L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 agosto 2021

Ti vaccini ti infetti infetti ti ammali. NON ci sono effetti collaterali, o si?

Crepe nella narrazione: persino Bbc e Bloomberg ora si fanno domande sui vaccini



Qualcosa sta cambiando. Ci troviamo in un punto zero nel quale mentre da una parte certi governi insistono sui passaporti vaccinali per iniettare preparati genetici spacciati come vaccini persino agli scolari, da un’altra si avverte come un reflusso rispetto al covidismo che è ormai una sorta di ideologia dell’inganno e dell’autoinganno: alcune testate importanti che fanno parte del cuore dell’impero mediatico mainstream improvvisamente hanno cominciato a farsi alcune domande che comunque potevano essere poste anche due, tre mesi o anche sei mesi fa, ma che erano rimaste sepolte. Nello stesso giorno Bloomberg e la Bbc sono uscite fuori con affermazioni che di solito sono tali fa procurare l’espulsione dai social il che naturalmente lascia pensare che qualcosa si stia muovendo sottopelle, che probabilmente un fronte si sta spezzando anche se questo non avviene alla luce del sole, ma nel buio dei caveau. La testata finanziaria nota che “ le persone vaccinate sembrano contrarre il coronavirus a un ritmo sorprendentemente alto. Ma esattamente quanto spesso non è chiaro, né è certo quanto sia probabile che diffondano il virus ad altri. Sebbene sia evidente che la vaccinazione fornisca ancora una potente protezione contro il virus, c’è una crescente preoccupazione che le persone vaccinate possano essere più vulnerabili a malattie gravi di quanto si pensasse in precedenza.” Parecchie di queste affermazioni sono sbagliate, per esempio che la vaccinazione fornisca ancora una potente protezione contro il virus è una balla stratosferica perché in realtà sembra conferire una minor resistenza nei confronti di tutti i virus, ma insomma non possiamo aspettarci molto di più dalla voce del padrone: già seminare un dubbio è qualcosa.

Dal canto suo la Bbc si chiede “Prendere il Covid ora è meglio di prendere sempre più vaccini ?” Ma certo, la domanda è retorica perché il covid è di fatto un’influenza spesso asintomatica, anzi quasi sempre nei giovani e lascia difese immunitarie forti nei confronti di qualsiasi variante, mentre gli pseudo vaccini danno un’immunità breve, debole e in molti casi fa dei vaccinati dei super diffusori ( vedi qui ). E l’impostazione del servizio lo fa capire chiaramente. Ma soprattutto presenta due dichiarazioni sorprendenti, quella della la professoressa Eleanor Riley, immunologa dell’Università di Edimburgo che dice: “potremmo trovarci dentro una trappola per molto tempo, se pensiamo di poter tenere lontano il Covid solo aumentando le vaccinazioni ogni anno” il che è naturalmente una spinta a cercare una vera e naturale immunità di gregge, mentre professor Adam Finn, un consigliere governativo sui vaccini, ha affermato che vaccinare eccessivamente le persone, quando in altre parti del mondo non lo si fa è “un po’ folle, non è solo iniquo, è stupido”. Da consigliere governativo finge di essere dalla parte dei vaccini e lamenta che l’intero mondo lo sia, ma in realtà sta semplicemente decostruendo la favola dei preparati genici come panacea di tutti i mali

Come si vede sembra che alcuni media stiano effettivamente iniziando a riconoscere che la corsa ai vaccini è stata prematura anche perché su di essi si sa troppo poco e d’altronde alcune ricerche come quella israeliano di cui abbiamo parlato qui (Immunità naturale 8 volte superiore ai vaccini ) non lasciano scampo visto che sono state condotte su un numero molto ampio di persone. Chi conosce da vicino il mondo dell’informazione sa bene che non si tratta di servizi e di affermazioni uscite fuori casualmente, che le domande poste preparano il terreno a un cambiamento di narrazione, anche perché serpeggia la paura che i danni fatti dei vaccini saltino fuori in maniera dirompente mettendo sotto accusa l’intera elite occidentale.

Tuttavia è importante comprendere che tale cambiamento non sarà né vuole essere di liberazione da un incubo anzi si tenterà di sostituire all’emergenza una sorta di endemia cronica ad andamento altalenante capace di sorreggere tutte le misure di restrizione della libertà e di controllo fin ora attuate, anzi in qualche modo di farle entrare nella normalità. La nuova normalità di cui parlano i folli profeti del Covid. Insomma il potere cambia versione, ma non intenzione. Sono piuttosto i cittadini che debbono finalmente riacquistare lucidità, sempre che ne siano in grado e sventare il tentativo di rendere l’emergenza infinita: ma soprattutto sarebbe bene che molti cessassero di considerare il potere come onnipotente: proprio questo tentativo di mutazione narrativa e il cominciare ad ammettere ciò che si è sempre negato indica che ci sono stati errori, che le leggi del caos stanno scompigliando i piani che parevano così perfetti. E adesso sono terrorizzati che il vaso di Pandora si rompa.

Racconti estivi del 2021 - 2 - I lockdown sono serviti a bloccare la velocità di circolazione della moneta immessa in quantità elevata dalle banche centrali occidentali senza creare inflazione

Stampare equivale a sparare.

28 agosto 2021

Il modo più pratico per ottenere ben saldo il potere in maniera assoluta è quello di controllare la moneta. Tutti gli scambi tra persone, aziende e stati avvengono con questo mezzo denominato moneta. La quasi totalità di questi scambi globali sono espressi in dollari americani.

Preso atto di questo, è innegabile dire che l’umanità intera vive in funzione del dollaro USA.

Il dollaro si trasforma così in un’arma puntata in faccia a tutti noi da parte di chi ha il monopolio di questa valuta e di chi decide chi debba averne, e quindi vivere e chi non debba averne e quindi morire.

Per mantenere saldo il controllo, è quindi necessario che ci sia sempre la necessità di avere bisogno e di desiderare questi dollari.

Ma la natura debitoria di questa valuta fa si che se ne debba stampare quotidianamente a miliardi per compensare la parte mancante che è costituita dagli interessi e per ripagare il debito precedente.

Questa continua stampa di nuovi dollari, che vengono immessi nel sistema, è una cosa veramente preoccupante soprattutto per chi spera che il potere di acquisto dei suoi risparmi possa continuare a conservarsi.

Ogni nuovo dollaro che viene creato, diluisce il valore dei dollari creati precedentemente. Senza più vincoli di parità aurea e nessun altro tipo di vincolo, gli Stati Uniti d’America, monopolisti della creazione di dollari e quindi monopolisti dei commerci globali continuano a creare dollari in maniera esponenziale. Ormai la parola trilione, mille miliardi, è una cifra spicciola. Questa creazione monetaria smodata è una vera e propria guerra armata.

È curioso notare come tutti i recenti eventi siano sempre stati appoggiati da un linguaggio e da immagini di guerra. In Italia abbiamo un generale dell’esercito in divisa come massima autorità sanitaria in un momento in cui, come in guerra, tutto è sospeso: ogni diritto e ogni libertà. Poi l’uso della parola “campagna”, la stessa parola che si è sempre usata per le azioni militari, dette appunto campagne.

Le campagne militari, e le campagne vaccinali, rappresentate da un generale in alta uniforme, con camion militari e posti di blocco ovunque, dove il nemico è potenzialmente ognuno di noi, per il semplice fatto di essere vivo.

Ma la potenza militare, che prima si esprimeva con gli arsenali di guerra, adesso ha preso connotati più silenziosi. Non c’è più bisogno di sparare bombe quando si possono semplicemente sparare dollari.

È curioso notare come ogni azione sinora intrapresa dall’inizio di tutto questo macello, sia stata messa in campo per il solo ed unico scopo di mantenere puntellato e ben saldo il Dollaro Americano al suo posto come valuta di riserva e scambio globale:

1) Lockdown - I lockdown, come ho già spiegato nelle precedenti newsletter e nel mio libro PERCHÉ COMPRARE ORO ADESSO


sono serviti a bloccare la velocità di circolazione della moneta e quindi a far si che la Federal Reserve potesse stampare trilioni di nuovi dollari senza creare inflazione.

2) Criptovalute – le cripto valute sono scambiate in dollari americani ed hanno già assorbito $1 trilione di controvalore sottraendolo ad investimenti e consumi. Praticamente togliendo $1 trilione dalla circolazione per parcheggiarlo fermo nei server virtuali. Anche questa cosa ha una funzione anti inflattiva. Crescendo il valore delle cripto, si maschera e diluisce la crescita dell’inflazione dei beni reali di consumo indispensabili alla sopravvivenza, vedi il cibo e l’energia, le spese sanitarie e il costo delle bollette e delle case. Il settore cripto potrebbe quindi continuare a crescere anche molto proprio perché funzionale al sistema.

3) Nuovi record dei mercati azionari – È vero! I mercati azionari hanno raggiunto nuovi record. Senza spendere troppo tempo a commentare questo fatto, si può brevemente ricordare come sia semplice per le grandi banche d’investimento ricevere soldi dalla banca centrale in cambio di asset tossici (mutui subprime) o indebitarsi a costo zero per comprare azioni. Il prezzo sale inevitabilmente, ma ogni investimento fatto a debito, non supportato da una crescita economica reale si chiama bolla e tutte le bolle prima o poi scoppiano. Anche qui abbiamo parcheggiati trilioni di nuovi dollari creati dal nulla che hanno la funzione di far credere che vada tutto bene. Dollari sottratti all’economia reale e cristallizzati dentro l’economia speculativa che porta beneficio solo ad un numero ben ristretto di operatori del settore. Per curiosità, la borsa azionaria che ha avuto la migliore performance è quella del Venezuela, con aumenti del 10mila% al giorno. Non è la borsa che sale, ma è il valore della moneta che perde.

4) Emergenza Sanitaria – ogni prodotto farmaceutico, ogni tampone, ogni reagente, ogni apparecchiatura diagnostica, ogni infernale aggiunta a supporto di questa follia è commercializzata in dollari americani. Ogni paese del mondo ha dovuto aderire e ha dovuto comprare tutto questo materiale pagandolo in dollari. Quotidianamente c’è una richiesta aggiuntiva globale, che prima non c’era, di prodotti medicali che sono venduti dietro corrispettivo di dollari americani, creando una nuova esponenziale domanda di questa valuta ed una necessità obbligatoria di averne per pagare le case produttrici del cartello Big Pharma. Apprendiamo da Wikipedia che il 23mo commissario alla F.D.A. è anche nel consiglio d'amministrazione della Pfizer, finanziatore della TV CNBC e ospite di trasmissioni televisive, assistente professore universitario di medicina ecc. Praticamente da Wikipedia si legge che Mr Gottlieb, il cui cognome significa amore di Dio, approva i farmaci che vende lui, li pubblicizza con le TV che finanzia e ai cui talk show partecipa per consigliarli, istruisce i futuri medici che detti farmaci prescrivono, e capitalizza sui guadagni smodati così ottenuti attraverso la società di investimenti (NEA) di cui è partner. L’En Plain!


5) Afghanistan – Ogni teatro di guerra dà sfogo a enormi spese militari. Non ci sono ragioni di altro tipo se non quelle di creare più distruzione possibile e quindi necessità di dollari. Sul campo non vince nessuno, ma si conserva lo status quo. Non è rilevante vincere le guerre. L’importante è che ve ne siano sempre in atto, per mantenere alta la necessità di assorbire dollari freschi di stampa. Qui comandano: Raytheon e Lockeed Martin



Lo scorso 15 agosto è stato il cinquantesimo anniversario della data in cui il presidente americano Richard Nixon decretò la fine della convertibilità aurea del dollaro americano. La cosa buffa è l’uso della parola “temporaneamente” nel suo discorso.

Le decisioni epocali, non sono mai temporanee.

Adesso ha usato lo stesso vocabolo anche il presidente della Federal Reserve Jerome Powell riferendosi ad un’inflazione temporanea:



Conclusioni.

Questo è quanto ci importa principalmente perché ci tocca da vicino: la nostra sopravvivenza è collegata ad una valuta che si chiama dollaro americano. Si, è vero che abbiamo l’euro, ma per commerciare con il resto del mondo, e soprattutto per comprare petrolio, servono dollari americani.

Quindi vengono stampati euro nella stessa misura. La cosa è globale. Tutte le banche centrali del mondo stanno creando oceani di liquidità svalutando il potere d’acquisto delle proprie monete a discapito delle proprie popolazioni. Questo potrebbe portare nel breve periodo anche ad un forte rialzo del dollaro e ciò rappresenterà il Blow Up, il segnale che il tappo è saltato. Impossibile stampare all’infinito e sperare di farcela.

Questi dollari americani vengono creati dal nulla dalla banca centrale americana Federal Reserve, nell’ordine di migliaia di miliardi e sparati nel mondo come vere e proprie bombe nucleari.

Quando scoppia una bomba, essa crea sempre dei danni collaterali.

Se si distrugge un edificio nemico bombardandolo, si sa che molti innocenti moriranno comunque.

Sono danni collaterali.

I dollari sparati sulla comunità hanno come danno collaterale quello della distruzione del potere d’acquisto dei salari, degli stipendi, dei ricavi delle piccole aziende e del valore del risparmio di chi ha messo via un po’ di soldi. La devastazione è ben visibile. Moltissime delle cose che prima erano gratis, non lo sono più, in primis le cure mediche e questo ha causato e causerà sempre più morti, proprio come nel caso di una guerra tattica tradizionale. Tutti coloro che sono morti per suicidio, tutti i bambini abortiti da madri terrorizzate dalla crisi economica, tutti i negozi chiusi e le aziende sparite per sempre o vendute a multinazionali, sono danni collaterali da esplosioni di bombe monetarie. Si sacrificano degli innocenti per salvare lo status quo del monopolio monetario.

Di fronte ad un potere economico-militare così invincibile non c’è molto da fare se non cercare di mantenere il più possibile al sicuro la nostra prosperità guadagnata con fatica da noi e dal risparmio dei nostri genitori e nonni, che tanto si sono sacrificati per darci un futuro migliore.

Veder vaporizzare tutto questo perché il mondo elitario ci ha dichiarato guerra sarebbe proprio un peccato.

(Fare moltissima attenzione ai Bail In! Le banche possono utilizzare i depositi dei risparmiatori per ripagare se stesse. Lo hanno già fatto più volte). Tutto quello che è nei computer è virtuale e appartiene a chi controlla la rete. Solo quello di cui si dispone fisicamente può dirsi nostro. Tipo una moneta d’oro in mano, ad esempio.

Con queste mie newsletter non ho tutte le soluzioni, ma per lo meno ne offro una: quella di mettere al sicuro i propri risparmi.

Il Titanic si è messo su un lato e sta andando a fondo.

Io vi sto dicendo: “ragazzi, andiamo a prendere una scialuppa”!

Le TV invece vi dicono: “ macché scialuppa, vedete che ancora ci divertiamo! La banda sta suonando e i drink sono serviti, non c’è niente di cui preoccuparsi, il rumore che avete sentito, non è lo scafo che è esploso, è una cosa…..temporanea, poi la nave si raddrizza!

La cosa non è temporanea, è strutturale. Quando una nave inizia ad affondare, all’inizio non succede nulla se non qualche cigolio. Poi sparisce negli abissi in un attimo.

Noi dobbiamo essere pronti prima di quell’attimo che potrebbe essere molto vicino.

La scialuppa che abbiamo a disposizione adesso è l’ORO FISICO.

Convertire le valute “Titanic” euro, dollari, ecc. in ORO FISICO.

Affrontare quello che sta arrivando senza almeno un po’ di oro fisico in portafoglio è una cosa molto imprudente.

Meglio lingotti o monete?

Meglio le monete, perché sono più spicciole, e si possono usare anche per pagare spot nel caso di situazioni estreme, ma va bene tutto. Quando affonda la nave, non sto a guardare la marca della scialuppa, ma monto su quella che trovo.

Fortunatamente le masse ignare non si sono ancora svegliate e si può ancora trovare oro fisico, anche ad un prezzo molto basso rispetto a dove arriverà quando lo vorranno tutti. Ma allora sarà troppo tardi, perché l’oro è scarsissimo e non ce n’è per tutti.

Quando torneremo alla cosiddetta “normalità”? Schwab è formale: mai, risponde apertamente

FINE PENA MAI

Maurizio Blondet 28 Agosto 2021
di Roberto PECCHIOLI

Fine pena, mai. Così è scritto sulla matricola carceraria dei condannati all’ergastolo. Fine pena mai anche per noi, condannati a vita senza processo e senza colpa al Grande Reset, alla dittatura finanziaria, tecnologica, sanitaria. Lo afferma senza mezzi termini uno dei funzionari di più alto livello del Nuovo Ordine Mondiale, il geronte Karl Schwab, ispiratore del Forum Mondiale di Davos. Se lo dice lui, c’è da credergli.

Il suo ultimo libro, Stakeholder capitalism; a global economy that works for Progress, People and Planet (Il capitalismo delle parti interessate; un’economia globale che lavora per il Progresso, la Gente e il Pianeta – notate le maiuscole) è rivelatore: ripete che la pandemia è “una grande opportunità per realizzare una rivoluzione digitale, globale, transumanista ed ecologica. “Gli uomini del Dominio parlano chiaro. Peggio per noi se non li ascoltiamo, o se pensiamo che alle parole non seguano i fatti. Ci troviamo dinanzi a un’antropologia deformata, in una prospettiva atomista, materialistica diretta dall’alto, dagli autoproclamati illuminati. Contrordine. Democrazia, libertà, autonomia personale non valgono più: residui del passato.

Ogni progetto che contraddice la natura umana e l’ordine naturale delle cose è destinato al fallimento, ma intanto, quante tragedie, quanta sofferenza, quante vittime innocenti. Quando torneremo alla cosiddetta “normalità”? Schwab è formale: mai, risponde apertamente. Nessun complotto, nessun delirio paranoico di complottisti. E’ tutto sotto i nostri occhi, se ancora siamo capaci di vedere. Fine pena mai.

Ci pensavamo leggendo le notizie quotidiane che non impressionano più, né indignano. Un’occhiata, uno sbadiglio e via: una donna stuprata in pieno giorno da un clandestino, il governatore rosso scarlatto della Toscana che vuole rinchiudere in casa i criminali privi di salvacondotto verde, un calciatore di 36 anni, Ronaldo, che riceverà 25 milioni all’anno per giocare in una squadra di proprietà di un fondo arabo. Le solite cose, follie quotidiane a cui siamo assuefatti in questo strano ergastolo, castigo senza delitto. Un mondo a misura dei Demoni di Dostoevskij.

Stamane abbiamo visto una donna di oltre ottant’anni modestamente vestita, coperta sino agli occhi da una grande maschera fatta in casa, con le mani avvolte da guanti di lattice, che camminava faticosamente a zig zag sul marciapiede per evitare la vicinanza, cioè il respiro dei suoi concittadini. Una povera donna la cui fonte di conoscenza è la televisione sopravvive nel terrore, autocondannata a un ergastolo esistenziale per cui proviamo pena.

Viviamo tra i lupi in una distopia realizzata e non sappiamo neppure più distinguere l’amico dal nemico. Sul piano personale, abbiamo deciso: non resta che fingere, rifugiarsi nella follia, cercare la libertà in interiore homine, dentro di noi. Diventare anarchi, come il ribelle di Ernst Juenger. Essere legge a se stessi come difesa estrema, dietro il paravento della pazzia di cui Erasmo tesseva l’elogio cinque secoli or sono. Scrisse Julius Evola che la differenza tra l’anarchico tout court e l’anarca è che il primo vuole essere libero da tutto tranne dai suoi vizi e dalle sue bassezze, mentre il secondo non riconosce al mondo attuale alcuna legittimità e nessuna legge, cercando la libertà in se stesso, nel dominio di sé. Serve una savia follia, il cui primo gesto è riconoscere i lupi.

Il Colloquio dei cani è una delle Novelle Esemplari di Cervantes. Due cani si raccontano le rispettive vicende, intrecciate a quelle dei padroni. Uno dei due, Berganza, narra del tempo in cui fu cane da pastore e ogni notte udiva il grido: al lupo! Correva e si sfiancava senza mai trovare traccia del predatore, ma sempre mancava qualche montone o un castrato dei più grassi. Una notte, anziché scattare all’allarme, rimase fermo in vigile attesa e scoprì che i pastori erano i lupi. Erano loro a uccidere le pecore per rubare il meglio della carne, mangiarla o rivenderla. Berganza sulle prime pensa di denunciare l’inganno, ma poi resta quieto- è solo un cane – e riflette. “Chi avrà il potere di far capire che la difesa offende, che le sentinelle dormono, che la fiducia ruba e chi ci fa la guardia ci ammazza? “

Sapienza dei semplici di ogni tempo: il potere è nemico. E allora, diamoci alla follia, ma con metodo, come Amleto, sfortunato principe di Danimarca. “Attenzione, perché al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico. La voce che li comanda è la voce del loro nemico. E chi parla del nemico, è lui stesso il nemico. “(B. Brecht). Chi ha capovolto le parole, rovesciato il mondo, fatto del male il bene è il nemico. Pensiamo a quanto è grottesco affermare senza arrossire che esibire il green pass sia un atto di libertà. Può crederci solo un’umanità spappolata, spogliata di principi, che è passata dall’egoismo – che in fondo è solo un’esagerata considerazione di se stessi (Tocqueville)- all’egotismo, l’atteggiamento psicologico del culto di sé, del compiacimento narcisistico, dell’ostilità verso l’Altro.

Nel carnevale si indossava la maschera per dire la verità dietro il travestimento sino alla quaresima che restituiva il potere a se stesso. Da più di un anno e mezzo mettiamo la mascherina (ironico diminutivo…) per nascondere che conta unicamente la nostra individuale pellaccia e che ci siamo adattati senza fiatare a perdere tutti i motivi per cui la vita vale la pena di essere vissuta. Nella fiaba di Andersen, solo il bambino osava dire che il re è nudo. Oggi, mentre ci informano che presto mangeremo insetti e carne artificiale, che non potremo più muoverci liberamente, che il destino è la sorveglianza h. 24 e la morte “assistita”, che siamo espropriati anche del corpo dopo la fine dello spirito, della religione e della speranza, nudo è il popolo intero, coperto solo dalla maschera impudica che svela le nostre paure, la condizione di sudditi che baciano le mani di chi impugna il bastone.

Meglio la saggia follia di Enrico IV nel dramma di Pirandello. “Perché trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni! Eh! Che volete? Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi! O con una loro logica che vola come una piuma! Volubili! Volubili! Oggi così e domani chi sa come! Voi vi tenete forte, ed essi non si tengono più. Volubili! Volubili! Voi dite: questo non può essere! e per loro può essere tutto.”

A un tratto, Enrico rivela ai suoi falsi consiglieri (il potere…) di aver recitato una parte. “Loro sì, tutti i giorni, ogni momento, pretendono che gli altri siano come li vogliono loro; ma non è mica una sopraffazione, questa! Che! Che! È il loro modo di pensare, il loro modo di vedere, di sentire: ciascuno ha il suo! Avete anche voi il vostro, eh? Certo! Ma che può essere il vostro? Quello della mandria! Misero, labile, incerto … E quelli ne approfittano, vi fanno subire e accettare il loro, per modo che voi sentiate e vediate come loro.” Il protagonista non sceglie di tornare alla realtà, decide di rinchiudersi nella follia per salvarsi dal dolore. “Conviene a tutti, capisci? Conviene a tutti far credere pazzi certuni, per avere la scusa di tenerli chiusi. Sai perché? Perché non si resiste a sentirli parlare”.

Non si resiste alla cruda verità. La via d’uscita di Don Chisciotte è sottilmente diversa. E’ un saggio autentico, si esprime come un filosofo, un dotto di altissima morale, di fede e saldi principi. Raddrizza i torti, soccorre le vedove, aiuta gli orfani, rende giustizia a fil di spada. Ma perché è diventato matto: troppe letture di romanzi sui cavalieri erranti, troppa confusione tra realtà e immaginazione. Il dover essere, il mondo in mano ai giusti diventa per Chisciotte un miraggio in cui gli osti sono castellani, le contadine principesse, le bacinelle da barbiere elmi che rendono invulnerabili, i mulini giganti da sconfiggere. Non lo scalfiscono le ferite, le bastonature, le derisioni, gli inganni delle sue avventure.

Se il pastore è un lupo, se il potere è nemico, meglio una controllata follia, l’unica condizione che permette di dire la verità. Ancora Cervantes e la novella del dottore Vidriera, cioè vetrina. A un neo laureato è somministrata una pozione d’amore. L’intruglio produce una grave malattia: il giovane Tommaso vive un’originale pazzia, quella di credersi fatto di vetro. Da allora, non permette a nessuno di avvicinarlo, ma diventa famoso perché sa rispondere a tono e dice la verità senza peli sulla lingua, protetto dalla doppia condizione di matto e di uomo di vetro. Passa le giornate prendendo in giro tutto ciò che lo circonda. Un religioso, infine, lo libera dal maleficio, ma, lungi dal renderlo felice, la condizione di uomo normale lo fa soffrire, sino alla decisione di arruolarsi nella guerra delle Fiandre dove viene ucciso.

Nella follia era critico, profondo e sarcastico. Le sue verità non convenzionali venivano ascoltate ed accettate perfino a corte, ma solo perché creduto un innocuo pazzo convinto di essere di vetro. La (supposta) pazzia appare l’unica forma nella quale si può svolgere una critica autentica. Il dottore Vidriera, intoccabile e trasparente come il vetro, diventa il portavoce della verità, degli oppressi, il solo autorizzato a dire ciò che molti pensano. Svanito l’incantesimo, non è più nessuno.

Il rapporto tra genio e pazzia è un tema antico. Pazzo fu il più grande dei poeti romantici, Friedrich Hoelderlin, che visse per oltre trent’anni in una torre della casa che lo accolse. Eppure gli dobbiamo liriche prodigiose e versi immortali, tra i quali il celebre “dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva “, posto da Martin Heidegger a fondamento della riflessioni della Questione della tecnica. Lo stesso Hoelderlin scopre, nella sua torretta di malato, che “poeticamente vive l’uomo”. Non dovremmo dimenticarlo, presi nel vortice della vita digitale, della corsa sfrenata senza meta in cui è trasformata l’esistenza. Per un altro romantico, Heinrich Heine, ci volle ben altro che un’idea di Dio per fare le cattedrali. Oggi, l’impresa di costruire una cattedrale sarebbe considerata insensata: a che serve?

Dal genio alla follia non vi è che un passo: un altro esempio è Friedrich Nietzsche, la sua visionarietà portentosa, il suo spingersi oltre ogni frontiera dell’umano. Si fece deserto dopo aver ammonito l’uomo moderno: guai a chi costruisce deserti dentro di sé. Solo uscendo dalla sedicente normalità si può guardare il mondo con occhi penetranti, attingendo frammenti di verità. Troppa luce, tuttavia, acceca. Per questo gran parte degli uomini preferisce prestare fede a ciò che gli viene fatto credere, sino a odiare chi pronuncia parole scomode. Don Chisciotte è un pazzo anacronistico e ridicolo, il dottor Vidriera un buffone i cui sproloqui servono a divertire, tutt’al più a stupire nobili e borghesi, il pensiero di Nietzsche è l’effetto collaterale di una malattia venerea.

Tuttavia, rappresentano l’antidoto all’oppressione di un mondo senza ideali, nichilista, senza sogni. Questo tempo malato in cui la salvezza sta nella finzione, agli occhi dei visionari in cui ci trasformiamo per difenderci, pare la concretizzazione dello Zahir di Jorge Luis Borges. Lo zahir è un oggetto che ha il potere di creare un’ossessione. Nel racconto di Borges, è una moneta da venti centesimi. La moneta è il simbolo del libero arbitrio, giacché può essere trasformata in qualsiasi cosa, ma il pensiero dello zahir fa perdere la percezione della realtà. Il suo possessore finisce per dover essere vestito, nutrito, accudito, ma non se ne angustia: è ignaro del suo destino. “Altri sogneranno che sono pazzo, e io sognerò lo zahir. Quando tutti gli uomini sulla terra penseranno giorno e notte allo zahir, quale sarà un sogno e quale una realtà, la terra o lo zahir? “

E’ il labirinto dal quale l’uomo contemporaneo si ritrae atterrito: troppo pensiero, troppa insostenibile paura. Basta con le domande. Che fai tu, luna in ciel? Nulla, non fa nulla, non ha alcuno scopo. Nel mondo ossessivo del Grande Reinizio, in cui diventiamo pazzi perché non riconosciamo più cose, volti, panorami, fatti, idee, fine pena mai. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.

Negli ultimi dieci anni (2010-2019) 37 miliardi di euro tolti e le liste d'attesa lunghe mesi e mesi rendono il pubblico inutile e favoriscono indiscutibilmente la sanità privata. Piccoli pagliacci al governo per un anno e mezzo hanno escluso la cura dei medici di famiglia e ora parlano di medicina del territorio

Così cambierà la sanità italiana. Parla Sileri



Il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, spiega dove finiranno le risorse del Pnrr: potenziamento delle strutture territoriali, massiccio ricorso alla tecnologia, lavoro di squadra attorno al paziente. E più prevenzione.

Conversazione di Start Magazine con Pierpaolo Sileri, chirurgo e accademico italiano, dal 1º marzo 2021 sottosegretario di Stato al ministero della Salute nel governo Draghi e in precedenza, per due anni, vice ministro sempre allo stesso dicastero nel secondo governo Conte.

Il Covid-19 ha portato alla luce troppe inefficienze del Sistema sanitario italiano. Cosa ci ha insegnato questa pandemia?

La pandemia ha certamente messo in luce le criticità di un’assistenza territoriale che troppo a lungo ha sofferto di uno sbilanciamento verso l’ospedale. La nostra sanità era già in sofferenza, a causa dei numerosi tagli subiti nel corso degli ultimi anni. La pandemia ci ha insegnato che bisogna necessariamente ripartire dalla prevenzione e dalle cure primarie per declinarsi sulla presa in carico di prossimità, il più possibile integrata tra ospedale e domicilio, tra servizi territoriali e sociali, per dare risposta a bisogni di salute complessi, alle cronicità, alle fragilità dei più anziani. La pandemia ha fatto emergere anche le mancanze strutturali del sistema sanitario in ambito tecnologico, le diseguaglianze regionali, le disomogeneità di accesso alle prestazioni in termini di tempistica e di complementarietà dell’offerta. Si parla da molto tempo di telemedicina, di sanità digitale, ma solo in questi ultimi anni, e ancor più in questi mesi di emergenza sanitaria, si sono realmente comprese le potenzialità dell’assistenza da remoto, della possibilità di cura e di dialogo medico-paziente anche a distanza, dell’imprescindibilità della continuità del supporto sanitario e socio-sanitario individuando la casa come primo luogo di cura.

Secondo la Fondazione Gimbe, fra tagli e minori entrate, il Sistema sanitario nazionale ha perso negli ultimi dieci anni (2010-2019) 37 miliardi di euro. Una cifra non da poco, le cui conseguenze hanno inciso sulla nostra risposta alla pandemia. Quali sono i programmi del governo per ri-finanziare il sistema sanitario?

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) destina al settore salute 18,5 miliardi. Rappresenta dunque una grande opportunità per fare quei cambiamenti necessari al nostro sistema sanitario nazionale. Per la missione prevista dal PNRR, chiamata “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”, si prevede una spesa di 7 miliardi di euro. Poi ci sono circa 4 miliardi di euro per le case della salute, 2 miliardi per gli ospedali comunitari e 1 miliardo di euro per l’assistenza domiciliare.

Quali sono le riforme sulla sanità in programma nel Piano nazionale di ripresa e resilienza?

Si parte dalla “cura a domicilio” (homecare) che verrà potenziata in considerazione del fatto che interessa ben 282mila persone e operatori. Si creeranno quindi 575 centri per l’assistenza a domicilio, con apparecchi tecnologici per gli operatori, tecnologie di telemedicina per i pazienti e per le soluzioni digitali delle ASL che vi si connettono. Si proseguirà con l’istituzione di 2.575 case della salute comunitarie aperte tutto il giorno, dove consultare il medico generico e un infermiere, dove ci si reca per un malessere o un piccolo incidente, per programmare un test. Le case si occupano anche delle malattie croniche, con percorsi condivisi e sorvegliati. Sono tecnologicamente strutturate e dotate delle adeguate competenze per stare sul territorio, producendo servizi migliori, più efficienti e meno costosi rispetto alla concentrazione nelle cure ospedaliere e assimilate. Infine, si prevede la creazione di 753 ospedali comunitari tesi a ridurre i ricoveri nell’ospedale generale, con sostegno infermieristico e di assistenza medica continua, per le persone che provengono dalle RSA, dalla loro abitazione o sono da poco dimessi da un ospedale di tipo generale ma necessitano ancora di cure. Sono una struttura intermedia tra l’assistenza domiciliare integrata (ADI) e l’ospedale, e non sono una novità.

In questi mesi, grande assente è stata la medicina di territorio. Come il Governo intende potenziare questo aspetto della sanità?

È vero, la pandemia ha fatto emergere varie criticità circa la medicina territoriale. Abbiamo bisogno di avvicinare le cure ai pazienti, specialmente quelli più fragili. Nel PNRR si fa esplicito riferimento alla popolazione anziana e non autosufficiente, per la quale sono state pensate specifiche misure che favoriscono l’erogazione di servizi sul territorio. In questo processo sarà cruciale valorizzare i presidi territoriali già esistenti come le case di comunità, che il piano italiano del Next Generation Eu prevede di portare a 1.288 nel 2026. Ma sarà altrettanto funzionale migliorare tutti i luoghi in cui privilegiare le cure primarie, gli interventi clinici a bassa intensità, il trattamento delle post-acuzie, con il duplice vantaggio di sgravare le strutture ospedaliere e i pronto soccorso e intervenire più capillarmente e stando vicino al paziente. Anche gli ospedali di comunità potranno contribuire a ottimizzare la rete di prossimità, così come lo sviluppo delle farmacie dei servizi, soprattutto nei contesti geograficamente più svantaggiati. Per un welfare territoriale che davvero sia al passo con i tempi e in linea con le esigenze di salute dei cittadini, sarà necessaria una riforma incisiva. Si tratta di costruire un modello organizzativo basato sul “continuum assistenziale”, tanto più necessario per i pazienti cronici e anziani, che preveda un gioco di squadra coordinato tra tutti i soggetti deputati all’erogazione delle prestazioni al singolo.

(Estratto di un’intervista pubblicata sull’ultimo numero della rivista Start Magazine)

La Resistenza ha vinto contro gli invasori portatori di dollari e corruzione

Cosa succede in Afghanistan al di là del delirio mediatico

di Pino Arlacchi
22 agosto 2021

Invito chiunque mi legga e mastichi una qualsiasi lingua straniera a informarsi sull’ Afghanistan evitando di leggere i maggiori quotidiani italiani. Quel paese sembra essere stato vittima di una invasione di mostri pervenuti dallo spazio e dotati di poteri sconfinati. Mostri che sono riusciti a far scappare da Kabul, terrorizzate, le forze del bene. Mostri assetati di vendetta e di sangue, soprattutto femminile, e che si apprestano a far diventare l’Afghanistan il santuario del narcotraffico e del terrorismo mondiale.

Delirio mediatico.

Cosa è successo invece, e cosa sta accadendo in Afghanistan in questi giorni?

Non c’è stata, innanzitutto, alcuna invasione di alieni, ma lo sbocco finale di due guerre. Una guerra civile tra i talebani ed i loro avversari iniziata quasi trent’anni fa, ed una guerra di liberazione contro una potenza occupante iniziata venti anni fa esatti.

I talebani sono degli integralisti islamici estremi, portatori di un’ideologia oscurantista che implica la violazione di diritti fondamentali, in primis quelli delle donne. Ma sono anche una forza che ha finito col prevalere contro ogni genere di nemico grazie a un rapporto con la popolazione rurale afghana migliore di quello stabilito dai loro avversari.

I talebani che ho conosciuto non erano guerriglieri marxisti e neppure nazionalisti. Non combattevano per i poveri e neppure per costruire uno Stato-nazione. Si ispiravano, e si ispirano, ad una società di virtuosi, governata da precetti coranici, inaccettabile e odiosa ai nostri occhi. Ma la società dei talebani è una società di afghani, non la Umma universale di altri estremisti. Gli studenti del Corano, perciò, non hanno mai operato al di fuori del loro paese e non sono interessati ad esportare il loro credo altrove.

Come sono allora riusciti a godere di quel minimo di consenso dal basso, o di semplice neutralità, che ha consentito loro di conquistare il Paese ed entrare a Kabul senza sparare un colpo?

Finanziamenti, armi e aiuti dall’estero?

Quasi zero, visto che il rubinetto saudita si è chiuso dopo il 2001 e visto che le grandi potenze regionali sono state a guardare aspettando che il frutto afghano cadesse nelle loro mani dopo la debacle euroamericana.

Puntualmente avvenuta. Questa sì che è intelligence! O era sufficiente solo leggere i giornali e fare due più due?

È bastato perciò ai talebani sedersi sulla riva del fiume ed aspettare.

Cioè resistere, garantire ordine e sicurezza alle zone sotto il loro controllo, assicurarsi perlomeno la neutralità della popolazione. Ed attendere ciò che era prevedibile già dieci anni fa: il crollo della baracca di corruzione, inettitudine militare ed amministrativa, indifferenza per i bisogni dei civili, messa in piedi dalle forze di occupazione.

L’analisi che avevo fatto nel 2011 per il Parlamento europeo parlava chiaro. Non c’era speranza di una soluzione militare, e senza una svolta radicale delle politiche occidentali l’Afghanistan sarebbe caduto nelle mani dei talebani.

L’ unica cosa che non avevo considerato nel mio rapporto era l’identità del vero futuro vincitore della guerra dell’Afghanistan: la Cina.

Noi popolo italiano che ci facciamo prendere in giro dal governo che ha fatto dell'angoscia e terrore un metodo per dominarci. La Strategia della Paura e del caos non conosce discontinuità usa alternativamente il terrorismo, ora Isis, e l'influenza covid in attesa del terzo giocatore il CROLLO CLIMATICO

SPY FINANZA/ Il (comodo) ritorno in scena dell’Isis nella strada verso il Big reset

Pubblicazione: 27.08.2021 - Mauro Bottarelli

Chiamatelo big reset se volete oppure Zeitgest, resta il fatto che nulla sarà più come prima. E che si continuano a fare grandi passi verso quel momento

Autobomba a Kabul, in Afghanistan (LaPresse)

Come al solito, Noam Chomsky ci aveva visto lungo. Il principio della rana bollita, in questi giorni, sta offrendo una dimostrazione pratica di sé assolutamente straordinaria. In tutti gli ambiti. E questo deve spaventare. Perché se il quadro fosse soltanto quello alto della geopolitica al massimo livello all’opera in Afghanistan, tutto rientrerebbe in un novero conosciuto da tempo. E, paradossalmente, persino accettabile. E invece no. Come la rana del noto sociologo, siamo immersi in un brodo di mille ingredienti e sapore ormai indistinguibile che ci sta cuocendo a fuoco lento. Senza che ci si possa accorgere della temperatura che lentamente sale e che ci prepara al nostro destino.

Prendete il virus. Sta agendo in maniera totalmente parallela con la fine delle tutele. L’approssimarsi del mese di settembre e quindi del ritorno alla normalità post-vacanziera (alla faccia delle schiere di commercianti che piagnucolavano miseria nei talk-show di Rete 4, vi invito ad aver trovato un panettiere aperto a Milano nel mese di agosto: Dio benedica la grande distribuzione e Amazon) sta portando in dote il ritorno delle cartelle di Equitalia, la fine del regime di garanzia statale sui costi della quarantena per il lavoratore, un delirio assoluto nell’utilizzo o meno del green pass nei contesti lavorativi e, in contemporanea, le voci di passaggio in zona gialla per la Sicilia e la Sardegna. Le quali, è noto, ballavano nell’area di rischio dei numeratori del Cts da almeno un mese: ma nessuno è intervenuto, nessuno ha dato vita a delle misure tampone di limitazione del danno come fatto, ad esempio, a Santorini. No, tutto aperto in nome del Ferragosto e del turismo da preservare. La salute? Un optional, apparentemente. Esattamente come allo stadio, dove – come al solito – vige la zona franca totale da ogni regola e divieto: la prima di campionato, nei fatti, rischia di tramutarsi già in un detonatore.

Vogliamo parlare della scuola, materia prioritaria fino allo scorso giugno e argomento di mea culpa collettivi della politica, conditi da tirate quasi millenaristiche sulla generazione perduta della Dad? Il senso di tutto sta nella formula utilizzata dall’associazione che riunisce i presidi italiani, a una settimana dall’inizio dell’anno di didattica: Siamo in alto mare. In compenso, gli aperitivi in spiaggia e le cene sul lungomare sono stati tutelati a dovere dallo Stato. Che senso ha un approccio simile, quando poi veniamo bombardati dalla sera alla mattina da appelli alla vaccinazione di massa, ormai ampiamente in area di obbligo de facto? Se è vero che il vaccino evita sì ospedale e campo santo, ma non l’infezione e la possibilità di contagiare gli altri, perché non si è intervenuti sulle aree turistiche che ora rischiano di operare in modalità super-spreader in tutta Italia con il ritorno a casa dei vacanzieri? E perché negli stadi si può stare ammassati, senza mascherina e con abbraccio libero in caso di gol? Perché, scusate il francesismo, lo Stato si sente in diritto di prenderci per i fondelli in questo modo?

Non so voi, ma il fatto che a trattarmi come un idiota sia un uomo dallo standing internazionale di Mario Draghi non mi rende comunque la cosa meno sgradevole. Ma il fatto grave è che, appunto, tutto sembra rispondere a un’unica logica. Con le debite e drammatiche differenze rispetto al liberi tutti nelle località balneari, perché nessuno è intervenuto in Afghanistan prima che il fragile, corrotto e incapace Governo precedente crollasse miseramente sotto l’avanzata talebana? Lo sapevano tutti. La Casa Bianca, sia sotto Trump che in era Biden, era tempestata di report dell’intelligence sulla china pericolosissima che si era instaurata a Kabul. Nessuno si è sentito in dovere di alzare un dito, alla faccia delle donne afghane che ora sono diventata la priorità del mondo. E signori, immagino non vi sia sfuggito il ritorno in grande stile sul palcoscenico della destabilizzazione internazionale dell’Isis. Cosa vi avevo detto e ridetto già mesi fa, sulla ciclicità strutturale delle emergenze come dinamo necessaria alla prosecuzione sine die dei regimi espansivi? Non potendo andare oltre con le minacce alla Cina, salvo doverle tramutare in fatti e rischiare di farsi male davvero e avendo già scollinato l’emergenza da variante Delta, gli Usa avevano bisogno di un nemico credibile e riconoscibile da additare alla pubblica opinione. E da gettare in pasto alla retorica della Fed, come si fa con i pezzi di carne nella vasca degli squali.

E a livello mediatico, l’operazione sembra dare i suoi frutti. Questo grafico mostra i risultati del sondaggio condotto da CBS e YouGov fra il 18 e il 20 agosto, relativo ai gradi di responsabilità ascrivibili ai vari soggetti attivi nel contesto afghano.


Come vedete, la stragrande maggioranza degli americani condanna l’operato di governo ed esercito locali. Joe Biden ha decisamente limitato i danni reputazionali, quantomeno in patria. E, come potete notare, addirittura un 25% pensa che la responsabilità principale ricada su Donald Trump. Retaggio di una caccia alle streghe talmente ben orchestrata da funzionare ancora, a mesi di distanza. Quasi di default. E ora, l’Isis. Il grande ritorno, casualmente non solo nel contesto ad alto tasso emotivo e mediatico dell’aeroporto di Kabul, ma anche a ormai pochi giorni dal ventennale dell’11 settembre. Dal virus al kamikaze, il passo è breve. E, soprattutto, l’effetto è identico. Paura, il nostro unico Dio laico e pagano. E, soprattutto, il motore immobile che – già adesso – ha consentito all’establishment di archiviare la pratica scomoda del trovare una spiegazione all’inflazione tutt’altro che transitoria, al potere d’acquisto che comincia a erodersi e che dal 6 settembre (termine dei programmi di sostegno a reddito e occupazione negli Usa) verrà tagliato di un terzo, alle banche che invece festeggiano con dividendi record e a Wall Street che negli ultimi due giorni ha visto il Nasdaq sopra quota 15.000 e lo S&P’s 500 sopra 4.500 per la prima volta in assoluto.

Soprattutto, chi starà con le orecchie tese verso il discorso di Jerome Powell a Jackson Hole, quando il grande reality show permanente sta tramutando l’aeroporto di Kabul nel set della versione drammatica di The terminal? Non vi sentite ancora delle rane bollite? Vuol dire che il processo in atto sta funzionando alla grande, perché il segreto è proprio quello: evitare che la temperatura salga troppo. Fuoco lento, dolce. Poi, la fiammata. Quando sarà tardi per potersi ribellare.

Attenzione all’autunno, perché le premesse sono da brividi. Vi invito, in tal senso, a riascoltare con calma e attenzione l’intervento del ministro Giorgetti al Meeting di Rimini, quando parla di rischi per la tenuta e la coesione sociale. Provate a contestualizzarlo in questo mondo di contraddizioni continue e accavallamenti senza soluzione di continuità di eventi, tutti a forte impatto emotivo: non servirà Noam Chomsky, a quel punto, per capire che nulla è stato lasciato al caso. Fin dall’inizio.

Chiamatelo big reset se volete oppure Zeitgest, resta il fatto che nulla sarà più come prima. E che nessuno di noi ha avuto la minima possibilità di interagire sulle scelte in atto, cercando di plasmarle o emendarle. A questo serve lo stato di emergenza permanente, mica a schierare i carri armati in strada. I golpe rassicuranti si fanno con il green pass e lo smart working, oggi.

Contro corrente - e tre, Islanda Ungheria Corea del Sud

Una banca centrale alza i tassi, è la prima di un Paese sviluppato in era Covid

26 Agosto 2021 - 12:54

In Corea del Sud, la banca centrale ha deciso di alzare i tassi di interesse per arginare i rischi finanziari. La mossa è la prima in un Paese sviluppato in questo momenti di crisi Covid.


C’è una banca centrale che ha anticipato tutti i Paesi sviluppati nella politica dei tassi di interesse: è quella della Corea del Sud.

Mentre i fari si accendono sulla Fed e la BCE in attesa di indicazioni più chiare su un prossimo tapering, con tanto di aumento del costo del denaro (più imminente in USA), in Asia è arrivata la decisione concreta.

Perché la banca centrale della Corea del Sud ha alzato i tassi?
Bank of Korea alza i tassi e rompe il tabù

Giovedì 26 agosto la banca centrale della Corea del Sud ha alzato i tassi di interesse con una decisione in parte già prevista.

La Bank of Korea ha aumentato il suo tasso di riferimento di 25 punti base allo 0,75% per la prima volta in quasi tre anni, diventando la prima economia sviluppata a fare una mossa simile in epoca pandemica.

La Corea del Sud è stata alle prese con un numero elevato di casi positivi al Covid nelle ultime settimane.

“Tuttavia, l’economia è diventata sempre più resistente alle epidemie e i rapidi progressi sui vaccini dovrebbero aiutare il Paese a passare presto a misure di contenimento più leggere”, secondo Capital Economics.

La società di ricerca ha indicato il riscaldamento dei prezzi delle case, aumentati del 14,3% su base annua a luglio e il debito delle famiglie, cresciuto del 10% su base annua nel secondo trimestre, come i rischi finanziari che la banca ha voluto arginare con questa decisione.
Cosa faranno le altre banche centrali?

La maggior parte delle banche centrali di tutto il mondo ha tagliato i tassi ai minimi storici nel tentativo di sostenere le proprie economie colpite dalla pandemia.

Attualmente, la BCE si mantiene ferma con tassi pari a 0,00%, la Fed a 0,00%-0,25% e la BoE a 0,10%. Da notare che Bank of Japan viaggia su tassi negativi (-0,10%).

Intanto dalla Federal Reserve potrebbero arrivare novità, anche con un rialzo graduale dei tassi, ma non prima del 2023.

Si riducono i posti delle terapie intensive e quindi le percentuali dei posti occupati aumentano. Non si fa distinzione in questi reparti specializzati tra i ricoverati dell'influenza covid e le altre tipologie di malattia, il gioco al massacro deve continuare

Assurdo Covid in Svizzera




In Svizzera gli agenti del terrore giocano sporco, esattamente come gioca sporco il governo della Merkel in Germania mostrando che si tratta di tecniche narrative studiate a tavolino e usate in diversi luoghi. Per tutta l’estate i media hanno subissato la popolazione di annunci di sciagura avvisando che le terapie intensive si andavano riempiendo, senza mai fare riferimento a cifre attendibili ma sempre solo a dichiarazioni individuali di alcuni medici in determinati ospedali in determinati cantoni e di alcuni protagonisti della Task Force Covid-19, contro i quali è già pendente una denuncia penale per aver spaventato la popolazione. In effetti qui giocano due fattori: concomitanti intanto si fa credere che le terapie intensive riguardino solo pazienti covid, mentre questi ultimi sono solo il 25 – 27 per cento di questi posti letto, poi si parla di raddoppi di pazienti senza specificare che ciò di cui di cui si favoleggia e il passaggio da 25 a 56 ricoverati per presunto covid tra il 17 luglio e il 18 agosto. Tuttavia il fatto saliente e completamente grottesco è che questi allarmi sulla possibilità che gli ospedali che non ce la facciano più è che dal 30 marzo 2020 al 19 agosto 2021, il numero di posti letto disponibili in terapia intensiva in tutta la Svizzera è stato ridotto da 1.432 a 865, il che corrisponde a una riduzione totale del 45,4 per cento. In alcuni cantoni importanti le riduzioni sono state anche più nette; in quello di Zurigo ora c’è il 57,7 in meno e in quello di San Gallo il 54,5.

Dunque ci troviamo di fronte ad un assurdo: da una parte gli allarmi continui sull’occupazione delle terapie intensive per indurre tutti alla vaccinazione che in via puramente teorica dovrebbe rendere più difficile l’ospedalizzazione, dall’altro la vistosa diminuzione dei posti letto in questi reparti. Se si volesse una prova inequivocabile delle mistificazioni quotidiane questa è quella più lampante che del resto viene attuata anche in Germania attraverso un meccanismo truffaldino descritto nel post Merkel in menzogna intensiva che tra l’altro è una vera pacchia per medici e personale sanitario che vedono levitare i propri guadagni. E’ evidente che vengono fatte proprio le cose che non si dovrebbero fare durante un’epidemia cosa dalla quale si deduce che chi gestisce la sanità dovrebbe essere accusato di tentata strage oppure che l’epidemia stessa è una pura narrazione. E’ del tutto evidente che ridurre i posti letto negli ospedali, mentre si lanciano allarmi sull’affollamento degli ospedali non ha nessun senso. Anzi è una presa per i fondelli.

La paura e il terrore come metodo di governo ha bisogno di asservire tutte le informazioni al suo volere, il diritto di cronaca è niente e può anche morire

LA PRESA DI POSIZIONE
Meno conferenze stampa con il decreto sulla presunzione d’innocenza, Gratteri: «A rischio diritto di cronaca»

VIDEO | Il procuratore di Catanzaro, a Nicotera, ha esortato il sindacato dei giornalisti a prendere posizione sulla nuova disciplina relativa alle comunicazioni che possono essere date da magistrati e investigatori

di Agostino Pantano
20 agosto 2021 22:15

«Non capisco dove è il sindacato dei giornalisti, cosa dice sul punto». Richiama, o sollecita, la Fnsi, il procuratore Nicola Gratteri, a proposito del decreto con cui il governo intende disciplinare in maniera restrittiva – recependo una direttiva europea – la comunicazione con cui magistrati e forze dell’ordine informano sullo stato di un processo.

«A me delle conferenze stampa non interessa più di tanto – ha proseguito – il procuratore di Catanzaro parlando a Nicotera – a me interessa che i giornalisti abbiano la possibilità di spiegare quello che accade, si chiama diritto di cronaca: senza fare nomi, o criminalizzare nessuno, la gente deve essere informata».

La stretta ipotizzata dal governo riguarda da vicino, oltre che la propalazione di documenti stravolgano “la presunzione di innocenza” garantita dalla Costituzione – appannaggio degli indagati - anche la diffusione di notizie nelle conferenze stampa in occasione di operazioni con arresti. «Io non ho bisogno delle conferenze stampa – ha aggiunto Gratteri – perché ormai sono stranoto, non ho bisogno della foto sui giornali o del minuto nel tg, ma è giusto che chi non può parlare per motivi istituzionali venga rappresentato e gli venga data la giusta gratificazione: io molte volte nelle conferenza stampa vado per un momento di riflessione, per raccontare il sacrificio di centinaia di figure delle forze dell’ordine che vanno oltre il loro compito dimostrando una grande abnegazione per portare a termine le indagini».

Se il trattamento precoce con farmaci generici poco costosi funziona, ci sono poche ragioni per usare vaccini o altri farmaci costosi

Covid, l’epidemiologo Harvey Risch: “il trattamento precoce funziona molto bene, i vaccini non svolgono alcun ruolo nella stragrande maggioranza delle persone sane”

L'epidemiologo Harvey Risch è uno dei massimi esperti mondiali sul trattamento tempestivo contro il SARS-CoV-2: "la pandemia si ridurrà più velocemente quando le persone smetteranno di farsi somministrare i vaccini di richiamo e tratteranno semplicemente le loro infezioni con idrossiclorochina, ivermectina e altri farmaci”

Autore articolo A cura di Beatrice Raso
Data dell'articolo 24 Agosto 2021 22:05


L’esperienza ci sta dimostrando che i vaccini sviluppati finora non sono in grado di mettere fine alla pandemia da SARS-CoV-2, contrariamente a quanto previsto nelle prime fasi dell’emergenza sanitaria, in cui i vaccini erano annunciati come l’unica arma per sconfiggere il virus. In particolare, i punti deboli dei sieri sviluppati sono il calo di efficacia dopo 5-6 mesi e la resistenza di alcune varianti, tra le quali spicca quella Delta.

Molti studiosi ed esperti lo sottolineano dall’inizio della pandemia: più che fare affidamento sui vaccini per mettere fine alla pandemia, bisogna puntare sulle cure precoci, per evitare che una malattia facile da curare con farmaci comuni al suo stadio iniziale si trasformi in una malattia in grado di portare al ricovero o addirittura alla morte. Tra gli esperti che sostengono l’importanza delle cure precoci, c’è anche Harvey Risch.

Professore di Epidemiologia presso il Dipartimento di Epidemiologia delle Malattie Croniche della Yale School of Public Health di New Haven, nel Connecticut, Harvey Risch è uno dei massimi esperti mondiali sul trattamento tempestivo contro il virus. È tra gli autori del primo grande studio sulle cure domiciliari precoci contro il Covid-19, pubblicato su The American Journal of Medicine. Epidemiologo pluripremiato con oltre 30 anni di esperienza nella ricerca sull’eziologia del cancro, è membro della Society for Epidemiological Research dal 1982, dell’American Society of Preventive Oncology dal 1984 ed è eletto Fellow of the American College of Epidemiology dal 1991.

In un’intervista a Buongiorno Sudtirol, Risch ha spiegato come i vaccini non si stiano rivelando efficaci contro il coronavirus SARS-CoV-2. I vaccini “riducono l’infezione circa due settimane dopo la somministrazione della seconda dose, fino a sei mesi circa. Aumentano i casi di infezione prima della fine delle prime due settimane e perdono efficacia dopo sei mesi. Sono molto meno efficaci contro la variante Delta. Si sono verificate numerose infezioni causate dalla variante Delta nelle persone vaccinate: una percentuale apprezzabile è risultata grave ed è stata ricoverata. I vaccini genetici non sono “sterilizzanti” e accrescono la presenza di ceppi mutanti in grado di resistere all’immunità vaccinale. Questo perché i vaccini generano immunità solo per una parte del virus, mentre l’infezione naturale e l’immunità risultante generano l’immunità per oltre venti parti del virus ed è molto più difficile che il virus muti per sfuggire a tale immunità. In effetti, i vaccini favoriscono ripetuti ceppi di mutazioni resistenti che prolungano la pandemia. Ciò non si sarebbe verificato con un’immunità naturale diffusa. I vaccini possono svolgere un ruolo nelle persone ad alto rischio di esiti negativi del Covid, ma non nella stragrande maggioranza delle persone sane”, ha affermato l’esperto, che ha aggiunto che il vaccino anti-Covid non produce affatto un’immunità sterilizzante altamente efficace in grado di bloccare la trasmissione dell’infezione.

“Il virus muta rapidamente e facilmente. Nei primi mesi gli scienziati avevano catalogato più di 4 mila mutazioni. Due società (Novavax e CoVLP) stanno sviluppando vaccini più tradizionali che non utilizzano la tecnologia dell’mRNA o del DNA. Resta da vedere quanto si riveleranno efficaci contro la Delta e i ceppi successivi”, ha spiegato Risch.

Insieme al Professor Peter McCullough, altro sostenitore dell’importanza delle cure precoci, Risch ha condiviso lo schema terapeutico proposto dai medici del Comitato Cura Domiciliare fondato dell’avvocato Erich Grimaldi. “Il trattamento precoce ambulatoriale con idrossiclorochina, ivermectina e altri farmaci funziona molto bene se iniziato entro i primi cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi. Il gruppo di medici italiani ha riscontrato questa efficacia nei propri pazienti trattati. Se il trattamento precoce con farmaci generici poco costosi funziona, ci sono poche ragioni per usare vaccini o altri farmaci costosi”, ha affermato.

Sulla recente approvazione del vaccino Pfizer-BioNTech da parte della Food and Drug Administration americana, il commento di Risch è netto: “corruzione spregevole”, ha dichiarato, citando l’editoriale del Dottor Peter Doshi (per approfondire: “Efficacia poco chiara dopo 6 mesi, dati non aggiornati, segnalazioni limitate sulla sicurezza”: tutti i dubbi sull’approvazione del vaccino Pfizer da parte della FDA)

Sulla fine della pandemia, l’esperto ha affermato: “la circolazione di SARS-CoV-2 non finirà mai. Tuttavia il virus diventerà sempre più debole attraverso i nuovi ceppi. La pandemia si ridurrà più velocemente quando le persone smetteranno di farsi somministrare i vaccini di richiamo e tratteranno semplicemente le loro infezioni con idrossiclorochina, ivermectina e altri farmaci”.

L'Occidente incapace di vedere il proprio decadentismo si accanisce con forza sui suoi popoli per spremerli sempre di più, disoccupazione, precariato per sempre nel lavoro nella vita sociale, incertezza economica certa finché vivremo. E tutto ciò per arricchire sempre di più quel 1%

25 Agosto 2021 14:38
Cina, Stati Uniti e i "negazionisti" della realtà


di Pierluigi Fagan

NEGAZIONISMO. La negazione è un meccanismo psichico di difesa quando si deve mantenere a tutti i costi intatta la consueta struttura o ordine psichico, al costo di negare la realtà. E' il meccanismo più insidioso per il necessario sforzo adattivo. Questo, infatti, presuppone l'esame obiettivo della realtà per poi porre in essere i necessari cambiamenti adattivi. Più o meno, siamo tutti affetti da una qualche forma di negazionismo. In forme blande, è la semplice difesa da un continuo ed estenuante esame auto-critico sulle nostre mancanze di adeguazione quotidiana. Ma ci sono casi e ci sono momenti in cui tale meccanismo diventa una vera e propria psicosi.

Questa cartina gira su Internet. Mi arriva tramite Ignacio Ramonet che è fonte affidabile (Le Monde Diplomatique) e che riporta come fonte prima il the Economist. Per ogni Paese specifica il primo partner commerciale tra 2000 e 2020, non specifica se "partener commerciale" lo si intende per l'import o l'export o una media di entrambi. Ad occhio però, penso fotografi bene il cambiamento di stato economico del mondo degli ultimi venti anni, sapendo che i prossimi trenta saranno anche più severi con l'egemonia americana ed occidentale dominante nel XIX e XX secolo.



Stante questa informazione che sembra inequivocabilmente provenire dalla realtà dei fatti, vien da domandarsi perché molti geopolitici occidentali continuano pensosi a proporre il dilemma del se e quanto il prossimo secolo sarà ancora americano ed il come "isolare la Cina"? Se non sembra esserci alcun dilemma perché i fatti dicono che il XXI secolo certo non sarà americano e pare improbabile isolare una potenza economica in crescita a base 1,4 mld di persone che ti ha accerchiato, perché continuano a proporre questo item?
E qui interviene la negazione. Pur di non rivedere la struttura intellettiva delle loro credenze, continuano a ragionare come se la realtà fosse quella che hanno in testa loro e non quella che è fuori di loro. Pur di non render esplicito ai loro interlocutori lo stato della realtà, continuano come se questa fosse trascurabile ed al suo posto regnasse l'immaginazione.

Ma il problema non riguarda solo i geopolitici. E' più in generale occidentale questa negazione al servizio di una mentalità novecentesca o spesso addirittura ottocentesca, che non si vuol portare in cantiere per seri lavori di profonda ristrutturazione. La mentalità ma ovviamente anche la forma sociale a cui corrisponde.

Dopo aver storicamente impostato le nostre strategie adattive sulla potenza dell'ordinatore economico a base di mercato che trascinava il politico, il militare e il culturale, se prendessimo atto che il primato commerciale e produttivo, oggi e per i prossimi decenni appartiene ed apparterà ad altri, dovremmo concluderne che saremo subordinati ad altre leadership come la nostra ha a lungo subordinato gli altri. Il puro orrore.

Quello che non si vuol ammettere è che se continuiamo a tenere intatta la struttura delle nostre forme di vita associata quali ereditiamo dalla storia recente e meno recente, il nostro adattamento al mondo nuovo sarà ben problematico. Noi vogliamo invece mantenere quella forma in cui l'economico domina ogni altra funzione anche se è un gioco in cui non siamo e non saremo più leader indiscussi. Ma qualcuno pagherà un prezzo per questa negazione.
Il prezzo sarà ulteriore disoccupazione e sottoccupazione, diseguaglianze ulteriori, disordine e depressione sociale, conflitto interno ed esterno, decadenza culturale poiché anche gli intellettuali sono chiamati a fornire ragioni di negazione invece che promuovere una nuova stagione creativa di diversa ri-progettazione delle nostre società.

Così, cosa fa un potere quando sta perdendo potenza? Quale il suo mantra? "Negare, negare sempre anche davanti all'evidenza". Una volta sdoganata questa alienazione nevrotica dalla realtà, il negazionismo si riprodurrà a cascata in mille ed una occasioni poiché se il gioco sociale è barare, allora vinca chi bara meglio e di più. Se la convenzione sociale rimuove la realtà, allora perché credere esistano davvero problemi ambientali-ecologici e climatici? O problemi di convivenza con altre culture? O problemi di convivenza con virus molto diffusi?
Il mondo sta profondamente cambiando ma quando ci domanderanno perché non ce ne siamo accorti, dove eravamo, perché non abbiamo fatto nulla, diremo "Credevamo non fosse vero".

Passeremo alla storia come la generazione che credeva che la realtà fosse una fake news.

> Via, via, via, disse l'uccello: il genere umano non può sopportare troppa realtà.
[Thomas S. Eliot (1888-1965). Quattro quartetti: Burt Norton, I, vv. 44-45)]

C'è qualcosa di macrabo nel voler vedere correlazione, o no?

Muore di vaccino conduttrice della Bbc



Se da noi Mara Venier se l’è cavata con una paresi post vaccino che probabilmente le impedirà di riprendere la sua carriera, a una nota presentatrice britannica della Bbc, Lisa Shaw è andata molto peggio: è morta lo scorso maggio una settimana dopo aver ricevuto la sua prima dose di AstraZeneca. La notizia è esplosa solo adesso perché un medico legale ha ora rivelato che la conduttrice radiofonica è morta a causa di complicazioni avvenute dopo la somministrazione del preparato l genetico chiamato vaccino. Ha sviluppato coaguli di sangue nel cervello che alla fine l’hanno portata alla morte. La Shaw era sana prima della vaccinazione ed è stato “chiaramente dimostrato” che la sua morte era dovuta a una “trombocitopenia trombotica indotta dal vaccino”, una malattia autoimmune che provoca gonfiore e sanguinamento nel cervello, ha detto il medico legale. Lisa Shaw, madre di un bambino, ha ricevuto la sua prima dose di vaccino il 29 aprile. Il 13 maggio, è stata portata d’urgenza al North Durham University Hospital in ambulanza dopo aver sofferto di mal di testa per diversi giorni. In una dichiarazione, il suo medico, il dott. John Holmes, ha detto che si era lamentata di “mal di testa forti e lancinanti” sulla fronte e dietro gli occhi, secondo la BBC . Ulteriori esami hanno trovato coaguli di sangue nel suo cervello, dopo di che è stata trasferita al dipartimento di neurologia specialistica presso la Royal Victoria Infirmary (RVI) a Newcastle dove ha subito una terapia anti coagulo che in un primo tempo sembrava aver avuto successo, ma che poi ha dovuto cedere alla malattia.

Tutto questo è stato riferito dalla Bbc la cui principale preoccupazione in questo caso di tragico contrappasso è stata però quella di allontanare ogni ansietà rispetto al vaccino dicendo che sono stati segnalati solo 417 casi del genere di cui 72 mortali ( trascurando il fatto che molti di questi casi provocano gravi conseguenze per il resto della vita) su un insieme di 24,8 milioni di prime dosi e 23,9 milioni di seconde dosi del vaccino AstraZeneca. Ad occhio mi sembra una cifra esagerata di vaccinazioni con questo tipo di preparato, ma intanto i decessi e le reazioni avverse si riferiscono esclusivamente a questa specifica patologia e non a tutte quelle restanti e poi ci si riferisce a quelle segnalate una piccola percentuale rispetto a quelle reali che vengono raramente segnalate dai medici che si sono dati la consegna del silenzio. Inoltre un terzo delle trombocitopenie è asintomatico, pur potando danni notevolissimi di cui ci si accorge in un secondo tempo, mentre un altro terzo ha sintomi molto vari e spesso di difficile interpretazione: si può passare da sanguinamenti muco-cutanei con porpora a gravi emorragie gastrointestinali, ma in generale una volta instauratasi questa malattia autoimmune, anche nelle sue forme meno gravi è difficilissimo guarirne mentre le forme più gravi e mortali sono sempre in agguato: di solito occorre una cura di corticosteroidi (idrocortisone o prednisone), da assumere per un periodo massimo di circa 15 giorni e poi, a scalare, per 4-6 settimane e tutte le volte che il disturbo si ripresenta . Ai pazienti pediatrici con emorragie gravi, o a quelli con conteggio piastrinico inferiore a 10-20mila unità per microlitro, insieme ai corticosteroidi è possibile somministrare immunoglobuline per via endovenosa. Negli ultimi anni, come terapia di seconda linea vengono utilizzati gli agonisti del recettore della trombopoietina (TPO-mimetici) e rituximab, un anticorpo monoclonale che svolge un’azione immunosoppressiva. In realtà però l’unica vera terapia che può diciamo così portare a guarigione è la splenectomia ovvero la rimozione della milza. Così i vaccini anche quando causano danni enormi costituiscono pur sempre una forma di ulteriore guadagna per le aziende farmaceutiche nel loro complesso.

Quindi chiunque fosse intellettualmente onesto dovrebbe dire anche queste cose, soprattutto perché non è possibile sapere quanti casi vi siano di questa sola patologia che nei primi tempi non hanno dato sintomi così allarmanti da essere segnalati. ma che in realtà sono solo l’innesco di una malattia grave e comunque invalidante molto, ma molto più grave del Covid che è una sindrome influenzale. Eppure questi continuano imperterriti nelle loro menzogne.

Si arrampicano sugli specchi per obbedire all'ideologia dei vaccini. Il lockdown non funziona, ti infetti infetti come per i vaccini sperimentali

Il lockdown non va: Aumentano i casi in Australia e Nuova Zelanda nonostante la politica ‘casi zero’

26 agosto 2021


Sia Australia che Nuova Zelanda hanno risposto con rigorose misure di blocco a un numero relativamente modesto di nuovi casi di coronavirus rilevati, accollandosi seri oneri in nome della cosiddetta politica ‘casi zero’. Nonostante ciò, i due paesi oceanici affrontano ora un serio aumento dei contagi covid.
I casi di coronavirus continuano ad aumentare in Australia e Nuova Zelanda, nonostante la cosiddetta politica ‘casi zero’, utilizzata in entrambi i paesi, che prevede rigide restrizioni, indipendentemente dal numero di nuovi casi.
Mentre la variante Delta continua a diffondersi in tutto il mondo, la Nuova Zelanda ha registrato 68 nuovi casi di coronavirus. Numero relativamente modesto, ma da mettere in relazione con le chiusure e i sacrifici affrontati dal Paese nella speranza di poter completamente debellare l’infezione dall’arcipelago. L'Australia mercoledì è arrivata invece a registrare circa 1.000 nuovi casi, il numero più alto per la pandemia nel paese.
L'aumento dei casi arriva poco dopo che il Primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, la scorsa settimana, aveva reimposto un blocco a livello nazionale a causa dell'ultimo focolaio della variante Delta.


Mentre la Ardern ha affermato che le misure rigorose aiutano a frenare la diffusione della malattia, il primo ministro australiano Scott Morrisson ha suggerito che il suo paese si muove piuttosto verso un allentamento delle restrizioni.

"Il nostro obiettivo è convivere con questo virus, non temerlo", ha detto Morrison lunedì, commentando gli stati australiani che entrano ed escono dal blocco. "Dobbiamo rompere questo ciclo. Questo giorno della marmotta* deve finire".

La Ardern ha anche osservato che non si ricorrerà alle misure restrittive per sempre, ma ha sostenuto che questa strategiadi lotta al virus continuerà fino al momento in cui la maggior parte della popolazione non sarà vaccinata.

"Nessuno vuole mantenere le restrizioni per sempre... non è nostra intenzione", aveva detto la Ardern affermando, tuttavia, che finchè non ci sarà una sufficiente copertura vaccinale, le restrizioni sarebbero dovute rimanere in vigore.

Morrisson al contrario ha espresso commenti abbastanza decisi sulla teoria dell'"eliminazione".