L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 dicembre 2021

Chi sa vende come un forsennato le proprie azioni, la puzza si sta alzando inesorabilmente e l'isteria si autoalimenta. Attenti attenti attenti

Fondi e insiders scaricano, il retail compra ma il mercato già prezza il taglio della Fed

4 Dicembre 2021 - 13:00

Cosa sa la cosiddetta smart money che i comuni mortali ignorano, stante il ritmo senza precedenti delle vendite? Margini e multipli sono al capolinea? E se la curva euro-dollaro va in inversione..


Ci sono dinamiche di mercato che, per quanto importanti, non godono mai degli onori delle cronache. Troppo complesse o strettamente per addetti ai lavori per beneficiare di una prima pagina ma, in realtà, prodromiche a molti di quegli sviluppi che diverranno argomento di discussione - e preoccupazione - per giorni. Insomma, il classico iceberg che viaggia sotto il pelo dell’acqua. Come il congelamento del mercato interbancario che nel luglio 2008 gridò chiaro che qualcuno stava per saltare.

Questo grafico

Andamento della curva dei futures euro-dollaro (dicembre 2024-dicembre 2025) Fonte: Bloomberg

mostra uno di quei movimenti anomali, verificatosi venerdì mattina: la curva euro-dollaro ha segnalato un taglio dei tassi della Fed nel 2025 attraverso l’inversione fra quell’anno e il precedente, la cui ratio è passata in negativo. Argomento al limite del feticista, appunto. Ma che fa riflettere, soprattutto se si pensa che ufficialmente la stessa Federal Reserve ha appena avviato il taper del programma di Qe pandemico e sta lottando con il rischio di un primo rialzo nel 2022 per contrastare un’inflazione non più transitoria. Il mercato dei cambi parla già di taglio, invece. I cicli economici si sono forse ridotti a un anno e mezzo?

C’è dell’altro. C’è qualcosa che sta muovendosi sottotraccia e in prima istanza lo mostrano questi due grafici:

Flussi aggregati di entrata e uscita dal mercato equity per comparto Fonte: Goldman Sachs
Correlazione fra prezzo delle equities e controvalore di acquisti retail Fonte: Vanda Research

se da un lato, stando a dati interni di Goldman Sachs, gli hedge funds stanno vendendo equities a un ritmo addirittura furioso, dall’altro a comprarli - quasi in modalità da vaso comunicante - c’è la clientela retail. Chi dei due è la vera smart money, insomma? Gli investitori professionali stanno prendendo un’enorme cantonata, operando in delevarage proprio ora? O saranno i vari John Smith scopertisi emuli di Gordon Gekko frequentando Robinhood e Reddit a lasciarci la ghirba?

Something’s gotta give, questo è certo. E a confermarlo ci pensano queste altre due immagini,

Comparazione di trend fra posizioni retail, hedge funds e Standard&Poor’s 500 Fonte: Bloomberg
Controvalore in assets delle posizioni su margini di brokers e dealers Fonte: FRED

di fatto una sorta di corollario prospettico a quei 2 miliardi in equities scaricati dai fondi solo la scorsa settimana, il ritmo di discesa dalla giostra più rapido dallo scorso aprile. Se infatti la linea nera del primo grafico mostra come il basket di titoli preferito dalla clientela retail stia rapidamente ponendosi in traiettoria di avvicinamento al poco entusiasmante andamento da encefalogramma piatto delle scommesse degli hedge funds da inizio anno, il secondo parla chiaro: il livello di operatività sui margini degli account di brokeraggio è ormai a livelli che vanno oltre la bolla. Siamo all’off-the-charts, occorre ampliare il foglio.

Il tutto in un contesto che vede la Shiller PE ratio a 38x, lo stesso livello della bolla tech del 1999-2000. E con un’inflazione come quella che stiamo affrontando a livello globale, un ritorno a un grado di leverage normale di 10x per i multipli di mercato comporta unicamente due ipotesi di scuola possibili: un altro evento di credito stile Lehman, come quelle dinamiche sul mercato equity sembrano far subodorare oppure un drastico rialzo del tasso sui Fed Fund Target. E per drastico significa in area 8%. Impossibile, quest’ultimo. Meglio, forse, sacrificare qualcuno e salvare il salvabile.

Ed ecco che questi ultimi due grafici
Controvalore di vendite da parte di CeO e insiders (2021) Fonte: InsiderScore/Verity
Controvalore di vendite da parte di CeO e insiders su base mensile Fonte: InsiderScore/Verity

sembrano portare ulteriore acqua al mulino di un cigno nero in vista: stando a dati di InsiderScore/Verity e rilanciati da CNBC, amministratori delegati e insiders delle varie corporations Usa da inizio anno hanno venduto il controvalore record di 69 miliardi di dollari di titoli azionari, un aumento del 30% su base annua e del 79% rispetto alla media a 10 anni. Cosa sanno gli insiders che i comuni mortali retail ancora ignorano? Magari nulla. Magari, John Smith si farà ancora beffe di tutti come con GameStop. Oppure, qualcuno stavolta si farà del male.

Una cosa è certa: quando Nomura, la banca che per prima si avventò sugli organi ancora palpitanti di Lehman Brothers, parla di attività anomala e disfunzionale del mercato nell’ultima settimana significa che sta dicendo soltanto il 30-40% di ciò che in realtà sta accadendo. E di cui il deep market comincia davvero a preoccuparsi. Fondi e insiders vendono come non ci fosse un domani, il retail compra con il badile. Chi piangerà? Ma, soprattutto, cosa sta per accadere?

Intelligenza Artificiale 7 - abbiamo davvero il controllo delle nostre azioni, oppure l’intelligenza artificiale viene utilizzata per darci delle piccole spintarelle fino al punto di manipolarci?


3 DICEMBRE 2021

L’IA è una scienza ed una tecnologia che viene applicata in più o meno ogni ambito della vita di tutti i giorni. La utilizziamo quando strisciamo una carta di credito, quando cerchiamo qualcosa su internet, quando scattiamo una foto con le nostre fotocamere, e quando interagiamo con molte app e piattaforme social. Compagnie di ogni dimensione e modello aziendale, da ogni parte del mondo, stanno adottando soluzioni IA per ottimizzare le loro operazioni, creare nuovi servizi e modelli di lavoro, ed aiutare i loro professionisti a prendere decisioni migliori e più consapevoli.

Dunque, non c’è dubbio che l’IA sia una potente tecnologia che si è già fatta strada positivamente fra i nostri stili di vita e che continuerà a farlo per molti anni a venire. Allo stesso tempo, i cambiamenti che apporta alle nostre vite personali e professionali sono molto significativi e rapidi, e questo fa sorgere domande e preoccupazioni sull’impatto dell’IA sulla nostra società. I sistemi IA devono essere progettati per conoscere, e seguire, importanti valori umani cosicché la tecnologia ci possa aiutare a prendere decisioni migliori, più sagge, che siano allo stesso tempo in linea con i valori umani.

Rivediamo alcune delle problematiche etiche dell’IA:

Governance dei dati

L’IA necessita di molti dati, quindi i dubbi sulla privacy, l’archiviazione, la condivisione e la governance dei dati sono cruciali per quanto riguarda questa tecnologia.
In alcuni paesi del mondo come l’Europa, ci sono normative specifiche che stabiliscono i diritti fondamentali sulla “questione dati”, ovvero sull’essere umano che rilascia informazioni personali ad un sistema IA che può poi utilizzarle per prendere decisioni che riguardano la vita dell’essere umano in questione (vedi per esempio il regolamento europeo GDPR).

Correttezza

Dal momento che si basa su enormi quantità di dati che circondano qualsiasi tipo di attività umana, l’IA è in grado di avere intuizioni ed ottenere informazioni sulla base delle quali prendere decisioni circa gli individui, o raccomandare decisioni ad un individuo. Tuttavia, dobbiamo essere certi che il sistema d’intelligenza artificiale capisca e segua i valori umani relativi al contesto in cui tali decisioni vengono prese. Un valore umano molto importante è quello della correttezza: non vogliamo che i sistemi IA prendano (o raccomandino) decisioni che potrebbero discriminare o perpetuare danni nei confronti di gruppi di persone (per esempio basati su razza, genere, classe o abilità). Come facciamo ad essere sicuri che l’IA possa agire secondo la nozione più appropriata di correttezza (o di ogni altro valore umano) in qualsiasi contesto in cui viene applicata?
Gli strumenti software sono importanti, ma non sono tutto: anche l’educazione ed il training degli sviluppatori, la diversità del team, la governance e le consultazioni fra le più parti coinvolte sono cruciali per poter individuare e porre rimedio ai limiti dell’intelligenza artificiale.

“Spiegabilità” e fiducia

Spesso, le tecniche d’intelligenza artificiale che hanno maggior successo, come quelle basate sull’apprendimento automatico profondo, non lasciano che i loro utilizzatori possano comprendere in modo chiaro le modalità attraverso cui esse traggono le loro conclusioni dai dati di input. Questo non aiuta nel percorso di costruzione di un rapporto di fiducia tra umano e macchina, quindi è importante far fronte in modo adeguato alle preoccupazioni riguardanti trasparenza e spiegabilità.
Senza fiducia, un medico non seguirebbe i consigli di un sistema di supporto decisionale che possa aiutarlo a prendere decisioni migliori per i suoi pazienti.

Responsabilità

L’apprendimento automatico è basato su dati statistici, e per questo ha un margine d’errore, anche se limitato. Ciò può accadere anche quando nessun programmatore abbia effettivamente commesso un errore nello sviluppo di un sistema IA. Dunque, quando si verifica un errore, chi ne è responsabile? A chi dovremmo chiedere un rimborso o un indennizzo? Tale questione solleva interrogativi legati alla responsabilità.

Profilazione e manipolazione

L’intelligenza artificiale interpreta le nostre azioni ed i dati che condividiamo online per creare un nostro “profilo”, una sorta di caratterizzazione astratta di alcuni dei nostri tratti, preferenze e valori, che viene poi utilizzata per personalizzare una serie di servizi (per esempio, per mostrarci post o pubblicità che è più facile siano di nostro gradimento). Senza appropriati limiti, questo approccio può distorcere il rapporto tra gli individui e coloro che forniscono servizi online, se questi ultimi vengono progettati in modo da rendere le nostre preferenze individuabili in modo più chiaro, e di conseguenza la personalizzazione calcolabile in modo semplice.
Tutto ciò solleva problematiche dal punto di vista dell’azione umana: abbiamo davvero il controllo delle nostre azioni, oppure l’intelligenza artificiale viene utilizzata per darci delle piccole spintarelle fino al punto di manipolarci?

L’impatto sulle professioni e la società in generale

Dal momento che l’IA permea il funzionamento del nostro posto di lavoro, non può che avere un impatto sulle professioni (dato che può portare a termine dei compiti cognitivi che solitamente venivano svolti dagli uomini); tali ripercussioni vanno comprese più a fondo ed affrontate in modo che gli uomini non ne siano svantaggiati. Come menzionato poco fa, l’intelligenza artificiale è molto pervasiva e le sue applicazioni si espandono molto rapidamente, quindi ogni impatto negativo di questa tecnologia potrebbe essere estremamente nocivo per gli individui e la società. Al livello in cui l’IA viene ora applicata nei luoghi di lavoro (e al di fuori di essi), fa preoccupare che persone ed istituzioni non abbiano abbastanza tempo per comprendere le reali conseguenze del suo utilizzo ed evitare un possibile impatto negativo.

Controllo ed allineamento dei valori

Sebbene l’IA abbia tanti impieghi, è comunque molto lontana dal raggiungere forme d’intelligenza simili a quella umana (o anche animale). Nonostante ciò, il fatto che questa tecnologia sia perlopiù sconosciuta al pubblico generico solleva dubbi (solitamente ingiustificati) sull’essere in grado di controllarla e tenerla in linea con i nostri più ampi ed a volte disparati valori sociali nel momento in cui dovesse raggiungere una più alta forma di intelligenza.

Molte organizzazioni (compagnie, governi, società professionali, iniziative multilaterali) hanno già passato anni al lavoro per identificare le problematiche etiche più rilevanti legate all’intelligenza artificiale, definire principi ed impegni, trarne linee guida e procedure migliori, ed infine renderle operative nei loro settori. IBM è stata l’azienda leader di questo ambito, con i suoi strumenti, le sue iniziative a livello educativo, il suo modello di governance interno (guidato dal comitato IBM AI Ethics) e le numerose partnership strette con altre aziende, organizzazioni civiche e responsabili politici. Un approccio multidisciplinare e multilaterale è l’unico che possa effettivamente guidare uno sviluppo ed un uso responsabile dell’IA nella nostra società.

I produttori dei vaccini sperimentali hanno ammesso che essi non funzionano, che non impediscono di contrarre la malattia, e non impediscono di diffonderla

Pubblica isteria



Stiamo vivendo da due anni nella completa assenza di dibattito pubblico, di fatto vietato con abuso di potere, semplicemente perché esso è impossibile: qualsiasi esame della realtà e dunque delle cose da fare, delle misure da prendere svelerebbe immediatamente la totale inconsistenza della narrazione pandemica e del suo bracco armato vaccinale. Dunque l’autoritarismo o meglio ancora il governo autocratico della cose è assolutamente necessario al potere: si può forse dibattere e discutere sull’obbligatorietà a o meno dei vaccini, che poi non sono tali secondo la definizione che di essi veniva data prima alla pandemia, visto che i produttori degli stessi hanno ammesso che essi non funzionano, che non impediscono di contrarre la malattia, e non impediscono di diffonderla ? Sarebbe ovvio e razionale che venissero tolte immediatamente tutte le forme di pass vaccinali e di discriminazione, ma di certo governi svenduti a una cupola economica debbono obbedire agli ordini e tenere in piedi uno strumento di controllo destinato a ben altri scopi. E questo non si ottiene con la ragione, ma con uno stato di perenne isteria.

Così pure è impossibile una discussione aperta sulla durata dei green pass visto che non è possibile quantificare la presunta, anzi di fatto inesistente protezione dei vaccini, che potrebbe essere, anzi certamente lo è, di pochi mesi. E lo stesso si può dire delle famose “varianti” che sono una delle prese in giro più clamorose, perché è una caratteristica dei virus avere molte varianti e finora del Sars Cov 2, ne sono state segnalate a migliaia. Capite bene che un qualunque dibattito pubblico sull’efficacia di vaccini che gli stessi produttori riconoscono essere inefficaci, sulla variante Omicron, scelta a caso come monito per l’Africa a normalizzarsi, sembrerebbe un dialogo onirico, qualcosa che una volta si sarebbe potuto condensare nel non sense dei fratelli De rege, quelli del famoso “vieni avanti cretino” . A questo punto sarebbe anche ovvio pensare che siccome di varianti possono essercene milioni i preparati a mRna che codificano per singole proteine, sono la cosa in assoluto più inadatta a combattere un virus. Diversa è l’immunità naturale o anche quella acquisita con i veri vaccini, ossia quelli che funzionano con l’intero virus o batterio attenuato, che permettono al sistema immunitario di colpire molti punti del patogeno i quali difficilmente possono variare tutti assieme.

Ora vediamo quali sono i punti fermi sui quali dovrebbe partire una discussione:
I vaccini non conferiscono immunità né impediscono la trasmissione come dicono gli stessi produttori.
L’effetto benefico di evitare ospedalizzazione e morte (che tuttavia sembra ormai più che contestabile per non dire falso), svanisce in breve tempo
Con ogni probabilità non proteggono per nulla da nuove varianti o mutazioni.
I vaccini hanno effetti collaterali a lungo termine sconosciuti.

Con queste premesse indiscutibili per tutti la discussione non potrebbe esserci perché sarebbe del tutto evidente che un obbligo vaccinale oltre ad essere al di fuori dello stato diritto sarebbe una misura assurda e irrazionale. Ma invece proprio la comparsa mediatica di omicron che dovrebbe uccidere definitivamente l’obbligatorietà dei vaccini, serve al sistema politico come aiuto per dichiararla a testimonianza della totale follia alla quale ci siamo abbandonati. In realtà una simile discussione non sarebbe nemmeno possibile se fin dal principio ci fosse stata la possibilità di dibattere visto che una malattia che è mortale per lo 0,3 per cento della popolazione e colpisce quasi esclusivamente persone con una media di età superiore a quella dell’attesa di vita media, nemmeno può essere definita una malattia. E questo senza tenere conto delle assurde manipolazioni sulle dichiarazioni di decesso che aggiungerebbero uno zero alla cifre dei morti arrivando allo 0,03.

Per questo l’assenza di dibattito e dunque di democrazia non è un fattore aggiuntivo rispetto alla menzogna globale di cui siamo vittime, ma ne è un aspetto fondamentale: solo un giorno senza propaganda, una sola discussione senza censure, farebbero crollare il castello di carte. Anche solo discutere costituisce un reato di disinformazione perché qui non si tratta di realtà, ma di distopie reificate. Alla fine chi non è vaccinato e non vuole vaccinarsi, non fosse altro che per mantenere alto il principio di autodeterminazione, subisce il peso di ignobili e stupide discriminazioni, ha meno libertà proprio perché è più libero dall’isteria.

L'efficacia del vaccino sperimentale sviluppato dalla multinazionale del farmaco Pfizer scende al 30% dopo sei mesi dall'inoculazione

04 Dicembre 2021 00:28
"Monopolio Pfizer". I creatori dello Sputnik V irridono così l'Ue su Twitter

La Redazione de l'AntiDiplomatico


Attraverso il suo account Twitter, Sputnik V, ha sottolineato che la protezione dell'Unione Europea contro il Covid-19 è minacciata perché l'efficacia del vaccino sviluppato dalla multinazionale del farmaco Pfizer scende al 30% dopo sei mesi dall'applicazione del vaccino.

In effetti in praticamente tutta Europa i contagi ritornano a salire.

A questo proposito, la casa produttrice del vaccino russo evidenzia la necessità di un portafoglio di diverse tecnologie vaccinali e di booster eterologhi da parte di vaccini non mRNA per prolungare la risposta immunitaria e proteggere da nuove mutazioni come Omicron.

A dimostrarlo, sostiene Sputnik V, c’è l'Argentina dove l'uso proficuo dello Sputnik V è stato fondamentale per far calare i casi Covid-19 di ben 35 volte in meno in soli quattro mesi.

Questo lunedì, i creatori del vaccino Sputnik V hanno annunciato che è "improbabile" che sia necessaria una modifica del vaccino, poiché sia lo Sputnik V che la versione monodose Sputnik Light sono in grado di "neutralizzare" la nuova variante del coronavirus denominata Omicron, poiché secondo loro i vaccini russi hanno dimostrato di avere “grande efficacia contro altre mutazioni”.

Tuttavia, nel caso in cui sia necessario commercializzare una versione modificata di Sputnik, potrebbe essere disponibile in 45 giorni, riferisce l’agenzia EFE.

McKinsey governare senza apparire

MCKINSEY IL GOVERNO OMBRA

Maurizio Blondet 4 Dicembre 2021

Marcello Pamio – 3 dicembre 2021

McKinsey è la più grande società di consulenza del globo. Gruppo potentissimo e soprattutto sconosciuto, lavora nell’ombra posizionando i loro uomini all’interno dei gangli vitali. Mario Draghi ha arruolato la McKinsey per aiutare il ministero dell’Economia nella fase di stesura del piano Recovery Fund. Il colosso ha lavorato quasi a gratis (25.000 euro) ma ha avuto accesso a informazioni preziosissime e potrà influenzare il modo in cui verranno spesi i soldi…

Vista la sua influenza McKinsey è considerata una vero e proprio governo ombra: consiglia infatti alle grandi aziende come interagire con i governi, a questi cosa esternalizzare e agli investitori in quali aziende mettere i soldini.

Secondo un’inchiesta del New York Times, McKinsey ha contribuito all’espansione di governi dittatoriali e corrotti: dall’Arabia Saudita alla Cina. Ai cinesi sta fornendo consulenza ad almeno 22 delle 100 delle più grandi aziende statali. Il colosso newyorchese ha contribuito all’epidemia di dipendenze da farmaci a base di oppioidi fornendo consulenza di marketing a produttori. Per questo ha accettato di pagare quasi 600 milioni di dollari per chiudere un contenzioso con 49 stati Usa per il ruolo che avrebbe svolto nel promuovere la vendita del farmaco OxyContin della Purdue Pharma.

E’ di queste ore la notizia che il ministro Roberto Cingolani avrebbe messo a capo dipartimento per l’attuazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) Paolo D’Aprile, uomo McKinsey… Ovviamente come per i vaccini: nessuna correlazione!

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Aveva fatto scalpore l’aiuto della società al governo per scrivere il piano del Recovery. Chiesti solo 25mila euro, ora a capo c’è un loro tecnico

OFFERTA e DOMANDA diminuiscono, l'inflazione "transitoria" non è più transitoria e i Ceo e gli addetti ai lavori aziendali vendono a piene mani le azioni in loro possesso, si avvicina il baratro targato 2022

Cosa sanno? Gli addetti ai lavori stanno scaricando le azioni al ritmo più veloce della storia

DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 3 DICEMBRE 2021 - 11:20


Perché i CEO e gli addetti ai lavori aziendali vendono le loro azioni a un ritmo molto più veloce di quanto abbiamo mai visto prima? Sanno qualcosa che il resto di noi non sa? Se i prezzi delle azioni continueranno a salire nella stratosfera come molti nei media mainstream stanno suggerendo, questi addetti ai lavori che stanno scaricando le azioni come se non ci fosse un domani perderanno alcuni profitti assolutamente enormi. D'altra parte, se un colossale crollo del mercato sta arrivando nel 2022, allora il 2021 è stato assolutamente il momento perfetto per uscire. Come ho detto innumerevoli volte prima, si guadagna nel mercato azionario solo se si esce in tempo. Potrebbe essere possibile che molte delle persone più ricche del mondo abbiano scelto il momento assolutamente perfetto per premere il grilletto?


Secondo CNBC,i CEO e gli addetti ai lavori aziendali hanno venduto 69 miliardi di dollari di azioni finora quest'anno. Questo è un nuovo record di tutti i tempi, ed è un enorme 30 per cento in più rispetto allo scorso anno ...

I CEO e gli addetti ai lavori aziendali hanno venduto un record di $ 69 miliardi di azioni nel 2021, poiché gli incombenti aumenti delle tasse e gli alti prezzi delle azioni incoraggiano molti a prendere profitti.

Da Satya Nadella di Microsoft a Jeff Bezos ed Elon Musk, CEO, fondatori e addetti ai lavori hanno incassato le loro azioni al ritmo più alto mai registrato.

A partire da lunedì, le vendite degli addetti ai lavori sono aumentate del 30% dal 2020 a $ 69 miliardi e del 79% rispetto a una media di 10 anni, secondo InsiderScore / Verity, che esclude le vendite da parte dei grandi detentori istituzionali.

[ZH: Ashish Singal di Jixa Analytics ha aggregato tutte le vendite interne, calcolando che hanno raggiunto $ 385 miliardi nel 2021 - già ben superando il record precedente fatto nel lontano 2013]


[ZH: Su base mensile, per novembre, abbiamo superato per la prima volta $ 50 miliardi di vendite aggregate!]


È interessante notare che questa vendita di fuoco è arrivata a un crescendo proprio mentre l'economia statunitense ha raggiunto un punto di svolta critico. Siamo nel bel mezzo della peggiore crisi della catena di approvvigionamento della nostra storia, l'inflazione ha raggiunto livelli che non abbiamo visto dal 1970 e la crescente violenza nelle nostre strade sta deprimendo l'attività economica in molte delle nostre più grandi aree urbane.

Negli ultimi due anni, il governo federale ha preso in prestito e speso trilioni di dollari che non potevamo permetterci di spendere. Durante lo stesso periodo, la Federal Reserve ha pompato trilioni e trilioni di dollari freschi nel sistema finanziario. Hanno preso queste misure in un disperato tentativo di rianimare l'economia, e certamente abbiamo sperimentato un "alto contenuto di zucchero" per un po '.

Ma ora ci sono tutti i tipi di segnali che l'economia sta iniziando a rallentare ancora una volta. Ad esempio, le vendite del Black Friday sono diminuite del 28,3% rispetto ai livelli del 2019 ...

Il traffico nei negozi al dettaglio durante il Black Friday è sceso del 28,3% rispetto ai livelli del 2019, poiché gli americani hanno spostato maggiormente la loro spesa online e hanno dato il via ai loro acquisti all'inizio dell'anno, secondo i dati preliminari di Sensormatic Solutions.

Gli apologeti dei media mainstream vorrebbero farci credere che le vendite al dettaglio sono in calo perché le vendite online sono in piena espansione.

Ma non è vero.

In effetti, le vendite del Cyber Monday sono diminuite per la prima volta in assoluto...

I consumatori hanno registrato online lunedì e hanno speso $ 10,7 miliardi, segnando un calo dell'1,4% rispetto ai livelli di un anno fa, secondo i dati pubblicati martedì da Adobe Analytics.

Il conteggio di quest'anno segna la prima volta che Adobe ha monitorato un rallentamento della spesa nei principali giorni di shopping. L'azienda ha iniziato a riferire sull'e-commerce nel 2012 e analizza oltre 1 trilione di visite ai siti Web dei rivenditori.

Questo mi stupisce.

Il Black Friday e il Cyber Monday sono stati entrambi in calo nonostante il fatto che i nostri leader abbiano versato trilioni e trilioni di dollari sul fuoco.

Nel frattempo, gli ultimi numeri di produzione sono stati una delusione e gli analisti stanno incolpando la nostra crisi della catena di approvvigionamento in corso...

Ampie fasce della produzione statunitense rimangono ostacolate da colli di bottiglia della catena di approvvigionamento e difficoltà a riempire i posti vacanti del personale. Sebbene novembre abbia portato alcuni segnali di problemi della catena di approvvigionamento leggermente al minimo registrato da sei mesi, la diffusa carenza di input ha significato che la crescita della produzione è stata nuovamente fortemente limitata nella misura in cui l'indagine è finora coerente con il settore manifatturiero che agisce come un freno per l'economia durante il quarto trimestre.

Naturalmente i media mainstream continuano a cercare di dare una svolta positiva ai nostri problemi economici.


Se quello che stanno dicendo è vero, perché non spingiamo l'inflazione al massimo?

Facciamo in modo che ogni casa costi almeno un milione di dollari, facciamo in modo che una pagnotta di pane costi 20 dollari e rendiamo la benzina così costosa che ti farà sanguinare gli occhi quando vedi i prezzi alla tua stazione di servizio locale.

Non sarà semplicemente fantastico per gli americani che lavorano sodo ovunque?

Inutile dire che sto solo facendo il faceto.

L'inflazione sta distruggendo il nostro tenore di vita, e sempre più americani stanno cadendo fuori dalla classe media ogni giorno che passa.

Come se non ne avessimo già abbastanza nei nostri piatti, ora Omicron è arrivato negli Stati Uniti...

Il primo caso confermato negli Stati Uniti della variante del coronavirus Omicron è stato identificato in California.

In una conferenza stampa alla Casa Bianca, il dottor Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ha detto che il caso riguardava un individuo che ha viaggiato dal Sudafrica il 22 novembre ed è risultato positivo al Covid-19 il 29 novembre.

Come ho discusso l'altro giorno,non c'è assolutamente alcuna ragione per tutta l'isteria a cui stiamo assistendo attualmente. In questa fase, non sembra che Omicron sia più pericoloso delle altre varianti che attualmente galleggiano in giro.

Ma questo non impedirà ai leader globali di fare ancora più danni all'economia mondiale.

Stiamo già assistendo a più restrizioni di viaggio e più mandati, ma non c'è ancora un solo caso confermato di qualcuno che muore di Omicron.

Se i politici avranno questo irrazionale su Omicron, come riavranno risposta quando le cose inizieranno a diventare davvero folli negli anni a venire?

Potresti voler iniziare a pensarci.

Gran parte del danno economico negli ultimi due anni è stato autoinflitto, e molto più dolore autoinflitto è in arrivo.

Nel frattempo, i CEO e gli addetti ai lavori aziendali stanno vendendo le loro azioni a un ritmo che sta sollevando molte sopracciglia.

Proprio come voi ed io, possono sentire ciò che sta arrivando?

Ci sono così tante nuvole all'orizzonte, e personalmente ho una brutta sensazione per il 2022.

Il sistema socio-economico nel quale viviamo non è un fatto naturale e irriformabile e, in quanto tale, non è necessario subirlo, basta pensare e agire altrimenti

Il Problema
Breve compendio critico dell'ideologia neoliberale
di Enrico Gatto, 30 dicembre 2018
30 novembre 2021


Tenerli sotto controllo non era difficile. Perfino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento (il che, talvolta, pure accadeva), questo scontento non aveva sbocchi perché privi com’erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi.

George Orwell, 1984 (1949)

Il neoliberismo, che è la base economica del moderno capitalismo assoluto (speculativo- finanziario), va necessariamente compreso per inquadrare le attuali dinamiche socio-politico- economiche – soprattutto occidentali ma che si ripercuotono ovunque – e poiché è la scaturigine del cosiddetto Pensiero Unico (che sostiene, precipuamente, il primato dell'economia sulla politica).

In parole povere si tratta della dottrina economica (cui corrisponde, ovviamente, un'inscindibile ideologia politica: il neoliberalismo) all'origine di tutti i nostri problemi. Semplificando, altro non è che la coronazione di un progetto di restaurazione del potere da parte della "classe dominante" (una rivoluzione passiva detta con Gramsci) risalente già agli anni venti del novecento (fondamentale fu, successivamente, il colloquio Walter Lippmann) ma iniziato ad attuarsi negli anni settanta (dal memorandum di Powell); è la reazione delle élite alla minaccia bolscevica e alla perdita di potere e ricchezza subita nell'età contemporanea e soprattutto nei trenta gloriosi quando le Costituzioni "socialiste" – apertamente avversate nel 2013 da JP Morgan – associate alle politiche economiche keynesiane avevano portato benessere ai popoli e forza alle democrazie (tanto che nello studio Crisi della Democrazia del 1975 commissionato dalla Trilaterale – della quale fecero poi parte Draghi, Prodi, Monti, Letta – si parlava della necessità di apatia e spoliticizzazione delle masse e di indebolimento del sindacato a causa di un pericoloso "eccesso di democrazia" da risolvere anche con l'introduzione di tecnocrazie).

Quindi, partendo dalle teorie della scuola austriaca di Mises e Hayek e con la scuola di Chicago di Friedman, andò imponendosi in campo accademico questa nuova weltanschauung (grazie, tra le tante, alla influente Mount Pelerin Society fondata già nel 1947 da Hayek con l'intento di aggregare varie personalità del mondo intellettuale al fine di ridiscutere la teoria classica di Adam Smith): essi contestarono il compromesso keynesiano del liberismo espansivo con intervento statale (l'embedded liberalism della piena occupazione e della redistribuzione della ricchezza) e suggerirono di passare alla deregulation, a politiche di tagli alla spesa sociale, alle privatizzazioni (degli utili, con socializzazione delle perdite), alla finanziarizzazione dell'economia, al monetarismo, all'austerità, alla deificazione del Mercato (che, col laissez faire e la competizione, tende all'oligopolio) e quindi alla definitiva sottomissione dello Stato e della Politica agli interessi economici dei potentati privati (Stato che è quindi integralmente divenuto, come già denunciava Marx, il comitato d'affari della classe dominante). Il tutto andò in porto grazie alla solerte opera dell'industria culturale (Adorno), con la diffusione a reti unificate del nuovo credo tramite le "categorie previane" del circo mediatico, del clero giornalistico e accademico (colonizzato) e del ceto intellettuale (che, con la sintassi di Bourdieu, è da sempre il gruppo dominato della classe dominante).

La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni della massa è un elemento importante nella società democratica. I regolatori occulti di questo meccanismo sociale costituiscono un governo invisibile che è il vero governo del nostro paese. Uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare ci governano, modellano la nostra mente, formano il nostro gusto, suggeriscono le nostre idee.

Edward Bernays, Propaganda (1928)

Si partì dal "test pilota" dopo il golpe di Pinochet in Cile del '73, poi, nei primi anni '80, coi governi occidentali di Thatcher, Regan, Mitterrand e Kohl, quindi con la diffusa imposizione del Washington Consensus (da parte del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale) ai paesi del Terzo Mondo in crisi, per arrivare – passando, nel nostro Paese, dal divorzio Tesoro- Banca d'Italia – ai “capolavori” degli arbitrari parametri di Maastricht (fulcro dell'ordoliberismo incompatibile con la nostra Costituzione e del vincolo esterno incompatibile con la sovranità democratica) e della moneta "unica" europea a cambio fisso con banca centrale indipendente (e, sostanzialmente, privata). Fin da allora la distribuzione di ricchezza ebbe un'inversione di tendenza e andò concentrandosi sempre più nelle mani di quella che è di fatto un'oligarchia finanziaria che non fa che portare avanti programmi a proprio vantaggio e a detrimento dei popoli (vedasi dati oggettivi sulla sperequazione crescente).


Ciò che si è cercato di compendiare in poche righe va contestualizzato all'epoca ed è "solo" la lotta di classe dopo la lotta di classe (Gallino) ovvero la ribellione delle élite (Lash); è l'operato di un gruppo, dell'1%, che fa i propri interessi a spese di un altro, quello del 99% (come è lecito, pur se non etico). Il problema è stata la mancata risposta delle "classi subalterne" e dei loro rappresentanti politici e sindacali che non hanno saputo interpretare e comprendere i fatti (soprattutto dopo il 1989-1991 al venir meno della "forza catecontica" – niente affatto esente da difetti – del socialismo reale) e tendono a non vederli o capirli tuttora (molti ingenuamente, alcuni in malafede, sia a sinistra che a destra fino all'inservibilità della storica dicotomia).

Dobbiamo liberarci del giogo-inganno del debito-colpa e dei mantra che abbiamo introiettato: quelli del there is no alternative (Thatcher), dell'ineluttabile fine della storia (Fukuyama) e del "abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità"; in realtà tutto è frutto di scelte politiche ed economiche deliberate e pianificate, il sistema socio-economico nel quale viviamo non è un fatto naturale e irriformabile e, in quanto tale, non è necessario subirlo, basta pensare e agire altrimenti (poiché, parafrasando Einstein, non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato). Purtroppo però le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti (Marx).

Per giungere a un cambiamento è necessario arrivare a una "massa critica" di persone consapevoli ("pienamente sviluppate") che comprendano che è in atto una "guerra" (la mai estinta contrapposizione hegeliana servo-signore), che non cedano al sempiterno divide et impera e si compattino riconoscendo il nemico (nell'accezione politica schmittiana del termine) da combattere (che personalmente ho identificato, appunto, nel neoliberismo e nelle sue ricadute politiche e sociali).

Dall'iniquo sistema economico vigente scaturisce l'onnipervasivo e catechizzante Pensiero Unico nel quale si innervano tutte le esiziali logiche sociali hobbesiane della competizione (bellum omnium contra omnes, homo homini lupus, mors tua vita mea, giustificate come naturali attraverso l'uso ideologico del darwinismo), del do ut des mercatista, del narcisismo individualista, dell'egoismo, dell'edonismo, dell'utilitarismo, del consumismo e della spietatezza di cui è malata la nostra società nichilistica egocentrata; le suddette nefaste logiche fanno di noi degli "schiavi perfetti" poiché intessono quel velo di Maya (Schopenhauer) che ci rende incapaci di vedere le nostre pastoie e, quindi, impossibilitati a liberarcene.

Il governo dei manganelli e dei plotoni di esecuzione, della carestia artificiale, dell'imprigionamento in massa e della deportazione di massa, non solo è inumano, ma è palesemente inefficiente, e in un'epoca di tecnologia avanzata l'inefficienza è un peccato mortale. Uno Stato totalitario davvero efficiente sarebbe quello in cui l'onnipotente potere esecutivo dei capi politici e il loro corpo manageriale controllano una popolazione di schiavi che non devono essere costretti ad esserlo con la forza perché amano la loro schiavitù.

Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo (1932)

All'interno di quel coagulo di interessi economici e di valori culturali e morali (il blocco storico di gramsciana memoria) appare chiaro come il pensiero economico egemone abbia influito cambiando la società che, come propugnava la Thatcher, davvero non esiste più, esistono solo gli

individui: non più una comunità di animali sociali (Aristotele) ma una massa di homines oeconomici, di "imprenditori di sé", di monadi senza finestre (Leibniz), la cosiddetta modernità liquida (Bauman) dell'insocievole socievolezza (Kant); prodromici furono i movimenti sessantottini e successivamente, grazie al neoliberismo – e alla sua sovrastruttura: il politicamente corretto – l'attenzione è stata sempre più focalizzata sui sacrosanti ma "cosmetici" diritti (individuali) civili a spese, però, di quelli (collettivi) sociali.

Perciò, dunque, occorre una rivoluzione culturale che può partire solo da chi ha una propria coscienza infelice (Hegel), rifuggendo dalla crematistica e ritornando all'equilibrio e quindi, come ci insegnano gli antichi greci, ai concetti di misura e limite (è indispensabile rimettere contestualmente al centro l'Uomo e l'economia reale e, quantomeno, attuare la Costituzione del 1948).

Rimane, però, un ostacolo che Platone conosceva fin da 2400 anni fa e che, massimamente oggi, nella società dello spettacolo (Debord), ci si oppone: l'eventuale "liberatore" verrà dapprima deriso e finanche ammazzato da quelli in "catene"; è davvero eloquente e attuale il mito della caverna in cui Platone descrive come una realtà mediata e manipolata venga invece percepita come "verità" dagli sventurati protagonisti che, poiché nati in cattività, non possono immaginare un'esteriorità rispetto all'antro nel quale sono imprigionati e quindi, non sapendosi schiavi ingannati, tantomeno ambire alla libertà.

Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un'altra parte, preferendo deificare l'errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima.

Gustave Le Bon, Psicologia delle folle (1895)

* * * *
Integrazione, 15 novembre 2021

Se con la ragione neoliberale si è sostanzialmente passati dal governare la bestia selvatica (Hegel) del mercato a governare per il mercato (Foucault), negli ultimi 20 anni (soprattutto) il metodo di governo prediletto è stato quello emergenziale (terrorismo-finanza-debito-pandemia-clima): si sono sfruttate le crisi per imporre e accelerare cambiamenti – coincidenti, secondo i rapporti di forza, con gli interessi di determinati gruppi, con il rafforzamento del dominio e del controllo e con la compressione dei diritti sociali – che difficilmente, in periodi normali, sarebbero stati accettati di buon grado dalle popolazioni (la shock economy descritta dalla Klein).

L'origine di questa ennesima regressione sta sempre nel “germe” neoliberale, nella sua ultima evoluzione, nella volontà del Potere (comunque difficile da valutare “in medias res”) di superare le liberaldemocrazie per un modello globale tecnocratico-autoritaristico a controllo panottico.

Soltanto una crisi – reale o percepita – produce un vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano […] finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile.

Milton Friedman, Capitalismo e Libertà (1962)

"Possibile quarta e quinta dose dopo la terza"

Poi ingrani la sesta e produci meno CO2

di Il Chimico Scettico
25 novembre 2021

Mentre dove sono ora gli alberi, ormai quasi completamente spogli, continuano ad essere pieni di corvi, a latitudini più basse continuano come sempre i piccioni, che svolazzano e evacuano...

Eh, indimendicabile la perfomance di Miozzo in audizione parlamentare, quando si dimostrò completamente incapace di portare una mascherina e parlare ( https://www.youtube.com/watch?v=SYFdwMnzWQs). E il suo rivendicare, tra l'altro, l'invenzione della mascherina di comunità (https://ilchimicoscettico.blogspot.com/.../come-si...).

Qualcuno ne sentiva la mancanza? Non credo...

E quindi non si fa mancare lui: la quarta, la quinta dose, poi ingrani la sesta e il tuo impatto ambientale diminuisce (https://www.pirelli.com/.../sesta-marcia-cos-e-come...).

A risentire quella audizione in commissione, beh, la memoria della rete è spietata - le sanificazioni! Ve le eravate scordate vero?

Al verde festival del verde passare tutti vogliono dire la loro, contribuendo alla costruzione di un clima mai così disteso e costruttivo, e per distinguersi dal coro c'è chi si mette d'impegno: Ricciardi, per esempio aveva sparato un "Londra danneggia il mondo", buono giusto per un lancio adnkronos (https://www.adnkronos.com/covid-oggi-gb-ricciardi-londra...): vaghi echi di "la perfida Albione", a cui COVID spezzerà le reni (vane speranze). Oggi per rimanere in tema "ti ricordi quasi cent'anni fa?", abbiamo Toti che, mentre appoggia il lockdown per i non vaccinati in stile austriaco, si perde ad evocare "l'esercito che trascina con camion e manette le persone che non vogliono vaccinarsi", dicendo che non lo vuole vedere (https://www.ilsecoloxix.it/.../toti-come-regioni...). Avendo fatto novanta poteva fare 100, e parlare invece che di camion di vagoni piombati.

Ora sicuramente a qualcuno tutto questo apparirà giusto e sacrosanto (come ai tempi i più pensavano che davvero quell'Albione fosse perfida e che spezzare le reni alla Grecia fosse una gran cosa). Historia magistra vitae, dicevano, ma se la storia insegna di gente che poi impara ce ne è sempre stata pochissima.


I vaccini sperimentali esistenti, compresa terza dose, non sono adatti alla variante Omicron, e ciò mette in crisi la narrativa ufficiale, la politica dei greenpass e la campagna per la terza dose

Covid, la narrativa ufficiale si sgretola

di Luigi Ambrosi
30 novembre 2021

Questo venerdi , a seguito della comparsa di un caso di variante Omicron in Israele, uno in Belgio, due a Honk Kong ( oltrechè ad un centinaio in Sudafrica) crollano i mercati e le borse in Europa e Stati Uniti... possibile? Possibile che siano bastati questi pochi casi per far precipitare i mercati e suonare l'allarme generale?

Possiamo pensare alla rovescia: si è deciso di far crollare i mercati e le borse, per tornare ad una politica di chiusura economica al fine di spingere e/o dare giustificazione alle Banche Centrali ad una nuova massiccia stampa di denaro in soccorso alle economie capitaliste in crisi e permettere l'acquisto alle multinazionali finanziarie a saldo delle piccole e medie imprese e servizi pubblici degli Stati. Inoltre le conseguenti politiche di lockdown (fino a Marzo) permettono di rafforzare il controllo sulle popolazionei a fronte del precipitare della crisi economica e, chissà, di qualche grave provocazione contro la Russia e Cina. Dopodiche, decisa questa politica, si vanno a cercare varianti e giustificazioni sanitarie.

Questo repentino nuovo ritorno alla politica dei lockdown costringe la narrativa sanitaria ufficiale a reinventarsi arrampicandosi sugli specchi : a chi ha potuto resistere ai mandati vaccinali ora non resta che sedersi a mangiare i popcorn mentre assiste allo sfaldarsi del fronte si-vax e si – greenpass.

Prendendo in esame i soli aspetti sanitari abbiamo il Ceo della Pfizer che dice che ci vorranno almeno 100 giorni per progettare un vaccino idoneo alla nuova variante Omicron; abbiamo il Grande vecchio della narrativa ufficiale occidentale, Mr. Fauci, che dice :"La sua capacità di infettare le persone che si sono riprese dall'infezione e anche le persone che sono state vaccinate ci fa dire che questo è qualcosa a cui devi prestare molta attenzione ed essere preparati per qualcosa di serio"; abbiamo la capa della Commissione Europea, Van der Leyen che dice: "Bisogna adattare i vaccini alla nuova variante". Questo vuol dire che i vaccini esistenti, compresa terza dose, non sono adatti e ciò mette in crisi la narrativa ufficiale, la politica dei greenpass e la campagna per la terza dose. Narrativa ufficiale che era già in crisi: a giugno uno studio israeliano (non dimentichiamo che Israele è stato il grande laboratorio di sperimentazione della Pfizer) dove limitava il tempo di copertura delle prime due dosi Pfizer a 12-18 settimane, cioè a meno di 5 mesi, dato ora confermato; e sempre un recente studio israeliano limita il tempo di copertura della terza dose a due mesi. Chi in Italia si è vaccinato già tre volte in meno di un anno, non solo a Febbraio si ritroverà nuovamente "scoperto", ma è già "scoperto ora con l'arrivo della nuova variante Omicron che avrebbe una velocità di propagazione tale da diventare maggioritaria e sostituirsi alla Delta in poche settimane. E tutta la politica dei green pass?

Genera sospetto che in Israele solo due settimane fa si è conclusa una esercitazione nazionale su un'epidemia di un potenziale nuovo ceppo sconosciuto di Covid-19?

Nei prossimi giorni potremo verificare se le grandi forze multinazionali finanziarie confermeranno di voler procedere con la politica dei lockdown o se divisioni interne faranno fare marcia indietro (Goldman denuncia il panico di Omicron: "È improbabile che questa mutazione sia più dannosa; Presidente medici Sudafrica: «Omicron dà sintomi lievi»).

Il Passaporto dei vaccini sperimentali dura 12 mesi, ma l’effetto dell'inoculazione decade dopo sei mesi, per cui il Passaporto non ha giustificazione sanitaria


Il dominio oligarchico ha paura di se stesso

di Salvatore Bravo
1 dicembre 2021

“Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva”

Il dominio oligarchico ha paura di se stesso, l’esperienza pandemica con la sua pletora di provvedimenti crescenti fino all'irrazionale conclamato smentisce la sua stessa narrazione: il green pass dura 12 mesi, ma l’effetto del vaccino decade dopo sei mesi, per cui il green pass non ha giustificazione sanitaria i primi mesi. I provvedimenti, d’altra parte, si soffermano sulla necessità di accelerare fino a “sospendere” le libertà costituzionali, in un tripudio di proclami e smentite. La verità emerge in modo sempre più palese, è il PIL il vero obiettivo, si teme un nuovo collasso della crescita, in realtà la difesa della vita è secondaria rispetto agli obiettivi economici. Il sistema non ha catalizzatori etici o politici, l’unico collante che consente al sistema occidente di sopravvivere è la crescita infinita del PIL, la promessa che la crescita sia possibile sempre e per sempre. L’occidentale medio vive di questa illusione distopica, ha fiducia in un futuro che progetta in funzione dell’accumulo crescente.

La pandemia è, dunque, ancipite: è ghiotta occasione per estendere il dominio e per l’accumulo di capitali da parte delle multinazionali che governano le nazioni o vi partecipano vivamente alla loro gestione, d’altra parte le contraddizioni sociali sono state immesse nel tessuto sociale con il decremento del PIL, e la possibilità che si ripeta un nuovo confinamento terrorizza il dominio oligarchico. La popolarità del sistema facilmente si potrebbe inabissare, perché si sorregge solo sul benessere economico promesso e reale. La pletora di provvedimenti tradiscono la paura di un fallimento e il timore del ripetersi di un nuovo confinamento con gli inevitabili effetti economici su gran parte della popolazione con il rischio di esiti imprevedibili. Il popolo, benché plebe nella prospettiva degli oligarchi potrebbe sempre scoprire il grande inganno, i giochi di potere e i retroscena dello stato pandemico. L’intelligenza collettiva si acuisce nelle difficoltà diffuse, quando la nuda vita non è più praticabile per molti, il dolore può diventare l’afrodisiaco del concetto e della prassi. Dinanzi al pericolo fiutato, il potere-dominio non può che pianificare interventi sempre più massicci per prevenire il fantasma di nuove chiusure, al punto che potremmo dire che nelle stanze del potere si aggira lo spettro del confinamento verso il quale il sentimento è ambiguo. Il dominio per sua natura non ha senso del limite, e vorrebbe eternizzare il controllo, ma nello stesso teme ciò che desidera. Le folle che i sabati affollano le piazze, oggetto di provvedimenti sempre più severi, possono essere l’inizio di un’incontrollata protesta, specialmente se le promesse di ritorno alla normalità grazie al siero vaccinale vengono gradualmente abbandonate.

La trappola in cui non bisogna cadere è la guerra orizzontale tra vaccinati e non vaccinati, espediente con cui si cercano i responsabili della normalità persa tra i non vaccinati. Fin quando l’opinione pubblica è disponibile a lasciarsi beffare in questa partita manichea il potere-dominio può continuare i suoi traffici mondani. La paura potenzia gli immensi mezzi che il potere possiede con i suoi servi fedeli e sciocchi, ma anche nella pressante campagna di respingimento delle domande che in una democrazia sono la normalità, assieme al parlamentare degli organi deputati, si scorge la paura della verità, e nel contempo la pratica del controllo sempre più pervasiva denuncia un’impotenza e un’incapacità di gestione di una condizione complessa e fluida. La pressione a cui si è sottoposti sicuramente condiziona, e a volte determina le scelte, le opinioni e le parole, ma nello stesso tempo il fiato sul collo sempre presente induce taluni sudditi a porsi delle domande, lo stress è capace di muovere domande e parole fino a trasformare il suddito in cittadino capace di senso critico e di recuperare per concettualizzare la memoria degli avvenimenti. La condizione attuale è attraversata da un’ambiguità di fondo che può assumere diverse configurazioni. Il futuro non è prestabilito da nessuno, ma certamente perderà chi avrà paura al punto da perdere il contatto della realtà. I processi di derealizzazione in cui i popoli sono implicati possono essere il percorso che porta alla consapevolezza della verità storica del nostro tempo o alla rovina. I versi di Friedrich Hölderlin evocano la potenzialità del momento storico che stiamo vivendo:

“Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva”

Non bisogna disperare la grande paura può essere una grande sconfitta per i potentati economici oppure la plebeizzazione totale dei popoli belanti pronti a chiedere protezione al potente di turno in un mondo divenuto periglioso e irrazionale. La salvezza nel pericolo ci è data dallo svelamento senza filtri della verità del nostro tempo, guardarla in pieno volto è occasione che capita poche volte nell’arco della storia e, ancor più raramente nella vita i ciascuno.

L'incapacità di progettare porta alle attuali incongruenze. Spicca Euroimbecilandia per "i diritti di emissioni di CO2" che insieme alle provocazioni continue degli Stati Uniti/Nato alla Russia portano la bolletta elettrica e del gas a cifre astronomiche insostenibili per le famiglie per le imprese

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Non giocate col Barile!

La transizione alla Green Economy è una sfida rischiosa

3 dicembre 2021
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Tante belle dichiarazioni, e soprattutto tanti buoni propositi: prima al G20 di Roma e poi a Glasgow dove si sono tenuti i lavori del COP26, il vertice dell'ONU sui cambiamento climatici e la necessaria transizione energetica basata sull'abbandono delle fonti fossili. Nel frattempo, in vista della "metà del secolo", periodo non meglio precisato nel quale si sarà raggiunta la parità tra emissioni antropiche di CO2 ed il suo assorbimento per via naturale o mediante cattura, si progettano investimenti green, si sperimentano batterie sempre più efficienti per accumulare energia elettrica, si parla di idrogeno "verde o grigio", si ipotizza il nucleare "stavolta sicuro e soprattutto pulito", si pianificano nuovi giganteschi impianti solari, e parchi eolici piazzati in mezzo al mare.

Per evitare che l'aumento della temperatura atmosferica prosegua, è necessario sostituire le fonti energetiche fossili con altre rinnovabili, con impianti che non emettano CO2 nell'atmosfera.

Mentre si discute, si promette e si progetta, siamo alle prese con la realtà: il prezzo dell'energia che abbiamo disponibile è cresciuto vertiginosamente, dalla benzina, al gas alla bolletta della luce.

Sono tutti a cercare di capire il perché.

C'è un sistema di aste per la fornitura spot di gas, che in Europa ha spiazzato i contratti di approvvigionamento a medio termine, quelli "take or pay" basati sull'obbligo di ritirare il quantitativo pattuito o comunque di pagarlo.

C'è la solita questione dell'Ucraina, Paese di passaggio del gas russo, e poi quella della Bielorussia che ha minacciato di tagliare i rifornimenti per ritorsione contro la Polonia che non accettava i profughi che premevano alla sua frontiera. Della vicenda del North Stream 2 sono piene le cronache: sta lì, completato ma vuoto, in attesa delle autorizzazioni di rito. Per questo inverno, non se ne parla.
E poi c'è l'Opec+, che mette insieme i maggiori Paesi produttori di petrolio e quelli di gas, che fanno cartello: per loro è vitale vendere a prezzi sufficientemente alti per finanziarsi: Arabia Saudita per il petrolio e Russia per il gas, guidano il gruppo. Manovrano la quantità complessiva che viene immessa sul mercato, ripartita tra gli associati, per assicurarsi che i rispettivi proventi siano coerenti con le attese di ciascuno. Anche recentemente hanno confermato il modesto aumento della produzione già deciso a luglio, che comunque non la riporta ai livelli di fine 2019, pre-crisi sanitaria. Il barile quota attorno agli 80$, variando giornalmente a seconda che prevalga l'ottimismo circa la ripresa economica ovvero i timori per la diffusione della "variante omicron": le oscillazioni sono continue, ma non è che la produzione dei pozzi si possa aumentare o diminuire ogni giorno come si fa con il rubinetto dell'acqua di casa.

Ci sono gli Usa, il cui peso nel settore energetico è troppo spesso trascurato: a partire dal 2010 hanno incrementato enormemente la loro produzione interna, arrivando ad essere nel 2019 un esportatore netto di petrolio. In pratica, aumentando a dismisura le trivellazioni dei giacimenti di scisto, gli Usa non solo si sono resi autonomi rispetto ai produttori stranieri, ma hanno addirittura ipotizzato di vendere GNL all'Europa spiazzando il metano russo. I giacimenti di scisto sono problematici: hanno alti costi di estrazione e sono di rapido esaurimento. Dopo aver pompato tutto il possibile nei primi anni, c'è stato un forte rallentamento della loro produzione a partire dalla metà del 2019, a causa del blocco dell'economia determinato dalla crisi sanitaria: i prezzi sul mercato erano a livelli assai inferiori ai loro costi. Ora, la ripresa della produzione è difficoltosa: non solo per via dei costi da affrontare per rimettere in moto gli impianti, ma soprattutto per l'orientamento a finanziare solo investimenti green. Per ovviare all'aumento del prezzo dei carburanti, l'Amministrazione statunitense ha adottato anche un provvedimento eccezionale, mettendo sul mercato quote della riserva strategica di petrolio, ma con risultati assai incerti.

C'è un ulteriore aspetto: i governi europei hanno esteso il principio secondo cui "chi inquina paga" al settore dell'energia, imponendo l'acquisto all'asta di "diritti di emissioni di CO2": le quote sono differenziate a seconda della tipologia di combustibile usato negli impianti (carbone, petrolio, gas). In questo modo si rende meno conveniente la utilizzazione dei combustibili a più alta emissione di CO2, aumentando il costo di produzione ma scaricando sui consumatori il prezzo pagato alle aste per ottenere il diritto di emissione, e che viene poi riversato ai rispettivi governi. Ci sono dunque delle entrate fiscali aggiuntive per i governi che derivano dai maggiori costi scaricati sui consumatori: sono dunque i cittadini che finanziano indirettamente gli investimenti e gli incentivi green decisi dai governi.C'è un ultimo aspetto: le politiche green scoraggiano fortemente le nuove perforazioni petrolifere, la ricerca di nuovi giacimenti e la realizzazione di nuovi gasdotti. Non solo servono decenni per passare dalla ricerca e poi alla produzione, ma gli impianti devono essere ammortizzati con i proventi della vendita di petrolio e gas. Lo stesso vale, ed a maggior ragione, per le miniere di carbone.

La conclusione è paradossale: non solo mettiamo "tasse ambientali" che aumentano le bollette pagate dai cittadini e dalle imprese per comprare l'energia elettrica, ma aumentiamo soprattutto la dipendenza strategica per il petrolio ed il gas da una serie di Paesi produttori che si sono organizzati in cartello. E' un ribaltamento, soprattutto per gli Usa, che avevano scelto la strada della indipendenza energetica.

Il passaggio alle fonti energetiche alternative rispetto a quelle fossili rappresenta una immensa sfida, sul piano sociale, tecnologico, finanziario e geopolitico: il sogno di avere energia abbondante ed a basso costo diviene già un incubo. Anche il Ministro dello sviluppo economico Giorgetti ha recentemente avvertito gli imprenditori del pericolo di un black-out energetico a livello europeo: un segnale preoccupante che è stato lasciato scivolare via.

Siamo in mezzo al guado: ci lasciamo alle spalle la sponda complessa delle fonti fossili per cercare di giungere a quella ancora più problematica di quelle rinnovabili. Le tecnologie, i costi, la effettiva disponibilità, sono tutte questioni non risolte.

Non bastano le belle parole del G20 di Roma o del COP 26 di Glasgow: ci sono già le bollette che raddoppiano e le forniture elettriche a rischio di black-out.

La transizione alla Green Economy è una sfida rischiosa

Non giocate col Barile!

Il marcio permea a tal punto queste approvazioni di emergenza che fin dalle prime 91 pagine esso è venuto fuori che già durante gli studi clinici ci sono evidenziati una enormità di reazioni avverse

Fda – Pfizer escono fuori reazioni avverse nascoste



Come si sa la Fda americana è stata costretta dalla sanità pubblica e dai Medici per la trasparenza a presentare tutta la documentazione relativa all'approvazione del vaccino Pfizer sulla base del Freedom of Information Act, ma per rendere ancora più assurda, insensata e opaca questa storia ha detto di poter fornire solo 500 pagine al mese di una documentazione sterminata composta da 330 mila pagine. Dunque un mezzo secolo per arrivare alla verità. In un precedente post nel quale parlavo di questa sconcertante vicenda avevo supposto che dapprincipio sarebbero stati rilasciati documenti innocui per arrivare solo fra molti anni a mostrare le carte più compromettenti, quando insomma i protagonisti della creazione pandemica fossero usciti di scena. Ma a quanto pare il marcio permea a tal punto queste approvazioni di emergenza che fin dalle prime 91 pagine esso è venuto fuori che già durante gli studi clinici ci sono evidenziati una enormità di reazioni avverse-

Cumulativamente, fino al 28 febbraio 2021, giorno nel quale gli studi clinici sono stati sorprendentemente chiusi, c’è stato un totale di 42.086 casi segnalati per reazioni avverse (25.379 confermati da medici, 16.707 non confermate, ma riportate dalle persone partecipanti al test da medici), .case report (25.379 confermati medicalmente e 16.707, dunque un numero enorme mai riscontrato per nessun vaccino o farmaco mai prodotto di cui la Fda si è completamente infischiata. E per la semplice ragione che la metà del suo budget proviene dall’industria farmaceutica e una buona parte del resto da operazioni vaccinali in proprio. Tuttavia l’unica reazione a questa notizia, peraltro desunta da fonti ufficiali, è stata il blocco dell’account twitter di chi ha dato per la notizia con il pretesto che vi erano alcune imprecisioni, consistenti in numeri superiori di qualche centinaio. E’ certamente questo il metodo perfetto per fare informazione: bloccare le notizie per mezzo secolo.

L'ideologia dei vaccini sperimentali si spariglia da sola, va avanti scompaginata, arruffona e inconcludente seminando sempre più dubbi ed incertezze

L’Organizzazione mondiale della sanità afferma che non c’è “nessuna prova” che le terze dosi offrirebbero “maggiore protezione” alle persone sane

da Zero Hedge

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo in dubbio la decisione del governo del Regno Unito di lanciare centinaia di milioni di colpi di richiamo alla sua popolazione, affermando che non ci sono “prove” che offrirebbero “maggiore protezione” ai sani.

segretario alla salute del Regno Unito, Sajid Javid, afferma che il paese si è assicurato ulteriori 114 milioni di dosi di vaccino per il 2022 e il 2023 per “guadagnare tempo” e che a tutti i maggiori di 18 anni ne verrà offerta una entro la fine di gennaio.

Il dottor Mike Ryan, capo del programma di emergenza dell’OMS, ha messo in dubbio la logica alla base di questa decisione.

“In questo momento, non ci sono prove che io sappia che suggerirebbero che aumentare l’intera popolazione fornirebbe necessariamente una maggiore protezione per individui altrimenti sani contro il ricovero in ospedale e la morte”, ha detto.

Ryan ha anche notato che il Regno Unito era in una “posizione lussuosa” di poter offrire  punture  di richiamo a tutta la sua popolazione dato che molti paesi più poveri non hanno nemmeno i vaccini per somministrare a tutta la loro gente una dose.

Anche le autorità mediche del Regno Unito hanno sfruttato la variante di Omicron per insistere sul fatto che più bambini ricevano i vaccini.

Questo è strano dato che la variante è diventata nota per causare solo sintomi “lievi” nelle popolazioni più giovani.

Gli esperti sostengono che liquidare Omicron come “lieve” è pericoloso perché il Sudafrica ha una popolazione molto giovane (età media 27 anni) e non sappiamo come avrà un impatto sulle persone anziane.

Poi dicono che la soluzione è vaccinare più giovani.

Terza dose?

 

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