affiancare lo Sputnik V, il primo vaccino sviluppato nella Federazione Russa, che risulta efficace al 92 per cento nel prevenire il Covid-19 e che è già stato somministrato ad oltre un milione di russi.
Le caratteristiche tecniche

Il vaccino EpiVacCorona, come segnalato da TrialSiteNews che cita come fonte Sciendirect.com, “è composto da minuscoli antigeni peptidici che hanno lo scopo di indurre la risposta immunitaria desiderata” e che non includono agenti di tipo biologico. Si tratta di una formulazione che consente di generare meno effetti collaterali nei riceventi rispetto a quelli provocati dai vaccini che utilizzano virus attenuati. L’Istituto Vector, che ha sviluppato il vaccino, è operativo dal 1974 e durante la Guerra Fredda si è occupato di ricerca sulle armi batteriologiche. Nei laboratori Vector, che godono di alti standard di biosicurezza, sono depositati campioni dell’ormai estinto virus del vaiolo. Nel 2019 si è verificata al loro interno un’esplosione e questo evento ha generato un certo timore proprio per la contigua presenza dei campioni. Non è ancora chiaro se l’EpiCoronaVac necessiti di una doppia somministrazione, proprio come molti altri vaccini contro il Covid-19 tra cui quelli prodotti dalla Pfizer-Biontech e da AstraZeneca, per offrire il massimo della protezione possibile o se invece basti una singola dose per tutelare chi lo riceve. Bisognerà inoltre verificare quale è la temperatura di conservazione ideale del farmaco per comprendere quanto è facile conservarlo ed anche distribuirlo.

Una torta da spartire

Il Cremlino non ha mai fatto mistero di voler usare i vaccini contro il Covid-19 per espandere la propria influenza geopolitica nel mondo. I farmaci russi sono meno tecnologici di quelli sviluppati dalle aziende occidentali (da questo punto di vista la sfida è persa in partenza) ma possono essere più accessibili a livello economico per le nazioni più povere. Mosca ha già raggiunto accordi di distribuzione con il Venezuela, un’alleato chiave in America Latina ed anche con l’Argentina. Le due nazioni sono preda di una gravissima crisi economica e potranno così beneficiare dell’aiuto (interessato) da parte del Cremlino. Gli occhi di Mosca sono puntati anche sul Caucaso, un’area strategica per gli interessi della Russia e sull‘India, che necessiterà di numerosi vaccini per riuscire nel compito (titanico) di immunizzare buona parte della propria popolazione per raggiungere l’immunità di gregge. La competizione con la Cina, nelle aree extra-europee, appare evidente dato che anche Pechino sta provando ad insinuarsi dove può. In Medio Oriente, ad esempio, dove il vaccino sviluppato dalla Sinopharm viene già adoperato negli Emirati Arabi Uniti, la seconda nazione al mondo dopo Israele per copertura vaccinale della popolazione (oltre il 20 per cento degli abitanti ha già ricevuto la prima dose). Sullo sfondo ci sono anche gli Stati del continente africano, lasciati al loro destino dall’Occidente ma comunque interessati a porre fine nel più breve tempo possibile alla pandemia.

Cosa sta succedendo

Nel territorio della Federazione Russa la situazione continua a non essere ottimale anche se non mancano segnali moderatamente incoraggianti. La curva dei contagi, che aveva raggiunto un picco molto alto negli ultimi giorni di dicembre con un numero di infezioni giornaliere vicino alle 30mila, ha iniziato a flettere verso il basso e le infezioni giornaliere si sono abbassate fino a toccare quota 21-22mila. La disponibilità dei vaccini Sputnik V ed EpiVacCorona è però scarsa oppure assente in ben 42 regioni. Le prospettive di un ritorno alla normalità sono distanti ancora alcuni mesi, come recentemente dichiarato dal sindaco di Mosca Sergei Sobyanin che vede una certa normalizzazione non prima di maggio. Prima di allora, purtroppo, ci sarà da soffrire.

Quei test, in realtà, producono masse di falsi positivi fra gli asintomatici!

SPY FINANZA/ I guai per l’Europa più seri dei comunicati della Bce

Pubblicazione: 22.01.2021 Ultimo aggiornamento: 12:38 - Mauro Bottarelli

Non è successo molto ieri alla riunione del board della Bce. Notizie più interessanti e pericolose per l’Ue arrivano invece da Oltreocecano

LaPresse

Il fatto che la riunione della Bce si sia sostanziata, a parte un simbolico quanto minaccioso riferimento al non utilizzo integrale dell’envelop fatto inserire nel comunicato ufficiale dai falchi del board, in una stanca riproposizione di evidenze e conseguenze sta tutto in questo grafico: alla vigilia del Consiglio direttivo, infatti, l’indice di rischio sistemico della Banca centrale era in fase di approccio ai livelli pre-Covid. Di fatto, le politiche distorsive dei premi di rischio poste in essere attraverso le deroghe del Pepp hanno funzionato, quantomeno a livello di compressione artificiale degli spread. Inutile, quindi, mostrare l’artiglieria pesante rimasta nell’arsenale. Con ogni probabilità, quella dovrà essere sfoderata a marzo. Quando il colossale catenaccio di Stati Uniti e Gran Bretagna sul Covid si svelerà per quello che è stato: una clamorosa strategia per ripartire in contropiede. 


Già, perché la Bce deve fare i conti con un’enorme variabile, quasi una mina vagante: la reale efficacia del vaccino e la sua tempistica nel tramutarsi in boost concreto della ripresa macro. Un’arma a doppio taglio, però. Perché se da un lato ovviamente tutti sperano in uno sviluppo positivo della campagna vaccinale e nel raggiungimento di un’immunità di gregge, dall'altro questo scenario sostanzierebbe di realtà proprio la frasetta fatta inserire da Bundesbank e soci nel comunicato: di fatto, se l’economia dell’eurozona nella sua interezza riparte, lo stimolo va calmierato. Se non ritirato, quantomeno nelle parti non essenziali come il reinvestimento titoli a lungo termine. Tradotto, addio scudo anti-spread. 

Perché se anche la maturity medio del debito acquistato garantisce formalmente trimestri di pace dei sensi sul fronte del finanziamento sul mercato, dall’altro ormai anche i sassi sanno che basta la percezione della fine dello stimolo per innescare prezzatura di rischio travolgenti. Un bel dilemma, quindi: sperare che la pandemia passi oppure arrivare al paradosso di farlo ma con una certa dose di calma e rassegnazione, in nome del bene primario dello spread basso? 

Chi non ha di questi dubbi sono gli americani. E il motivo sta in alcune cifre che un amico che vive e lavora a Chicago mi ha girato l’altro giorno, mentre tutti i giornalisti italiani andavano in estasi per Joe Biden nel giorno dell’insediamento. Riguardano il rapporto fra capitalizzazione totale del mercato azionario e Pil statunitensi nell’atto del giuramento degli ultimi nove presidente. Ford si insediò con un rapporto del 40%, Carter del 47%, Reagan del 43%, Bush senior del 53%, Clinton del 64%, Bush junior del 117%, Obama del 60% e Trump 125%. E il nono? Joe Biden, divenuto inquilino della Casa bianca con una ratio del 190%. Praticamente, se parte una correzione seria del mercato, la sua amministrazione passerà alla storia come quella del nuovo 1929 dopo solo pochi mesi. 

Occorre fare qualcosa. In primis, creare un bel capro espiatorio in caso di crash azionario. Non a caso, nel corso dell’audizione preliminare alla nomina a Segretario al Tesoro, Janet Yellen, non ha trovato nulla di meglio da denunciare se non la natura perversa di Bitcoin e delle criprovalute in fatto di potenziale finanziamento di terrorismo e riciclaggio. Detto fatto, i prezzi sono cominciati a scendere, dato che molti neofiti dell’investimento in cripto si sono spaventati per l’offensiva regolatoria. Di fatto, la medesima strategia usata dalla Cina con Jack Ma e la sua Ant Financial: ma se lo fanno gli americani, va bene. Anzi, è questione di sicurezza nazionale. Ma a far pensare male è la straordinaria contemporaneità, quasi a livello di minuti, fra il giuramento di Joe Biden, uno straordinario mix di sacro e profano fra Bibbia e Lady Gaga e la diramazione da parte dell’Oms di questo documento di linee guida rispettivamente ai test cosiddetti PCR per l’individuazione del Covid-19. Si tratta dei tamponi su proteina C reattiva, quelli finora giudicati più affidabili di tutti. E quelli che, di fatto, al loro aumentare fanno salire anche giocoforza il numero di contagiati, influenzando nemmeno troppo indirettamente le politiche dei governi rispetto a lockdown e misure di controllo e prevenzione del virus nelle varie società. Di fatto, impattando in maniera determinante sull’economia. 

E cosa ammette, di fatto, l’Oms in quel documento, mostrando un timing straordinario rispetto all’avvicendamento alla Casa Bianca? Che quei test, in realtà, producono masse di falsi positivi fra gli asintomatici! Tradotto: et voilà, nel momento in cui come primo atto della sua amministrazione Joe Biden impone l’obbligo di mascherina nei luoghi pubblici per 100 giorni – decisamente più blando di una qualsiasi forma di lockdown -, l’Oms gli viene incontro smentendo mesi e mesi di narrativa sanitaria e di fatto facendo prezzare ai mercati e all’economia un drastico calo del numero di contagiati ufficiali. Nei fatti, il solo arrivato di Joe Biden a Pennsylvania Avenue ha posto fine all’emergenza pandemica per gli Usa! Miracolo! 

E al netto dei dubbi che sorgono in maniera ancora più drastica rispetto alle accuse velate di ritardo da parte di Pfizer nel comunicare dopo il voto alle presidenziali il lancio del vaccino a livello sperimentale, al fine di non offrire un indiretto sostegno a Donald Trump, ecco che mentre l’Europa ancora naviga a vista e, soprattutto, si trova quotidianamente a dover affrontare sempre più gravi ritardi logistici nella ricezione e somministrazione di vaccini, stranamente Stati Uniti e Gran Bretagna corrono come centometristi. La Germania ha appena prolungato il lockdown nazionale fino al 14 febbraio, la Francia addirittura fa filtrare l’indiscrezione di bar, ristoranti e brasserie chiusi fino a Pasqua e l’Italia vede sempre più regioni costrette a bloccare la seconda, fondamentale somministrazione del siero a causa della mancanza di dosi. Il sospetto è che ora l’Oms intenda concludere il proprio giochino strategico in Cina, dove una sua delegazione si trova per investigare sulla genesi della pandemia: quale evidenze salteranno fuori?

Se l’esito della missione sarà negativo, magari con un abbandono prematuro per mancanza di collaborazione o censura tout court da parte delle autorità di Pechino, il dubbio di una strategia pro-Biden rischia di diventare certezza in tempo zero. Ma anche se si arrivasse a una sorta di appeasement, qualcosa potrebbe lasciar intravedere tempi bui per la ripresa economica europea: a quel punto, infatti, sarebbe palese la volontà dell’Oms di non voler scontentare nessuno dei due vasi di ferro, sacrificando volentieri il vaso di coccio europeo. Non a caso, divisosi sulla strategia di somministrazione coordinata del vaccino già il giorno dopo della fine della presidenza di turno tedesca. Al riguardo, poi, può essere interessante quanto denunciato dal National Legal and Policy Center (Nplc) e totalmente ignorato dagli idolatranti media italiani: come mai il Biden Institute dell’Università del Delaware, fondazione facente capo al neo-presidente e ufficialmente impegnata nelle politiche di scolarizzazione, non ha ancora svelato l’identità dei misteriosi donatori cinesi di una somma quantificabile in 22 milioni di dollari dal 2017 in poi, nonostante le promesse in tal senso fatte durante la campagna elettorale? Chi si nasconde di così inconfessabile e confidenziale da richiedere la violazione di una promessa formale, dietro il flusso di denaro transitato negli ultimi tre anni attraverso il Penn Biden Center dell’Università della Pennsylvania e secretato de facto dalla casa madre in Delaware? 

A Wall Street circola una voce: se si trattasse di una società riconducibile alla galassia di Jack Ma e Alibaba, si spiegherebbe la mossa regolatoria di Pechino contro il miliardario. E, soprattutto, la presidenza Biden si aprirebbe sotto ricatto cinese. E poi, come mostra l’organigramma ricostruito sempre da Politico nel suo articolo, nessuno ha niente da ridire sul fatto che tutti i più alti dirigenti e rappresentanti di quella stessa Fondazione, oggi abbiano ricoperto ruoli di prestigio e grande delicatezza nel team di transizione? Un solo esempio: Tony Blinken, neo segretario di Stato, ha lavorato come managing director al Penn Biden Center e, stando a documenti ufficiali, nei soli primi sei mesi del 2019 è stato pagato per questo incarico oltre 80mila dollari. 

Tutto bene, cari adoratori nostrani del normalizzatore Biden? Di fronte a uno scenario simile, davvero pensate che bastino gli acquisti del Pepp a evitare una primavera a incubo all’eurozona? Ecco perché, mi scuserete, oggi avete letto molto poco rispetto alla conferenza stampa di Christine Lagarde.

Energia pulita - l'eolico offshore che trainerà il settore fino a quando il mercato non diventerà dei pannelli solari non diventeranno veramente appetibili

Clima e investimenti, perché puntare sul vento

L’energia eolica offshore, dicono gli analisti di Morningstar, sarà fondamentale per abbassare il riscaldamento globale. Il calo dei costi di investimento farà bene ai bilanci delle aziende che lavorano nel settore. L’Europa è in prima linea per approfittarne. Ma è meglio dare un occhio anche alla Cina.

Marco Caprotti19/01/2021 | 11:01


Il futuro delle energie rinnovabili è nel vento? Di sicuro, dicono gli analisti di Morningstar, l’eolico – e in particolare i cosiddetti parchi a elica offshore, costruiti cioè sopra specchi d’acqua – sembrano destinati a giocare un ruolo fondamentale per portare il riscaldamento globale sotto gli 1,5 gradi Celsius del periodo pre-industriale (cioè uno degli obiettivi, secondo molti il più ambizioso, degli accordi di Parigi sul clima).

“Le risorse eoliche onshore (con impianti sulla terraferma, Ndr) hanno capacità limitate perché questi parchi sono concentrati in pochi paesi”, spiega Tancrede Fulop, Equity analyst di Morningstar. “Nel corso di questo decennio, la crescita dell'eolico offshore si vedrà in aree come la costa orientale degli Stati Uniti, l'Asia orientale e in paesi già leader come il Regno Unito e la Cina, dove il sostegno politico per questa causa è forte”.

Crescita mondiale capacità di produzione elettrica da eolico offshore fino al 2030



A dare una spinta ai conti delle sociatà che lavorano in questo segmento saranno soprattutto i minori investimenti che, grazie agli sviluppi tecnologici, saranno necessari.

Secondo le analisi Morningstar nell'ultimo decennio, i costi per gli investimenti nell’eolico offshore sono diminuiti di circa il 20%. “Ci aspettiamo che le cose procedano in maniera ancora più spedita con il progressivo miglioramento della tecnologia per costruire turbine più grandi e con le maggiori economie di scala”, dice l’analista.

Detto questo, è meglio non dare per scontato che siano i gruppi già proprietari di parchi eolici offshore ad approfittarne. “I sussidi statali a queste aziende, per esempio, diminuiranno con il calare dei costi di investimento”, spiega Fulop. “Va poi considerato che è un settore in cui le barriere all’ingresso di concorrenti sono molto basse e si stanno già affacciando alcune società petrolifere. Questo, in particolare, tende a diminuire il vantaggio competitivo di chi lavora nell’eolico offshore”.

Occhi sull’Europa

Dal punto di vista geografico, la regione da tenere d’occhio sarà il Vecchio continente.

Crescita europea capacità di produzione elettrica da eolico offshore fino al 2030

Prevediamo che la capacità di produzione energetica eolica offshore europea crescerà a un ritmo annuale del 16% fino al 2030. Escluso il Regno Unito, ammonterà a 67 Giga-watt (GW). In pratica al di sopra dell’obiettivo Ue di 60 GW” dice l’analista. “La maggior parte degli impianti sarà costruito nella seconda metà del decennio”.

La storia, comunque, non si chiuderà nel 2030 visto che la Commissione europea punta ad arrivare 300 GW di capacità eolica offshore entro il 2050.

“Il mercato eolico offshore globale è frammentato e ci aspettiamo che rimanga tale, sebbene sia possibile vedere manovre di consolidamento”, dice l’analista. “In generale, comunque, le utility americane faranno ancora da spettatrici”.

E la Cina?

Il paese asiatico è uno dei maggiori mercati per l’eolico offshore con 5,9 GW di capacità installata alla fine del 2019 (dato: National Energy Administration, l’agenzia che coordina le politiche energetiche cinesi). Alla fine del terzo trimestre 2020, la capacità totale installata era di 7,5 GW.

“Si dice che la Cina potrà assicurare una capacità eolica media non inferiore a 50 GW entro il 2025 e non inferiore a 60 GW entro il 2030”, dice l’analista. “In conclusione, prevediamo che la capacità eolica offshore totale raggiungerà 40 GW entro la fine del 2025 e 60 GW entro il 2030. A differenza della maggior parte degli altri mercati del mondo, ci aspettiamo che quello cinese rimanga in gran parte chiuso alle aziende straniere e che i leader domestici mantengano il loro predominio”.

E sentiamo lezzo di carneficine

MERCOLEDÌ 20 GENNAIO 2021

Pfizer blocca il vaccino-messia. Forse non lo è. --- TRUMP CHIUDE. BIDEN APRE, LE PORTE DELL’INFERNO --- 

20 gennaio: C'era una volta in America

 
20 gennaio. Insediamento di Biden. 

"Il governo non è posseduto e controllato dal popolo. Il popolo è posseduto e controllato dal governo" (Gary D. Barnett)

Lucette in fondo al mattatoio. Si corre ai ripari

Mentre, guardando in alto, vediamo i micidiali buffoni del circo degli orrori sbranarsi per i ricorrenti bottini UE e sbranare la vita nostra, dei nostri figli e anziani, dei nostri studenti, bottegai, contadini, artigiani, operai, imprenditori, guardando in lungo, vediamo, i loro padroni e padrini tornare, dopo Trump, cui interessavano gli americani, a tornare a occuparsi del resto del mondo. E sentiamo lezzo di carneficine.

Siamo emersi, col fiato mozzo e le orecchie sfondate dallo sconfinato bla-bla retorico e ruffiano, tipico di tutti gli imbonitori, del tiranello della marca imperiale. Di cui solo cinque cose avevano un carattere di concretezza: voglio tenermi i servizi segreti, voglio gestire la manna con cui l'EU ci ricatta e strangola le prossime generazioni, voglio cacciarvi nella "transizione energetica (5G) e digitale" e continuare con i DPCM di regime. 

In compenso, si sono accese delle fiaccole in fondo al mattatoio, che ci illuminano una via di fuga, o piuttosto di controffensiva. Abbiamo trovato le avanguardie della resistenza e del riscatto. Sono i 50mila esercizi che hanno sfidato il tiranno e i suoi sicofanti e hanno alzato le saracinesche dietro alle quali dovrebbero morire. Hanno sfidato ammende e vituperi. Bravi anche i (non troppi) clienti che li hanno sostenuti. Andiamo tutti ad almeno farci un caffè, seduti. L'altro incoraggiamento viene, come quasi sempre nei momenti peggiori della nostra Storia, dai giovani, soprattutto studenti: quelli che da settimane rifiutano l'annichilimento digitale; quelli che studiano al freddo, presidiando le proprie scuole negate; quelli che si sono organizzati e hanno occupato i licei in parecchie città italiane. C'è un refolo di vento del '68, il decennio dei rivoluzionari, studenti, operai, donne, intellettuali, che ha fatto tremare l'edificio capitalista e del quale la classe dirigente si tramanda il terrore di generazione in generazione. Potremo dire ce n'est que un debut?



Segnali di Nuovo Ordine Mondiale

- Pfizer, il colosso farmaceutico con la fedina penale più lunga dell'Anticristo, blocca il vaccino "per rivedere gli impianti" (???), dopo che da decine di paesi si sono segnalati gravissimi effetti e decessi. 

- USA: colpo di Stato Democratico. Dopo le prove dei brogli elettorali, quelle della False Flag al Congresso "invaso".

- Nella squadra di Biden tornano i neocon fautori di guerre e colpi di Stato.

- Allineati con il Deep State, i censori delle piattaforme digitali. Miliardari privati decidono chi deve parlare. Banche e multinazionali tagliano Trump e 75 milioni di elettori. Parte la caccia alle streghe.


Credo che nella storia non si sia mai visto quanto di malvagità, mendacità e inganno un ridottissimo pugno di malfattori abbia potuto infliggere al resto dell'umanità e quale gigantesca e capillare condizione di collusione e subalternità abbia saputo ottenere dal volontariato dei suoi caporali di giornata. Una specie di matrix nella quale, con la promessa del vaccino-messia, ci hanno incatenati in un sotterraneo senza aria e senza luce. Poi quando il liquido è sceso nelle nostre vene, abbiamo incominciato a star male, qualcuno a morire, e abbiamo ritrovato i nostri morti, quelli degli errori terapeutici (tachipirina, ventilazione) e quelli perduti per negazione di cure, "causa covid".


Quod non fecit virus, vaccini fecerunt

Scusate la maccheronica parafrasi della pasquinata contro Urbano VIII. Mi pare che valga sia per il "nuovo" governo BIden, sia per il vaccino Pfizer. Assistiamo al ritorno nella Casa Bianca dei freaks di Frankenstein e dei morti viventi di Drakula. Quelli che hanno ammazzato più innocenti in giro per il mondo di quanti vengono denunciati nei lager nazisti. E, al culmine, c'è lo sgomento per il blocco del vaccino Pfizer, poche ore dopo che dalla Norvegia si sono segnalati prima 13, poi 19, poi 23, poi 29, poi 33 morti, a seguito dell' eugenetica inoculazione. Si aggiungono alle tante anafilassi, terapie invasive, reazioni gravi e morti, successive già alla prima dose, registrate negli USA, un po' ufficialmente e un po' bisbigliate, e in altri paesi. Sarà per questo che Pfizer (vedete la sua storia di reati, scandali, processi, condanne in Wikipedia) ci ha tagliato i "viveri"?


Non c'è spazio, qui, per tutte le segnalazioni di deceduti, o di gravi effetti collaterali, subito, o a qualche giorno di distanza dalla somministrazione Pfizer. Notizie, scelte a caso, che riguardano il solo dicembre. L'Istituto "Paul Ehrlich" in Germania riferisce di 10 decessi entro 4 giorni dall'iniezione. Sempre in Germania, in due RSA, risulta che persone vaccinate sono risultate nuovamente infette e hanno contagiato altri residenti. In Israele almeno 13 vaccinati hanno subito una paralisi facciale, effetto considerato possibile dalla FDA, massima autorità sanitaria statunitense e già verificatosi durante i test della Pfizer. La VAERS, ente USA per la denuncia di effetti collaterali negativi, registra 13 morti, perlopiù nello stesso giorno della vaccinazione e 3.916 casi di conseguenze avverse. Una RSA di New York comunica 24 morti entro 14 giorni su 193 vaccinati, per un tasso di mortalità del 12,4%. Le impeccabili autorità sanitarie annunciano che i vaccini non impediscono il contagio di altri e il ricontagio proprio. In più, dicono le schede dei produttori, non si ha la minima idea di cosa possa succedere dopo tre mesi e oltre. Ma all'atto della puntura tocca firmare una dichiarazione che esonera costoro da ogni responsabilità per danni!!!

Altri decessi successivi all'inoculazione vengono riferiti da ospedali, organi sanitari e dell' "Organizzazione di Difesa dei Bambini" di Robert Kennedy Junior, pediatra, figlio del fratello assassinato del presidente Kennedy. Riguardano Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera, Messico e Israele. In questo paese si sarebbero verificati "centinaia" di shock anafilattici e altre reazioni allergiche con lingua e gola gonfiate, capogiri, debolezza estrema. Effetti analoghi vengono segnalati da molti altri paesi. Tra le conseguenze attribuite al vaccino, sono frequenti le sindromi infiammatorie multisistemiche di cervello e spina dorsale, problemi cardiocircolatori, dermatiti. Per l'anafilassi, le autorità Usa parlano di un rapporto di 92,4 casi su un milione di vaccinati. Per capire quale gravità questo dato rappresenti, tocca affidarsi agli organi responsabili, sperabilmente onesti.

Nelle colonne: età, data vaccino (dicembre), produttore, genere, clinica e Stato USA, giorni dall'iniezione, o stesso giorno


Comporta rischi alla persona e non ne blocca il contagio, o una nuova infezione. Ma cosa è davvero?

In ogni caso, scienziati negli USA e in tutto il mondo affermano che l'mRNA nel vaccino non è scientificamente e legalmente un vaccino, dal momento che, come viene ammesso, non impedisce il contagio. Si tratterebbe di un farmaco che trasforma la cellula in produttrice di patogeni a cui gli anticorpi sarebbero chiamati a rispondere. Con frequente effetto di pericolosa iperimmunità. Per la legge e gli standard delle autorità sanitarie americane (CDC e FDA), un vaccino deve produrre immunità, ma anche porre termine al contagio. Cosa che non fa. L'argomento è stato al centro di un videoconfronto tra lo zar della pandemia e delle vaccinazioni negli USA, Anthony Fauci, e tre prestigiosi accademici: Robert Kennedy J, David Martin e Judy Mikovits

Malattie pregresse: prima non contavano, ora sarebbero decisive

Siamo abituati a tutto, ma non abbiamo potuto evitare lo sbalordimento di fronte al volteggio, degno dei trapezisti del circo di Montecarlo, dei tecnoscientifici che, di fronte alla grandinata di disastri post-vaccino, li hanno attribuiti a "gravi condizioni patologiche pregresse". Le stesse che, per tutte le morti, due milioni e passa ad oggi, erano state rigorosamente ignorate e anche escluse, a dispetto delle evidenze, poichè era opportuno che tutto fosse " PER COVID". Tutti vittime solo del Covid. Casomai qualcuno si facesse condizionare da quei medicuzzi negazionisti, per i quali CON COVID 19 non si muore, a meno che il virus non sia la spintarella finale a qualche malanno davvero grave. 


E da noi? Stamo 'na favola, anche senza più vaccini

Degli eventuali effetti collaterali del nostro primato di un milione di vaccini somministrati nulla si sente e nulla si sa. E la seconda dose, i vaccinati se la vadano a cercare dove gli pare (fuorchè in Russia!), visto che quella di Pfizer è rimandata a tempi migliori. Pensando ad Arcuri e a certi presidenti regionali, possiamo ben immaginare cosa possa essere successo, in un paese privo perfino di piano pandemico, con vaccini che richiedono tecnologie e logistiche capaci di tenerli a 80° sotto zero e che, quando scongelati, devono essere inoculati dal medico di base(!) entro pochi minuti. Auguratevi che non succeda, neanche nella località più remota e arretrata, che la confezione si sciolga e venga ricongelata. Ricevereste una pera che l'overdose di eroina sarebbe una bibita. 

Dal virus dell'infiammazione, al virus della combustione di popoli

Mica è finita con pandemia, vaccino e suoi effetti collaterali, chiamati così per farli passare per attenuanti. Come per i missili. Permangono e ritornano gli "effetti collaterali" di una banda di briganti, terroristi, guerrafondai e affamatori di popoli. Del suo precedente passaggio sul pianeta, l'umanità non cesserà mai di leccarsi le ferite. Ora, immutata nei metodi e obiettivi, si ripresenta avida di dominio e saccheggi imperialisti, capeggiata da una vecchia majorette maschile, male in arnese, che col suo ex-capo condivide sette guerre d'aggressione, la Guantanamo dei torturati, mai processati e mai liberati, gli assassini extragiudiziali con droni di migliaia di "sospetti", l'espulsione di 1,5 milioni di immigrati, la militarizzazione della polizia più violenta del mondo. 

Di suo, il neo presidente ci mette anche un bel tasso di corruzione, esemplificato dagli scandali e ricatti suoi e del figlio in Ucraina, come dagli intrighi perchè il papà vicepresidente assicurasse fette di mercato USA ai trafficoni cinesi amici del figlio. Tutto questo coronato dal PNAC, "Programma per il "Nuovo Secolo Americano", con cui l'autore, proprio Joe Biden, e i suoi compari neocon, programmarono di lanciare il proprio paese (verso il Nuovo Ordine Mondiale, NOM, oggi, grazie ai farma-digitali e ai miliardari di Klaus Schwab a Davos, di incombente attualità.

La nuova squadra di Biden (o la vecchia di Obama?)



Di conseguenza la squadra del nuovo "commander in chief" non poteva non annoverare protagonisti di quel glorioso passato e di un analogo avvenire. Sono quasi tutti pezzi ricuperati dal museo delle cere clintonian-obamian-neocon, con, per cieligine, diversi ex-dirigenti di Facebook, il social che con tanto vigore si è schierato con Biden e contro Trump e che, approfittando della congiuntura, va appropriandosi della fama di un Catone il Censore all’ennesima potenza (“Cartago delenda est”).

Colgo fiore da fiore. Samantha Power, capo di USAID; falchissima iperinterventista, ex-ambasciatrice all’ONU, agenzia per la cooperazione, protagonista di tuttte le rivoluzioni colorate e i colpi di Stato sotto Obama. Victoria Nuland, sottosegretario di Stato; golpista di Maidan in Ucraina, che, “mandandola a farsi fottere” (“fuck you Europe”), impose all’UE il proprio candidato a premier dopo il regime change. Tony Blinken, Segretario di Stato; già vice-segretario di Stato e consigliere di Biden per la Sicurezza Nazionale, rappresenta gli interessi dei High Tech di Silicon Valley. Generale Lloyd Austin, già capo di Stato Maggiore e capo di Centcom nelle aggressioni e nei genocidi in Iraq, Siria, Afghanistan. 

Janet Ellen, Segretario del Tesoro; già a capo dello Staff economico con Clinton, poi presidente della Federal Reserve 2014-2018, quando la Fed non fece che stampare miliardi di dollari, inducendo crisi in varie parti del mondo e incrementando il debito pubblico USA a 23mila miliardi di dollari. Avril Haines , direttore Intelligence Nazionale, comprensivo di 17 Servizi Segreti; già vicedirettrice della CIA e principale consigliera di Obama per la Sicurezza Nazionale. Protagonista di un’Intelligence impegnata nella tortura, nelle carceri segrete, nell’assassinio di cittadini USA “sospettati” di terrorismo e nelle “operazioni speciali”. Neera Tanden, Segretario al Bilancio; già presidente del Centro per il Progresso Americano, ente affiancato alla CIA e alla NED (National Endowment for Democracy) nelle destabilizzazioni di Stati ritenuti disobbedienti. Insieme agli altri organismi impegnati nelle guerre ibride, porta la responsabilità per decine di migliaia di morti. Legatissima a Hillary Clinton, è stata impegnata in tutte le sue campagne elettorali. Quanto alla (vice)presidente, Kamala Harris, il supersbirro della California, dovremmo già essere informati.



Fior da fiore, nella serra Democratica delle piante carnivore.

e sarà forse la Nuova Nato, insieme agli ebrei sionisti ad avere l'onere di attaccare, il pretesto si trova, l'Iran

Per il riarmo la Nato si fa Banca

di Manlio Dinucci

Ad agosto 2020 la NATO affidò a due collaboratori dell’ex segretario di Stato John Kerry uno studio per giustificare la creazione da parte dell’Alleanza Atlantica di una banca. Gli esperti hanno presentato dapprima un rapporto all’Atlantic Council, dove è stato discusso dai partner dell’Alleanza, poi un successivo al Center for American Progress, dove è stato adottato dal “presidente eletto” Joe Biden. Il modo di ragionare per convincere i dirigenti USA è cambiato: Barack Obama aveva finanziato l’ecologia, Joe Biden finanzierà la difesa.

RETE VOLTAIRE | ROMA (ITALIA) | 19 GENNAIO 2021



La portaerei Cavour, dopo essere stata ristrutturata nell’Arsenale militare di Taranto per imbarcare i caccia F-35B a decollo corto e atterraggio verticale, sta per salpare verso gli Stati uniti.

Lo ha annunciato l’attaché navale presso l’Ambasciata italiana a Washington, precisando che dalla metà di febbraio la portaerei sarà dispiegata nella base a Norfolk, in Virginia, per ottenere la qualifica che le permetterà di partecipare a «operazioni congiunte» con la Marina e il Corpo dei marines degli Stati uniti.

Si prepara così la partecipazione della nave ammiraglia della Marina italiana a missioni Nato sotto comando Usa in distanti teatri bellici.

Tutto ciò costa, sia in termini politici legando sempre più l’Italia alla strategia di guerra Usa/Nato, sia in termini economici.

La portaerei Cavour è costata 1,3 miliardi di euro; i 15 F-35B per la Marina costano 1,7 miliardi. Si aggiungono le spese operative: un giorno di navigazione della Cavour costa oltre 200 mila euro e un’ora di volo di un F-35 oltre 40 mila euro. Gli altri 15 F-35B acquistati dall’Italia vanno all’Aeronautica, insieme a 60 F-35A a capacità nucleare.

C’è però un problema: nel 2019 è stata varata un’altra portaerei, la Trieste, che dovrà imbarcare un numero di caccia F-35B maggiore di quello della Cavour: essi dovranno essere acquistati con un costo complessivo ancora più alto.

Per dotarsi di questi e altri armamenti, l’Italia deve accrescere la spesa militare: i 26 miliardi di euro annui non bastano più, occorre passare ad almeno 36 miliardi annui come stabilito dalla Nato e ribadito dal neopresidente democratico Joe Biden.

Ma dove trovare i soldi in una situazione di crisi come quella attuale?

Ed ecco l’idea geniale, partorita dal Center for American Progress, uno dei più influenti think tank di Washington legato al Partito democratico: la Nato crei una propria banca per risolvere il «gap finanziario». In altre parole, una volta istituita la banca, i paesi dell’Alleanza che non hanno i fondi per accrescere la spesa militare al livello richiesto, li possono ricevere in prestito dalla stessa Nato attraverso la nuova istituzione finanziaria.

Nessun problema, quindi, per l’Italia: se non ha i 10 miliardi di euro da aggiungere ogni anno alla propria spesa militare, glieli presta la Banca Nato a un non precisato tasso di interesse.

L’Italia, però, accumulerebbe in tal modo un nuovo, crescente debito estero con un organismo controllato dagli Stati uniti, che detengono il comando della Nato.

Nel presentare il progetto, il think tank sottolinea che immediatamente «l’amministrazione Biden dovrà ripristinare l’impegno dell’America nei confronti della Nato e spingere l’Alleanza a rafforzarsi», in primo luogo per «difendere l’Europa dalla aggressione russa».

Da qui la necessità che «la Nato istituisca una propria banca per investire in capacità militari fondamentali».

Tra queste sicuramente gli F-35 della statunitense Lockheed Martin che, con gli altri colossi dell’industria bellica, sarebbe la principale beneficiaria della Banca Nato: ad esempio sarebbe la banca a finanziare l’acquisto di altri F-35B per la Marina italiana, pagando alla Lockheed Martin miliardi di dollari, che noi italiani dovremmo rimborsare con gli interessi sempre con denaro pubblico.

Oltre a questa, vi sono altre funzioni che la Banca Nato dovrebbe svolgere. «Investire in infrastrutture a duplice uso»: ponti che permettano in Europa il transito anche di pesanti mezzi corazzati da Ovest ad Est e reti 5G per uso anche militare. Fornire a paesi e regioni «una alternativa rispetto a quella di rivolgersi a banche di rivali della Nato, come Cina e Russia».

La Banca Nato avrebbe, in generale, la funzione di «accrescere la capacità dell’Alleanza di affrontare le sfide finanziarie del conflitto», poiché «qualsiasi significativo sforzo militare dipende dalla capacità economica e finanziaria».

Chiaro è il messaggio agli alleati europei: «Il finanziamento dell’Alleanza non può essere solo responsabilità americana, deve essere una responsabilità condivisa».

Questo, nelle linee essenziali, è il progetto della Banca Nato che, prima di essere presentato dal think tank di Washington, è stato vagliato da politici che andranno a ricoprire importanti incarichi nell’amministrazione Biden.

e l'imbecillità della Russia e della Cina si manifesterà nella sua interezza quando i sionisti ebrei e gli Stati Uniti attaccheranno con le piccole bombe atomiche l'Iran e non saranno capaci di impedire un altro crimine umano

Il ruolo della Cina nella scena politico-economica internazionale. Il sogno di una realtà multicentrica 

(di Luciano Vasapollo)
-21/01/2021


Con l’arrivo di Biden alla Casa Bianca cambierà qualcosa nel conflitto commerciale con la Cina, che di fatto impedisce uno sviluppo in grado di abbattere le disuguagianze e mette a rischio la pace mondiale? A questa domanda risponde il professor Luciano Vasapollo, ordinario di economia all’Università La Sapienza e collaboratore illustre di FarodiRoma. Una seconda parte del suo articolo sarà pubblicata lunedì

In seguito a diversi pericoli concreti di scoppio di un conflitto regionale, ma capace di svilupparsi su larga scala, oggi la situazione internazionale oscilla nello “stallo” imperialista con una sorta di apparente “pace” amministrativa di gestione della “normalità” almeno secondo le ultime tendenze. I due grandi poli imperialisti USA e UE confermeranno le rispettive tattiche, le medesime da oltre un decennio.
Gli Stati Uniti continueranno a soffocare Cuba, Venezuela e Iran attraverso sanzioni, blocchi, azioni indirette e l’offensiva di milizie, mercenari, narcotrafficanti, eserciti privati e di paesi alleati, e clientes sunniti, per disarticolare la sfera d’influenza degli ayatollah, per costringerli al tavolo delle trattative, per obbligarli a rinunciare alle ambizioni antiegemoniche imperiali.

Risulta incerto che la leadership cinese sostenga concretamente Teheran, nell’ipotesi in cui scoppi un conflitto aperto tra USA e Iran. Il peggioramento dell’instabilità regionale metterebbe, infatti, a rischio l’approvvigionamento energetico cinese in Medio Oriente e lo sviluppo della Nuova Via della Seta, il corridoio economico Cina – Asia Centrale – Asia Occidentale passa proprio attraverso l’Iran e potrebbe in futuro coinvolgere anche l’Iraq e la Siria.
In questo clima di conflitto, il Papa, in vari discorsi nell’anno 2020, ha chiesto di addentrarci nel tempo che ci attende, sottolineando fin dall’inizio che anche se la speranza necessita di “realismo” e che “si chiamino i problemi per nome”, anche se non si può smettere di sperare. Il Papa rinnova il suo appello perché la tensione tra Iran e Stati Uniti non degeneri ulteriormente, chiedendo dialogo e rispetto della legalità internazionale.
Del resto, vanno letti principalmente in questa chiave storica di fase anche le continue tensioni e pericoli di guerra su larga scala, ad esempio nel caso concreto delle frequenti escalation di conflitto tra USA e Iran, anche dopo l’attacco terroristico e la vera e propria dichiarazione di guerra attuata dai primi con l’uccisione del generale iraniano Quesam Soleimani: oltre che giustificato dalle immense ricchezze naturali, composte da petrolio e gas, l’attacco statunitense è un attacco al multipolarismo, ad un alleato regionale chiave della Federazione Russa e alla politica di cooperazione internazionale della Cina – attore fondamentale dei grandi cambiamenti geopolitici in corso nel mondo – che ha nell’Iran un referente regionale fondamentale per la Nuova Via della Seta e per scambi e commercio possibili non più attraverso il dollaro, ma attraverso le divise nazionali.
Costruzione del nuovo modello di governance mondiale e specificità della leadership esercitata dal Partito Comunista Cinese non sono due ambiti separati: è lo stesso Xi Jinping a legare la capacità di “crescere, cambiare e migliorare sé stesso” del Partito Comunista Cinese ai fini della costruzione di una partnership per un più effettivo governo mondiale dell’economia.

Il sistema sociale, politico, economico cinese ha subito un notevole numero di etichette: storicamente, a partire dal XIII Congresso del PCC fu coniata la definizione di “socialismo con caratteristiche cinesi”, identificata con la fase primaria del socialismo, e cioè come fase di liberazione dalla condizione di arretramento verso la modernizzazione socialista del paese. In una connotazione qualitativa, questa formula esprimeva la costituzione di una società di tipo nuovo, diversa dal capitalismo; in una quantitativa, ne esprimeva certamente i limiti nello sviluppo, prima di tutto, delle forze produttive. Del resto, tale contraddizione si è presentata palesemente dinnanzi alla guida della RPC e del PCC: nel periodo tra il 1947 e il 1956, la contraddizione principale (che rievoca e richiama l’elaborazione di Mao del 1937 “Sulla contraddizione”) veniva identificata tra i rapporti di produzione esistenti e lo sviluppo scarso delle forze produttive. Essa in larga parte corrispose alla politica definita “una trasformazione e tre riforme” intendendo con la prima l’industrializzazione del paese e per riforme la trasformazione socialista dell’agricoltura, del settore manifatturiero e del commercio.
A partire dal 2013, la contraddizione principale identificata nello sviluppo della società cinese fu incentrata nella presenza di crescenti bisogni e dell’arretrata capacità di soddisfacimento dell’economia. La politica di riforma e apertura inaugurata da Deng Xiaoping identificò come prima contraddizione lo sviluppo arretrato delle forze produttive, e sulla base di questa condizione propose la nota formula di “socialismo di mercato”.

A partire dal 2018, è stata focalizzata l’attenzione soprattutto sulla necessità di bilanciamento dello sviluppo per garantire il bisogno di una vita migliore per il popolo cinese. Nella sintetica analisi dello sviluppo cinese ora proposta, risaltano evidenti le innovazioni e le svolte compiute dalla guida politica del paese, a cui corrispondono nei periodi storici considerati anche elaborazioni ed analisi teoriche sensibilmente differenti.
La continuità della transizione, tuttavia, è sicuramente data dagli strumenti tradizionali dello Stato socialista: quello della pianificazione insieme a quello delle imprese pubbliche e cooperative. Relativamente a queste ultime, la percentuale di valore aggiunto oggi prodotto in Cina da questa tipologia di imprese (soprattutto di grandi dimensioni) si aggira intorno al 30%, costituendo un polo economico solido con diretto legame col potere politico operante nelle dinamiche del mercato. All’interno delle aziende pubbliche, sotto la presidenza di Xi Jinping, è stata riconosciuta una funzione di governo e indirizzo in capo ai comitati di Partito in esse esistenti, specialmente in relazione alle decisioni su fusioni, ristrutturazioni, produzione, etc., esercitando in tal modo una funzione d’influenza diretta anche nel settore privato da parte del partito comunista. Nel 2013, Xi Jinping a proposito dello sviluppo dell’economia mista ha parlato di una funzione di traino svolta dal capitale statale, al fine di incrementare il valore della produzione della competitività cinese come condizione stessa per la conservazione della proprietà pubblica e per la vitalizzazione del controllo statale.

L’elaborazione teorica cinese oggi rifiuta di porre agli antipodi mercato ed economia pubblica: il primo svolge un funzione propulsiva nei confronti della microeconomia e ad esso viene riconosciuto un ruolo dichiaratamente decisivo nella allocazione delle risorse, ma incapace di sviluppare appieno i suoi effetti deteriori per la qualità politica, ideologica e sociale del governo dei processi economici garantito dal PCC, che non affida questo ruolo e queste funzioni esclusivamente al mercato, come affermato dallo stesso Xi Jinping. In questa ottica, la proprietà pubblica si presenta come corpo principale e dominante, affiancato da altre e diverse forme di proprietà. Tale commistione è indirizzata essenzialmente alla liberazione della forza produttiva del lavoro, allo sviluppo della conoscenza, della tecnologia, e presuppone il fatto che ogni persona possa fruire della ricchezza sociale così creata.
Certamente, l’inizio di una Nuova Era per la Cina ha coinciso, in sostanza con la leadership del suo attuale Presidente, Xi Jinping. L’impronta politica dell’attuale Presidente cinese ha segnato così di sé la vicenda politica internazionale, nazionale e all’interno del PCC, tanto da portare il Partito cinese a introdurre nello Statuto il riferimento esplicito al pensiero di Xi accanto a quello degli altri grandi presidenti, ad iniziare da Mao e Deng.