L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 maggio 2021

Il vaccino Pfizer è sperimentale come d'altra parte gli altri vaccini con modificazioni genetiche

Corte della Nuova Zelanda boccia il vaccino Pfizer: “E’ sperimentale. Sicurezza non provata”

Grazie alla sentenza, il Governo neozelandese ha modificato la legge sulla distribuzione del vaccino del colosso farmaceutico. Nella dispositivo si afferma che l'accesso al vaccino "era illegale e in violazione del 'Medicines Act' in quanto ancora sperimentale". Preoccupazione per la promozione del siero nonostante la mancanza di prove che ne dimostrino la sicurezza.
di SPN

-21 Maggio 2021


Grazie alla sentenza dell’ Alta Corte, il Governo della Nuova Zelanda ha modificato la legge sulla distribuzione del vaccino Pfizer-BioNTech. Nella sentenza viene affermato che l’accesso al vaccino era illegale e in violazione del “Medicines Act”, in quanto ancora sperimentale.
SOSTIENI L'INFORMAZIONE INDIPENDENTE

La Nga ‘Kaitiaki Tuku Ihu’ (Società di azione medica) si era rivolta all’Alta Corte sostenendo che il vaccino Pfizer non avesse completato la sua fase di sperimentazione clinica e non dovesse essere reso disponibile alla popolazione più ampia in conformità con la sezione 23 dell’atto.

Infatti il vaccino è stato approvato per più di due terzi della popolazione della Nuova Zelanda, nonostante la sperimentazione clinica primaria per il vaccino ancora da completare è prevista per aprile 2023.

La società Kaitiaki ha rilasciato una lettera aperta firmata da 43 medici neozelandesi che delinea il caso e ha espresso preoccupazione per la promozione del vaccino nonostante la mancanza di prove che ne dimostrino la sicurezza.

Dalla lettera si evince che “Nessuno al momento sa quanto sia sicura o efficace questa nuova tecnologia di mRNA a medio e lungo termine. Esperti medici altamente credibili in tutto il mondo, e persino alcuni stessi sviluppatori di vaccini, prevedono problemi e sollevano preoccupazioni urgenti da segnalare.

Obbligare pazienti o lavoratori a ricevere farmaci, medicine o vaccini che sono ancora in fase di sperimentazione costituirebbe un significativo precedente medico, che sarebbe in contrasto con tutti i codici internazionali di etica medica dal Codice di Norimberga del 1947 e dalla Dichiarazione di Helsinki del 1952”.

L’Alta Corte si è pronunciata a favore di KTI e l’atto ha ricevuto un emendamento immediato, infatti a stretto giro è stata introdotta e approvata la legge di modifica.

La sezione 23 (1) della legge sui medicinali stabiliva inizialmente che il consenso provvisorio dato dal ministro della Salute alla fornitura di un nuovo medicinale doveva essere utilizzato su base limitata e solo per il trattamento di un numero limitato di pazienti.

Fonti: NzHerald e OMV

Tranquilli è la solita ennesima mattanza

 USA: “Hanno voluto le bombe più grosse”

La propaganda di guerra israeliana non parla  mai del tipo delle munizioni utilizzate nel bombardamento aereo della Striscia di Gaza assediata. Ufficialmente si tratta di bombardamenti mirati. In effetti, gli israeliani lanciano le bombe più grandi nel loro inventario e  premono costantemente Washington per accelerare le consegne di armi con una maggiore capacità di distruzione. Una fonte anonima del Pentagono afferma che la frenesia israeliana di acquisire sistemi d’arma statunitensi è molto difficile da definire, anche per i professionisti.

Sul letto di una famiglia, inesplosa
L’esplosivo recuperato servirà a i razzetti palestinesi

“Vogliono tutto, prototipi compresi, e spesso scavalcano le procedure  per ottenerli senza pagare un centesimo”, secondo un manager di un programma di monitoraggio del mercato orientato alla difesa con sede nella capitale federale degli Stati Uniti.Il governo israeliano sembra non avere altra scelta che sganciare bombe e proiettili sulla Striscia di Gaza. Un vicolo cieco strategico totale. Nonostante le pesanti bombe aeree sganciate dall’aeronautica israeliana su edifici governativi e aree densamente urbanizzate a Gaza, la resistenza palestinese non solo è in piedi, ma continua a schernire gli israeliani sottolineando che è un po ‘grazie al recupero degli ordigni inesplosi israeliani che riesce a continuare a produrre razzi fatti in casa. Sembra anche che il famoso database israeliano degli obiettivi di questi bombardamenti includa ospedali, orfanotrofi, uffici stampa, scuole, filiali bancarie, librerie, spiagge e sedi di enti di beneficenza internazionali.

Questa è esplosa

Fondo soccorsi bambini
Un terrorista palestinese

Bombardamenti di tale portata su qualsiasi paese occidentale avrebbero causato la sua resa incondizionata o l’uso dell’opzione nucleare. La resilienza della Striscia di Gaza, un territorio sotto embargo totale e sotto assedio, senza rifugi antiaerei e senza né anti-aerea né o forza aerea dipende più dalla capacità delle popolazioni di sopportare perdite elevate di vite umane ma credendo duro come il ferro della giustizia della loro causa e soprattutto l’inevitabilità della loro vittoria finale. Credete che non toccherà a noi? La situazione nella Striscia di Gaza prefigura come sarà gran parte dell’umanità negli anni a venire.  La grande impostura pandemica  ve lo ha mostrato. Una popolazione urbana sotto uno stato d’assedio reale o virtuale, la cui libertà di movimento è ostacolata da vari stratagemmi economici o direttamente dalla forza e dalla costrizione e il cui minimo movimento di protesta contro l’ordine stabilito sarà spietatamente represso con tutta la panoplia bellica disponibile sotto il il silenzio complice dei media del sistema e degli artifici di linguaggio dei manipolatori degli spiriti.

Questa eventualità non è più frutto dell’immaginazione. In un certo senso, saremo tutti, nessuno escluso, i palestinesi di domani perché i folli sogni di un’egemonia globale imposta dalla carota o dal bastone alle popolazioni del mondo da un’oligarchia ristretta ed esclusiva non sono mai stati più forti che durante il XX e il 21 ° secolo dell’era cristiana.

Civile schiacciato, mentre in cielo due bombardieri sionisti sorvolano a bassa quota. “Questa fotografia spaventosa, dice  Strategika, annuncia l’avvenire dell’umanità nei sogni della oligarchia tesa ad avere il contrrollo totale mondiale. 

Questa oligarchia cerca di terrorizzare coloro che resisteranno nonostante tutte le campagne di guerre ibride e altri mezzi volti ad alienarli dal loro buon senso, dalla loro capacità di discernimento, dalla loro salute e dal loro ambiente promettendo loro di essere schiacciati per l’eternità. Persino gli israeliani sono palestinesi ignari, tenuti in ostaggio, ipervaccinati  con esiti letali e strangolati da mutui ipotecari dagli insediamenti su terreni saccheggiati a beneficio di una minoranza corrotta che è in grado di annientare la razza umana per mantenere il potere e godere dei suoi privilegi. Le ostilità cesseranno. Riprenderanno tra pochi anni. È un ciclo infernale. Nel frattempo, gli animatori del grande circo allestiranno una finta scena come quella ambientata all’indomani della Guerra del Golfo a Madrid e Oslo, per anestetizzare le vittime prima della loro immolazione. Alla fine, il sacrificio umano non è   scomparso .  Il tempio di Baal esiste ancora nella mente di alcuni e sono disperati per renderlo una realtà, anche se ciò significa innescare una catastrofe planetaria.

“portavoce israeliani spiegano i cecchini dell’IDF che hanno deliberatamente sparato e ucciso dozzine di bambini disarmati per il crimine di aver partecipato a una protesta. [Clip da Gaza Fights For Freedom]

https://www.maurizioblondet.it/hanno-voluto-le-bombe-piu-grosse/

Proibito manifestare idee contrarie al pensiero dominante

Scuola inglese denuncia cappellano all’antiterrorismo: “Ha detto agli alunni di opporsi al gender”

di Cristina Gauri

Il Primato Nazionale

Roma, 10 mag — Il Trent College, liceo nei pressi di Nottingham, ha segnalato il cappellano dell’istituto al programma di prevenzione del terrorismo dopo che questi aveva tenuto un sermone in cui spiegava agli alunni che potevano anche non essere d’accordo con l’ideologia gender.

Il protagonista dell’assurda vicenda è il reverendo dott. Bernard Randall, 48 anni. La scuola ha denunciato Randall al programma Prevent che mette sotto la lente d’ingrandimento i cittadini a rischio di radicalizzazione. Dopo accurate indagini, la polizia ha per fortuna decretato che il cappellano non rappresentava alcuna minaccia terroristica. Lo riferisce il Mail on Sunday.

Il parroco cita in giudizio la scuola

Ma l’episodio non finisce qui e tocca ben più alte vette di follia. Secondo quanto riportato dallo stesso cappellano, la scuola lo avrebbe inizialmente avvertito che i futuri sermoni avrebbero subito un’opera preventiva di censura, per poi licenziarlo poco tempo dopo, riducendo così la sua «carriera e vita» a «brandelli». Randal non si è però dato per vinto e ha citato in giudizio la scuola per discriminazione, molestie, vittimizzazione e licenziamento ingiusto.

I fatti risalgono al giugno 2019, mese in cui Randall lesse il sermone davanti agli alunni: «A nessuno dovrebbe essere detto che deve accettare per forza l’ideologia Lgbt». Il cappellano aveva precisato che «dovremmo rispettare le convinzioni degli altri, anche dove siamo in disaccordo». E ancora: «Dobbiamo trattarci l’un l’altro con rispetto, senza attacchi personali: questo è ciò che significa amare il prossimo come sé stessi

https://www.maurizioblondet.it/scuola-inglese-denuncia-cappellano-allantiterrorismo-ha-detto-agli-alunni-di-opporsi-al-gender/

Pare che l'ennesima mattanza degli ebrei sionisti a Gaza, nella prigione a cielo aperto, sia terminata

Il conflitto tra Israele e Palestina, visto dai social network

22 maggio 2021

Da Instagram a Twitter, passando per Snapchat e TikTok, oggi le informazioni sul conflitto in Israele arrivano dai social network.

(immagine: Snapchat)

La Prima e la Seconda guerra mondiale vennero annunciate attraverso titoli a nove colonne sui quotidiani dell’epoca. Le notizie sulla guerra del Golfo e sui conflitti in ex Jugoslavia si sono diffuse con delle immagini in diretta televisiva. Oggi, sono i social network a raccontare ciò che sta succedendo in Israele. Mentre i combattimenti tra soldati israeliani e militanti palestinesi sembrano finalmente vicini a una tregua, Instagram, Twitter e persino TikTok e Snapchat sono diventati il punto di riferimento per chi vuole informarsi sul conflitto. Con la giusta accortezza e prestando attenzione a fake news e alla data dei video online, i social network sono un utile strumento per restare aggiornati sulla situazione in Israele.

Snap Map, mappe interattive di Gaza

Fra i social network da seguire durante il conflitto israeliano si è fatto notare Snapchat grazie ad aggiornamenti costanti e in diretta. In particolare la sezione Snap Map, che attraverso una mappa interattiva permette di visualizzare le storie postate nella location prescelta, ha reso possibile osservare da vicino la vita quotidiana nei luoghi del conflitto. Selezionando sulla cartina la città di Gaza ad esempio, è possibile con un click osservare i palazzi distrutti dai razzi israeliani nei giorni di guerriglia. Eppure basta sfogliare la storia successiva o spostare l’icona sulla mappa di qualche centimetro per vedere cittadini palestinesi intenti a bere tè in un bar oppure un utente mettere in mostra il proprio gatto. La varietà dei post può sembrare inappropriata all’inizio, ma finora non era mai stato possibile scoprire come procede la routine dei normali cittadini durante un conflitto.
Allargando Snap Map fino a Tel Aviv, ecco le stories dei cittadini israeliani: qui la guerra sembra meno in primo piano e aumentano i video di serate all’aperto o di ritrovi in spiaggia. Il sistema di localizzazione di Snapchat permette di accertarsi che i filmati provengano realmente da quella zona e che non siano del passato.

Instagram e Twitter in Israele

Sugli altri social network più famosi, sono gli hashtag a svolgere un ruolo informativo. Se quelli più utilizzati e generici come #GazaUnderAttak e #Israel possono essere popolati soprattutto da materiale proveniente dall’estero, gli hashtag in lingua ebraica o araba offrono una visione maggiormente localizzata delle vicende di Gaza. Costantemente in tendenza negli ultimi giorni nel mondo arabo è فلسطين_تنتصر, ovvero “Palestina vittoriosa”: in mezzo ai contenuti di propaganda non è difficile trovare video recenti e scoprire i dettagli della vita a Gaza oggi.

Gli utenti di TikTok, così come quelli di altri siti di social media come Facebook, Instagram e Twitter, stanno usando l’hashtag #SaveSheikhJarrah per raccontare le vicende del quartiere palestinese di Gerusalemme. Inoltre sono alcuni canali verificati a dettare le tendenze locali sui social: un video condiviso dal politico israeliano Ayman Odeh in cui si vedono cittadini con la kippah esultare per un incendio vicino la moschea di Al-Aqsa è stato visto 14 milioni di volte. Quello postato dal canale Muslim su TikTok che mostra l’inizio dei bombardamenti a Gaza ha raggiunto la cifra record di 40 milioni di view.

È importante seguire giornalisti verificati e account contro le fake news che provano a fare chiarezza su quanto succede in Israele. Fra questi spicca Fake Repoter, che quotidianamente si impegna a smascherare le notizie false e a indicare quali account social non sono attendibili. Anche in questo caso la lingua utilizzata è l’ebraico ma grazie alle traduzioni automatiche offerte dai browser e dagli stessi social network non è difficile comprendere i messaggi. Proprio per la gravità di un avvenimento come la guerra, anche una semplice navigazione sui social richiede attenzione e la volontà di risalire ai fatti originali e verificati. Non un semplice scrolling quindi, ma un utilizzo più maturo e consapevole dei social network, così da rendere queste innovazioni uno strumento utile e divulgativo per osservare e provare a capire i conflitti nell’era di internet.

C'è una pericolosa biforcazione tra prezzi degli immobili e reddito medio disponibile dal crollo Lehman in poi, di fatto l’inizio dell’era di emergenzialità permanente. C'é bolla immobiliare in piena regola già in atto in Germania.

Economia e Finanza>Approfondimenti
Se la Bundesbank minimizza l’inflazione, è il caso di preoccuparsi. E rileggere Sun Tzu

Mauro Bottarelli
22 Maggio 2021 - 13:00

Nel suo ultimo report, la Banca centrale tedesca definisce «temporanea e di impatto limitato» la dinamica dei prezzi, ora attesa al 4% per fine anno e al massimo di sempre nel dato alla produzione del PMI. Sindrome di Weimar finalmente superata? Più facilmente, dissimulazione. Perché la price action del Bund e i trend del suo free float parlano la lingua di un Qe che ha cancellato il premio di rischio. E gonfiato la bolla immobiliare


Quando sei vicino, fingi di essere lontano. Quando sei lontano, fingi di essere vicino. A detta di Sun Tzu, lo stratega militare cinese autore de L’arte della guerra, le operazioni militari seguono un Tao di stratagemmi. Non a caso, citandolo, Gordon Gekko amava ripetere come tutta il business si basi sull’inganno. E leggendo l’ultimo report mensile della Bundesbank, il dubbio che Jens Weidmann abbia fatto strategicamente ricorso alla saggezza bellica orientale sorge spontaneo.

Nel sottolineare come il tasso di crescita tedesco potrebbe superare il livello pre-Covid già in autunno, in caso la campagna vaccinale prosegua spedita e garantisca riaperture più rapide e strutturali, la Banca centrale tedesca prende infatti atto dell’aumento dei prezzi alla produzione ma, oltre a definirlo temporaneo e frutto del surriscaldamento dei trend nelle commodities, si premura di rassicurare il pubblico: l’eventuale passaggio lungo la filiera di consumo avverrà con ritardo. E con limitato impatto. Di fatto, quasi il ciclostile di un bollettino della Bce.

Il quale, però, fa a pugni con la realtà rappresentata in questo grafico

Fonte: Bloomberg

e con l’ultima proiezione contenuta nel medesimo report: quest’anno, il tasso di inflazione in Germania raggiungerà temporaneamente il 4%. Il tutto, alla luce di prezzi alla produzione saliti al picco massimo da quando vengono tracciate le serie storiche. Prendendo anche per definitivamente metabolizzato il trauma di Weimar, il fatto che la Bundesbank adotti un simile approccio di ridimensionamento delle dinamiche in atto appare però decisamente poco rassicurante. Soprattutto, se si guarda alla price action parallela del Bund.

Il quale non solo il 20 maggio era arrivato pericolosamente vicino al ritorno in positivo con il rendimento sulla scadenza decennale ma, soprattutto, sconta sul lungo termine prospettive come quelle mostrate in questi grafici,

Fonte: Bce
Fonte: Bce

quasi un quadretto di famiglia che si potrebbe riassumere con la formula Bce vs Bundesbank redux: con il free float del bene rifugio europeo per antonomasia in caduta libera, sintomo di un crescente disamore del settore privato per l’ultra-rigorista carta tedesca, quanto davvero la Germania può permettere che salga quel rendimento? Ma, soprattutto, quelle due figure dicono altro. Quantomeno, a un personaggio come Jens Weidmann e alla luce della sua impostazione culturale: mesi e mesi di Qe paiono aver reso ormai palese quale sia l’unica, reale forza che governa il mercato. E, soprattutto, quanto ormai il prezzo di un bond sovrano sia totalmente inutile a livello di percezione reale del rischio.

E se togliamo quel premio insito nella disciplina di bilancio al concetto stesso di titolo di Stato, come di fatto ottenuto dalla soppressione artificiale innescata dallo scudo dell’Eurotower sugli spread, la Germania rischia di perdere molto più che qualche investitore giapponese o americano in ciclica ricerca di certezze. Tanto più che questi altri due grafici

Fonte: Bce
Fonte: Bloomberg

mostrano plasticamente un’altra perversa dinamica innescata dall’attività onnivora della Bce, esplosa in maniera parossistica nell’ultimo anno di Pepp ma, di fatto, connaturata all’idea stessa di Pspp, il programma espansivo lanciato ormai un decennio fa da Mario Draghi. Se infatti l’ultimo Financial Stability Review (FSR) dell’Eurotower ha mostrato la pericolosa biforcazione tra prezzi degli immobili e reddito medio disponibile dal crollo Lehman in poi, di fatto l’inizio dell’era di emergenzialità permanente, il secondo incornicia una prospettiva di bolla immobiliare in piena regola già in atto in Germania.

E che una percezione di crisi inflattiva come quella attuale potrebbe solo esacerbare, spingendo cittadini carichi di risparmi bancari da pandemia a investire in anticipazione di un aumento delle valutazioni, spesso auto-alimentante e per sfuggire ai tassi sui depositi dormienti. Con il balzo dello 0,9% registrato ad aprile, oggi l’indice dei prezzi immobiliari tedesco ha raggiunto il +5% da inizio anno: il tutto, in perfetto tandem con l’aumento record del bilancio della Bce. Diretta conseguenza del Qe. A fronte di tutto questo, come si spiega la minimizzazione del trend dei prezzi sposata dalla Bundesbank nell’ultimo report mensile prima del board Bce del 10 giugno, quello chiamato proprio all’annuncio di un possibile, graduale principio di normalizzazione delle politiche?

Strategia. Perché questo altro grafico

Fonte: Bce

mostra come in base ai criteri storici di politica monetaria, l’attuale pressione dei prezzi in seno all’indice PMI equivarrebbe a una risposta immediata da parte dell’Eurotower che si sostanzierebbe in 50 punti base di aumento dei tassi. Dalla sera alla mattina. Ovviamente, nessuno - nemmeno Jens Weidmann - può credere all’ipotesi di una scelta simile, visto che innescherebbe immediatamente una reazione a catena su tutti i debiti pubblici dell’eurozona. Se infatti i tedeschi scontano lo spettro di Weimar, il Club Med si fa ancora forte della deterrenza rappresentata dall’azzardo di Jean-Claude Trichet prima del crollo Lehman.

Comunque sia, qualcosa si è rotto nel meccanismo classico che regolava le relazioni fra Banca centrale tedesca e Bce. Nei fatti, il corrispettivo del cliché cinematografico hollywoodiano del poliziotto buono e di quello cattivo. Ora, i ruoli paiono quasi invertiti. Perché per una Bundesbank che minimizza e accetta l’idea di innocua transitorietà dell’aumento dei prezzi, ecco che l’Eurotower - sempre nel suo ultimo FSR - si è trovata costretta al proverbiale grido del Re è nudo: questo ultimo grafico,

Fonte: Bce

infatti, mostra come la Banca centrale abbia dovuto prendere atto della pericolosa dinamica di dipendenza che il Qe-Pepp ha prima innescato e poi esacerbato fra acquisti di debito e sostenibilità etero-garantita dei conti pubblici dei Paesi membri. Tradotto, la Bce ha timidamente ammesso che così non si può andare avanti, pena il rischio di danni strutturali irreversibili. O, in alternativa, dell’istituzionalizzazione forzata del finanziamento diretto dei deficit sovrani.

Effetto Fed sul taper? In effetti, l’indicazione contenuta nelle minute della Banca centrale Usa rispetto alla possibilità crescente di una discussione sul ritiro graduale della manovre espansive ha quasi operato un effetto calmante su Wall Street, dopo la giornata da tregenda innescata dal crollo di Bitcoin. Il mondo al contrario? No, molto più probabile la totale e obbligata adesione alla teoria del caos, quale unica alternativa possibile al non-sense innescato proprio dalle Banche centrali. Dissimulazione, insomma. Unita a un minimo sindacale di rassegnata accettazione dell’imponderabile che alberga ontologicamente in ogni scelta straordinaria, Qe compreso.

Davvero Jens Weidmann si presenterà al board del 10 giugno con spirito sereno e aplomb tranquillizzante, forte della crescita dell’economia tedesca a livello record già entro l’autunno? Meglio seguire quotidianamente lo spread, quasi con attenzione morbosa. Ma questa volta, in ossequio al new normal, con prospettiva inversa. A indicare la possibile strada sarà infatti il rendimento del Bund, non quello del Btp. Epilogo degno di Sun Tzu, in effetti.

L'impero cinese chiude i rubinetti mentre quello statunitense prende tempo è chiaro che la botta avrà ripercussioni più pesanti su chi non ha agito per tempo, d'altra parte sono nella loro medesima narrazione e gli manca i coraggio di uscirne fuori perchè si sono sempre basati sulla menzogna e le balle spaziali, NON conoscono il valore della VERITA'

SPY FINANZA/ L’ultima vittoria della Cina sugli Usa

Pubblicazione: 20.05.2021 - Mauro Bottarelli

La Cina sembra tenere le leve dell’economia globale, a differenza degli Stati Uniti dove continua a vigere il Qe senza soluzione di continuità

Xi Jinping con Joe Biden, allora vicepresidente degli Stati Uniti, nel 2015 (LaPresse)

Oggi sarò breve. Perché un fact checking, in quanto tale, deve essere schematico: servono appunto i fatti e non le parole. Cominciamo da due grafici: il primo ci mostra come nei primi quattro mesi e mezzo di quest’anno, i downgrades del rating da parte di agenzie cinesi siano triplicati rispetto al numero totale del 2020. Di fatto, una sorta di caccia grossa alle zombie firms. Il secondo grafico, invece, ci mostra come nel solo mese di aprile i buybacks sul mercato azionario Usa abbiano toccato quota 205 miliardi di controvalore, più del combinato di febbraio e marzo messi insieme.

Di fatto, Wall Street sta in piedi per auto-conservazione della Corporate America che utilizza parte dei profitti da Covid-rally per riacquistare propri titoli. Abbassa il flottante, tiene alte le valutazioni e dispensa dividendi e bonus.



Scusate, chi è lo statalista dei due? Anzi, esageriamo: chi è il comunista da schema Ponzi strutturale? Ma non basta. Bitcoin è sceso per la prima volta da 14 settimane sotto quota 40.000 dollari, cominciando a far intravedere crepe di supporto. Il tutto mentre il dollaro sta vivendo una stagione di ultra-debolezza. Di cosa hanno parlato i giornali e i telegiornali in questi giorni? I tweets di Elon Musk contro la criptovaluta e il suo enorme dispendio energetico, facendo intuire che Tesla avrebbe potuto disfarsi delle sue detenzioni di Bitcoin. Sapete invece cosa rischia di mettere seriamente in difficoltà la valuta digitale e il suo status di bene rifugio alternativo? La decisione della Cina del 18 maggio di vietare la fornitura di servizi relativi a transazioni con criptovalute a istituzioni finanziarie e aziende di pagamento, mettendo sull’attenti in contemporanea i cittadini da investimenti nel comparto.

In base al bando, le compagnie interessate non possono offrire alcun tipo di operatività che coinvolga l’uso di valuta cripto, sia a livello di registrazione che di trading, clearing e settlement. Eco sui media? Praticamente zero. In compenso, l’America che si trastulla con le speculazioni di Elon Musk – senza che la Sec abbia nulla da dire al riguardo, alla faccia della supervisione di mercato e della lotta alla turbativa -, ha apparecchiato un’Ipo miliardaria e in pompa magna a Dogecoin, garantendole un market cap che allo scorso 18 aprile (data del collocamento) era di qualcosa come 11 miliardi di dollari. Da allora, continui pump’n’dump speculativi. Nel frattempo, Janet Yellen e Jerome Powell si limitano a sporadici attacchi proprio contro il carattere meramente speculativo delle criptovalute, lasciando intendere passi regolamentari che in realtà mai verranno intrapresi. Altrimenti, perché far quotare Dogecoin con quel can can mediatico?

Il tutto, a pochi giorni dal pagamento del riscatto per l’attacco hacker contro la Colonial Pipeline, corrisposto ufficialmente proprio in criptovalute non tracciabili (balla sesquipedale, quest’ultima). Strano. Ma ancora più strano il fatto che, dopo aver direttamente chiamato in causa la Russia per quel sabotaggio, pur ammettendo di non avere prove al riguardo, Joe Biden paia intenzionato a togliere le sanzioni contro le aziende partecipanti al consorzio Nord Stream 2 e i loro Ceo: ma come, Mosca ti ha appena messo ko la seconda rete di distribuzione del carburante a livello nazionale e tu, Presidente, sembri volerla premiare con l’attenuazione del bando sanzionatorio su un’infrastruttura energetica di primaria importanza nei rapporti – anche politici e diplomatici – con l’Ue? Quale dei due Paesi prende per i fondelli i propri cittadini e il residuo di libero mercato ancora esistente, alla luce dei fatti e non dell’ideologia o dei pregiudizi?

Ma attenzione, perché mentre la Fed continua a definire transitoria l’inflazione e prosegue con la sua politica di alluvione del mercato, tanto da essere costretta a incamerare reverse repo a colpi di centinaia di miliardi ogni notte da parte di decine di bidders, questi due grafici ci mostrano come la Cina abbia davvero dato vita a una sua versione di tapering delle misure eccezionali messe in campo contro la pandemia. E ci devono far riflettere, perché non solo l’impulso creditizio ha appena virato in negativo, impiegando sette mesi di ciclo dal suo massimo contro i 9-10 storicamente registrati, ma il tasso di crescita annuale della massa monetaria M2 del Dragone è appena crollato all’8,1%, ben al di sotto del 9,2% atteso dagli analisti e poco al di sopra del minimo storico record dell’8,0%.



E cosa significa? Che per evitare l’ulteriore crescita del tasso di concessione di prestiti, esplosa nei mesi post-pandemici e già riverberatasi con bolle sugli assets azionari, la Cina chiude il rubinetto in maniera drastica, di fatto anticipando quello che sarà il trend di austerity creditizia da qui a fine anno. E se da un lato questa dinamica potrebbe portare a uno sgonfiamento delle valutazioni delle commodities tale da far rientrare nei ranghi l’attuale fiammata inflattiva già nei prossimi sei mesi, dall’altro rimane la certezza storica che virtualmente ogni assets al mondo è direttamente interessato e impattato dalla dinamica di credito cinese. Tradotto, il mondo rischia di trovarsi a dover affrontare un netto reverse della situazione di outlook da qui al prossimo anno: mentre si attrezza – già con lentezza pachidermica – ad affrontare uno scenario inflattivo, potrebbe invece ritrovarsi in un contesto simile a quello del 2011. Ovvero, un potenziale rischio di deflazione indotta dall’intervento di contrazione della Pboc, tale da prospettare uno scenario di depressione economica. Proprio mentre si dispiegavano le vele per prendere al meglio tutto il vento della ripresa post-pandemica dopata dai vari Qe.

Al netto di questa dinamica, innegabile, chi detiene il banco dell’economia globale, già oggi? La tipografia Lo Turco con sede a Washington o chi gestisce il sistema idraulico reale della finanza e fornisce liquidità all’economia e al commercio, oltre che ai mercati azionari? Vi pare davvero tanto intelligente, quindi, accodarsi ai diktat statunitensi e approcciare a Pechino come tanti maccartisti fuori tempo massimo? Forse Angela Merkel, scegliendo di mettere in corsia preferenziale l’accordo commerciale Ue-Cina lo scorso dicembre, ci aveva visto lungo. Ancora una volta. Ma si sa, per qualcuno sconta il peccato originale di essere tedesca. Per di più dell’Est, quindi ideologicamente affine ai cinesi. Quantomeno nel Dna.

Non la pensa così Mario Draghi, il quale il 17 maggio ha intrattenuto una conversazione telefonica con il Primo ministro cinese, Li Keqiang, sottolineando in particolare l’esigenza di rafforzare e rendere più equi i rapporti economico-commerciali bilaterali. «La Cina è pronta a lavorare con l’Italia per promuovere la cooperazione nei campi del commercio, degli investimenti, dell’energia e dei cambiamenti climatici», ha dichiarato il Premier cinese. Mi raccomando, ora tutti a strepitare per i diritti degli uiguri o la democrazia a Hong Kong sotto l’ambasciata di Pechino. Come da indicazione del Dipartimento di Stato.

Dobbiamo cercare di arrivare alla VERITA' senza sconti altrimenti non ne usciamo fuori da una narrazione che ci vuole prigionieri a disposizione del LORO potere

Telegram contro Apple: avere un iPhone ti rende uno schiavo digitale

21 Maggio 2021, di Alessandra Caparello

Duro attacco da parte di Pavel Durov, patron di Telegram contro Apple. Il tutto è partito dopo un articolo del New York Times, nel quale la società di Cupertino veniva sospettata di esser coinvolta nella sorveglianza e censura su larga scala per volere della Cina.

Apple avrebbe sacrificato la privacy degli utenti in nome dei profitti visto che per poter operare in Cina deve rispettare le leggi locali, tra cui quelle che impongono di conservare i dati nei data center situati in Cina, di consentire l’accesso alle autorità cinesi e di eliminare dallo store le app non approvate dal governo.

Apple, le accuse del patron di Telegram

Da qui l’imprenditore russo non le ha certo mandate a dire all’indirizzo di Cupertino dichiarando che: “possedere un iPhone ti rende uno schiavo digitale”.

“Apple è sicuramente un’azienda molto efficiente per ciò che riguarda il suo business model. Si basa tutto sulla vendita di prodotti con un prezzo eccessivo, un hardware obsoleto e un ecosistema che tiene in manette i suoi utenti. Non c’è da stupirsi che l’approccio totalitario di Apple sia così apprezzato dal Partito Comunista Cinese che, grazie ad Apple, ora ha il controllo completo sulle app e sui dati di tutti i suoi cittadini che si affidano agli iPhone.

Secondo il fondatore di Telegram, la casa di Cupertino è apprezzata dal governo comunista cinese perché hanno lo stesso approccio totalitario e grazie ad Apple la Cina ha il controllo dei dati di tutti gli utenti che utilizzano iPhone. Non è la prima volta che Durov critica il colosso fondato da Steve Jobs e oggi guidato da Tim Cook.

In particolare Durov aveva più volte criticato il “business model” di Apple, in particolare l’obbligo di pagare una commissione del 30% per gli acquisti in-app. A fine novembre 2020 aveva inoltre affermato che il nuovo iPhone 12 Pro è un “pezzo di hardware obsoleto” ma non solo.

La parte peggiore delle tecnologie di Apple non sono tanto i device sgangherati, e nemmeno l’hardware obsoleto. Possedere un iPhone ti fa diventare uno schiavo digitale dell’azienda. Puoi usare solo ciò che Apple ti permette di installare attraverso il loro App Store” (…) “Se vuoi fare il backup a livello nativo dei tuoi dati, puoi solo usare iCloud.

Altro che covid è crisi economica profonda e duratura baby sancita a settembre del 2019 dall'intervento della fed che ha sparato miliardi al giorno per salvare la finanza, il Casinò di Wall Street a cui mancava i contanti e non erano più solvibili e a tutt'oggi dopo la spremuta di malattia a cui ci hanno obbligato a bere non si vede luce alla fine del tunnel

SPY FINANZA/ La vera partita sui mercati nascosta dal tonfo del Bitcoin

Pubblicazione: 21.05.2021 - Mauro Bottarelli

Si parla tanto dell’andamento del Bitcoin e non si colgono quindi dei segnali piuttosto allarmanti: la Fed potrebbe finire spalle al muro rispetto al suo Qe

Jerome Powell (Lapresse)

Tanto rumore per nulla. Quella di Bitcoin è solo una colossale arma di distrazione di massa. Il dito che indica la Luna e monopolizza l’attenzione, mentre dietro le quinte si cerca di tamponare le criticità reali. Una su tutte: come mai alla notizia di un riferimento diretto alla necessità di discutere di un principio di taper già da prossimi meeting contenuta nelle minute della Fed pubblicate mercoledì, Wall Street ha tirato un sospiro di sollievo e chiuso ben al di sopra dei minimi di giornata? Pessimo segnale, figlio legittimo di un effetto domino che va stoppato sul nascere. A costo di ribaltare il tavolo, mentre su quello accanto va in scena il gioco delle tre carte. Come nelle stazioni ferroviarie o nelle piazzole degli autogrill.

Quanto accaduto due giorni fa rispetto alla più famosa delle criptovalute, infatti, non ha rappresentato in realtà nulla di clamoroso o di inedito: compreso l’ultimo tonfo, dal 2016 a oggi Bitcoin ha conosciuto cali superiori al 30% per 11 volte. Ormai, è diventato la versione finanziaria della Corea del Nord. Ogni tanto, salta fuori e fa temere la Terza guerra mondiale. Catalizzando l’interesse e spedendo dietro le quinte tutto il resto. Il problema questa volta – e a differenza del passato – è che le condizioni per una potenziale deflagrazione ci sono tutte. E reali. Ma non legate alle fluttuazioni speculative di qualche cripto-chimera o del tweet a orologeria di Elon Musk, bensì insita nei gangli vitali del sistema finanziario ed economico. In primis, la Real America.

Questo grafico sembra smontare senza bisogno di parole la narrativa dell’economia Usa che scoppia di salute grazie alla campagna vaccinale record e al piano Biden: il Surprise Index, dopo alcuni mesi di lettura in trend positivo da record – grazie alla cura shock di Fed e Tesoro per contrastare la pandemia, clamorosamente mostratasi front-loaded e dal fiato cortissimo – sta per ritornare in contrazione. Proprio ora, quando il mondo intero sembra abbagliato dalla mitologica luce in fondo al tunnel.


Paradossalmente, però, un buon segnale. Almeno, se si guarda a quello che fino a ieri appariva il bicchiere mezzo vuoto e si ragiona in base al mantra del bad news is good news. Ovvero, il timore di un Taper tantrum stile 2013 determinato proprio da una ripresa economica più sostenuta del previsto. E avendo collegato le scelte di politica monetaria al ritorno del tasso di occupazione a livelli pre-pandemici e non più a quello di inflazione, la Fed sembra quindi giustificata a un ulteriore calcio al barattolo. Si prende tempo, scollinando il board del 15-16 giugno senza troppi proclami e ci si prepara all’appuntamento di Jackson Hole di fine agosto. Tutto tempo guadagnato, esercizio vitale in situazioni simili.

Ma mentre tutti gli occhi erano puntati sugli indici e sul rimbalzo intraday di Bitcoin ed Ethereum, la pubblicazione delle minute della Federal Reserve portava in dote la sorpresa. In grado di sbaragliare ogni previsione. Perché questa volta è stata la Luna a palesarsi nitida e non il dito che la indicava. Questo grafico mette la situazione in prospettiva: con i 294 miliardi di reverse repo autorizzati presso 49 entità finanziarie, mercoledì la facility della Fed di New York ha non solo superato il picco del marzo 2020, in piena crisi Covid, ma anche raggiunto il livello massimo dal 2017.


Tradotto, le banche – ormai anche le filiali Usa di quelle estere, stante i controvalori entrati in gioco – non hanno più possibilità di accantonare riserve a bilancio, tanto da essere obbligate a depositarle continuamente presso la stessa Banca centrale. Ottenendo in cambio collaterale, il principio del repo al contrario. Ma anche quest’ultimo sta terminando. Insomma, endgame. Il Qe va giocoforza fermato, pena un crash traumatico. Perché la Fed drena sì titoli di Stato dal mercato attraverso il programma di acquisto, come in passato, ma sta rimettendoli in circolo con il badile attraverso il Rrp, il reverse repo. Quasi una logica da vaso comunicante, la quale spiega sia l’accelerazione della Federal Reserve nel porre sul tavolo la questione del taper attraverso le sue ultime minute, sia la reazione quasi rassicurata di Wall Street alla pubblicazione della notizia.

Ormai, il mercato è arrivato all’accettazione di una logica del male minore. Ma l’asticella del livello di danno connaturato persino all’opzione più favorevole fra cui scegliere è comunque posta sempre più in alto. Qualcuno, insomma, si farà del male durante la discesa. Perché serve l’incidente controllato, l’ennesimo. E proprio per questo, le camere vuote nel tamburo del revolver sono sempre meno. Una roulette russa che comincia a delineare sentenze.

Quest’altro grafico mette ulteriormente in prospettiva il momento, poiché mostra come nelle ultime sette sessioni di trading, le equities abbiano patito tre dei picchi di pressione sulle vendite più ampi di sempre (l’11 maggio il record assoluto, il 12 maggio il 19° della serie storica, mentre l’altro ieri il quarto), sintomo chiaro del livello di nervosismo che alberga sotto il pelo dell’acqua alla prima sagoma che si palesi all’orizzonte.


E, cosa ancora peggiore, stando alla proiezione di Goldman Sachs rispetto ai tempi del tapering e dell’estinzione totale del programma di Qe in atto, un mercato che già oggi esplode di riserve e manda il Rrp alle stelle, dovrebbe fare i conti con circa 1.000 miliardi di dollari ulteriori in circolazione. Insomma, il rischio è che gli indici prendano atto – senza più mediazioni – della disperata partita di giro in corso e che la Fed si trovi così con le spalle al muro, impossibilitata a proseguire con un controvalore di 120 miliardi di acquisti al mese. Non per scelta, bensì per assenza di collaterale. E prezzino, in base al mero e spietato rapporto costi/benefici, quanto danno questa prosecuzione forzata della monetizzazione del debito sotto forma di backdoor funding potrebbe arrecare a rendimenti dei Treasuries e dollaro.

Bitcoin e le sue montagne russe, in confronto, sono bazzecole. Anzi, una densa cortina fumogena. Appunto.

Diciamolo ai nostri euroimbecilli fanfulla alla Salvini che la porta per euroimbecilandia non è la Torino-Lione, che già esiste e passa per il Frejus, ma è il Brennero dove i nostri amici euroimbecilli austriaci fanno il bello e il cattivo tempo

La via mutilata. Quanto ci costano le bizze dell’Austria al Brennero?

CARLO TERZANO 20 MAGGIO 2021


Sangalli: “l’Italia sconta le sue storiche carenze infrastrutturali che ci fanno perdere ogni anno 34 miliardi di Pil. Se oltre a questo vengono imposte unilateralmente restrizioni alla circolazioni tra le merci, come nel caso del Brennero, la situazione non può che peggiorare”

Del Brennero abbiamo parlato parecchio nell’ultimo anno, visti i controlli e le chiusure imposte autonomamente dagli austriaci, nostri vicini di casa mai troppo amati (sarà per via dei trascorsi storici…). Ufficialmente si trattava di “motivi sanitari”, ma in realtà a ben guardare già prima della pandemia ogni scusa sembrava buona per mettere nel cassetto le regole sullo spazio Schenghen. Torniamo a parlarne adesso, perché Unioncamere, con il supporto di Uniontrasporti, ha realizzato il report “Il Brennero e la politica dei trasporti attraverso le Alpi”, in cui, sebbene non dia una risposta alla domanda che un po’ tutti ci siamo posti in questi anni (quanto ci costano i divieti, gli stop e i capricci asburgici?), fa tornare il tema di pressante attualità.


“Troppo spesso – lamenta Confcommercio – nel Brennero si è verificata una vera e propria strozzatura politica e geografica che ora, nel momento in cui l’economia sta cercando di ripartire dopo i danni della pandemia, risulta particolarmente dannosa soprattutto grazie alle decisioni del Governo tirolese che dal 2017 ha imposto una serie di divieti settoriali al transito dei mezzi pesanti che sta mettendo seriamente in crisi gli operatori del settore”.


Nel 2019 attraverso il Brennero sono transitate 53,7 milioni di tonnellate di merci, tre quarti delle quali su strada e il restante 26% via treno. Difficile al momento incrementare questa forma più ecologica di trasporto delle merci però, visto che l’attuale linea ferroviaria ha ormai raggiunto un livello di saturazione prossimo all’80%. Secondo Carlo Sangalli, numero 1 di Confcommercio, le decisioni del Tirolo configurano “una palese violazione del diritto alla libera circolazione delle merci tra gli stati membri dell’unione europea. Chiediamo che la Commissione europea svolga il suo ruolo di guardiano e garante dei trattati”.


Secondo il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, “sono anni che l’Austria attua una politica di contenimento penalizzante non solo per il trasporto pesante ma per l’intero sistema produttivo italiano. Le scusanti addotte la qualità dell’aria e la possibilità di far ricorso al trasporto su ferro si commentano da sole. Le autovetture dei turisti – si è chiesto retoricamente Uggè – non emanano inquinanti? E la saturazione oraria, unita alle pendenze del 26% esistente sulla linea ferroviaria, assicura la rapidità dei collegamenti? La competitività ormai vede nella componente tempo l’elemento essenziale. Ed il governo austriaco la sa bene. Chi sembra non comprenderlo è il governo italiano”.


Uggè ha poi ricordato come in diversi casi è dovuta intervenire l’Ue per frenare l’Austria: “gli interventi effettuati presso la Comunità europea sono stati numerosi. In taluni casi il governo austriaco (il sistema degli eco punti venne eliminato in sede europea) uscì perdente dal contenzioso creatosi ma ora si sta prendendo la rivincita e le limitazioni introdotte sono fortemente penalizzanti per il sistema Italia”.

La voglia pazza della Bce di smettere i panni di banca centrale prestatore di ultima istanza e riprendere il proprio ruolo di protagonista nell'attuazione del Progetto Criminale dell'Euro

ECONOMIA
Perché la Bce lancia allarmi sul debito?

di Giuseppe Liturri
20 maggio 2021



La Bce avverte che la mole di debito generata dalla pandemia potrebbe minare la stabilità finanziaria, ha titolato ieri il Financial Times. Perché? L’articolo di Giuseppe Liturri

La Bce avverte che la mole di debito generata dalla pandemia potrebbe minare la stabilità finanziaria.

Così ha titolato ieri il Financial Times, riportando dichiarazioni di esponenti della Bce a margine della revisione biennale della stabilità finanziaria. Note che risultano alquanto stonate, poiché provengono da chi ha il potere illimitato di garantirla quella stabilità finanziaria. Avendo il potere di agire, con risorse potenzialmente infinite, sia sul versante del debito privato (attraverso il canale bancario) che su quello del debito pubblico (operando direttamente sul mercato dei titoli di Stato).

Se un medico, che ha tutti gli strumenti per prevenire e curare la malattia, paventa dei pericoli, allora insinua il dubbio che non abbia molta voglia di fare il suo mestiere.

Di seguito, una sintesi di quanto riportato dal quotidiano britannico.

Nonostante si sia potuto osservare un recente miglioramento delle prospettive economiche a causa del calo dei tassi di infezione e dell’accelerazione delle vaccinazioni, la Bce ha affermato mercoledì, nell’ambito della sua revisione biennale della stabilità finanziaria, che l’eurozona è ancora lontana dall’essere al sicuro.

“Siamo ottimisti riguardo ad uno scenario che possa favorire una ripresa delle condizioni economico-finanziarie”, ha dichiarato Luis de Guindos, vicepresidente della Bce. “C’è, tuttavia, un aspetto da considerare: la pandemia lascerà in dote un’eredità fatta di debiti più alti e bilanci più deboli, che potrebbero provocare forti oscillazioni di mercato e stress finanziario o portare un periodo prolungato di debole ripresa economica”.

Il debito aggregato dei governi della zona euro è passato dall’86% del PIL del 2019 al 100% dello scorso anno, ha affermato la BCE, sebbene abbia notato che ciò è stato mitigato dagli attuali bassi tassi di interesse, che hanno ridotto il costo del finanziamento del debito. I livelli del debito sovrano rimarranno elevati il ​​prossimo anno, quando più della metà dei 19 paesi della zona euro avrà ancora deficit di bilancio superiori al 3% del PIL, secondo le previsioni della BCE.

De Guindos ha affermato che la Bce continuerà a mantenere “condizioni di finanziamento favorevoli” per governi, imprese e famiglie e che qualsiasi ritiro degli stimoli di politica monetaria “dovrà essere graduale e molto prudente” e in linea con la ripresa economica.

L’aumento dei livelli del debito societario è stato più elevato nelle società più indebitate, ha affermato la BCE. Le aziende nel 90 ° percentile di indebitamento hanno aumentato il rapporto debito / capitale proprio dal 220% prima della pandemia a oltre il 270% della fine dello scorso anno.

Il numero di società fallite nell’eurozona è diminuito di un quinto lo scorso anno, nonostante la recessione più impattante dai tempi del dopoguerra. De Guindos ha però aggiunto che si stima un aumento dei fallimenti nel corso di quest’anno, la cui entità dipenderà dalla rapidità con cui i sostegni saranno ritirati.

Il mercato degli immobili, indicatore attendibile, ha dovuto affrontare il cambiamento delle abitudini verso il lavoro a distanza e lo shopping online durante la pandemia e la Bce ha affermato che è probabile che il calo dei prezzi degli immobili acceleri, rappresentando una minaccia per le banche della zona euro poiché verso questo settore è diretto il 7% dei prestiti al settore privato.

Notando la “notevole esuberanza” anche dopo il sell-off sui mercati obbligazionari statunitensi iniziato all’inizio di quest’anno, la BCE ha affermato che “la significativa volatilità dei prezzi solleva interrogativi sulla trasparenza e sul grado di leva finanziaria all’interno dei mercati”.

La banca centrale ha affrontato anche l’argomento delle criptovalute, affermando che un recente aumento del prezzo del bitcoin è riuscita ad “eclissare le precedenti, come la bolla finanziaria dei tulipani e la bolla dei mari del sud nel 1600 e 1700”. Pur definendo la criptovaluta “rischiosa e speculativa”, ha concluso che i suoi “rischi per la stabilità finanziaria sembrano tuttavia attualmente limitati”.

L'impero statunitense rifocilla di armi gli ebrei sionisti per meglio distruggere uccidere a Gaza, la prigione a cielo aperto

“Ascolta, Israele”, I difensori della Roccia

Celebrazioni celebrazioni ovunque a #Gaza . Sono le 3:45 del mattino e la gente è ancora in strada a cantare e festeggiare . Sì, siamo sopravvissuti alla quarta guerra in 12 anni e ancora siamo qui in piedi e combattiamo per la nostra libertà. Non molleremo finché non avremo i nostri diritti.   Ascolta, #Israele

https://twitter.com/kareemMajjour/status/1395542615265849356

Questo è il missile (JDAM) che rappresenta  parte delle armi del valore di 735 milioni di dollari @JoeBiden sta  mandando di corsa  in Israele per essere utilizzato in una delle città più densamente popolate della terra.