L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 31 luglio 2021

Un lezzo maleodorante si alza, sono i soldati sionisti che lo portano addosso, emana dalla loro pelle

Soldati israeliani sparano e uccidono appositamente un dodicenne palestinese

-29 Luglio 2021


Non vuol essere un articolo di gossip politico-militare che cade nella cronaca nera, ma solo riportare la realtà: soldati israeliani sparano e uccidono un dodicenne. Sparano e uccidono, sembra che sia l’unica cosa che sappiano fare da 3000 anni a questa parte. Ripeto quello che ho già detto in altri editoriali: “Dio solo sa quanto io ami Israele, i suoi riti, la sua religione anche se sono un cristiano universale. Ma questo popolo uccide da 3000 anni, la Bibbia, del resto fonte sospetta, racconta di sangue, invasioni e guerre, molte delle quali vinte dai sempre coloni di Sion.

Ci sarà mai fine alle barbarie dei soldati israeliani?

“Le truppe israeliane hanno sparato ad un ragazzino palestinese di 12 anni, che viaggiava in macchina con il padre nella Cisgiordania occupata. Il bambino è morto. Mohammed al-Alami si trovava nella città di Beit Omar, a Nord-Ovest di Hebron, quando i soldati israeliani lo hanno colpito al petto“. dichiarazione del Ministero della Salute palestinese. Nasri Sabarneh, sindaco della città, ha dichiarato: “Il padre del ragazzo stava viaggiando con i suoi due figli. Mohammed gli avrebbe chiesto di fermarsi in un negozio per comprare qualcosa. L’uomo ha quindi fatto un’inversione a U e le truppe israeliane, situate nelle vicinanze, hanno iniziato ad urlargli di fermarsi, finchè uno dei soldati non ha aperto il fuoco. Il ragazzo è stato colpito a morte. Il padre e la figlia sono rimasti illesi nell’incidente“. L’esercito israeliano non ha rilasciato commenti immediati. Per molti è la condizione in cui vivono i soldati ad esasperarli in questa maniera. la loro esasperazione porterebbe a vedere tutti come potenziali terroristi. Ma va detto che la scelta di occupare territori non loro, non l’abbiamo fatta noi. Quindi, la loro esasperazione viene da una scelta quindi: colpevoli di omicidio.

Una consuetudine che disonora qualsiasi uniforme

È il secondo giovane palestinese nel giro di qualche giorno. Il 24 luglio, Mohammed Munir al-Tamimi, un palestinese di 17 anni, è rimasto ucciso in seguito agli scontri avvenuti nel villaggio di Beita. Indubbiamente un punto caldo negli ultimi mesi, dove si stanno sviluppando scontri violenti e morti in barba al cessate il fuoco. Per protestare contro l’insediamento di decine di famiglie israeliane, i palestinesi praticano la Irbak al Layli, di solito tradotta come confusione notturna, mentre l’esercito israeliano la traduce in rivolte violente. Non è l’Afghanistan o l’Iraq, dove quei maledetti Talebani fanno esplodere bambini in mezzo alla strada, al passaggio di qualche convoglio di soldati stranieri. Qui stiamo parlando di gente a cui è stata rubata la terra, usando le armi e i soldi russi e americani. Non ci siamo ragazzi! Non ci siamo perché l’Europa tace, perché il sorriso di Biden è canzonatorio: dead man walking. I petrolieri sovietici finanziano la costruzione dell’area residenziale di Gerusalemme Est, mentre il Governo statunitense finanzia Governo ed esercito israeliano.

Soldati israeliani e tregua del fuoco

Sicurezza internazionale riferisce: “Gli episodi giungono mentre la tregua a Gaza, concordata il 21 maggio scorso, sembra ancora reggere. Questa ha posto fine a tensioni scoppiate il 10 maggio, che hanno visto protagonisti Israele e gruppi palestinesi, Hamas in primis. L’origine delle tensioni può essere fatta risalire agli sfratti ordinati presso Sheikh Jarrah, un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica“.

Bibbia: dal secondo libro di Samuele

Vennero allora tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: “Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: «Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”. Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele. Davide aveva trent’anni quando fu fatto re e regnò quarant’anni. A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda. Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro dissero a Davide: “Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno”, per dire: “Davide non potrà entrare qui”. Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui. Avete cominciato voi 3000 anni fa e io continuo ad amare la vostra religione, ma dovete andare via!

Con il passaporto dei vaccini sperimentali si è formalizzato come metodo di governo la paura e il terrore

Disertare per vincere sulla menzogna



Quale livello di menzogna conclamata può sopportare una democrazia? Certo assai meno di una dittatura nella quale non si può fare nulla nell’immediato per contrastare l’inganno: così quando si assiste allo spettacolo di un presidente del consiglio che con la connivenza di Parlamento e presidenza della Repubblica vara misure repressive e discriminanti, oltre che stupide, proprio nel momento in cui i fatti smentiscono completamente le premesse con le quali viene giustificato questo attentato alla Costituzione, vuol dire siamo fuori dalla democrazia. Istituire una sorta di obbligo vaccinale quando i fatti e persino le più ambigue “autorità” affaristiche in campo farmacologico, come Fauci, affermano che i vaccinati sono contagiosi come i non vaccinati, non ha nulla a che vedere con la protezione della salute, tanto più che la famigerata variante Delta è di fatto niente più che un raffreddore.

Ma allora non vogliono che io possa sedermi al tavolino di un bar per ragioni che non saprebbero né spiegare, né giustificare? Bene non ci andrò, non sarà poi un grande sacrificio e in casa posso farmi tutti i caffè, the e tisane che voglio. Vogliono che non vada al ristorante, bene so cucinare, certo meglio di molti chef improvvisati che compaiono nella televisione spazzatura e non ci andrò. Non vogliono che viaggi e che vada in albergo? Bene non lo farò. anche se questo può sembrare una bestemmia per l’edonismo eterodiretto e conforme tipico della contemporaneità. Non vogliono che lavori? Denuncerò il padrone per il suo licenziamento illegale o per il demansionamento e intanto lancio l’idea di un fondo nazionale contro la discriminazione sul lavoro in modo da sostenere i precari che sono i più ricattabili. E così dovrebbero comportarsi tutti gli italiani che non vogliono vaccinarsi o che vaccinati o meno capiscono che il pass è l’anticamera del dispotismo proprio perché non risponde ad alcuna esigenza reale, anzi è del tutto inutile, visto che come appare da tutti i numeri del pianeta i vaccinati si ammalano e diffondono il contagio esattamente come gli altri, anzi in molti casi più degli altri, è insomma un atto di puro autoritarismo. Con modeste e temporanee rinunce un quarto della popolazione attiva può cancellare i collaborazionisti del covid nelle attività economiche e far implodere il governo. Anche a Mosca il sindaco, uomo legato al potere del petrolio e di fatto uomo del magnate Vladimir Bogdanov, ha tentato lo sgambetto di istituire un pass approfittando tra l’altro dell’assenza di Putin, ma è stata la popolazione stessa ad affossare il provvedimento, semplicemente sabotandolo in maniera massiccia e strozzando nella gola il giubilo della stampaccia occidentale.

Purtroppo da noi ci sono ancora degli illusi che non hanno capito un cazzo, che davvero pensano di sopravvivere ubbidendo a Draghi e a quelli come lui quando invece l’intenzione di far fuori una bella fetta di economia reale è assolutamente palese e addirittura dichiarata. Ma per portare a termine questo piano occorre una certa gradualità: una caduta improvvisa di economia destabilizzerebbe tutto e comincerebbe davvero a creare una resistenza nel senso vero del termine della parola. E’ proprio per questo che per un anno e mezzo c’è stato un tira e molla continuo tra il bastone delle segregazioni e la carota della falsa speranza che così facendo alla fine si sarebbe usciti dal tunnel. Ovviamente non è accaduto perché tutta la pandemia è attentamente gestita in ogni sua fase grazie a strumenti che paradossalmente adesso vengono dichiarati inservibili, ma intanto si è data l’illusione di un possibile ritorno alla normalità evitando contraccolpi troppo bruschi e reazioni forti. E con questa estate si vuole creare uno strumento di controllo che potrà servire anche dopo per qualsiasi occasione, tanto che i pass non hanno nemmeno un riferimento semantico alla vaccinazione. E’ così evidente, eppure sembrano capirlo in pochi. Inoltre altra cosa chiarissima è che si vuole creare una divisione tra la gente in maniera da poter più facilmente portare al disastro programmato del Paese e anche in questo caso molti ci cascano come bambini e collaborano attivamente alla propria stessa rovina.

Non è un caso che i pass vaccinali siano stati lanciati in piena estate in Francia e in Italia dove la “piccola economia” è più vivace che altrove e dove bisogna “sfoltire” ancora parecchio; da quello che sta arrivando, dall’introduzione di cure che tolgono la possibilità di un’approvazione di emergenza ai vaccini, così come la sconfessione dei test pcr da parte del Cdc americano a partire da fine anno, così come i più che fondati dubbi sul fatto che si materializzino davvero i soldi del recovery o come diavolo si chiama, si può benissimo immaginare che la narrazione pandemica si avvia a trasformarsi in una narrazione endemica collegata anche allo pseudo ecologismo padronale e dunque bisogna sbrigarsi a dare un ulteriore colpo all'economia e ad istituire i mezzi per gestire la nuova fase del reset. L’unica maniera di salvarsi è di chiudere tutto e subito, far trovare improvvisamente il vuoto sotto i piedi del governo e dei prefetti e generali, che fanno da scudo a quell'infame coniglio mannaro di Draghi. Solo facendo fallire il pass ci si può riprendere un po’ di futuro, alle volte occorre disertare per vincere.

Gli Stati Uniti hanno costretto il disaccoppiamento tra la propria economia e quella della Cina ciò ha reso più forte quest'ultima obbligata a divenire autonoma acquisendo maggiore forza

CINA, EUROPA, USA
Piange il telefono…



C’è una notizia che non è passata attraverso il filtro della stampa mainstream la quale indossa mascherine anti verità ormai da una buona quindicina d’anni, una notizia apparenza poco importante e che anzi parrebbe quasi solo una comunicazione aziendale: la cinese Xiaomi è diventata la seconda produttrice mondiale di telefonini superando Apple ( che produce comunque anch’essa in Cina) e cominciando la scalata a Samsung. Questa cosa ha un senso sul piano industriale vista l’eccellenza dei prodotti Xiaomi e un'”interpretazione” di Android particolarmente azzeccata, ma sorprende perché l’azienda cinese era stata colpita dalle sanzioni statunitensi come in precedenza Huawei e Zte nel novembre dell’anno scorso con la solita e assurda scusa della possibilità di spionaggio. In quel momento Xiaomi era dietro ad Apple e si poteva presumere che sarebbe scesa parecchio, invece a maggio l’ha spuntata in una causa contro le sanzioni statunitensi, ma in ogni caso aveva continuato a crescere in maniera straordinaria con l’80% in più di export rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e adesso rappresenta il 17% del mercato contro il 14% di Apple. Altre società che sono nel mirino di Washington da più tempo come ad esempio Huawei hanno risposto moltiplicando gli sforzi per rendersi autonome dall’occidente, creando propri sistemi operativi ( quello di Huawei sembra avere una gestione della memoria superiore sia ad Android che Ios) e per la produzione di chip avanzati che peraltro sono costruiti per ora solo a Taiwan, ma che presto saranno prodotti anche sul continente cinese.

Insomma quella che doveva essere una dura lezione si è alla fine risolta in una sconfitta: l’ascesa di Xiaomi dimostra che mentre gli Stati Uniti possono essere in grado di affrontare efficacemente una società cinese non possono affrontarle tutte. Alla fine, non solo le società statunitensi saranno semplicemente superate dalla concorrenza delle loro controparti dell’ex celeste impero, ma cadrà anche l’opportunità di collaborare con aziende cinesi in crescita. Se si costringe la Cina a fare a meno delle tecnologie sviluppate negli Usa tirerà fuori alternative equivalenti o addirittura superiori. E per l’appunto questo che significa la nuova multipolarità, ossia il cambiamento generale di rapporti di forza.

Ma tutto questo non mi serve a fare dell’apologetica della Cina, quando per mettere in guardia contro i progetti di guerra Usa alla Cina e alla Russia per il dominio planetario: tale conflitto passa per quanto ci riguarda da vicino, soprattutto attraverso quell’assurda e falsa ecologia della Co2 con cui l’Europa vorrebbe partecipare a questo conflitto nel tentativo di colpire sia Mosca e la sua produzione energetica, sia la Cina e le sue esportazioni. A parte il fatto che l’Europa produce solo il 10 percento della Co2 antropica e il resto lo produce altrove quando importa dall’Asia, questo piano passa necessariamente attraverso per un impoverimento straordinario della popolazione costretta a pagare molto di più l’energia senza tuttavia né risolvere il problema ambientale che è davvero ridicolo affrontare solo con la Co2, né avere la possibilità di vincere una battaglia che al contrario la vedrà arretrare drammaticamente sul piano tecnologico. E’ proprio il sistema neoliberista che si trova di fronte allo specchio impietoso delle sue conseguenze e che ora tenta con un’infame sceneggiata sanitaria di ridurre la libertà a barzelletta, non accorgendosi di darsi la zappa sui piedi, quella con cui si sta scavando la fossa e con cui l’Europa sta avviandosi alla dissoluzione.

Ivermectina costa poco ed è efficace ma i governi e le sue istituzioni in Occidente non la vogliono e obbligano solo ai vaccini sperimentali. In India grazie a questo medicinale si è sconfitta l'influenza covid

“Covid FDA ostacola uso dell’ivermectina”/ WSJ: “Ecco gli effetti positivi sul Covid”

Pubblicazione: 29.07.2021 - Luca Bucceri

Covid FDA ostacola uso dell’ivermectina, anche dall’EMA arriva il blocco sul farmaco

(LaPresse)

La Food and Drug Administration, l”ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, alza un vero e proprio muro contro l’ivermectina, un farmaco certificato dal 1996 e rintracciabile sul mercato a basso costo, eppure ritenuto “non sicuro” contro il Covid-19. A chiedersi il perché dell’attacco al farmaco da parte dell’ente ci pensa il Wall Street Journal che in un’inchiesta ha sciorinato i numeri soddisfacenti che la medicina ha ottenuto nella lotta al virus che da oltre un anno e mezzo sta tenendo l’intero globo col fiato sospeso.

Secondo l’autorevole quotidiano di New York l’ivermectina combatte in maniera efficace 21 virus, tra cui anche il SARS-CoV-2 riuscendone a ridurre la carica virale nelle cellule del 99,8% in 24 ore e de 99,98% in due giorni. Numeri strabilianti che consiglierebbero l’utilizzo immediato del farmaco che però, nella fase di emergenza sanitaria, non è stato preso in considerazione dal governo americano. Dei 115 pazienti trattati con la medicina, inoltre, nessuno avrebbe contratto polmoniti o complicazioni cardiovascolari, il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva è ai minimi (solo lo 0,1%) e il processo di negativizzazione è stato molto veloce: quattro giorni invece di 15. La mortalità, secondo lo studio presentato dal WSJ, è solo del 13,3% contro il 24,5% dei pazienti non trattati col farmaco.

IVERMECTINA, UN FARMACO CHE PREVIENE IL VIRUS

Secondo uno studio citato dal quotidiano americano, un articolo del 2020 del Biochemical and Biophysical Research Communications, il farmaco previene l’infezione da Covid-19. Tutti i familiari di persone positive al virus che lo hanno avuto somministrato, infatti, sono rimasti immuni, solo l’8% ha contratto il coronavirus. Inoltre il farmaco sarebbe del tutto sicuro, in quanto dal 1998 ad oggi sono stati rilevati solo 28 casi di gravi effetti neurologici. A non far quadrare i conti è poi l’utilizzo incondizionato della medicina in casi di gravidanza, ma anche la somministrazione possibile a bambini e neonati.

Perché l’attacco? E’ la domanda alla quale vorrebbe rispondere il quotidiano che però, dopo l’analisi attenta dei dati, continua a puntare il dito contro la Food and Drug Administration. A dir la verità, uscendo dal territorio americano, anche l’Agenzia Europea del farmaco boccia l’utilizzo dell’ivermectina. Sul sito dell’EMA si legge: “L’EMA ha esaminato le ultime evidenze sull’uso di ivermectina per la prevenzione e il trattamento di COVID-19 e ha concluso che i dati disponibili non ne sostengono l’uso al di fuori di studi clinici ben progettati. Nell’UE l’uso dei medicinali a base di questo principio attivo non è autorizzato per COVID-19 e l’EMA non ha ricevuto alcuna domanda per autorizzare tale uso”.

La Russia non scappa


30 LUGLIO 2021

La Russia non dimentica la Siria né il Medio Oriente. La scorsa settimana, il contrammiraglio Vadim Kulit, vicecapo del Centro di riconciliazione dell’esercito russo in Siria, ha confermato all’agenzia Tass che sistemi di fabbricazione russa utilizzati dai militari siriani hanno intercettato tutti e quatto i missili lanciati da due F-16 israeliani nei pressi di Homs.

Un’affermazione che sa di avvertimento e che preoccupa non poco i comandi israeliani. La conferma pubblica da parte di Mosca indica che la Siria è ancora totalmente inserita all’interno della strategia russa. E che gli attacchi sul territorio siriano non saranno tollerati qualora si avvicinino troppo alle forze armate russe.

La mossa non è piaciuta a Israele, che ha però voluto evitare risposte ufficiali. I comandi dello Stato ebraico hanno preferito il silenzio, complice il fatto che i rapporti con i russi, almeno per quanto riguarda i raid in Siria, sono da tempo tesi. L’incidente che provocò l’abbattimento di un aereo russo nei pressi di Latakia ha avuto seri contraccolpi nei rapporti tra le due Difese. E se all’epoca ci vollero mesi per ricucire i legami, adesso nessuno ha intenzione di riaccendere le tensioni.

Tuttavia, molti osservatori si interrogano su cosa possa significare questa ferma reazione di Mosca a uno dei tantissimi raid che Israele ha compiuto e continua a compiere dall’inizio della guerra siriana.

Un dato è certo: i russi difficilmente parlano senza soppesare le parole. I comunicati della Federazione sono sempre molto chiari. E se la Difesa dà il via libera al rilascio di alcune dichiarazioni, è certo che la Russia voglia mandare un segnale. Tutto sta però a capire verso chi si sia rivolto questo avvertimento.

Di certo Israele è il primo obiettivo delle frasi di Kulit. Se un alto ufficiale dice che i sistemi di fabbricazione russa (ma utilizzati da Damasco) hanno fermato un raid nei pressi di Homs, vuol dire certamente che è preferibile che i caccia dell’aviazione ebraica non si avvicinino in quell’area. Un monito verso un dinamismo israeliano che a Mosca piace sempre di meno, ma che non è gradito – sembra – nemmeno all’amministrazione statunitense. Fonti russe del quotidiano arabo con base in Gran Bretagna, Asharq al-Awsat, hanno riferito di una condivisione dei timori russi da parte della Casa Bianca durante i colloqui tra Joe Biden e Vladimir Putin a Ginevra. Cosa che gli analisti israeliani, in particolare su Haaretz, sembrano non condividere in toto.

L’avvertimento nei confronti di Israele non sembra però essere l’unica chiave di lettura. La Russia in Siria non parla solo allo Stato ebraico, ma anche all’Iran e a tutte le forze coinvolte in Medio Oriente. Alcuni osservatori, come riferito da Al Monitor, puntano sulle parole utilizzate in quel comunicato. Innanzitutto perché i sistemi non sono anti-aerei (gestiti esclusivamente dai russi) ma anti-missile. Il comunicato parla di Buk-M2E utilizzati dalle truppe di Damasco, e c’è chi vede in queste frasi anche una sorta di dimostrazione delle qualità dei sistemi di fabbricazione russa in vista di una possibile vendita all’Iran. Questo spiegherebbe, per alcuni analisti israeliani, la pubblicità data alla notizia.

Il messaggio però potrebbe essere ancora più complesso. Mostrare di aver intercettato missili israeliani in un Paese mediorientale significa innanzitutto ribadire di avere molto a cuore – e pubblicamente – i legami con i partner locali. L’immagine che vuole dare la Russia non è solo di una potenza in grado di proteggere i propri interessi ma anche di una potenza che non abbandona gli alleati. Un segnale che può significare non solo quello di considerare la Siria un proprio partner privilegiato, ma anche per tenere alla lontana chiunque provi a inserirsi senza preavviso e senza accordo con il Cremlino nella ricostruzione del Paese devastato dalla guerra. O per ribadire che è la Russia a fare da ombrello agli attacchi verso il territorio siriano e da garante per la pace (anche come avvertimento per chi si avvicina troppo all’Iran).

Infine, l’annuncio russo si inserisce in un contesto di generalizzato disimpegno americano. L’Afghanistan assiste a una ritirata che ha il sapore della sconfitta. In Iraq, gli Stati Uniti non vogliono più usare gli uomini sul campo di battaglia. Qualcuno inizia anche a considerare il ritiro definitivo delle unità dalla Siria, anche se le fonti dell’amministrazione Biden e della Difesa Usa hanno negato a Politico che i berretti verdi abbandonino questo teatro.

Di fronte a questa rivoluzione dell’impegno militare statunitense, la Russia sembra voler ribadire di non avere alcun interesse ad abbandonare la regione né tanto meno gli alleati. Soprattutto per il timore che il caos prenda il sopravvento come già sta avvenendo in Afghanistan. Un inferno di potenze locali in lotta tra loro che a Mosca conoscono bene e che non vogliono si espanda dall'Asia centrale fino al Mediterraneo orientale. Terreno fertile per nuove alleanze e rafforzamento della leadership, ma anche per nuove “guerre infinite”.

Cartabia Draghi ma cosa state combinando? Invitate a delinquere e non ne sentiamo proprio il bisogno

IL DIBATTITO
Gratteri: «Questa riforma è la peggiore di sempre. La politica è d’accordo perché non ama essere controllata»

Il procuratore di Catanzaro a “In Onda” ribadisce la bocciatura della Cartabia: «Forse il ministro non è mai stata in un’aula di tribunale»

Pubblicato il: 29/07/2021 – 23:53


«Io posso dire che è la peggiore riforma che io abbia mai letto. Io sono in magistratura dal 1986. Una riforma peggiore di questa non l’ho mai letta».
Un sigillo pesantissimo quello che il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, pone sulla riforma della Giustizia voluta dal ministro Cartabia. Ospite nella trasmissione “In onda”, su La7, con Concita De Gregorio e David Parenzo, il magistrato indica tutti quei reati che verranno penalizzati dalla “tagliola” proposta dalla riforma secondo la quale – al netto delle recenti modifiche – se un processo dura più di due anni in Appello (tre per i reati più gravi) e uno in Cassazione (o 18 mesi) non si può più perseguire.
«Ci siamo dimenticati di tutti i reati che riguardano la Pubblica amministrazione: peculato, corruzione, concussione. Cosa facciamo per questi reati? – ha detto Gratteri –. Andranno in coda, non si celebreranno. Tutti i reati che riguardano le bancarotte, dove vengono giudicati imprenditori spregiudicati che organizzano bancarotte per frodare, pensando di riciclare. Avete pensato alle parti offese?»

Tutti i reati che rischiano l’improcedibilità. E alle parti offese chi ci pensa?

Gratteri elenca una lunga serie di gravi fatti di cronaca: la recente tragedia della funivia, il crollo del ponte di Genova. «Io dico che questi processi non si farà in tempo a celebrarli, in due anni in appello. Si accettano scommesse su questo punto. Anche perché attualmente tutti i procuratori generali d’Italia stanno dicendo “in due anni non siamo in grado, in due anni il 50% dei processi diventerà improcedibile”». Il procuratore, da uomo pratico porta un esempio per rendere l’idea di quello che sarà l’istituto dell’improcedibilità: «perché mi capiscano anche i non addetti ai lavori»: «Lei è in autostrada e le danno un tempo di un’ora e mezza per fare Napoli-Roma. Se c’è un incidente, si blocca la strada, lei non può arrivare in un’ora e mezza a Roma e non ci arriverà più».
I problemi sono a monte: «I magistrati sono di meno, da un anno e mezzo non si fanno concorsi in magistratura». Noi nel 2021 avremo meno magistrati rispetto all’anno scorso perché non si riuscirà a coprire quelli che vanno in pensione».
Non è una riforma che va a intaccare o a pesare sul lavoro dei magistrati quanto sul buon andamento della Giustizia.
«Con questa riforma i magistrati in Appello e in Cassazioen lavoreranno di meno – spiega Gratteri –. Perché io prendo un prestampato e basta che io lo compili: metto la data dell’iscrizione del reato, il numero del procedimento, specifico che sono passati due anni e che il procedimento è improcedibile. I magistrati, sul piano teorico, ci guadagnano. Noi parliamo da cittadini, da fruitori di Giustizia».

Geografia giudiziaria

E rispetto a tutti coloro che gioiscono perché con la Cartabia si affossa la riforma Bonafede, Gratteri preferisce ritornare ancora più indietro, alla prescrizione: «È il male minore», afferma. Il problema è che nessuno voglia «affrontare i rimedi a far durare meno i processi. Anziché parlare di ghigliottina a due anni e poi un anno in Cassazione, perché non ci fermiamo a dire cosa potremmo fare per far durare meno i processi?»
Le possibili soluzioni il procuratore di Catanzaro li aveva già elencati nel corso della sua audizione in commissione Giustizia lo scorso 20 luglio.
A partire dalla geografia giudiziaria: in Sicilia ci sono 4 corti d’Appello, per 5 milioni di abitanti. In Lombardia ci sono 2 Corti d’Appello. In Abbruzzo ci sono Tribunali ogni 20 chilometri. «C’è qualcosa che non quadra, no? Bisogna andare a regime. Si è visto che funzionano bene i Tribunali di medie dimensioni, quelli troppo piccoli non funzionano perché non si riesce neanche a formare il collegio».

Basta magistrati nei Ministeri

Altro problema sono anche, in situazione di gravi carenze di organico, quei magistrati che fuori ruolo, magistrati che hanno vinto il concorso per fare i pm o per scrivere sentenze e sono, invece, nei Ministeri a fare i tecnici. «Che c’entra un magistrato al ministero del Lavoro? Chiamate un professore associato che vi costa di meno».

Depenalizzazione dei reati

Altra soluzione portata avanti da Gratteri è quella della depenalizzazione. «Una guida in stato di ebbrezza deve essere risolta in via amministrativa. Il fascicolo non deve arrivare in Procura, deve andare in Prefettura che invia amministrativa fa multa, sequestro, ritiro patente. Tutte le sanzioni che richiedono un’ammenda devono uscire dal penale.

«La Cartabia forse non è mai stata in un’aula di tribunale»

«Io sono in magistratura dall’86, una cosa così devastante, così dannosa per la giustizia non la ricordo». Parenzo prova a fare un paragone con le riforme dei governi Berlusconi. E Gratteri risponde: «Berlusconi avrà ritoccato qualcosa a suo favore, ma qui stiamo parlando di toccare tutto il sistema». «Il processo breve è un regalo per tutti, alla mafia e non solo». A Gratteri viene ricordata una sua dichiarazione di dieci anni fa. «Non ci sono differenze tra questa riforma e quella prospettata dieci anni fa (il ministro della Giustizia era Angelino Alfano, ndr). Perché sia utile la trasmissione dovremmo parlare delle alternative a questo sfascio», dice Gratteri ai conduttori. Parenzo obietta che si tratta di una critica al governo di un premier che tutta Europa ci invidia. E il procuratore di Catanzaro tiene il punto: «Draghi è un esperto di Finanza, non di Sicurezza né di Giustizia, infatti alla Sicurezza ha messo Gabrielli e alla Giustizia ha messo, o gli è stata suggerita, la Cartabia». Cartabia, per il magistrato, «forse non è mai stata in un’aula di tribunale, forse non ha mai parlato con magistrati in prima linea. Da lei mi aspettavo un alleggerimento del sistema carcerario. All’inizio si parlava solo di riforma del civile». Per Gratteri l’unanimismo nei confronti della riforma è dovuto «a una serie di concause: intanto in questo momento la magistratura è molto debole». E non c’entra solo lo scandalo Palamara: «Ci sono stati anche altri problemi: Palamara faceva parte di un collegio, non era da solo. Se è stato fatto qualcosa di illecito non lo ha fatto da solo, vorrei sapere perché ha pagato solo Palamara».

Il potere non ama essere controllato

E poi c’è anche un’altra questione: «Da trent’anni la politica si vede portata in udienza, il potere non ama essere controllato». Ma non c’è «una giustizia a orologeria – risponde a un’osservazione di De Gregorio –. Proponete di aggiungere alla riforma che due mesi prima delle elezioni non si possano fare né avvisi di garanzia né ordinanze di custodia cautelare nei confronti di candidati, così siamo tutti tranquilli e non si parla più di giustizia a orologeria», aggiunge ridendo. «Il potere non ama essere controllato», ribadisce Gratteri il quale continua, sulle intersezioni tra politica e magistratura: «Non facciamo tutta un’insalata, se ci sono magistrati corrotti è giusto che paghino. I poteri si intrecciano se qualcuno fa scambi. Sul mio telefonino chiamano parlamentari dall’estrema destra all’estrema sinistra, sono il consulente gratuito di tutti. E poi fanno il contrario di quello che suggerisco, è accaduto anche in queste ore. Questo non vuol dire che io chieda cose; l’importante è che non si chieda mai per sé, ma per l’ufficio, per il lavoro».

«Con questa riforma neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato»

Un passaggio off topic, sulla campagna vaccinale: “Sarei per l’obbligo di vaccinazione per chi fa lavori nei quali incontra il pubblico. Pensate agli insegnanti. Pensate ai magistrati: io incontro centinaia di persone al giorno, pensate se non fossi vaccinato”. Poi si riparla del cuore del problema, una riforma che “non serve a risolvere il problema della giustizia, butta al macero il 50% dei processi in Appello: la faranno franca migliaia di imputati già condannati in primo grado”.
Concita De Gregorio torna sull’elenco dei reati molto gravi per i quali non scatterà la prescrizione e si chiede se questa equazione non generi una sovrapposizione tra il processo e la pena stessa. Gratteri prende spunto dalla domanda per tornare su quelle che, a suo dire, sono storture della riforma. “Non sono d’accordo sull’elenco (dei reati per i quali non scatterà la prescrizione, ndr) fatto, nemmeno sulla variante alla riforma. Immagini l’evoluzione di un processo per un operaio che cade e muore: immagini i figli, la parte civile, cosa fanno in Appello se si arriverà alla prescrizione? Se il datore di lavoro non viene condannato chi li risarcisce?”. Questa nuova impalcatura legislativa, per il magistrato è un “invito a nozze per fare tutti ricorso in Appello e Cassazione. In Italia ci sono ricorsi per Cassazione 14 volte in più che in Francia, che è grande una volta e mezza l’Italia. Neanche il processo Cucchi si sarebbe mai celebrato – aggiunge Gratteri nel successivo segmento della trasmissione, nel quale era presente Ilaria Cucchi –. E’ durato 12 anni, sette dei quali a vuoto. Pensate quando ci saranno i processi sul crollo del ponte di Genova o sul crollo della funivia”.

Arriva la STAGFLAZIONE e hanno bisogno della paura&terrore come metodo di governo

CRONACA
Con il Green Pass via alla dittatura europea: sanitaria e digitale


venerdì, 30 luglio 2021, 09:34
di marina mascetti

Ida Magli: «Ci troviamo ormai davanti a dei nuovi martiri: quelli che si sono sacrificati e che debbono sacrificarsi.... Ci troviamo davanti all'abbandono di ogni razionalità, di ogni possibilità umana di dubbio, di alternativa, di scelta, ossia davanti a un puro fenomeno di «sacralità»: sacrificarsi, morire, ma non venire meno». Si riferiva ai sacri parametri di Maastricht, ma oggi per l'iniezione il meccanismo è esattamente lo stesso: è un dogma di fede di cui è vietato dubitare.

Giorgio Agamben: «Nel Green pass non è in gioco la salute, ma il controllo della popolazione».

Maurizio Blondet: «Stasera 22 luglio 2021, in tv Draghi e Speranza hanno ufficialmente proclamato la dittatura. Come in ogni regime... è essenziale il controllo della popolazione... si discrimina quella parte della popolazione che si dimostra refrattaria. Ieri la stella gialla, oggi il pass "verde". Sottomissione o discriminazione».

E aggiunge: «[Draghi] è il perfetto rappresentante e braccio esecutivo dell'élite finanziaria globale. La democrazia, già da anni in agonia, oggi muore definitivamente».

Nel 2002, quasi vent'anni fa, Ida Magli fondò l'associazione ItalianiLiberi, per combattere l'incombente Dittatura Europea, da lei denunciata fin dal 1997 col libro "Contro l'Europa" e infiniti altri articoli pubblicati sul sito e sui principali giornali. Come sempre aveva visto lungo, e prima degli altri. Nell'estate 2011 pubblicò "La Dittatura Europea", in cui a ragione profetizzava che Mario Monti oppure Mario Draghi sarebbero andati al governo, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti: la distruzione e la svendita dell'Italia passo dopo passo.
Quanto sta avvenendo rispecchia fedelmente le parole di Jean Claude Juncker: «Noi prendiamo una decisione, la mettiamo sul tavolo e vediamo che cosa succede. Se nessuno fa delle storie – perché la maggior parte della gente non capisce ciò che è stato deciso – continuiamo passo dopo passo, fino a quando non si può tornare indietro».

Bisogna saper guardare oltre l'immediato e avere una visione a lungo termine. Oggi tutti discutono del Green Pass e non si rendono conto che è solo uno dei piccoli passi di Juncker che portano alla fine della nostra libertà. Ciò sta avvenendo in modo graduale e impercettibile, con la nostra stessa collaborazione: convinti che sia solo un piccolo sacrificio temporaneo, rinunciamo a sempre più cose, fino a quando ci ritroveremo tutti in catene, e sarà troppo tardi. «Obbedisci sperando che finisca, ma proprio perché lo fai non finirà mai» era scritto su un cartello durante le manifestazioni contro il Green Pass che si sono svolte il 24 luglio in più di ottanta città italiane. Pura verità.

Da un anno e mezzo stiamo andando avanti così. Prima il terrore puro e lock down durissimo; poi le zone colorate in attesa del Vaccino Salvifico, nuovo sacramento. Adesso il Green pass perché diventi di fatto obbligatorio, rendendo la vita impossibile a chi non vuole o non può farlo. Chi lo farà riceverà il bollino (verde) come le banane, con le quai condivide lo stesso tipo di spirito critico.

Riccardo Cascioli ammonisce che «chi si sta vaccinando pensando di riacquistare la libertà, avrà presto un'amara sorpresa. Dire di no al Green pass e all'obbligatorietà dei vaccini è ormai una battaglia di libertà, contro un regime che si sta affermando tra gli applausi entusiasti delle sue vittime».

Ida Magli affermò che il Potere mente e inganna i sudditi per sua stessa natura. Lo ammise anche Jean Claude Juncker, ai tempi della crisi della Grecia: «Quando le cose diventano serie bisogna mentire». Lo ha imitato Mario Draghi quando ha detto spudoratamente: «Non ti vaccini? Ti ammali e muori, oppure fai morire, contagiando qualcuno». Maurizio Blondet ha commentato così: «Draghi giustifica la dittatura sanitaria con la Menzogna, e finge di non sapere che sono i vaccinati quelli che infettano».

Ormai si è capito che i vaccini non danno immunità: ti puoi ammalare lo stesso, tutt'al più riducono i sintomi. Molti diventano positivi o addirittura si ammalano dopo averlo fatto. Gli eventi avversi letali sono numerosissimi (dati USA: oltre 4000 morti nel solo 2021, a fronte di 4000 per tutti gli altri tipi di vaccini nei vent'anni precedenti). Impossibile calcolare il rapporto rischi benefici: obiezioni e domande vengono censurati dai media e dalle piattaforme, cancellando video e post non ortodossi. Perché c'è questo fuoco di sbarramento mediatico contro chiunque abbia dei dubbi?

Ma, in fondo, perché dubitare? L'onnisciente Mario Draghi ha detto che «Il Green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all'aperto, al chiuso. Con la garanzia però di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose"». Garanzia?? L'importante quindi è che possano divertirsi, ballare spensierati sulla tolda del Titanic (o meglio del Britannia), in attesa della galera già programmata per ottobre, quando ricomincerà l'allarme per i contagi: si darà la colpa alla movida, agli assembramenti e, naturalmente, agli untori della peste che non si son fatti l'iniezione. La ricreazione è finita. Ida Magli (La Dittatura Europea) scrisse: «È stato messo in atto, con l'aiuto delle tecnologie, un meccanismo di controllo e di "possesso" di ogni cittadino, spogliato di tutto il suo "privato", quale nessuna dittatura aveva mai realizzato. Con la giustificazione della "trasparenza" e della "tracciabilità"... il concetto di "privato", nell'uguaglianza-unificazione europea, è stato abolito».

Prima l'uovo o la gallina? Il Green pass nasce per obbligare a fare il vaccino, oppure il vaccino diventa obbligatorio per spingere la gente a lasciarsi schedare e tracciare come mai prima d'ora? Ricordiamo che fin dal 2015 si parla di Identità Digitale universale, dove verranno stivati tutti i nostri dati (fiscali, sanitari, legali, bancari ecc.). Il progetto, denominato ID2020, si deve ai soliti filantropi che leggono sempre il futuro: Fondazione Rockefeller, Bill & Melinda Gates e la GAVI (Alleanza Globale per i vaccini di cui fanno parte lo stesso Gates e le grandi multinazionali farmaceutiche), come riportato da Panorama.
Come spiega Giorgio Agamben, la schedatura biometrica universale viene giustificata con la "biosicurezza", che ha trasformato il "diritto alla salute" in "obbligo alla salute". Le oligarchie globaliste «hanno ancora bisogno degli attuali simulacri di stati-nazione perché sono i soli che possano prendere misure coercitive tipo lock down o Green pass. Spacciate come gesti di altruismo e di senso civico».
La strada è già segnata, passo dopo passo. Il primo è il Green pass(o) anche al supermercato: così si obbligano i renitenti confinati in casa a far la spesa on-line, e solo con carta di credito. Seguirà l'abolizione del contante, con la creazione delle Criptovalute delle Banche Centrali (ne ha già parlato mammina Ursula con la Lagarde). Infine, i dati del Green pass confluiranno nell'Identità Digitale, per approdare al "sistema a punti alla cinese": o ti comporti bene (e fai qual che vogliono loro), o ti bloccano i fondi e hai chiuso per sempre. Avrai il reddito di sopravvivenza, "non avrai nulla e sarai felice".

I "vaccini" a RNA sono l'ultima trovata dell'ingegneria genetica. Cosa sappiamo degli effetti a lungo termine, specie sui giovani in materia di fertilità? È inquietante ricordare che Bill Gates li ha definiti "soluzione finale", e nel 2015 (ben prima del Covid), ha detto: «Se facciamo un buon lavoro con i nuovi vaccini, la sanità e la salute riproduttiva, possiamo diminuire la popolazione mondiale del 10-15%; solo un genocidio salverà il mondo». Concetti pericolosi, che ricordano l'eugenetica nazista e le sperimentazioni di Mengele sui bambini, nonché Malthus col "depopolamento", necessario perché siamo in troppi. Nei giorni scorsi in Francia un articolo su "Le Monde" comincia a sdoganare il concetto di riduzione della popolazione mondiale (eufemismo chic per genocidio), per salvare il Pianeta dal riscaldamento globale; qualcuno si illuderà che quelli da "ridurre di numero" siano gli altri e non noi.

Suvvia, non siate complottisti! Restiamo coi piedi per terra e seguiamo la pista del denaro, che funziona sempre. Vaccinare qualche miliardo di persone, più volte all'anno per tutta la vita, è un bel business per le Case Farmaceutiche, che finanziano "l'informazione responsabile" (la pubblicità in TV al 50% è di medicinali) e la "vera ricerca scientifica" (purché dia i risultati auspicati e remunerativi).

Siate grati! Bill Gates e George Soros sono generosi "filantropi" di fama mondiale, sempre attenti al Bene dell'Umanità. Insieme hanno appena creato il Global Access Health (Gah), con l'obiettivo di «rafforzare la diffusione della tecnologia medica su scala globale». Si preparano inoltre a fornire «test rapidi ed economici per il Covid-19 ... che segnalano in tempi brevi persone che possono non avere sintomi, ma sono comunque in grado di infettare altri». Segno che prevedono tamponi a vita per tutti, oltre ai vaccini. Altro bel giro d'affari.
E naturalmente bisogna pensare al Terzo Mondo e all'Africa, anche lì ci sono vite da salvare! L'OMS (o WHO, Organizzazione Mondiale della Sanità, di cui Gates è il primo finanziatore) riporta che «solo 18 milioni di africani sono vaccinati: appena l'1,5% della popolazione del continente». Bisogna intervenire subito e portare anche a loro i benefici dell'iniezione: naturalmente potremo contare su quei filantropi paladini della salute per farlo il più rapidamente possibile.

Concludiamo col Green Pass: è veramente la Linea del Piave della nostra libertà. Se ci sottomettiamo sarà finita per sempre. Se rifiuteremo di farlo, potremo percorrere passo dopo passo, faticosamente, la strada indicata dal Mahatma Gandhi: « Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono... poi vinci».

STAGFLAZIONE 2

“Stato di emergenza” per le materie prime: i prezzi rischiano di salire su tutta la linea

Maurizio Blondet 30 Luglio 2021
da dwn:

I manager del settore sono molto preoccupati: l’offerta è scarsa e il prezzo è alle stelle. I consumatori devono essere preparati a prezzi più alti per prodotti molto diversi.
I preprodotti industriali come il legno, l’acciaio o la plastica sono scarsi e questo mette sotto pressione l’industria e l’artigianato. Secondo gli esperti, i prezzi, che sono già aumentati in modo significativo, continueranno a salire – non c’è fine in vista. “Magazzini vuoti, offerta limitata e domanda costantemente elevata portano a un uso eccessivo a lungo termine dei mercati delle materie prime”, afferma Danilo Zatta della società di consulenza Horváth. Il presidente della Camera di commercio e industria tedesca, Peter Adrian, parla di un “grande problema”. Una panoramica delle materie prime attualmente scarse – e risposte alla domanda su quali prodotti il ​​consumatore finale potrebbe sentire l’aumento di prezzo.

Acciaio

Per anni, l’industria siderurgica europea si è lamentata dei problemi di vendita a causa delle importazioni asiatiche a basso costo. È finita. Alla Thyssenkrupp, il più grande produttore di acciaio d’Europa, si parla di un “collo di bottiglia dell’acciaio in Europa”. Il risultato: l’acciaio è diventato significativamente più costoso. Il forte aumento dei prezzi “ha superato anche le nostre aspettative molto ottimistiche”, afferma David Varga di Bankhaus Metzler. I prezzi più alti dell’acciaio non colpiscono solo l’edilizia, l’industria automobilistica o l’ingegneria meccanica. Anche prodotti relativamente semplici come le lattine per alimenti sono diventati molto più costosi. L’Associazione federale dell’industria di trasformazione di frutta, verdura e patate (BOGK) ha recentemente lamentato un supplemento dal 30 all’80 percento per lattine e coperchi.

Anche la mancanza di imballaggi in banda stagnata, ovvero acciaio laminato sottile, non può essere esclusa nel settore. La situazione dell’offerta è complessivamente tesa, afferma Sibylle Vollmer della Metal Packaging Association. Tuttavia, i produttori potrebbero fornire le quantità concordate contrattualmente. Anche i birrifici seguono lo sviluppo con preoccupazione. Secondo il capo di Veltins, Michael Huber, ci sono strozzature nel mercato della banda stagnata, indispensabile per i tappi a corona. Veltins si era assicurata la fornitura di tappi a corona a lungo termine.

La banda stagnata per lattine non è l’unico materiale di imballaggio che è diventato più costoso. Secondo l’associazione di settore BOGK, c’è una chiara tendenza dei consumatori ad abbandonare la plastica e tornare al vetro, quindi anche i costi per le conserve e i vasetti di marmellata sono aumentati. Quindi i consumatori devono adeguarsi a prezzi più alti? La risposta dei produttori di cibo in scatola è chiara: i trasformatori di alimenti non sono stati in grado di assorbire da soli l’aumento dei costi, perché la crisi della corona aveva esaurito le loro riserve finanziarie. È quindi difficile immaginare che “gli sconvolgimenti alla fine non avranno un impatto anche sui prezzi al consumo”.

gomma da cancellare

Anche con gli pneumatici per auto, i consumatori devono essere preparati a costi più elevati, ha recentemente avvertito la Federal Association of Tire Trade and Vulcanization Crafts (BRV). Si presume che nei prossimi mesi, ad esempio quando si passa agli pneumatici invernali, ci saranno “notevoli aumenti di prezzo” in tutti i segmenti. Perché i costi per materie prime, energia e logistica sono aumentati. Il commercio specializzato di pneumatici deve “trasferire completamente gli aumenti di prezzo ai consumatori privati ​​e commerciali”, ha affermato il presidente dell’associazione, Stephan Helm.

Il costo della gomma naturale, uno dei principali materiali utilizzati nella produzione di pneumatici, è aumentato notevolmente. Il valore medio per la prima metà dell’anno è stato del 57 percento superiore all’anno precedente. E con l’aumento del prezzo del petrolio, anche le gomme sintetiche prodotte su base petrolchimica sarebbero diventate molto più costose. Inoltre, l’industria sta risentendo degli effetti dell’aumento delle tariffe di trasporto dei container nel commercio mondiale.

Una forte ripresa è iniziata anche nella produzione di gomma dopo la crisi del Corona. Se la produzione di gomma tedesca è crollata di circa il 20% nel 2020 a causa della pandemia, la produzione è rimasta al livello pre-crisi per alcuni mesi, ha riferito l’Associazione dell’industria chimica (VCI). Allo stesso tempo, la domanda è molto alta. Il VCI ritiene inoltre che i prezzi degli pneumatici potrebbero aumentare. Tuttavia, la situazione dovrebbe tornare ad attenuarsi nella seconda metà dell’anno.

Di legno

Per quanto riguarda il legno, esiste ancora una “situazione eccezionale” dovuta a interruzioni nella catena di approvvigionamento e conseguenti distorsioni del mercato, come afferma Denny Ohnesorge della Main Association of the German Timber Industry. La domanda nel settore delle costruzioni è elevata sia a livello nazionale che all’estero, con grandi quantità destinate agli Stati Uniti. Corona ha anche stimolato la domanda nel settore del “fai da te”, soprattutto nei negozi di ferramenta. Secondo il consiglio dell’industria del legno, il prezzo del legname da costruzione è aumentato del 38,4% a maggio 2021 rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. l’anno, Ohnesorge prevede un leggero aumento Rilassamento della situazione.

La società di consulenza Horváth, d’altra parte, prevede un ulteriore aumento dei prezzi fino a un terzo per il legno entro la fine dell’anno e fa riferimento a un sondaggio di 1000 dirigenti di aziende manifatturiere in Europa.

Un portavoce della catena di negozi di ferramenta Bauhaus afferma in merito all’acquisto di materiali da parte dei fornitori che c’è stato “uno sviluppo dei prezzi altamente dinamico e tempi di consegna più lunghi”, soprattutto per la materia prima legno. Finora, il Bauhaus è stato in gran parte in grado di compensare questo, quindi il cliente ne ha notato solo una parte. “Se il mercato delle materie prime rimane così volatile in futuro, tuttavia, potrebbero verificarsi occasionalmente aumenti dei prezzi e ritardi nelle consegne”.

plastica

I produttori di imballaggi in plastica segnalano una carenza di materiali e costi più elevati a causa delle interruzioni della corona nel commercio mondiale e delle conseguenze della forza maggiore: quasi la metà di circa 100 aziende in Germania ha valutato la disponibilità di materie prime come scarsa o molto scarsa, come afferma l’Industrievereinigung Kunststoffverpackungen con riferimento a un’indagine di settore nei rapporti di giugno. I prezzi delle materie prime sono aumentati drasticamente da gennaio – per le plastiche ampiamente utilizzate, le poliolefine, fino all’80%. Ad esempio, si tratta di sacchetti di plastica, scatole per alimenti e pellicole.

semiconduttore

Per molte industrie, i semiconduttori sono un componente chiave e quindi una sorta di materia prima. Per più di sei mesi, la carenza di importanti componenti elettronici ha fatto perdere il ritmo alle case automobilistiche di tutto il mondo. La carenza di semiconduttori presso VW, Daimler, BMW e altre società provoca ripetutamente tempi di fermo della produzione e, dal punto di vista del cliente, allunga i tempi di consegna dei nuovi veicoli, a volte notevolmente. A causa del crollo della domanda legato alla corona nel 2020, le società hanno cancellato grandi contingenti di questi componenti di chip: nell’attuale ripresa, ora mancano le parti in abbondanza. I turni sono stati cancellati, il lavoro a orario ridotto è stato seguito nei singoli stabilimenti e centinaia di migliaia di automobili pianificate non potevano essere prodotte nei tempi previsti.

A causa delle condizioni meteorologiche estreme e degli incendi, anche le aziende di semiconduttori in Giappone e negli Stati Uniti hanno lasciato inutilizzate una parte delle loro capacità già limitate. In considerazione delle scarse risorse, le case automobilistiche si stanno attualmente accontentando del fatto che preferiscono equipaggiare i modelli più redditizi con le parti scarse – ad esempio, VW e Daimler sono state di recente in grado di riportare lauti profitti nelle loro attività quotidiane nonostante la crisi. Secondo gli esperti, tuttavia, la carenza dovrebbe continuare anche nel quarto trimestre.

venerdì 30 luglio 2021

29 luglio 2021 - Signor Draghi: a cosa serve esattamente il green pass?

30 luglio 2021 - Le manine contro De Donno

Il passaporto dei vaccini sperimentali denota lo stato di debolezza di questo governo, del Parlamento, delle Istituzioni tutte. Hanno perso dignità e rispetto e comandano solo con la paura e il terrore

L'invenzione di una democrazia: Cacciari, Agamben (e Fusaro), il green pass e il "minimo teorico"

«La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica», scrivono i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben a proposito del green pass obbligatorio

Massimo Cacciari e Giorgio Agamben

D.P.28 luglio 2021 11:43

Alla fine non ha resistito, così anche Massimo Cacciari che nella prima fase dell'epidemia (ora divenuta pandemia) aveva optato per il silenzio stampa filosofico, ha infine fatto la sua discesa in campo. E che discesa! Fianco a fianco con Giorgio Agamben, il quale invece dal 26 febbraio 2020 non ha mai smesso di scrivere sull'argomento, tanto da tramutare poi i suoi contributi, inizialmente ospitati dalla rubrica Una voce, in uno dei tanti libri, certamente tra i più degni di esser letti, che nell'ultimo anno si sono occupati di coronavirus e dei risvolti sociali, politici, giuridici ed economici annessi. L'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che, sul proprio sito web, si fregia del "Diploma d'onore del Parlamento Europeo", ha infatti pubblicato in data 26 luglio un breve contributo a firma proprio di Massimo Cacciari e Giorgio Agamben dal titolo «A proposito del decreto sul "green pass"». L'incipit del testo è eloquente:

«La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica. Lo si sta affrontando, con il cosidetto green pass, con inconsapevole leggerezza».

Cacciari ed Agamben, a riprova della loro tesi, chiamano poi in causa «il "passaporto interno" che per ogni spostamento dovevano esibire alle autorità i cittadini dell’Unione Sovietica», quindi ammoniscono il lettore in chiave teologico-politica: «Guai se il vaccino si trasforma in una sorta di simbolo politico-religioso». E qui le cose si complicano perché, non senza qualche ambiguità e faciloneria, i nostri chiamano in causa la scienza:

«Ciò non solo rappresenterebbe una deriva anti-democratica intollerabile, ma contrasterebbe con la stessa evidenza scientifica. Nessuno invita a non vaccinarsi! - chiariscono Cacciari ed Agamben - Una cosa è sostenere l’utilità, comunque, del vaccino, altra, completamente diversa, tacere del fatto che ci troviamo tuttora in una fase di “sperimentazione di massa” e che su molti, fondamentali aspetti del problema il dibattito scientifico è del tutto aperto».

Il prosieguo del testo di Cacciari ed Agamben non è da meno ed affonda ancor di più il fendente nella carne debole delle evidenze scientifiche che i due filosofi pongono in questione:

«Il vaccinato non solo può contagiare, ma può ancora ammalarsi: in Inghilterra su 117 nuovi decessi 50 avevano ricevuto la doppia dose. In Israele si calcola che il vaccino copra il 64% di chi l’ha ricevuto. Le stesse case farmaceutiche hanno ufficialmente dichiarato che non è possibile prevedere i danni a lungo periodo del vaccino, non avendo avuto il tempo di effettuare tutti i test di genotossicità e di cancerogenicità».

Ora, se queste considerazioni filosofiche finiscono con l'alimentare la bêtise da social network in chiave Covid-19 che oggi va tanto di moda, oppure si approssimano asintoticamente alle roboanti affermazioni circa la "dittatura sanitaria" che si ritrovano nei comunicati stampa divulgati dalla galassia dell'estrema destra italiana extra-parlamentare, echeggiando pure nelle recenti manifestazioni di piazza di cui si è avuto esempio anche a Verona, ebbene, risulta onestamente difficile appellarsi ad una qualsiasi pretesa eterogenesi dei fini. Sia ben chiaro, vi è del marcio in Danimarca, ovvero il green pass reso obbligatorio dal 6 agosto è effettivamente qualche cosa la cui portata è ben giusto rimarcare, deve necessariamente suscitare dubbi, perplessità e dunque ispirare anzitutto delle riserve cautelative in un dibattito giuridico-politico che dovrebbe sempre avere a cuore la tutela della declinazione democratica delle nostre vite. E, ciò nonostante, la posizione così tranchant dell'Agamben-Cacciari pensiero non può non lasciare a sua volta interdetti e, forse, pure un po' sconsolati. Soprattutto dinanzi ad una retorica che, pur negando (o denegando?) esplicitamente di invitare a non vaccinarsi, finisce con l'interrogare la "scienza" in modo ai limiti del provocatorio recuperando argomenti, dati, nonché loro utilizzo ed interpretazione, che molto assomigliano alle modalità cognitive proprie dell'universo no-vax (su questo, tra i tanti, si leggano i contributi de Il Foglio o de Linkiesta).

Come spesso accade nella storia della filosofia, i due pensatori hanno comunque già prodotto almeno un fervido discepolo, vale a dire Diego Fusaro, cosa della quale non è dato sapere se i primi siano effettivamente felici. Sta di fatto che quest'ultimo nella sua prolifica produzione di contributi dedicati alla pandemia è divenuto un "citazionista seriale" proprio di Giorgio Agamben. Vale la pena allora riportare il contenuto di un recente post Facebook di Diego Fusaro che, forse sì irrigidendone la concettualità, ma certamente costituisce uno degli effetti possibili prodotti dall'Agamben-Cacciari pensiero:

«Anche i benedetti dal siero contagiano e si contagiano. - scrive Diego Fusaro a proposito del vaccino - Per questo, la tessera verde è di natura politica, non medica: serve a 1) discriminare chi non giuri fedeltà all’infame regime tecnosanitario e 2) a potenziare la nuova società della sorveglianza totale, con passaporti sanitari e identità digitale (sarà questo il futuro). Se non lo capite e pensate che siano "doverosi provvedimenti medici", siete in lockdown cognitivo».

Chiaro, puntuale ed esauriente, Diego Fusaro scrive quello che pensa e lo fa avanzando di un passo sempre oltre le affermazioni dei primi due, le quali assumono però così una nuova luce. Si leggano infatti adesso le dichiarazioni di Massimo Cacciari riportate quest'oggi su Open che ripercorrono un suo editoriale pubblicato da La Stampa:

«Mi sono vaccinato, - dichiara Cacciari - pur ignorando danni eventuali a lunga scadenza e pur sapendo che potevo comunque ammalarmi o contagiare altri non vaccinati (poiché mi risulta che così possa avvenire, o la Scienza lo nega?)».

La "scienza" torna come un'ossessione nelle parole dei tre "accusatori" del green pass, sfidandone la pretesa assolutezza e sbeffeggiandola un poco perché alla fin fine, dinanzi a questo virus, pure lei coi suoi vaccini può quel che può, cioè non tutto, ma nemmeno niente. Ed è qui il vero problema. È strano a dirsi, ma proprio Giorgio Agamben che ha spesso pensato la "zona grigia" nelle cose della vita, pare aver inaugurato un'attitudine di pensiero dinanzi alla pandemia che pone chi lo voglia seguire sino in fondo tra il bianco ed il nero, il tutto o il niente, mentre quel che resta impensato rischiando di essere perduto è invece il "qualcosa". Sarebbe in effetti molto bello che i vaccini garantissero la copertura al 100%, ma purtroppo non è così, dunque che fare? Un atteggiamento possibile è certo lo scetticismo che si è variamente sin qui manifestato, un altro è invece quello di raccogliere l'appello recentemente lanciato dal fisico e scrittore italiano Paolo Giordano sul Corriere della Sera ad abbandonare il "pensiero binario" per provare a condividere un "minimo teorico" in materia di pandemia, vaccini e restrizioni. Scrive Giordano, ad esempio, su quanto sta avvenendo in Gran Bretagna a seguito della diffusione della variante Delta del virus Sars-CoV-2:

«Nel Regno Unito già si vedono le ospedalizzazioni in impennata. Perché accade? Perché i vaccini hanno un’efficacia straordinaria nel prevenire la malattia grave, ma non pari al 100%. E perché i vaccinati sono tanti, ma non saranno mai il 100%. Quelle percentuali residue, per quanto minime a guardarle su un foglio, possono diventare importanti e creare disagi quando la popolazione infetta cresce a dismisura. Se moltiplichi una percentuale piccola per un numero molto grande, il risultato che ottieni è comunque grande. Insomma, grazie ai vaccini va molto meno peggio di come andrebbe, circa dieci volte meno peggio, ma il peggio dipende in assoluto dalla quantità di nuovi contagi».

Paolo Giordano, con la pacatezza che gli compete e senza l'enfasi e l'entusiasmo che invece talvolta sorprende i filosofi, affronta anche quella che definisce la «diceria che i vaccini non proteggano dall’infezione», la quale, nota sempre il fisico e scrittore, sta ampiamente alimentado l'«esitazione vaccinale» tuttavia basandosi «su una falsità». Paolo Giordano la spiega così:

«Se non esiste ancora uno studio esteso su quanto sia l’abbattimento effettivo della trasmissione con la variante Delta, è per una mera questione di tempo. Lo studio arriverà, l’abbattimento esiste. Molto probabilmente verrà fuori che è attenuato rispetto al caso di Alfa, ma sarà comunque significativo. Immaginiamo un soggetto positivo a una festa, circondato da altre dieci persone, immaginiamo la scena dal punto di vista del virus. Se i dieci attorno non sono vaccinati, il virus avrà a disposizione dieci porte spalancate. Se sono vaccinati, si troverà davanti dieci feritoie. È ben diverso, soprattutto quando le persone diventano decine di milioni. Nel minimo teorico condiviso deve entrare la consapevolezza che sì, il vaccino protegge anche dall’infezione e inibisce anche la trasmissione del virus».

Più in generale, la questione del «minimo teorico» avanzata da Paolo Giordano è interessante in quanto costituisce un invito esplicito ad abbandonare quello che il fisico italiano definisce «il ragionamento binario», da dentro o fuori, la logica del «funziona/non funziona», ovvero del «con i vaccini ci si ammala/non ci si ammala», oppure i «vaccini bloccano/non bloccano la trasmissione». I dati però che la tanto vituperata scienza prova a far valere dicono una cosa molto semplice quanto spiazzante e cioè che «non è vero che i vaccini impediscono la trasmissione del virus e non è vero che non la impediscono», bensì «la bloccano (come bloccano la malattia grave e i decessi) in una certa percentuale». È a questa percentuale, vale a dire non al "tutto" o al "niente" ma a questo qualcosa, che ciascun cittadino, la cui scelta sia eventualmente di vaccinarsi, decide dunque di affidarsi. Ecco perché Paolo Giordano ha gioco facile nel liquidare il preteso «paradosso» d'Israele cui fanno riferimento Cacciari ed Agamben come «una scarsa comprensione di cosa sia una probabilità condizionata e di come funzioni matematicamente», osservando in modo tanto banale quanto però condivisibile che «se in un futuro roseo e impossibile avessimo il 100% di vaccinati, il 100% dei nuovi contagi si avrebbe tra persone immunizzate con due dosi».

Era il 26 febbraio 2020 quando Giorgio Agamben, verosimilmente richiamandosi nel titolo ad un'opera di Georges Didi-Huberman (L'invenzione dell'isteria), scriveva il suo primo contributo pandemico, ovvero appunto L'invenzione di un'epidemia. È a nostro avviso ancora qui che bisogna ritornare, oggi più che mai pure dinanzi alle certo giustificabili rimostranze contro il green pass. Agamben scriveva:

«Di fronte alle frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate misure di emergenza per una supposta epidemia dovuta al virus corona, occorre partire dalle dichiarazioni del CNR, secondo le quali non solo "non c’è un'epidemia di SARS-CoV2 in Italia", ma comunque "l’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva"».

Il parere del 22 febbraio 2020 del CNR citato da Agamben, solo un mese dopo, ovvero il 26 marzo 2020, era completamente mutato facendo ora riferimento alla «grave emergenza sanitaria in corso». L'impressione complessiva, leggendo tutti i contributi del filosofo italiano, è invece che quest'ultimo sia rimasto fermo alla nota stampa del CNR datata febbraio 2020. Il che è inevitabile condizioni e comprometta anche la ricezione delle lucide e certo ficcanti sue analisi su democrazia, decretazione d'urgenza, stato di eccezione, macchina antropologica, governamentalità dei corpi e società del controllo. Nell'autunno del 2020 il canale televisvo Arte Italia ha pubblicato su Facebook una delle rare videointerviste che Giorgio Agamben abbia mai rilasciato, offerta in questo caso ad una tv tedesca. Nel filmato, dopo che Agamben aveva ricordato come una delle prime cose fatte da Hitler salendo al potere nel 1933 fosse di «dichiarare uno stato di eccezione», la voce di commento si chiedeva se il raffronto con il nazismo e la situazione pandemica in Italia effettivamente potesse reggere:

«Il governo italiano ha prolungato lo stato di emergenza fino ad ottobre. - annotava la voce di commento del servizio televisivo - Ma va proprio fatto il paragone con il nazismo? Dopotutto solo in Italia sono morte 35 mila persone sinora (era settembre del 2020, ndr), che fare altrimenti per fermare il virus?».

L'interrogativo emerso da questa intervista parrebbe valido ancora oggi, a distanza di quasi un anno, quale insomma l'alternativa? Gli esegeti dell'Agamben pensiero potranno forse rintracciare una pars construens nei suoi contributi dedicati alla pandemia, ma ad essere onesti la risposta che Agamben diede al tempo riascoltata oggi lascia quantomeno perplessi:

«Non essendo virologo o medico, - rispose Giorgio Agamben all'intervistatrice - non posso esprimere alcun giudizio sul virus e la malattia. Però quello che rientra invece nelle mie competenze specifiche come filosofo ed epistemologo è valutare il modo in cui vengono forniti dal governo e dai media i dati concernenti l'epidemia».

Ecco, onestamente pare allora che nel corso dell'ultimo anno l'epistemologo si sia spinto un pochino oltre il suo ruolo, come quando nel recente contributo Cittadini di seconda classe Giorgio Agamben, a proposito del green pass, scrive quanto segue:

«Che si tratti di una discriminazione secondo le convinzioni personali e non di una certezza scientifica oggettiva è provato dal fatto che in ambito scientifico il dibattito è tuttora in corso sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, che, secondo il parere di medici e scienziati che non c’è ragione di ignorare, sono stati prodotti in fretta e senza un’adeguata sperimentazione».

Insomma, l'inghippo è un po' questo: l'epistemologo per sostenere le sue tesi non ha in realtà mai smesso di basarsi anche su dati scientifici, certo non promuovendo giudizi propri «sul virus e la malattia», ma spesso assumendo quelli di altri, talvolta in modo implicito talaltra in modo esplicito, a volte persino fraintendendoli (è il caso dei citato esempio inglese o di quello israeliano), in ogni caso selezionandoli accuratamente per dare sostegno alle proprie affermazioni. Tutto più o meno legittimo, naturalmente, ma non scevro da pericoli se poi si sferrano sentenziosi paragoni politici altisonanti, certamente di sicuro effetto mediatico, come il seguente:

«La "tessera verde" costituisce coloro che ne sono privi in portatori di una stella gialla virtuale».

Il non vaccinato discriminato come l'ebreo sotto il nazismo, la «discriminazione a norma di legge» per dirla con le parole ripetute senza sosta da Diego Fusaro. Agamben, dal canto suo, si chiede:

«Che cosa diventa un paese al cui interno viene creata una classe discriminata? Come si può accettare di convivere con dei cittadini di seconda classe?».

Ma non è tutto, perché alla fine è lo stesso detentore del green pass, tanto quanto chi non lo possiede e forse pure di più, ad esserne la vittima secondo Agamben:

«ll cittadino non tesserato sarà, paradossalmente, più libero di colui che ne è munito e a protestare e a ribellarsi dovrebbe essere proprio la massa dei tesserati, che d’ora in poi saranno censiti, sorvegliati e controllati in una misura che non ha precedenti anche nei regimi più totalitari» (Tessera verde, 19 luglio 2021).

Vi è del "vero" in tutto questo? Certamente in parte anche sì, o perlomeno la non eludibile portata della questione sotto il profilo giuridico-politico è innegabile. Tuttavia non si possono non evidenziare alcune distinzioni essenziali, ad esempio il fatto che l'essere ebreo è una condizione data dalla nascita e non una scelta individuale come il sottoporsi alla vaccinazione anti Covid. Quest'ultima, più nel dettaglio, non è poi nemmeno l'unica modalità per ottenere il green pass: tralasciando i guariti, resta il tampone che, certo, dovrebbe però oggi essere quantomeno gratuito e non solo reso più economico. Ma il vero tema è un altro, vale a dire: che fare dinanzi alla pandemia? Perché, pur dando per assodato che lo strumento del green pass sia alquanto fastidioso e problematico, sinora le altre alternative sperimentate non lo erano di meno: il lockdown duro e puro e la gradazione cromatica delle restrizioni su base regionale con l'annessa chiusura delle attività economiche sono triste storia recente.

Oggi si è forse entrati nella fase della «coercizione gentile», come la definisce il già citato Paolo Giordano, e non è certo da escludere che si arrivi anche alla vaccinazione obbligatoria. Temi delicati è chiaro, ma gridare all'orrore ed abominio aiuta fino ad un certo punto. Chi come Agamben non ha lesinato ultimamente in lévinassiane escursioni attorno al volto dell'uomo, di cui la società Covid contemporanea starebbe perdendo la memoria a causa dell'imposizione dell'uso delle mascherine, dovrebbe anche aver il buon cuore di prestarsi ad un promettente vis-à-vis con chi della pandemia si porterà sempre appresso i segni indelebili della morte. L'impressione, purtroppo, è invece che nella potenza argomentativa del filosofo troppo spesso ci si concentri solo sugli effetti indiretti di Covid-19, vale a dire i rischi anti-democratici annessi alla gestione politica della crisi sanitaria, sacrificando però quelli diretti, ovvero i tanti morti e i malati che la pandemia continua a produrre. Il senso dell'espressione è certamente diverso, ma oggi più che continuare a denunciare l'invenzione di un'epidemia, si tratta invece, malgrado tutto, di provare a re-inventare, preservandole, le nostre già fragili democrazie poste dinanzi ad una sfida inedita ed epocale. Compito non facile e periglioso, a cui i filosofi, proprio per questo, dovrebbero forse cercare di non sottrarsi.

Elogio a De Donno

De Donno, eroe della medicina democratica che non piaceva ai potenti 

D. FUSARO
Mercoledì, 28 luglio 2021

LAMPI DEL PENSIERO | "Hai nobilitato la medicina nel tempo del suo più buio degrado ideologico contro la medicina asservita al potere dei giganti del capitale"L'OPINIONE di Diego Fusaro

Giuseppe De Donno

È morto ieri il Dott. De Donno, il primo a usare in Italia, nel 2020, le cure al plasma iperimmune contro il Coronavirus. Si è trattato di suicidio, secondo le fonti ufficiali dei professionisti dell'informazione. Addio, eroe.

Hai nobilitato la medicina nel tempo del suo più buio degrado ideologico, opponendoti alla medicina asservita al potere dei giganti del capitale. Hai difeso la medicina democratica, del popolo e per il popolo. E sapevi bene che ai potenti non sarebbe piaciuto...

Riposa in pace, eroe. Continueremo a lottare, anche per te, in difesa della democrazia e della libertà, contro l'interesse dei pochi che comandano a nocumento dei più.

Quello del Qe divenuto strumento strutturale per il funzionamento del mercato è ormai il segreto di Pulcinella.

Draghi, giustizia e la «variante El-Erian»: se la verità sul Qe può far saltare il banco

29 Luglio 2021 - 18:00

L’ex numero uno di Pimco si chiede: esiste davvero una via d’uscita dalle politiche di stimolo? La mediazione premier-Salvini per blindare la riforma salva-fondi Ue ci offre una risposta. Esplicita


Quello del Qe divenuto strumento strutturale per il funzionamento del mercato è ormai il segreto di Pulcinella. Non occorre nemmeno più ricorrere a teorie più o meno azzardate: parlano le cifre. E i trend. Ma quando alla compagnia di chi si diverte a svelare quel falso mistero si unisce un nome particolarmente significativo, tutto assume contorni differenti. E la realtà appare sotto una luce diversa, più vivida.

E’ il caso del tweet di Mohamed El-Erian, ex numero uno di Pimco, il fondo obbligazionario più grande al mondo, pubblicato prima della nota della Fed e della conferenza stampa di Jerome Powell e accompagnato da questo grafico:
Fonte: Fed/Wall Street Journal

Il bilancio della Fed è esploso dalla crisi finanziaria del 2008. E non si è più contratto molto, nemmeno quando le condizioni economiche e finanziarie consentivano di farlo. Questo sottolinea una grande domanda che necessità risposta: c’è una via d’uscita dal Qe? Una domanda che, posta da chiunque altro, entrerebbe automaticamente nel novero del già sentito.

Quasi dello scontato, alla luce di un’ormai consolidata presa d’atto della dinamica e dell’altrettanto ferrea consegna del silenzio che il sistema si è imposto al riguardo. Ma quando a muovere certi dubbi è un uomo che per anni e anni ha dettato le regole sul mercato dei bonds, qualcosa stona. Quantomeno, sorge immediato il dubbio che la fase di fronte a noi sia ormai quella dell’entrata nell’endgame. Quindi, doverosamente si corre ai ripari. E si mettono le mani avanti, memori di quanto accaduto alle società di rating subito dopo il collasso di Lehman Brothers. Possiamo chiamarla variante El-Erian. E ci riguarda. Direttamente.

Perché questa sottile atmosfera di disvelamento pare essersi poggiata anche sulla realtà politica italiana. Per alcuni giorni, l’unico argomento di discussione è stato il green pass e la sua implementazione a tempo di record. Totalizzante. E in grado di scatenare reazioni spesso scomposte. Di colpo, però, proprio mentre negli Usa si decretava il ritorno alla mascherina e l’istituto Koch dichiarava l’ingresso della Germania nella quarta ondata, il tema può essere accantonato. Rimandato senza colpo ferire. Il vertice Draghi-Salvini di ieri a Palazzo Chigi, infatti, ha avuto un’unica priorità: blindare la riforma della giustizia, pronta all’approdo in Aula e sotto minaccia del Movimento 5 Stelle. Il tema dirimente del green pass per la scuola può attendere, se ne parlerà la prossima settimana.

Certo, la scuola inizia a settembre. Ma il regime di regolamentazione vaccinale parte invece il 6 agosto: quanto rischia il governo Draghi sul testo Cartabia per arrivare a una tale mediazione al ribasso con la Lega, da sempre ondivaga sul tema delle limitazioni e quindi ben felice di rivendicare il rinvio della questione? Anzi, la domanda da porsi è un’altra: quanto rischia il Paese? Perché si sa, l’Europa è stata chiara: senza quella riforma, stop ai fondi del Recovery Plan. Probabilmente, persino ai primi 25 miliardi già attesi ad agosto. Occorre fare in fretta, correre. Quanto piangono le casse dello Stato, a fronte di una simile mossa di mediazione politica da parte dell’uomo che tutti ritenevano non ricattabile dai partiti?

Viene da chiederselo. Perché altrimenti, delle due l’una: o l’accelerazione sul green pass era totalmente strumentale ad altro, quindi non realmente necessaria a livello sanitario. Oppure qualcosa sta davvero sfuggendo di mano, visto che la materia viene rinviata a data da destinarsi e il Consiglio dei ministri focalizzato unicamente sul tema imposto come inderogabile da Bruxelles. Ecco l’endgame: l’Italia dipende dalla Bce. Cioé, dall’Europa. Totalmente. E l’inganno del governo Draghi come elemento di sovranità nello sviluppo della fase di ripresa economica pare destinato a svanire prima del previsto, in caso qualcosa facesse saltare il banco delle riforma Cartabia.

Nei giorni scorsi, il direttore del Fatto quotidiano, Marco Travaglio, è terminato nel mirino delle critiche per un attacco decisamente ingeneroso e volgare nei confronti del presidente del Consiglio, definito figlio di papà che capisce soltanto di finanza. Non è vero. Mario Draghi è un fuoriclasse. Ma un fuoriclasse dell’emergenza. Uno di quei giocatori dotati non di talento sopraffino o tecnica ineguagliabile ma di sangue freddo assoluto, l’uomo che metti in campo quando la palla scotta e tutti hanno paura di prendersi la responsabilità. D’altronde, lui è l’uomo del Whatever it takes. Concetto chiave del discorso pronunciato a Londra nel 2012, proprio in questo periodo: era il 26 luglio, per l’esattezza.

L’allora presidente Bce bloccò la speculazione che ancora scorrazzava libera lungo le praterie della crisi debitoria dell’eurozona, alzando il muro del Qe: gli spread non saranno più un problema, gli acquisti dell’Eurotower li terranno a bada. Non l’avesse fatto, l’eurozona (e forse l’euro) sarebbe implosa. C’è però un problema. Anzi, una conseguenza. Il classico effetto collaterale, figlio legittimo di quella scelta e alla base dell’interrogativo di Mohamed El-Erian. Lo mostrano questi due grafici,

Fonte: Blooomberg/Zerohedge
Fonte: Bloomberg/Zerohedge

assolutamente autonomi nel loro dipingere la realtà senza bisogno di commenti: il Qe non ha rappresentato una stagione emergenziale, è nato da essa ma poi è divenuto sistema. Manipolatorio, de facto. Insomma, la variante El-Erian.

Non a caso, la Borsa lo continua a festeggiare. In Europa come a Wall Street, poiché quel principio di onnipotenza e onnipresenza vale anche per la Fed. E lo ha festeggiato a suo modo anche Bitcoin, operando però in modalità contrarian: più i bilanci delle Banche centrali crescevano, più lo faceva anche lo status di bene rifugio alternativo della criptovaluta. Non un mezzo per speculare, bensì un hedging contro la perdita di valore intrinseco di valute stampate con il ciclostile per mantenere in vita un sistema uscito con le ossa rotte dal 2008 ma decisamente poco incline ai mea culpa e ai cambiamenti.

Mario Draghi teme questo, di fatto: il disvelamento del segreto inconfessabile di quella stagione di emergenza divenuta non solo normalità ma, paradossalmente, prodromo e origine di tutte le nuove crisi. Le quali, infatti, per essere evitate o contenute negli effetti oggi vengono di fatto depotenziate a colpi di emergenze continue, dalla guerra commerciale all’Isis fino al Covid. Ora, però, la fretta di quell’incontro Draghi-Salvini e il suo compromesso al ribasso sul green pass per le scuole potrebbero operare da agente rivelatore, da cartina di tornasole della prima seria crepa nella tenuta finora granitica della maggioranza. La variante El-Erian, ecco la vera emergenza: nascondere il più a lungo possibile il grado di dipendenza dell’Italia dalla Bce. E, di conseguenza, il grado esiziale di etero-direzione del governo da Bruxelles.